Tuesday, March 03, 2009

Pensavo, se potessi recuperare la mia pazzia spontanea.
E poi mi sono resa conto/ricordata che gli steli più piccoli sono tenaci, e allora ho fatto pace coi miei capelli e con tutto di me. Sono scesa di corsa, e l'ho fatto che mi andava, mi andava di correre e mi sembra un buon risultato.
Un ottimo qualcosa per me, un massaggio al cervello e via. Consumo chewing gum come sigarette. E osservo sempre, come da mia buona abitudine. E mi sento sana. Intera. Non invincibile, non invulnerabile, ma forte sì.
Faccio la scudiera nelle lunghe lunghissime giornate piene di persone da prendere a badilate. Distribuisco dolcezze. Provo ad esserci. Sembra che mi riesca. Sembra che io sia un essere umano.
Sembra che possa fare cose che siano ancora normali.
Non so se mi piace completamente questa verità. Sicuramente quel giorno lì mi è piaciuto esserci. Volevo esserci. E riuscire a dimostrare che lo volevo.
Forse ci si aspetta espressioni facciali di un certo tipo. Forse ci si aspetta qualcos'altro.

Questo in realtà è un lungo discorso, peraltro non mio (anzi, mi stupisco che ne abbia scritto) sulle aspettative del mondo, che io riduco a "la gente": alla sua lingua, al suo modo di esistere e di vivere.
---

Ho ancora voglia di scrivere a quest'ora.
La piantina era tutta giù, ma ancora viva. Si è già ripresa.
E io su questa scrivania disseminata di fogli mi dimentico pezzi organici.
Torsolo di mela. Fazzolettini sporchi. Tazzina da caffé. Parole su un monitor.
Ad un tratto è una sensazione che cala col buio e solo stasera, così irragionevolmente.
-- cioè, che--
...in fondo c'è un motivo se scrivo così poco.
Arriva il momento del commiato.
Che è già così lontano.

E forse sono stanca di sembrare così.
Stanca di dimostrare sempre meno anni, di ringiovanire e di farlo davanti agli altri, davanti a chi non mi da e non mi toglie; davanti a chi pretende di farlo e di cui avverto pretese e unghie sulla pelle che poi si tramutano in graffi, fosse anche solo nel tentativo di non farmi andare via. Di essere contaminata anche nelle piccole cose, su ogni scalino che porta al piano desiderato o nell'aria angusta di un ascensore.
Che già il fatto di usare quest'ascensore che mi porti in orbita lontano da qui con l'alloro sulla testa, già inizia a sapermi di inutile. Un classico che succede sempre quando è il momento di totalizzare 30 e si sta a 28, o 29. E che in genere, poi non sparisce.

Di strano e nuovo c'è che si percepiscono altri cosmi e galassie parallele, tutte accademiche, e ci si passa davanti incuranti cercando di vederne il fluire delle persone.
Di strano e nuovo c'è che a volte, ed è decisamente improbabile, una persona appare come una freccia. Il cielo era coperto e c'è stato un raggio di sole che in quel momento lì non ho saputo decifrare. E questa persona e i suoi occhi me li sentivo strani, presenti, vivi, sarcastici, scrutatori e in qualche misura sconvolti, ME li sentivo e non ho bene afferrato. E' assolutamente improbabile. Ma a volte succede e continui a non spiegarti quel raggio di sole lì.