E' una questione di accordi.
L'accordo natalizio ci sta poco ma in compenso ne riesco a trovare altri, se scavo, se non mi fermo prima, accordi gemelli e altrettanto validi.
Credo di non aver bisogno di un'uscita a 4 riesumata da una bara... non c'è alcuna necessità di simili preziose concessioni che si verificano ad ogni notte di luna blu (stavo per dire rossa, ma non volevo correre il rischio di citare qualcosa). Si riesce a campare benissimo senza.
Certe volte stare seduta attorno a un camino è illuminante. Più che illuminante, è rappacificante, ed è una sensazione che puoi indossare e traslarti per molte giornate d'inverno, se sei capace. Basta un po' di allenamento.
Questo non è un Natale fastidioso o inopportuno. E' un Natale triste. Il problema di fondo è che ci si dovrebbe dare carta bianca per costruirlo come ci pare. Al di là di decorazioni natalizie fatte di bucato ed ombrelli - che sono forse l'idea migliore di quest'anno.
Voglio abbandonare le forme mentis impilate nei grattacieli di città del duemila. Sto qui a fregarmene per mezza giornata, e l'altra metà ho sempre voglia di correre via. Le due ore di sonno complessive di stanotte dovrebbero rendermi più arrendevole e invece niente. Due ore sole di sonno scaturite da un contatto che definire strano è dire poco. Il giorno diciottodicembre. voglio abbandonare pure le date e le schedature da pc. Qualunque cosa che abbia il suono del ticchettio sui tasti. Non m'importa di chi mi ha guardata e per la prima volta ha spalancato gli occhi. Certe menzogne non dovrebbero avere rilevanza, non ci si dovrebbe montare su un caso e nemmeno ricoprirle con un panno di velluto rosso o fartelo credere. Certe menzogne le strapperesti così, con i denti e con rabbia. Certe cose le vorresti disegnate a linee chiare e le vorresti tue.
Certe te dovrebbero essere qualsiasi.
E anche qui non scopro niente di nuovo.
Thursday, December 18, 2008
Monday, December 08, 2008
Sì, sapevo che mettere piede (mano) qui non mi sarebbe tornato facile dopo l'ultima volta. Sono l'intrusa pensante seduta sulla sedia di un'altra in un mondo senza pensieri, ovvero: per questa dimensione qui sono pensante. Ma solo per questa. Mi sta bene che mi dicano "sembri una persona serena" anche se un po' mi sorprende, la verità è che il contrasto di impressioni che do mi sconcerta in toto, talvolta, ma mi dipinge bene anzi benissimo. Riversare qui un rosario di elementi caratterizzanti è come guardare le palline dell'albero di natale sparse e notarne anche la "sparsitudine" (?), soprattutto quella, però ci si stanca, e non mi riferisco all'albero di natale che quello smetti di guardarlo (e di farlo) ammirata già verso i 10 anni, mi riferisco a tutto il resto. Alle menate tipo il sole che filtra tra la polvere di porte aperte, finanche che la polvere non ti fa allergia. O che non capisci che se il naso ti si arrossa la colpa è sua.
Segue sempre una interminata serie di vaaquelpaese, da cui ho la sensazione che sia impossibile uscire.
Frattanto si è fatto buio, e la lampada accesa di sopra col rumore del calorifero conferisce al tutto un'atmosfera alla Kubrick. Sembra di salire in paradiso e invece scendo all'inferno. mi accorgo che anche se di sfuggita ti si sfiora, come esempio e si parla di esempi limite, si spalancano le porte del cielo e non per mio volere, è una zona sensibilizzata non mia. Vengono giù pioggerelle impalpabili di echi insistenti, ma non partono da me. Non da me.
Io ci corro solo attraverso con un giornale a pararmi la testa, mettendo il piede in qualche pozzanghera disgustosa dove non ho nessuna voglia di specchiarmi e forse nemmeno riuscirei più a vederci altro che il riflesso del lampione a un metro. Se mi capitano pensieri impacchettati vado sempre oltre, per abitudine. Sempre. Arrivo dove le pozzanghere si sono asciugate e sono contenta come se avessi tagliato il traguardo per prima. Tutti i pollici in su o in giù il mio occhio non li registra più.
Segue sempre una interminata serie di vaaquelpaese, da cui ho la sensazione che sia impossibile uscire.
Frattanto si è fatto buio, e la lampada accesa di sopra col rumore del calorifero conferisce al tutto un'atmosfera alla Kubrick. Sembra di salire in paradiso e invece scendo all'inferno. mi accorgo che anche se di sfuggita ti si sfiora, come esempio e si parla di esempi limite, si spalancano le porte del cielo e non per mio volere, è una zona sensibilizzata non mia. Vengono giù pioggerelle impalpabili di echi insistenti, ma non partono da me. Non da me.
Io ci corro solo attraverso con un giornale a pararmi la testa, mettendo il piede in qualche pozzanghera disgustosa dove non ho nessuna voglia di specchiarmi e forse nemmeno riuscirei più a vederci altro che il riflesso del lampione a un metro. Se mi capitano pensieri impacchettati vado sempre oltre, per abitudine. Sempre. Arrivo dove le pozzanghere si sono asciugate e sono contenta come se avessi tagliato il traguardo per prima. Tutti i pollici in su o in giù il mio occhio non li registra più.
Saturday, November 29, 2008
Un'Italia sulla parete e un cerchio su un pannello, un apriscatole a chiudere le ante del balcone, tra gli scatoli la polvere è scesa come neve invernale perenne, ormai, Roma-bella il WOK e il suo cibo e le pose di birra, e l'ibuprofene come forma di difesa.
Col bel tempo le porte si sono finalmente spalancate e la soddisfazione di poter sedersi e spaccare un lucchettino e tanto la terra ha la stessa consistenza troppo dura e troppo inadatta, e la posizione per percorrerla è scomoda e irraggiungibile. E qualcosa di cronico ce l'ho, nel cervello, una nocciolina, e l'ibuprofene non può farci niente già da ora.
E io ammettiammettiammettiammettiammettiammetti-
ammetto che la carrozza Vuota al Buio, ferma Nonsodove su un piano leggermente Inclinato, mi ha fatto sentire che quel momento lì--
era quello in cui Volentieri
sarei voluta morire.
Col bel tempo le porte si sono finalmente spalancate e la soddisfazione di poter sedersi e spaccare un lucchettino e tanto la terra ha la stessa consistenza troppo dura e troppo inadatta, e la posizione per percorrerla è scomoda e irraggiungibile. E qualcosa di cronico ce l'ho, nel cervello, una nocciolina, e l'ibuprofene non può farci niente già da ora.
E io ammettiammettiammettiammettiammettiammetti-
ammetto che la carrozza Vuota al Buio, ferma Nonsodove su un piano leggermente Inclinato, mi ha fatto sentire che quel momento lì--
era quello in cui Volentieri
sarei voluta morire.
Sunday, November 23, 2008
...Sì, però. va bene tutto, va bene anche se parlano e nessuno sa più se il fantoccio sono io oppure loro. Va bene che mi sembra giusto persino mettere in dubbio il mio essere presente in ogni momento e scoprire che sono trasparente più spesso di quel che sembra.
Va bene che quel giorno intero a 2 ore di treno cerca semplicemente di provare che regge, l'equilibrio. Ancora quando si tratta di dirigere un treno mi viene da cercare sul biglietto la destinazione senza riuscire ad ammettere che l'ho capita, la realtà di tutta questa storia: una destinazione non ci sarà mai e piuttosto mi accontento di asteriscoasterisco lì, intendo, sul biglietto. Devo digerire che una dimensione piuttosto che un'altra non fa differenza e prima o poi le rifuggo tutte.
...va bene, perché mi conosco ed è sempre stato così.
Però insomma. Che certi sogni abbiano solo stanze vuote nelle quali farmi accogliere dal vento freddo. E che tutti i vuoti si somiglino così...
...si esagera.
Va bene che quel giorno intero a 2 ore di treno cerca semplicemente di provare che regge, l'equilibrio. Ancora quando si tratta di dirigere un treno mi viene da cercare sul biglietto la destinazione senza riuscire ad ammettere che l'ho capita, la realtà di tutta questa storia: una destinazione non ci sarà mai e piuttosto mi accontento di asteriscoasterisco lì, intendo, sul biglietto. Devo digerire che una dimensione piuttosto che un'altra non fa differenza e prima o poi le rifuggo tutte.
...va bene, perché mi conosco ed è sempre stato così.
Però insomma. Che certi sogni abbiano solo stanze vuote nelle quali farmi accogliere dal vento freddo. E che tutti i vuoti si somiglino così...
...si esagera.
Tuesday, November 18, 2008
La curiosità muove il mondo, ma chère. Un bicchiere di francesissimo champagne biondo, un matrimonio e giocattoli informatici. La curiosità muove il mondo, e provatevi a contraddirmi.
Mescolate curiosità e sesso insieme e avrete fuochi d'artificio. Attenti alle mani, alle dita.
Non è possibile mettersi in vetrina ed essere così schivi e selettivi. E' una presa per i fondelli. Di elenie ce n'è una e lavora anche per smetterla di vedere le cose a compartimenti stagni. stiamo lavorando per noi, mica per voi. A voi i vostri problemi. Anche perché credo di aver iniziato ad annegarli - i miei -, cosa che non so nemmeno se è giusta ma sento che si tratta di un processo lungo e doloroso che comprende forse anche una regressione ad atti puri e fini a se stessi e per questo rigenerativi. Che non mettono a fuoco con lucida consapevolezza - ma neanche escludono completamente - nemmeno uno spicchio di mondo.
Allora, ho provato ad immaginarmi una tavola per 4 di cui almeno 1 individuo ha manie omicide verso 2 commensali. Questo non è uno spicchio di mondo, attenzione: è più una commedia pirandelliana.
Come ho detto, questo è un processo che, in previsione, non finirà tanto presto.
Mescolate curiosità e sesso insieme e avrete fuochi d'artificio. Attenti alle mani, alle dita.
Non è possibile mettersi in vetrina ed essere così schivi e selettivi. E' una presa per i fondelli. Di elenie ce n'è una e lavora anche per smetterla di vedere le cose a compartimenti stagni. stiamo lavorando per noi, mica per voi. A voi i vostri problemi. Anche perché credo di aver iniziato ad annegarli - i miei -, cosa che non so nemmeno se è giusta ma sento che si tratta di un processo lungo e doloroso che comprende forse anche una regressione ad atti puri e fini a se stessi e per questo rigenerativi. Che non mettono a fuoco con lucida consapevolezza - ma neanche escludono completamente - nemmeno uno spicchio di mondo.
Allora, ho provato ad immaginarmi una tavola per 4 di cui almeno 1 individuo ha manie omicide verso 2 commensali. Questo non è uno spicchio di mondo, attenzione: è più una commedia pirandelliana.
Come ho detto, questo è un processo che, in previsione, non finirà tanto presto.
Friday, November 14, 2008
Credo che non abbia alcun senso però per amor di cronaca lo scrivo, anzi sarebbe più corretto dire non lo scrivo, poi ci tornerò sopra e questa parete la riscoprirò vuota, e mi chiederò cosa effettivamente manca.
Mi sentirò comunque più a mio agio in quello spazio vuoto, passo tanto di quel tempo a cercarmi i luoghi riparati, quelli che il Flusso non investe mai, che sarà un comodo nido una parete spoglia, con nient'altro che un metro quadro scarso attaccato per lo spazio della mia persona.
So esattamente cosa andrebbe scritto su quella parete ed è per questo che lasciarla vuota è meglio: se anche solo provassi a tracciare un sintetico "camminare sulle uova" sicuramente ne schiaccerei un altro all'istante. Penso che se mettono il nome alle "vie" di un centro commerciale poi devono anche dotarti di una mappa. Non è la stessa cosa per i campi di uova. Voglio protestare presso qualcuno. Forse potrei unirmi alle manifestazioni di piazza. A Roma?
Roma è un'idea buffa che doveva venirmi prima, prima di questo tempo sprecato che ormai sembra finire quindi pace. Il baluginio di un ventaglio di possibili nulla mi è passato sotto gli occhi ma anche se volessi, un appuntamento stupido come quello dentistico mi ricorda il mio obbligo di essere umano a tenere fede anche solo a un embrione di agenda.
...
Ho appena pestato un altro uovo.
Considerato tutto, ho invece fatto la cosa più contraddittoria che potevo.
Facebook.
Mi sentirò comunque più a mio agio in quello spazio vuoto, passo tanto di quel tempo a cercarmi i luoghi riparati, quelli che il Flusso non investe mai, che sarà un comodo nido una parete spoglia, con nient'altro che un metro quadro scarso attaccato per lo spazio della mia persona.
So esattamente cosa andrebbe scritto su quella parete ed è per questo che lasciarla vuota è meglio: se anche solo provassi a tracciare un sintetico "camminare sulle uova" sicuramente ne schiaccerei un altro all'istante. Penso che se mettono il nome alle "vie" di un centro commerciale poi devono anche dotarti di una mappa. Non è la stessa cosa per i campi di uova. Voglio protestare presso qualcuno. Forse potrei unirmi alle manifestazioni di piazza. A Roma?
Roma è un'idea buffa che doveva venirmi prima, prima di questo tempo sprecato che ormai sembra finire quindi pace. Il baluginio di un ventaglio di possibili nulla mi è passato sotto gli occhi ma anche se volessi, un appuntamento stupido come quello dentistico mi ricorda il mio obbligo di essere umano a tenere fede anche solo a un embrione di agenda.
...
Ho appena pestato un altro uovo.
Considerato tutto, ho invece fatto la cosa più contraddittoria che potevo.
Facebook.
Monday, November 10, 2008
Last Friday
Tenere gli occhi stretti nella prima parte di mattinata per cercare di riprendere il filo del sonno quando d'improvviso i rumori
sbatatàng
il camioncino arriva e si carica i pezzi.
I rottami di un gigante lungo 4 metri tutto nero che nessuno vuole più, un gigante nero di vetrate che è andato in pensione e ha lasciato lo spazio libero--
sbang
--in soggiorno, dicevo. Rumori tanti uno dopo l'altro. L'impressione che fanno lo stesso rumore, se uno lo sa sentire, le vite che hanno degli scossoni.
Che qualcuno si è caricato su un camion allo stesso modo, che chissà dove sono andate a finire. Il rumore di un pensionamento anticipato, forzato, di un relitto lungo e mesto che all'improvviso si rende conto di occupare suolo illegittimo e--
Diciamo che è cominciato come un presentimento. CON un presentimento di quelli cattivi e brutti, è stato così e mi sembrava facesse più freddo e come avviene ultimamente dopo qualche minuto mi dico che me ne tornerei volentieri a letto, ora lo faccio, ora lo faccio, oggi la biblioteca era grande e austera e a un certo punto succede sempre che mi viene una forma di nausea cerebrale e non c'è verso se non andarsene. Sono sempre quella che se ne va, me ne vado da noi, da voi, persino da me.
La galleria stracolma di impalcature che filtrano il sole già filtrato dalla vetrata lassù in alto, dovrebbero gridare più forte quando qualcosa ti toglie troppa luce, perché vista da lì andava benissimo anche se continuo a preferire il buio e non può essere altrimenti.
Il mondo non si cura di risponderti una sillaba se non con le cose appiccicaticce che ti arrivano in pieno viso, e a te le misure non ti va di prenderle, e un'eco dentro la testa che somiglia a un tuono invece è un Nome Proprio di Persona che non avevo mai imparato e scopro di saperlo, la marmaglia di persone assiepata stretta come le impalcature della galleria montate ad arte, pure quelle lì che aspettano di sfilare per le strade e bloccare il traffico, formano una trama apparentemente montata come un rompicapo per veri esperti, il cortile un inutile teatro di bare e striscioni e materassi di fortuna nel vano scale e le catene strategicamente posizionate, una "torre di controllo" di cartapesta.
Rispondere e partecipare a conversazioni di cui non ci frega un fico secco, puro e semplice amore del quieto vivere, dell'illusione di una superficie vellutata trompe l'oeil su cui lasciar scorrere le ore, e a un tratto rendersi conto di quanta poca predisposizione ad ascoltare.
Di quanto ci sarebbe da ascoltare, se ci fosse una bocca a parlare, questione di tonnellate se si potesse pesare, un ariete che carica contro la porta di una capanna di paglia. Come annientare e attutire quest'urto spaventoso nelle idee, quasi quanto lo sbatatàng delle setteequalcheminuto di stamani.
non sarà un'esagerazione? Non mi sento mai così eroina come vorrebbe questo oroscopaio.
A sentirlo c'è quasi la stoffa del Pppotere. Quello sovrannaturale però.
La stoffa, capite.
****
Today.
Galoppa che ti galoppa ci siamo riscoperti da questa parte della barricata, che ad essere ambigua non è più la nostra posizione ma come gli altri la vedono. Gli altri da posizione probabilmente ignara. Quante volte ho pensato, potessi fare il punto usando i miei stessi occhi. Perché bisogna aver talento nel gestire certe situazioni e quasi quasi ci riesco meglio io (ebbene sì), e prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Così galoppa che ti galoppa lungo la prima giornata che si presenta bella sin dalla mattina, trovarsi faccia a faccia con un gruppetto - e quasi essere aggredita con un saluto ad una velocità che mi è parsa buffamente esagerata, per poi prolungare in quella maniera buffamente lenta il saluto, fast-forward e slow-motion impazziti, fa sorridere se succede per strada quell'aria imbranata di chi vuol tornare indietro e ci ripensa.
Ma io qualche idea in merito ce l'ho e lasciando perdere quella che è fantasia, bisogna farlo con stile, bisogna saperlo fare e che ce ne sia cagione valida al riparo dagli occhi delle altre persone che ti girano attorno.
Piccola elenie, ancora tutto questo tempo per pensare, tutto davvero per te - altro che vedersi d'improvviso nel futuro di qualche professionista divorziato o disperatamente single o disperatamente di mezza età con gli occhi languidi a fare la mantenuta (e rimanere, su questa immagine mentale, immobile e senza fiato) - non avessi necessità fisiologiche voleresti o nuoteresti via.
Via da dentro di te.
[e se scrivessi la tesi con questo ritmo ora non mi resterebbe altro che stamparerilegareattendereilmiodestino.]
Tenere gli occhi stretti nella prima parte di mattinata per cercare di riprendere il filo del sonno quando d'improvviso i rumori
sbatatàng
il camioncino arriva e si carica i pezzi.
I rottami di un gigante lungo 4 metri tutto nero che nessuno vuole più, un gigante nero di vetrate che è andato in pensione e ha lasciato lo spazio libero--
sbang
--in soggiorno, dicevo. Rumori tanti uno dopo l'altro. L'impressione che fanno lo stesso rumore, se uno lo sa sentire, le vite che hanno degli scossoni.
Che qualcuno si è caricato su un camion allo stesso modo, che chissà dove sono andate a finire. Il rumore di un pensionamento anticipato, forzato, di un relitto lungo e mesto che all'improvviso si rende conto di occupare suolo illegittimo e--
Diciamo che è cominciato come un presentimento. CON un presentimento di quelli cattivi e brutti, è stato così e mi sembrava facesse più freddo e come avviene ultimamente dopo qualche minuto mi dico che me ne tornerei volentieri a letto, ora lo faccio, ora lo faccio, oggi la biblioteca era grande e austera e a un certo punto succede sempre che mi viene una forma di nausea cerebrale e non c'è verso se non andarsene. Sono sempre quella che se ne va, me ne vado da noi, da voi, persino da me.
La galleria stracolma di impalcature che filtrano il sole già filtrato dalla vetrata lassù in alto, dovrebbero gridare più forte quando qualcosa ti toglie troppa luce, perché vista da lì andava benissimo anche se continuo a preferire il buio e non può essere altrimenti.
Il mondo non si cura di risponderti una sillaba se non con le cose appiccicaticce che ti arrivano in pieno viso, e a te le misure non ti va di prenderle, e un'eco dentro la testa che somiglia a un tuono invece è un Nome Proprio di Persona che non avevo mai imparato e scopro di saperlo, la marmaglia di persone assiepata stretta come le impalcature della galleria montate ad arte, pure quelle lì che aspettano di sfilare per le strade e bloccare il traffico, formano una trama apparentemente montata come un rompicapo per veri esperti, il cortile un inutile teatro di bare e striscioni e materassi di fortuna nel vano scale e le catene strategicamente posizionate, una "torre di controllo" di cartapesta.
Rispondere e partecipare a conversazioni di cui non ci frega un fico secco, puro e semplice amore del quieto vivere, dell'illusione di una superficie vellutata trompe l'oeil su cui lasciar scorrere le ore, e a un tratto rendersi conto di quanta poca predisposizione ad ascoltare.
Di quanto ci sarebbe da ascoltare, se ci fosse una bocca a parlare, questione di tonnellate se si potesse pesare, un ariete che carica contro la porta di una capanna di paglia. Come annientare e attutire quest'urto spaventoso nelle idee, quasi quanto lo sbatatàng delle setteequalcheminuto di stamani.
Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
Nel film Matrix un piccolo gruppo di persone riesce a salvarsi da un'allucinazione collettiva che tiene prigioniera la maggior parte dell'umanità. Anche se complica la vita, la libertà ha dei vantaggi: i protagonisti possono scaricare nel loro cervello tutti i dati necessari a risolvere rapidamente problemi molto complicati. Trinity, per esempio, impara a guidare un elicottero in pochi minuti. Ti racconto questa storia, Pesci, perché penso che nella vita reale tu stia per compiere delle imprese simili. Sei nella condizione ideale per liberarti da illusioni che rendono schiave alcune persone che ti circondano. Inoltre, la tua capacità di assimilare nuove informazioni e di acquisire nuove competenze sarà al massimo.
non sarà un'esagerazione? Non mi sento mai così eroina come vorrebbe questo oroscopaio.
A sentirlo c'è quasi la stoffa del Pppotere. Quello sovrannaturale però.
La stoffa, capite.
****
Today.
Galoppa che ti galoppa ci siamo riscoperti da questa parte della barricata, che ad essere ambigua non è più la nostra posizione ma come gli altri la vedono. Gli altri da posizione probabilmente ignara. Quante volte ho pensato, potessi fare il punto usando i miei stessi occhi. Perché bisogna aver talento nel gestire certe situazioni e quasi quasi ci riesco meglio io (ebbene sì), e prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Così galoppa che ti galoppa lungo la prima giornata che si presenta bella sin dalla mattina, trovarsi faccia a faccia con un gruppetto - e quasi essere aggredita con un saluto ad una velocità che mi è parsa buffamente esagerata, per poi prolungare in quella maniera buffamente lenta il saluto, fast-forward e slow-motion impazziti, fa sorridere se succede per strada quell'aria imbranata di chi vuol tornare indietro e ci ripensa.
Ma io qualche idea in merito ce l'ho e lasciando perdere quella che è fantasia, bisogna farlo con stile, bisogna saperlo fare e che ce ne sia cagione valida al riparo dagli occhi delle altre persone che ti girano attorno.
Piccola elenie, ancora tutto questo tempo per pensare, tutto davvero per te - altro che vedersi d'improvviso nel futuro di qualche professionista divorziato o disperatamente single o disperatamente di mezza età con gli occhi languidi a fare la mantenuta (e rimanere, su questa immagine mentale, immobile e senza fiato) - non avessi necessità fisiologiche voleresti o nuoteresti via.
Via da dentro di te.
[e se scrivessi la tesi con questo ritmo ora non mi resterebbe altro che stamparerilegareattendereilmiodestino.]
Friday, October 31, 2008
Una settimana in cui imparo, stretta nelle spalle nei vestiti troppo leggeri o troppo pesanti, a sentirmi io, sola, un puntino tra una moltitudine di manichini impegnati, dal mio punto di vista, in movimenti misteriosi. Cercare di imitare, mettersi a gridare slogan e battere le mani lungo le strade e i corsi diventa allucinante, lo scirocco fa sembrare tutto un malefico miraggio da abbassamento di pressione dentro le gambe, mica è colpa mia se non reggo. Ma anche con un vento violento che frusta le tempie non è stato tanto diverso, mi è rimasta come una borchia stretta sul cervello.
Siamo succubi del tempo, vedi quando parti sfortunatamente per pochi giorni e becchi i temporali.
Raccogliere un sorriso che per forza di cose risalta fin all'altezza dei miei occhi in questa miscela di caos indistinto e strozzarmi con una sciarpa e io che ci sorrido a mia volta ma con occhi più liquidi. Però sono tempi che guardarmi la punta delle scarpe, il risvolto dei jeans, come se ci fosse sotto qualche legge fisica stramba, il segreto che tutti stanno cercando, aggrottare le sopracciglia e sollevare la copertina quando mi viene chiesto da uno sconosciuto "che libro leggi?", tornare tra le pagine lasciando perdere lui e il risvolto dei jeans, registrando poi distrattamente, a parte forme umanoidi quasi trasparenti, il vento che aveva persino più personalità di loro ballando il tango sopra la propria testa e dentro i propri capelli, rivoltandoli a modo suo, come avesse una mano - aspettare l'orario giusto per una sciocchezzuola di 2 secondi, sono tempi di cose così e, sul serio, non c'è nessun retroscena.
Nessun retroscena se non fuori la porta.
--
Ok... tralasciando la faccenda di halloween, mica male...
Siamo succubi del tempo, vedi quando parti sfortunatamente per pochi giorni e becchi i temporali.
Raccogliere un sorriso che per forza di cose risalta fin all'altezza dei miei occhi in questa miscela di caos indistinto e strozzarmi con una sciarpa e io che ci sorrido a mia volta ma con occhi più liquidi. Però sono tempi che guardarmi la punta delle scarpe, il risvolto dei jeans, come se ci fosse sotto qualche legge fisica stramba, il segreto che tutti stanno cercando, aggrottare le sopracciglia e sollevare la copertina quando mi viene chiesto da uno sconosciuto "che libro leggi?", tornare tra le pagine lasciando perdere lui e il risvolto dei jeans, registrando poi distrattamente, a parte forme umanoidi quasi trasparenti, il vento che aveva persino più personalità di loro ballando il tango sopra la propria testa e dentro i propri capelli, rivoltandoli a modo suo, come avesse una mano - aspettare l'orario giusto per una sciocchezzuola di 2 secondi, sono tempi di cose così e, sul serio, non c'è nessun retroscena.
Nessun retroscena se non fuori la porta.
--
Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
È un momento così perfetto per danzare la danza proibita che, se te ne rendessi conto, cominceresti subito. Tireresti fuori quell'aspetto sexy della tua personalità che osi sfoggiare solo nei tuoi sogni più estatici. Daresti via libera alle parole che non hai mai detto, decifreresti codici che nessuno ha mai decifrato, e libereresti tutto l'amore che finora è stato proibito. Ti prego, caro Pesci, abbi fede nella tua capacità di prosperare nella terra sconosciuta, dove le regole sono negoziabili e ogni fantasia è pronta a prendere corpo. Travestimento consigliato per Halloween: il danzatore della danza proibita.
Ok... tralasciando la faccenda di halloween, mica male...
Friday, October 24, 2008
Di quanto si faccia rumore.
Faccio confusione con piatti, bicchieri, pentole e posate. Come una bambina in un pomeriggio di agosto che credo sia effettivamente arrivato tanto tempo fa in un giardino che iniziava con delle siepi fiorite. (una bicicletta con un cesto rosa parcheggiata a due passi)
Ci sono angoli di passato seppelliti, ammutoliti come tutto il resto che non s'intende ascoltare facendo un baccano come quelli di capodanno, di fuochi d'artificio e manifestanti imbestialiti e mai troppo consapevoli.
I rivoluzionari non sanno mai fino in fondo quello che fanno.
E se lo fanno è perché ci sono sempre troppi sordi. Troppa gente che copre le loro voci con le fanfare.
Ho ripreso a leggere, che è una cosa che non facevo se non di nascosto, per non farmi scorgere da mesi come agosto, che io ingenua ritengo uno di quei mesi "vigili", che ti scrutano, e invece poi, scopri, troppo distratti da tanto altro. Momenti talmente radi che, disseminati tra i giorni, sono tutti diversi l'uno dall'altro e non ti ricordi più che vuol dire "predisposizione alla lettura": se era più "predisposta" la giornata di ieri o quella di domani.
Eppure ero una giovane lettrice promettente.
Conta qualcosa essere stati "promettenti"? Perché io mi sa che più di così non vado, lo penso da molto e adesso, al riparo dalla pioggia di uova marce e lontana dai cortei funebri sempreverdi delle lauree (una categoria alla quale vorrei che la mia non appartenesse: quel giorno fatidico sto pensando di presentarmi in pigiama, per dire), mi sembra addirittura che non possa essere altrimenti, definitivamente.
Andare al cinema da soli non mi dispiace anche se poi, "Lezione ventuno", posso dire di non averlo visto davvero. In una sala piuttosto piccola e buia accade che ci si renda conto di aver smaltito le cose ammucchiate in fretta nel cervello, tipo: beccare un'insegnante, prendere una firma, tizio che scoprono che non sta bene, caio che parla a vanvera e mica solo lui (tutti), sempronio è depresso e iochecepossofà? e anche Temistocle lo è eppure non se ne parla, e seidiventataun'asociale, i cartelli dalle scritte rosse, iniziare a guadagnare qualcosa e dare una mano adesso e non domani. Esaurire tutto, forse servendosi di un'aspirapolvere e...
beh, ero stanca.
Credo siano gli occhi.
Ho considerato anche l'idea di addormentarmi in poltrona. Il biglietto aveva pure lo sconto studenti, non sarebbe stata una gran cosa in fin dei conti.
Anche lì, c'erano cose che non voglio pensare e non riesco a pensarle, neppure volendo. (Erano pure quasi le 20, ed alle 20 mi viene fame, è scontato).
Per esempio, il concetto in sé insignificante di due canzoni casuali, connesse tra loro, che mi mettono di buonumore. Non c'è motivo, eppure mi mettono di buonumore. E, in allegato, non riesco a pensare a quell'idea
di sbarcare
(di spegnere tutti i rumori e sintonizzarsi, mettiamola così. Sintonizzarsi su di una voce, beninteso quando questa può arrivare bella e chiara, dando per scontato di poterlo fare).
Non riesco a pensarci. Un'idea che non mi riesce.
Certe cose, certe imprese... i Mille avevano più probabilità, statisticamente, di riuscire. Pure al superenalotto. Quello, almeno è andato al meridione.
E la cucina di casa è diventata inagibile. L'infinito susseguirsi di polveri e calcestruzzo. Ho scoperto che con del cacao in bocca mi sembra meno peggio di quel che è.
Ci sono angoli di passato seppelliti, ammutoliti come tutto il resto che non s'intende ascoltare facendo un baccano come quelli di capodanno, di fuochi d'artificio e manifestanti imbestialiti e mai troppo consapevoli.
I rivoluzionari non sanno mai fino in fondo quello che fanno.
E se lo fanno è perché ci sono sempre troppi sordi. Troppa gente che copre le loro voci con le fanfare.
Ho ripreso a leggere, che è una cosa che non facevo se non di nascosto, per non farmi scorgere da mesi come agosto, che io ingenua ritengo uno di quei mesi "vigili", che ti scrutano, e invece poi, scopri, troppo distratti da tanto altro. Momenti talmente radi che, disseminati tra i giorni, sono tutti diversi l'uno dall'altro e non ti ricordi più che vuol dire "predisposizione alla lettura": se era più "predisposta" la giornata di ieri o quella di domani.
Eppure ero una giovane lettrice promettente.
Conta qualcosa essere stati "promettenti"? Perché io mi sa che più di così non vado, lo penso da molto e adesso, al riparo dalla pioggia di uova marce e lontana dai cortei funebri sempreverdi delle lauree (una categoria alla quale vorrei che la mia non appartenesse: quel giorno fatidico sto pensando di presentarmi in pigiama, per dire), mi sembra addirittura che non possa essere altrimenti, definitivamente.
Andare al cinema da soli non mi dispiace anche se poi, "Lezione ventuno", posso dire di non averlo visto davvero. In una sala piuttosto piccola e buia accade che ci si renda conto di aver smaltito le cose ammucchiate in fretta nel cervello, tipo: beccare un'insegnante, prendere una firma, tizio che scoprono che non sta bene, caio che parla a vanvera e mica solo lui (tutti), sempronio è depresso e iochecepossofà? e anche Temistocle lo è eppure non se ne parla, e seidiventataun'asociale, i cartelli dalle scritte rosse, iniziare a guadagnare qualcosa e dare una mano adesso e non domani. Esaurire tutto, forse servendosi di un'aspirapolvere e...
beh, ero stanca.
Credo siano gli occhi.
Ho considerato anche l'idea di addormentarmi in poltrona. Il biglietto aveva pure lo sconto studenti, non sarebbe stata una gran cosa in fin dei conti.
Anche lì, c'erano cose che non voglio pensare e non riesco a pensarle, neppure volendo. (Erano pure quasi le 20, ed alle 20 mi viene fame, è scontato).
Per esempio, il concetto in sé insignificante di due canzoni casuali, connesse tra loro, che mi mettono di buonumore. Non c'è motivo, eppure mi mettono di buonumore. E, in allegato, non riesco a pensare a quell'idea
di sbarcare
(di spegnere tutti i rumori e sintonizzarsi, mettiamola così. Sintonizzarsi su di una voce, beninteso quando questa può arrivare bella e chiara, dando per scontato di poterlo fare).
Non riesco a pensarci. Un'idea che non mi riesce.
Certe cose, certe imprese... i Mille avevano più probabilità, statisticamente, di riuscire. Pure al superenalotto. Quello, almeno è andato al meridione.
E la cucina di casa è diventata inagibile. L'infinito susseguirsi di polveri e calcestruzzo. Ho scoperto che con del cacao in bocca mi sembra meno peggio di quel che è.
Wednesday, October 15, 2008
Pssst.. hey...
...
no, non è che sia così importante, ma, beh, avrei finito.
Dire che mi piaccia il clamore di una cosa così è troppo, però l'idea di strappare un sorriso dentro queste mura, così, a occhio e croce non mi sarebbe dispiaciuto. Va bene, ho avuto più di quanto meritassi, oggi. Grazie.
Minc**a, da domani ricomincerò a pensare che: non è finita davvero, manca ancora la sberla finale sui denti di una ridicola commissione, e poi vuoi una statua?, che cavolo è realmente finito? niente, va bene, ma oggi lasciami perdere, elenie.
Credo di scorgere la stupidità della mia impazienza solo adesso, a pensare che sarei già voluta volare via verso il diventare persona, che mi sembra una cosa perennemente in fieri specialmente perché il problema è la persona che si intende diventare e manca perennemente una tessera da puzzle.
Una di quelle banali, di quelle ovvie.
Ma ora ragionevolmente posso pensare che c'è bisogno di un input, di fare qualcosa, va bene. Non si è schizzinosi, no.
Però.
Però avrei voluto camminare-camminare-camminare e riuscire a dirlo di persona con un sorriso.
Avrei voluto poterlo fare
Ripenso al giorno che ho deciso: ecco cosa studierò. E c'era bisogno di un movente. Che oggi non ritengo più valido visto che poi verba volant, ma era uno di quei moventi toccanti. Che ora rimembro con bonaria tragicità. Finisce sempre così con l'elenie. Con una "bonaria tragicità" di quel tipo.
L'elenie è "intelligente ma non studia". uhuhuhu.
...
no, non è che sia così importante, ma, beh, avrei finito.
Dire che mi piaccia il clamore di una cosa così è troppo, però l'idea di strappare un sorriso dentro queste mura, così, a occhio e croce non mi sarebbe dispiaciuto. Va bene, ho avuto più di quanto meritassi, oggi. Grazie.
Minc**a, da domani ricomincerò a pensare che: non è finita davvero, manca ancora la sberla finale sui denti di una ridicola commissione, e poi vuoi una statua?, che cavolo è realmente finito? niente, va bene, ma oggi lasciami perdere, elenie.
Credo di scorgere la stupidità della mia impazienza solo adesso, a pensare che sarei già voluta volare via verso il diventare persona, che mi sembra una cosa perennemente in fieri specialmente perché il problema è la persona che si intende diventare e manca perennemente una tessera da puzzle.
Una di quelle banali, di quelle ovvie.
Ma ora ragionevolmente posso pensare che c'è bisogno di un input, di fare qualcosa, va bene. Non si è schizzinosi, no.
Però.
Però avrei voluto camminare-camminare-camminare e riuscire a dirlo di persona con un sorriso.
Avrei voluto poterlo fare
Ripenso al giorno che ho deciso: ecco cosa studierò. E c'era bisogno di un movente. Che oggi non ritengo più valido visto che poi verba volant, ma era uno di quei moventi toccanti. Che ora rimembro con bonaria tragicità. Finisce sempre così con l'elenie. Con una "bonaria tragicità" di quel tipo.
L'elenie è "intelligente ma non studia". uhuhuhu.
Sunday, October 12, 2008
Dopo aver conquistato il record assoluto di insegnanti assenti, e questa settimanucola di proroga che ho preso come un gioco, mi sono trovata di fronte una giornata di quelle che tornano indietro, che terminano proiettando un cerchio fino alla fine, perfetto, con la tua collaborazione - certo - ma una collaborazione sentita, per niente forzata, la stessa canzone al mattino e alla sera, senza farci caso, dopo aver agganciato le ore dal terrazzo per incolonnarle in uno sgabuzzino che ha come finestrino un gabbiotto di luce - dentro la mia testa -.
**
Non credo al caso, nemmeno per un terzo delle cose, di tutte queste cose qui, il caso mi sa che è una favola non troppo dissimile da cenerentola. Crescendoci insieme, credendoci, al caso, ammortizzi i colpi inferti a una curiosità che ti nasce con l'infanzia e rimane preziosa - ho letto un aforisma in proposito e prima o poi lo ripesco e lo riporto qui -, troppo per disperderla di proposito come comunemente avviene.
**
Impongo la mia decisione al lettore mp3 e penso che è l'ascendente che hai su una persona a renderti detestabile a tutte le altre,
**
che le situazione complicate germinano in realtà facilmente sotto le suole delle scarpe, dove non ti accorgi ma hanno luogo impollinazioni ad ogni secondo,
**
che bipolari si nasce e, per dire, ce lo si porta addosso come distintivo per gli osservatori impeccabili, ovvero: perché con la felpa più stinta e i jeans più vecchi i capelli devono stare ossessivamente in ordine. E' uno stendardo da donna fiera con zero implicazioni psicologiche, né ora né all'indomani,
**
un cerchietto come ciondolo. Perché perché perché. Coronare la circolarità di un giorno non è abbastanza. Qualche embrione di idea che gira in tondo nella mente, e più che girare in tondo mi suggerisce in gran segreto questa cosa. Sarebbe valsa la pena di nuovo di riprendere con una telecamera o una macchina fotografica e della musica, di nuovo un rinascere di cose, di nuovo un incazzarsi che prelude a un ritorno in salute per quanto non sia normale avere la critica in punta di lingua contro quelli che sono degli specchi. Non sono loro il punto, sono io ed è un'altra cosa circolare, probabile che anch'io alla fine faccia una veronica e torni indietr, nell'aria, sulla terra.
Pensavo: domani mi stendo sul terrazzo al sole e vedo cosa si prova a riappacificarsi con lui. Col sole. Pure questo è un pensiero rotondo? E' una strana convinzione, come una malattia, tornerà indietro e non c'è verso - o meglio, non c'è ALTRO verso -. Nonostante i soprannomi, tutti i soprannomi del mondo, tutti dicano qualcosa e tutti indichino che ci si è presi la briga di capire e in qualche modo proteggere sotto un'ala, non c'è verso che ci si capisca -- non è scontato -- e in effetti essere troppo cresciuta per un fan club, non fosse altro che le ammucchiate sono un particolare non trascurabile -- sarebbe da specificare.
**
E' un momento strano. La circolarità, vista dal tramonto, è un escamotage geometrico che dovrebbe piacermi. Ma passo troppo tempo zitta, come da dentro un pozzo in cui all'interno di quel millimetro di semipenombra che arriva si agitano piccole trasformazioni cellulari impetuose. E l'indifferenza, là fuori - che non è semplicemente "là fuori" ma ha un confine molto (per ora) circoscritto - l'indifferenza ma più che altro la mancanza di comprensione pesa. Meglio: la faccio pesare, perché deve. Ci sono volte che deve. In qualsiasi senso possa.
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Non credo al caso, nemmeno per un terzo delle cose, di tutte queste cose qui, il caso mi sa che è una favola non troppo dissimile da cenerentola. Crescendoci insieme, credendoci, al caso, ammortizzi i colpi inferti a una curiosità che ti nasce con l'infanzia e rimane preziosa - ho letto un aforisma in proposito e prima o poi lo ripesco e lo riporto qui -, troppo per disperderla di proposito come comunemente avviene.
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Impongo la mia decisione al lettore mp3 e penso che è l'ascendente che hai su una persona a renderti detestabile a tutte le altre,
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che le situazione complicate germinano in realtà facilmente sotto le suole delle scarpe, dove non ti accorgi ma hanno luogo impollinazioni ad ogni secondo,
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che bipolari si nasce e, per dire, ce lo si porta addosso come distintivo per gli osservatori impeccabili, ovvero: perché con la felpa più stinta e i jeans più vecchi i capelli devono stare ossessivamente in ordine. E' uno stendardo da donna fiera con zero implicazioni psicologiche, né ora né all'indomani,
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un cerchietto come ciondolo. Perché perché perché. Coronare la circolarità di un giorno non è abbastanza. Qualche embrione di idea che gira in tondo nella mente, e più che girare in tondo mi suggerisce in gran segreto questa cosa. Sarebbe valsa la pena di nuovo di riprendere con una telecamera o una macchina fotografica e della musica, di nuovo un rinascere di cose, di nuovo un incazzarsi che prelude a un ritorno in salute per quanto non sia normale avere la critica in punta di lingua contro quelli che sono degli specchi. Non sono loro il punto, sono io ed è un'altra cosa circolare, probabile che anch'io alla fine faccia una veronica e torni indietr, nell'aria, sulla terra.
Pensavo: domani mi stendo sul terrazzo al sole e vedo cosa si prova a riappacificarsi con lui. Col sole. Pure questo è un pensiero rotondo? E' una strana convinzione, come una malattia, tornerà indietro e non c'è verso - o meglio, non c'è ALTRO verso -. Nonostante i soprannomi, tutti i soprannomi del mondo, tutti dicano qualcosa e tutti indichino che ci si è presi la briga di capire e in qualche modo proteggere sotto un'ala, non c'è verso che ci si capisca -- non è scontato -- e in effetti essere troppo cresciuta per un fan club, non fosse altro che le ammucchiate sono un particolare non trascurabile -- sarebbe da specificare.
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E' un momento strano. La circolarità, vista dal tramonto, è un escamotage geometrico che dovrebbe piacermi. Ma passo troppo tempo zitta, come da dentro un pozzo in cui all'interno di quel millimetro di semipenombra che arriva si agitano piccole trasformazioni cellulari impetuose. E l'indifferenza, là fuori - che non è semplicemente "là fuori" ma ha un confine molto (per ora) circoscritto - l'indifferenza ma più che altro la mancanza di comprensione pesa. Meglio: la faccio pesare, perché deve. Ci sono volte che deve. In qualsiasi senso possa.
Sunday, October 05, 2008
Mi meriterei 2 giorni di proroga, visto l'andazzo di questi ultimi e il mio mal di pancia e il mio mal di gola, e poi vedere questi 2 (da 7 che erano, 5 se la sono data a gambe...) nani faticatori che si divertono nella loro miniera personale di servizi di bicchieri e tazze, ganci d'acciaio e polvere mi stanca che non riesco a pensare di inserirmi nella catena di montaggio, e ho preso freddo e umidità per seguire un professore fantasma e una volta tanto stare alle regole nascondendo sotto il letto il napalm.
[adesso c'è dello spazio sotto il letto, giusto quello per la verità]
Sì, volevo stare alle regole perciò mi sono detta: stai calma. Il risultato è che ho preso una buona dose di freddo e ho trovato tutte porte chiuse. Gente che aveva orari concordati e non li rispetta, se ne frega. Ma posso aspettare. Ho di nuovo la mia calma zen.
Che poi mi ci fa pensare, questa cosa delle regole, che forse è vero, non è che cerco propriamente qualcosa fuori dalle regole. Ma le cose in regola nemmeno mi stanno bene, mai riuscita, l'elenie, a rimanere troppo tempo nello spazio di una qualche regola senza stancarsi, però, questo sì, regolare certe cose non mi dispiacerebbe. O meglio: mi farebbe proprio bene.
Comunque ribadisco, mi meriterei almeno 2 giorni di proroga, visto che un casino di tempo l'ho perso in un nulla. Vadano tutti a quel paese.
[adesso c'è dello spazio sotto il letto, giusto quello per la verità]
Sì, volevo stare alle regole perciò mi sono detta: stai calma. Il risultato è che ho preso una buona dose di freddo e ho trovato tutte porte chiuse. Gente che aveva orari concordati e non li rispetta, se ne frega. Ma posso aspettare. Ho di nuovo la mia calma zen.
Che poi mi ci fa pensare, questa cosa delle regole, che forse è vero, non è che cerco propriamente qualcosa fuori dalle regole. Ma le cose in regola nemmeno mi stanno bene, mai riuscita, l'elenie, a rimanere troppo tempo nello spazio di una qualche regola senza stancarsi, però, questo sì, regolare certe cose non mi dispiacerebbe. O meglio: mi farebbe proprio bene.
Comunque ribadisco, mi meriterei almeno 2 giorni di proroga, visto che un casino di tempo l'ho perso in un nulla. Vadano tutti a quel paese.
Thursday, October 02, 2008
I post che rimangono bozze per giorni sono quelli sbagliati, che non hanno genesi, che agonizzeranno incompiuti fino all'arrivo di una mano definitiva. Che li cancelli.
Mi è presa una rabbia difficile da esprimere, ma totalmente comprensibile. Una cosa malsana da inveire senza pietà quando le cose non vanno (spesso) che fa spavento. Potrei mangiarmi tutti e tutto con voracità compiaciuta, quando il saggio punta al cielo lo stolto guarda il dito adoro questo detto.
C'è una calma snervante che aleggia, di questi tempi, nella comoda stanza fino a pochi giorni fa ancora impersonale e invece già incasinata e quindi familare, riconoscibile il tratto elenistico fosse anche solo dalla quantità di capelli in caduta libera dovunque. Dico che è una calma snervante perché tanto non mi riesce di star ferma, certe cose uno le deve sapere e fare in modo che questo accada, senza troppi mezzi termini, senza troppe foto in cui vengo fuori con gli occhi azzurri...
Posso ancora portarvi delle prove, ma mi domando dove posso mai arrivare salendo delle scale e trovando poi la porta in fondo al corridoio, quella che ti serve aprire, inesorabilmente chiusa che qualcuno è già andato via.
E ora di fronte a tutte le questioni che ho voglia di spaccare in 2 o anche 3 pezzettini, una mi si pone importante sopra tutte:
[suspence]
E adesso che sono arrivato/Fin qui grazie ai miei sogni/Che cosa me ne faccio/Della REALTÀ eccetera, voglio dire, dovevamo aspettare lui che a 50 anni suonatissimi ce lo venisse a dire? Ora ci è forse dato suicidarci visto che c'è arrivato anche lui??
Mi è presa una rabbia difficile da esprimere, ma totalmente comprensibile. Una cosa malsana da inveire senza pietà quando le cose non vanno (spesso) che fa spavento. Potrei mangiarmi tutti e tutto con voracità compiaciuta, quando il saggio punta al cielo lo stolto guarda il dito adoro questo detto.
C'è una calma snervante che aleggia, di questi tempi, nella comoda stanza fino a pochi giorni fa ancora impersonale e invece già incasinata e quindi familare, riconoscibile il tratto elenistico fosse anche solo dalla quantità di capelli in caduta libera dovunque. Dico che è una calma snervante perché tanto non mi riesce di star ferma, certe cose uno le deve sapere e fare in modo che questo accada, senza troppi mezzi termini, senza troppe foto in cui vengo fuori con gli occhi azzurri...
Posso ancora portarvi delle prove, ma mi domando dove posso mai arrivare salendo delle scale e trovando poi la porta in fondo al corridoio, quella che ti serve aprire, inesorabilmente chiusa che qualcuno è già andato via.
E ora di fronte a tutte le questioni che ho voglia di spaccare in 2 o anche 3 pezzettini, una mi si pone importante sopra tutte:
[suspence]
E adesso che sono arrivato/Fin qui grazie ai miei sogni/Che cosa me ne faccio/Della REALTÀ eccetera, voglio dire, dovevamo aspettare lui che a 50 anni suonatissimi ce lo venisse a dire? Ora ci è forse dato suicidarci visto che c'è arrivato anche lui??
Wednesday, September 24, 2008
Cos'è che fa di questo un giorno buono per postare?, mi chiedo, e fortunatamente di motivi non ce ne sono.
La mia testa ha sempre la stessa sagoma, le stesse caratteristiche, di bello c'è che ho studiato un po' il buio nuovo di questa stanza le cui pareti si macchiano ogni volta che le guardi. Un letto duro duro che la schiena, ogni volta, si deve riabituare: morbido morbidissimo duro durissimo.
Pare che certe questioni logistiche di proporzioni in una casa che si trasforma non abbiano soluzione ma esistano apposta solo per scoraggiare le masse stipate nei palazzoni irreprensibili, con quei piccoli particolari imperfetti deprimenti di cui lamentarsi per giorni, non bastasse la convivenza continua con il disordine, anzi, con il caos.
Abitarci da soli.
Gioco con dei gommini di patafix e questa stanza mi sembra un oblò di oceano, non di una nave ma fuori per intenderci, immersi nell'oceano, di quelli che puoi spiare (corretto: avevo scritto "spirare", per la cronaca. mi trovo preoccupante.) dentro. Prima di dormire mi sembra che rotei come un caleidoscopio oppure si ribalti sottosopra e io vi rimanga aggrappata come a bordo di una navicella spaziale.
Abitarci da soli. Con la casualità degli oggetti piccoli *disposti* e non *accatastati*, la voglia di adibire una parete a collage fin sopra il soffitto. C'è sempre qualcosa di me che si vuole riversare come da una brocca tutto intorno, e non farlo è come soffocare.
Stasera ho i brividi che pizzicano, piccoli piccoli microscopici. Succede quando leggi qualcosa che ti sembra improvvisamente concreto come un sasso su una tempia.
Ma concreto concreto, e più che su una tempia sotto un piede nudo, per inciamparci o sentirne le asperità con la pelle della pianta. In ogni caso mai con indifferenza. Queste cose non ti lasciano mai con indifferenza.
Ma il fatto è che sono io.
Che la maggior parte delle cose le piloto io.
E se sento certe cose come lampi di tuono, forse non è detto che mi arrivino.
La mia testa ha sempre la stessa sagoma, le stesse caratteristiche, di bello c'è che ho studiato un po' il buio nuovo di questa stanza le cui pareti si macchiano ogni volta che le guardi. Un letto duro duro che la schiena, ogni volta, si deve riabituare: morbido morbidissimo duro durissimo.
Pare che certe questioni logistiche di proporzioni in una casa che si trasforma non abbiano soluzione ma esistano apposta solo per scoraggiare le masse stipate nei palazzoni irreprensibili, con quei piccoli particolari imperfetti deprimenti di cui lamentarsi per giorni, non bastasse la convivenza continua con il disordine, anzi, con il caos.
Abitarci da soli.
Gioco con dei gommini di patafix e questa stanza mi sembra un oblò di oceano, non di una nave ma fuori per intenderci, immersi nell'oceano, di quelli che puoi spiare (corretto: avevo scritto "spirare", per la cronaca. mi trovo preoccupante.) dentro. Prima di dormire mi sembra che rotei come un caleidoscopio oppure si ribalti sottosopra e io vi rimanga aggrappata come a bordo di una navicella spaziale.
Abitarci da soli. Con la casualità degli oggetti piccoli *disposti* e non *accatastati*, la voglia di adibire una parete a collage fin sopra il soffitto. C'è sempre qualcosa di me che si vuole riversare come da una brocca tutto intorno, e non farlo è come soffocare.
Stasera ho i brividi che pizzicano, piccoli piccoli microscopici. Succede quando leggi qualcosa che ti sembra improvvisamente concreto come un sasso su una tempia.
Ma concreto concreto, e più che su una tempia sotto un piede nudo, per inciamparci o sentirne le asperità con la pelle della pianta. In ogni caso mai con indifferenza. Queste cose non ti lasciano mai con indifferenza.
Ma il fatto è che sono io.
Che la maggior parte delle cose le piloto io.
E se sento certe cose come lampi di tuono, forse non è detto che mi arrivino.
Wednesday, September 17, 2008
Meno problemi strutturali in quel che dovrebbe apparire in un post, per favore. Ho questioni irrisolte di fondo con i mezzi, *questi* mezzi e parlo della tastiera o di qualsiasi cosa presenti un contorno concreto, non tanto coi pensieri, perché per loro ho sempre un po' di spazio, e se non dicono niente di particolare ho i puntini sospensivi. D'accordo, pure quelli sono una limitazione minuscola, ciascuno è di suo un punto fermo, ma quel che voglio dire è che non sarei costretta a riempire di chiacchiere per arrivare a un nòcciolo che non è un nòcciolo preciso preciso.
E' così che funziona il mio cervello quando si rifiuta di dare un segno alle cose, fosse anche un trattino a matita, e lo fa spesso, soprattutto quando sa già in partenza come sarà.
[Il fatto è che vorrei davvero scrivere qualcosa, in questo post, e ancora mi riesce male come ben si vede...]
Non smette di fare da contenitore, il mio cervello, se uno vuole stare tranquillo, quello no, ma il fatto è che funziona male, funziona poco.
Ora ad esempio mi dice: questa musica fa schifo. Ma non ha una voce abbastanza alta perché io lo senta e decida di spegnerla per non recargli disturbo.
E mi dice: dai fuoco all'università, che per l'ennesima volta fa schifo. E io però quasi quasi gli do credito, flebile voce ma ragionevole. Eppure non mi hanno ancora arrestata per terrorismo.
I cervelli sono sempre una faccenda strana, qualche volta di più. Forse è una questione di rapporti, dovrei recuperare il rapporto che ho col mio, curarlo ed evitare la sensazione che sia io a tenerlo sotto sedativi per la maggior parte del tempo. Ma tant'è, aggiungiamo un'incuria in più a quelle che già popolano il mondo.
[ancora una volta, non sto scrivendo assolutamente niente]
Dovrei tenere i piedi più uniti. Sembrare meno un babbuino, smettere di fare certi occhi, certe espressioni che mi risultano odiose. Accettare il passaggio da uno sconosciuto sarebbe la soluzione più facile e immediata, per oggi almeno qualcosa cambierebbe, finirei in qualche buco con un letto e/o con una gran quantità di bottiglie, o né l'uno né le altre. A proposito, continuo a immaginarmi come studentessa di college troppo impegnata a fare feste e a ubriacarsi ed è un'idea tutta americana che non mi dispiacerebbe. Sono grave?
Comunque sia le cose stanno diversamente, tutte quante, non cercate un nesso tra l'elenie che scrive e l'elenie che vive perché non lo trovereste in quella piccola cosa vivente e vibrante. E invece no, ogni possibilità mi sembra un palliativo o un placebo a cui credo per intervalli di tempo ogni volta più brevi. Però la "piccola cosa vivente e vibrante" sembra sbucare da qualche tana ogni volta e ci scommetto che per ogni impressione che la gente ha di lei c'è un punto in senso opposto nella scaletta di quest'altra elenie che non scrive più niente.
Ah, ecco, forse una cosa posso dire di averla scritta: che il caldo finalmente si è un po' saziato e ha deciso di dormire un po'. Una soddisfazione non indifferente.
Per tutte le altre cose, per quelle che non ho scritto, non ho giustificazioni con me stessa se non quella che è da un po' che non mi ascolto, e che ho deciso di non ascoltarmi neppure quando quello che dico va al di là di tutto quello che si vede o si tocca. Per dirne una, stamattina mi sono messa in condizione di ascoltare e una vocina mi ha pigolato qualcosa, e ho fatto un mezzo sorriso. Non ho nemmeno afferrato pienamente il concetto espresso, ma mi è piaciuto. La gente meno ha e meno è disposta a dare. E io il più delle volte in determinate circostanze mi fermo a pensare: "che cosa gli viene in tasca se mi aiuta?" e il più delle volte è "niente". Mettiamo che tutto, indirettamente, partisse da ciò...
E' così che funziona il mio cervello quando si rifiuta di dare un segno alle cose, fosse anche un trattino a matita, e lo fa spesso, soprattutto quando sa già in partenza come sarà.
[Il fatto è che vorrei davvero scrivere qualcosa, in questo post, e ancora mi riesce male come ben si vede...]
Non smette di fare da contenitore, il mio cervello, se uno vuole stare tranquillo, quello no, ma il fatto è che funziona male, funziona poco.
Ora ad esempio mi dice: questa musica fa schifo. Ma non ha una voce abbastanza alta perché io lo senta e decida di spegnerla per non recargli disturbo.
E mi dice: dai fuoco all'università, che per l'ennesima volta fa schifo. E io però quasi quasi gli do credito, flebile voce ma ragionevole. Eppure non mi hanno ancora arrestata per terrorismo.
I cervelli sono sempre una faccenda strana, qualche volta di più. Forse è una questione di rapporti, dovrei recuperare il rapporto che ho col mio, curarlo ed evitare la sensazione che sia io a tenerlo sotto sedativi per la maggior parte del tempo. Ma tant'è, aggiungiamo un'incuria in più a quelle che già popolano il mondo.
[ancora una volta, non sto scrivendo assolutamente niente]
Dovrei tenere i piedi più uniti. Sembrare meno un babbuino, smettere di fare certi occhi, certe espressioni che mi risultano odiose. Accettare il passaggio da uno sconosciuto sarebbe la soluzione più facile e immediata, per oggi almeno qualcosa cambierebbe, finirei in qualche buco con un letto e/o con una gran quantità di bottiglie, o né l'uno né le altre. A proposito, continuo a immaginarmi come studentessa di college troppo impegnata a fare feste e a ubriacarsi ed è un'idea tutta americana che non mi dispiacerebbe. Sono grave?
Comunque sia le cose stanno diversamente, tutte quante, non cercate un nesso tra l'elenie che scrive e l'elenie che vive perché non lo trovereste in quella piccola cosa vivente e vibrante. E invece no, ogni possibilità mi sembra un palliativo o un placebo a cui credo per intervalli di tempo ogni volta più brevi. Però la "piccola cosa vivente e vibrante" sembra sbucare da qualche tana ogni volta e ci scommetto che per ogni impressione che la gente ha di lei c'è un punto in senso opposto nella scaletta di quest'altra elenie che non scrive più niente.
Ah, ecco, forse una cosa posso dire di averla scritta: che il caldo finalmente si è un po' saziato e ha deciso di dormire un po'. Una soddisfazione non indifferente.
Per tutte le altre cose, per quelle che non ho scritto, non ho giustificazioni con me stessa se non quella che è da un po' che non mi ascolto, e che ho deciso di non ascoltarmi neppure quando quello che dico va al di là di tutto quello che si vede o si tocca. Per dirne una, stamattina mi sono messa in condizione di ascoltare e una vocina mi ha pigolato qualcosa, e ho fatto un mezzo sorriso. Non ho nemmeno afferrato pienamente il concetto espresso, ma mi è piaciuto. La gente meno ha e meno è disposta a dare. E io il più delle volte in determinate circostanze mi fermo a pensare: "che cosa gli viene in tasca se mi aiuta?" e il più delle volte è "niente". Mettiamo che tutto, indirettamente, partisse da ciò...
~You know the lies they always told you
And the love you never knew
What's the things they never showed you
That swallowed the light from the sun
Inside your room~
Tuesday, September 02, 2008
settembre e io comincio con una lamentela ingiustificata:
Non riesco a creare un layout decente - e a farlo funzionare, mi sarò rincretinita -per scalzare questo che mi ha stufato dal suo trono, per cancellargli le radici con un colpo di spugna.
Non che ci sia qualcosa da cancellare, per dire, tralasciando che si muore anche a ferragosto - "ferragosto" significa meno del solito, meno di "capodanno", meno di "natale" sicuro - che a volte sì, ti devono prestare una maglia di lana e te la tieni all'addiaccio per una notte fredda, fosse anche una sola.
Ho sentito che mi si chiama.
Cioè, prima sottovoce, poi anche se avessi voluto riderci sopra non mi è riuscito molto bene.
Veramente, non mi è riuscito affatto.
Sì, perché i denti mi si sono congelati, e metafore a parte, non ho potuto troppo ridere perché le gengive avevano deciso di scioperare tutte insieme.
Di farlo per giorni, quasi come i camionisti, hanno persino portato delle birre a temperatura ambiente.
Così mi si sono gelati i sorrisi, è rimasta quella sensazione di sabbia sulla nuca.
Che non era sabbia.
E se mi posso azzardare, alla fine ho trascorso un buon ferragosto. Morte a parte.
Tra una dose di polvere e delle chiacchiere improvvisamente vuote e ingiustificate. E qualche pomeriggio che avevo recuperato un letto e non mi sembrava vero - difatti è durata poco.
E' volata, come dicevo.
Sarebbe il caso che pure il caldo volasse via. Se ne andasse a quel paese.
Quindi: non è che non ci sono. E' che non voglio esserci davvero. Davvero no. Non vedo perché farmi prendere in giro ancora.
Ho scoperto il bello delle stanze vuote.
Che sono una rarità e un raro privilegio, se profonde e con l'eco ma forse per curarsi uno dovrebbe averne una in casa. Il beneficio del vuoto col suo ordine. Dormire su un tappeto o anche su un letto, meglio se grande.
Fa tutto un altro effetto.
Non riesco a creare un layout decente - e a farlo funzionare, mi sarò rincretinita -per scalzare questo che mi ha stufato dal suo trono, per cancellargli le radici con un colpo di spugna.
Non che ci sia qualcosa da cancellare, per dire, tralasciando che si muore anche a ferragosto - "ferragosto" significa meno del solito, meno di "capodanno", meno di "natale" sicuro - che a volte sì, ti devono prestare una maglia di lana e te la tieni all'addiaccio per una notte fredda, fosse anche una sola.
Ho sentito che mi si chiama.
Cioè, prima sottovoce, poi anche se avessi voluto riderci sopra non mi è riuscito molto bene.
Veramente, non mi è riuscito affatto.
Sì, perché i denti mi si sono congelati, e metafore a parte, non ho potuto troppo ridere perché le gengive avevano deciso di scioperare tutte insieme.
Di farlo per giorni, quasi come i camionisti, hanno persino portato delle birre a temperatura ambiente.
Così mi si sono gelati i sorrisi, è rimasta quella sensazione di sabbia sulla nuca.
Che non era sabbia.
E se mi posso azzardare, alla fine ho trascorso un buon ferragosto. Morte a parte.
Tra una dose di polvere e delle chiacchiere improvvisamente vuote e ingiustificate. E qualche pomeriggio che avevo recuperato un letto e non mi sembrava vero - difatti è durata poco.
E' volata, come dicevo.
Sarebbe il caso che pure il caldo volasse via. Se ne andasse a quel paese.
Quindi: non è che non ci sono. E' che non voglio esserci davvero. Davvero no. Non vedo perché farmi prendere in giro ancora.
Ho scoperto il bello delle stanze vuote.
Che sono una rarità e un raro privilegio, se profonde e con l'eco ma forse per curarsi uno dovrebbe averne una in casa. Il beneficio del vuoto col suo ordine. Dormire su un tappeto o anche su un letto, meglio se grande.
Fa tutto un altro effetto.
Tuesday, August 12, 2008
Caldo e poi non troppo.
Che si parla di andare.
Si parla di andare perché in fondo è naturale.
Ci si riconosce a stento nella cornice inusuale di corridoi che si snodano tra assi di legno e porte, in cerca di un adattatore da spine di corrente.
Un arcangelo con un dittongo a lavoro verso ferragosto.
Agosto è un battito d'ali e qualche piuma che svolazza via.
Dalla mia testa, dalle mie ciglia, e corro il rischio di entrare nell'ordine di idee che certe volte le immagini siano l'unica forma di vita pulsante.
Nell'ordine di idee, quantunque - dico proprio "quantunque" - che si entra in contatto per una deriva casuale e non c'è nessuna forma di volontà. Lo stesso moto deve funzionare al contrario, immagino.
E qualcuno l'aveva detto e non ricordo chi.
E qualcuno aveva detto tante cose.
Agosto è un battito d'ali...
Che si parla di andare.
Si parla di andare perché in fondo è naturale.
Ci si riconosce a stento nella cornice inusuale di corridoi che si snodano tra assi di legno e porte, in cerca di un adattatore da spine di corrente.
Un arcangelo con un dittongo a lavoro verso ferragosto.
Agosto è un battito d'ali e qualche piuma che svolazza via.
Dalla mia testa, dalle mie ciglia, e corro il rischio di entrare nell'ordine di idee che certe volte le immagini siano l'unica forma di vita pulsante.
Nell'ordine di idee, quantunque - dico proprio "quantunque" - che si entra in contatto per una deriva casuale e non c'è nessuna forma di volontà. Lo stesso moto deve funzionare al contrario, immagino.
E qualcuno l'aveva detto e non ricordo chi.
E qualcuno aveva detto tante cose.
~E sono in onda
Chiudo gli occhi e ti vedo forte e chiaro
E sono in onda
Il mio nemico è in piedi ed io lo vedo ride
Fermo sulla sponda
Ed io lo guardo e gli sorrido
Mentre la mia nave affonda...~
Agosto è un battito d'ali...
Wednesday, August 06, 2008
Quindi.
Riposare e riprendere fiato, da oggi, senza raccogliere le briciole dal piatto, quelle dolci lì da ammucchiare con la lama del coltello. Lasciarle lì come quell'attenzione verso piccoli particolari, il toccarsi un orecchio con tre fori far roteare un orecchino utilizzare un collirio osservare il modo di osservare e il modo di essere osservati, se fosse una sceneggiatura sarebbe di stephen king, quelle classiche associazioni che ricorrono pagina dopo pagina, che non c'entrano nulla, quelle cose che solo qualcuno nota,
che a me saltano all'occhio come troppe cose, specialmente se di fatto sono già saltate all'occhio a qualcuno,
che vengono a galla in altri momenti, tipo dormendo, tipo che un momento diventa un particolare.
Lasciare tutto così e tornare solo quando sarà il momento e poi vederci chiaro, oppure scegliere il passo esclusivamente intellettualoide che non ha altri particolari da svelare che non ha niente da dire, e fare così.
Fare così con tutto il resto, con le cose che non vanno, con la città spopolata e il caldo nella gola.
Fare così con tutto oppure questa volta aspettare che tutto il resto faccia qualcosa.
Riposare e riprendere fiato, da oggi, senza raccogliere le briciole dal piatto, quelle dolci lì da ammucchiare con la lama del coltello. Lasciarle lì come quell'attenzione verso piccoli particolari, il toccarsi un orecchio con tre fori far roteare un orecchino utilizzare un collirio osservare il modo di osservare e il modo di essere osservati, se fosse una sceneggiatura sarebbe di stephen king, quelle classiche associazioni che ricorrono pagina dopo pagina, che non c'entrano nulla, quelle cose che solo qualcuno nota,
che a me saltano all'occhio come troppe cose, specialmente se di fatto sono già saltate all'occhio a qualcuno,
che vengono a galla in altri momenti, tipo dormendo, tipo che un momento diventa un particolare.
Lasciare tutto così e tornare solo quando sarà il momento e poi vederci chiaro, oppure scegliere il passo esclusivamente intellettualoide che non ha altri particolari da svelare che non ha niente da dire, e fare così.
Fare così con tutto il resto, con le cose che non vanno, con la città spopolata e il caldo nella gola.
Fare così con tutto oppure questa volta aspettare che tutto il resto faccia qualcosa.
Monday, August 04, 2008
Credo che non riuscirò più a svegliarmi dopo le 7.30, non per tutto il resto dell'estate, questo agosto passeggia circospetto, indolore, senza fare nessun rumore. Mi farà sentire come in un quadro di de Chirico ma con le ombre diverse, io spero di non aver iniziato ad aspettarmi qualcosa, ché tanto si sa che è una di quelle idee made by elenie.
L'elenie si trova a recuperare sullo ssiòpping estivo, quello che nessuna ragazza si fa mancare mai, questo per dirvi com'è l'elenie.
Dicevo, sarebbe una di quelle idee lì, da scartare a priori per il bene dell'umanità, letteralmente eppure è possibile, è probabile, non saprei.
Ho capito che d'estate mi riprendo ancora più difficilmente dai formicai umani, i luoghi brulicanti di materiale umano in cui bisogna fingere che sia divertente, ma faccio fatica persino d'inverno, con 10 gradi addosso, così poi con questa smania di divertirsi a tutti i costi è un'istigazione a delinquere per emergere dal delirio di massa.
Comunque sia i punti focali di tutta le storie che volete - e si badi bene che col cervello in ebollizione tipico di agosto sarebbe meglio non continuare a leggere questo post - sono sempre gli stessi e la sottoscritta ne è ben consapevole. La maturazione è tutto un collocare le esperienze di oggi domani dopodomani in uno stesso casellario già stampato nei lunghi tempi già vissuti, è un diventare inconsapevolmente tristi con una spontaneità che non più credibile, antica, inefficace. Come capita a me, certe volte, di sentire.
Andare a vivere in un altro paese implica necessariamente diventare una persona un po' diversa, un po' o tanto a seconda, e implica anche che, pensandoci, forse si compirebbero scelte diverse. Come ora che, a riesaminare il libretto, (e sono l'unica persona a farlo il 4 di agosto, ma forse quando si è in dirittura d'arrivo è anche normale) capisco almeno 2 cose: a) che avrei potuto fare certamente di più; b) che con questi presupposti non intendo dimostrare niente a nessuno con un voto diverso sul libretto. E arrivo a pensare persino: se andassi a vivere in un altro paese, può darsi che col tempo decida di rimettermi a studiare da capo. Di farlo per bene. Ma questo implica forse una testa troppo diversa ed esagero.
Però mi serve per dire che c'è bisogno di chiedersi che versione siamo se stiamo qui o dall'altra parte dell'oceano, perché il grado di rischio che ti è concesso di toccare è diverso, e il tipo di lontananza particolare spezza troppi fili rossi e bianchi sul più bello, sulla traiettoria delle navi o magari passa attraverso il triangolo delle bermuda, o è colpa del motocross, del parapendio, della corsa sfrenata sul ciglio di un dirupo, e se poi si vuole ripristinare qualcosa diventa difficile.
Non si ha niente da perdere in patti come questi, ad arrancare, a non sapere che dire ma provarci, saprei forse da che parte cominciare con un po' di convinzione in più; e queste pale da ventilatore che fanno finta di spingere aria oltre che danze di polvere, mi fanno solo pensare che non c'è momento migliore per cacciare le parole in punta di labbra e farle rotolare giù.
Saprei da dove cominciare, saprei da dove spiccare il volo.
----
L'elenie si trova a recuperare sullo ssiòpping estivo, quello che nessuna ragazza si fa mancare mai, questo per dirvi com'è l'elenie.
Dicevo, sarebbe una di quelle idee lì, da scartare a priori per il bene dell'umanità, letteralmente eppure è possibile, è probabile, non saprei.
Ho capito che d'estate mi riprendo ancora più difficilmente dai formicai umani, i luoghi brulicanti di materiale umano in cui bisogna fingere che sia divertente, ma faccio fatica persino d'inverno, con 10 gradi addosso, così poi con questa smania di divertirsi a tutti i costi è un'istigazione a delinquere per emergere dal delirio di massa.
Comunque sia i punti focali di tutta le storie che volete - e si badi bene che col cervello in ebollizione tipico di agosto sarebbe meglio non continuare a leggere questo post - sono sempre gli stessi e la sottoscritta ne è ben consapevole. La maturazione è tutto un collocare le esperienze di oggi domani dopodomani in uno stesso casellario già stampato nei lunghi tempi già vissuti, è un diventare inconsapevolmente tristi con una spontaneità che non più credibile, antica, inefficace. Come capita a me, certe volte, di sentire.
Andare a vivere in un altro paese implica necessariamente diventare una persona un po' diversa, un po' o tanto a seconda, e implica anche che, pensandoci, forse si compirebbero scelte diverse. Come ora che, a riesaminare il libretto, (e sono l'unica persona a farlo il 4 di agosto, ma forse quando si è in dirittura d'arrivo è anche normale) capisco almeno 2 cose: a) che avrei potuto fare certamente di più; b) che con questi presupposti non intendo dimostrare niente a nessuno con un voto diverso sul libretto. E arrivo a pensare persino: se andassi a vivere in un altro paese, può darsi che col tempo decida di rimettermi a studiare da capo. Di farlo per bene. Ma questo implica forse una testa troppo diversa ed esagero.
Però mi serve per dire che c'è bisogno di chiedersi che versione siamo se stiamo qui o dall'altra parte dell'oceano, perché il grado di rischio che ti è concesso di toccare è diverso, e il tipo di lontananza particolare spezza troppi fili rossi e bianchi sul più bello, sulla traiettoria delle navi o magari passa attraverso il triangolo delle bermuda, o è colpa del motocross, del parapendio, della corsa sfrenata sul ciglio di un dirupo, e se poi si vuole ripristinare qualcosa diventa difficile.
Non si ha niente da perdere in patti come questi, ad arrancare, a non sapere che dire ma provarci, saprei forse da che parte cominciare con un po' di convinzione in più; e queste pale da ventilatore che fanno finta di spingere aria oltre che danze di polvere, mi fanno solo pensare che non c'è momento migliore per cacciare le parole in punta di labbra e farle rotolare giù.
Saprei da dove cominciare, saprei da dove spiccare il volo.
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Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
Due miei amici che stanno per sposarsi hanno pedalato per giorni da sud a nord lungo la costa della California, andando da San Francisco fino al confine con l’Oregon. Nel loro tragitto hanno incontrato molti ciclisti che andavano da nord a sud e pochissimi che pedalavano nella loro direzione. Alla fine hanno capito perché: per tutto il viaggio hanno avuto il vento contro. Quando i miei amici si fermavano per riposarsi, gli altri ciclisti chiedevano perché andassero in quella direzione. E loro per scherzare rispondevano: “Stiamo rafforzando il nostro carattere. Così temprati, potremo amarci anche dopo il matrimonio”. Prendili a modello per le prossime settimane, Pesci. Pedala anche tu controvento per prepararti al prossimo grande compito: rendere i tuoi rapporti intimi più interessanti e duraturi.
Wednesday, July 23, 2008
Obiettivo. Ci vuole un punto di vista obiettivo e vigile, che lasci cadere intere bottiglie d'acqua sulla testa perché non ci si rilassi fino al sonno, un orlo dolce e allettante verso cui dirigere la testa, da cui stare alla larga. Non era questo che avevo in mente, però adesso non so nemmeno più cosa avevo in mente. Nel calcio si direbbe che sono saltati tutti gli schemi e suppongo nulla sia più adatto a descrivere questo. Che è un voler essere presa sul serio senza riuscirci, un voler stare in pace senza possedere i mezzi e nemmeno gli estremi, un volersi fermare e tuttavia non stare bene in nessun posto. Che stavolta il posto non esista forse dovrei accettarlo, o meglio, dovrei accettare che che mi sarei solo accontentata e pensavo sarei stata bene così, seguendo la filosofia del "se ti accontenti godi pure di un granello di zucchero nel caffé più sgradevole del mondo".
Piangere, mi viene da piangere per la presa in giro, senza più mezzi termini - esauriti da molto. Rivoglio indietro il mio filo d'erba tra le labbra senza alcuna implicazione né litigi col personale pubblico, che è gente che uno sguardo in più lo scambia per un invito ad una notte di sesso selvaggio.
Non ho decifrato niente né ancora riesco, nemmeno i miei desideri veri e non so se siano tutti lì e tutti parlino la stessa lingua, cosa che mi renderebbe più facile venirne fuori. Ma conoscendomi non è così facile.
Metti i piedi fuori ed è nuvoloso e pensi che non ti riavrai da questa copertura, se anch'essa si restringe attorno ai tuoi polmoni come fa tutto il resto, se anch'essa ti spinge a correre da una parte all'altra senza posa.
Poi giri l'angolo e un raggio di sole ti prende alla sprovvista, così tagliente che ti chiarifica una cosa. Che i sospetti. L'unica cosa, trovandoti di fronte il solito gelataio polipo, di cui si abbonda, sono proprio i sospetti. Da svendere anzi direi da regalare, sospetti da nausea. Questo è un post canticchiato, tamburellato di sottofondo per diverso tempo, quasi dettato come ne sono stati pochi di recente. Un post che fa pena non meno degli altri miei post. Inizia con la certezza della parola obiettivo, e finisce con la frustrazione di tanti piccoli sospetti come biglie da flipper.
Piangere, mi viene da piangere per la presa in giro, senza più mezzi termini - esauriti da molto. Rivoglio indietro il mio filo d'erba tra le labbra senza alcuna implicazione né litigi col personale pubblico, che è gente che uno sguardo in più lo scambia per un invito ad una notte di sesso selvaggio.
Non ho decifrato niente né ancora riesco, nemmeno i miei desideri veri e non so se siano tutti lì e tutti parlino la stessa lingua, cosa che mi renderebbe più facile venirne fuori. Ma conoscendomi non è così facile.
Metti i piedi fuori ed è nuvoloso e pensi che non ti riavrai da questa copertura, se anch'essa si restringe attorno ai tuoi polmoni come fa tutto il resto, se anch'essa ti spinge a correre da una parte all'altra senza posa.
Poi giri l'angolo e un raggio di sole ti prende alla sprovvista, così tagliente che ti chiarifica una cosa. Che i sospetti. L'unica cosa, trovandoti di fronte il solito gelataio polipo, di cui si abbonda, sono proprio i sospetti. Da svendere anzi direi da regalare, sospetti da nausea. Questo è un post canticchiato, tamburellato di sottofondo per diverso tempo, quasi dettato come ne sono stati pochi di recente. Un post che fa pena non meno degli altri miei post. Inizia con la certezza della parola obiettivo, e finisce con la frustrazione di tanti piccoli sospetti come biglie da flipper.
Saturday, July 19, 2008
Certe fini galoppano strane, quasi spingendoti in avanti con una o ambedue le mani, e non è esattamente un solletico quello a cui mi riferisco. Vogliono portarti al di là, mostrarti qualcosa o qualcuno perché gli parli tu stessa, perché la sua lingua è sconosciuta e tu faccia da interprete. Forse c'è una botola che aspetta solo la tua illustre presenza sopra.
Forse, ancora, è che è diventato troppo urgente che cambi qualcosa, che qualcuno deve pur lanciarsi da un dirupo.
Il rumore del phon alle 5 e mezza del mattino somiglia a quello che si sente sul ponte di una nave. Sordo e interno fin nello stomaco, e incomprensibilmente tiepido.
Forse, ancora, è che è diventato troppo urgente che cambi qualcosa, che qualcuno deve pur lanciarsi da un dirupo.
Il rumore del phon alle 5 e mezza del mattino somiglia a quello che si sente sul ponte di una nave. Sordo e interno fin nello stomaco, e incomprensibilmente tiepido.
Thursday, July 17, 2008
E questo pomeriggio il tempo si è fermato, è ristagnato, le ruote gli sono finite in un fosso, un solco scavato da qualche anima dispettosa. Giro su me stessa e questo è diventato il vero significato di starsene in casa, con nessun senso dell'orientamento e soprattutto dello spazio, una tortura tipo non sapere dove stendersi e perché, il rischio di finire sepolti, le voci e i rumori. E l'apparenza dice che l'elenie ha sempre da fare, in realtà scappa e scivola lentamente nella fase della catalessi impenitente.
Siamo nella terra dei nonlosò e il bello è che qualcuno crede che io sia la custode delle risposte, io che non ho ricevuto una parola in più, solo l'indulgenza di qualche maledizione e un paio d'insulti.
Come in tutte le cose, come tutte le persone che *vogliono* qualcosa da te e io adesso funziono che: ascolto per un tempo indeterminato. Ci penso, persino, alle volte, quando il *volere* non coincide con una sveltina improbabile, certo.
Ma basta nonlosò.
Siamo nella terra dei nonlosò e il bello è che qualcuno crede che io sia la custode delle risposte, io che non ho ricevuto una parola in più, solo l'indulgenza di qualche maledizione e un paio d'insulti.
Come in tutte le cose, come tutte le persone che *vogliono* qualcosa da te e io adesso funziono che: ascolto per un tempo indeterminato. Ci penso, persino, alle volte, quando il *volere* non coincide con una sveltina improbabile, certo.
Ma basta nonlosò.
Thursday, July 10, 2008
E' in assoluto il giorno sbagliato per restare soli.
Ho addosso il profumo di un abbraccio totalmente inopportuno.
Mi è venuta voglia di prendere a calci tutto e tutti.
Questa parte della storia la conosco. Questa subdola.
La maggior parte della gente pensa: è la mia occasione.
La maggior parte, dico.
Dovevo stare attenta a quello che avrei sognato ma non me lo ricordo, e non era nemmeno qualcosa di definito. Tutte immagini fugaci da oblio. La tenda ha fatto un tuffo nel secchio con l'acqua e non me ne sono accorta. Certe volte meglio correre con le dita piene di polvere a fare una telefonata, piuttosto che tralasciare e andare avanti.
In questa circostanza il mio dj personale è confuso e non sa quale canzone mi farebbe più male. Quando mi si fa del male, ci vedo meglio, forse è una forma di masochismo. Ma mi pare tutto più "vero". Non so come sia mai arrivata a concepire un pensiero così.
Meglio interromperlo adesso, il post, prima che prenda una curva ancora più pericolosa.
Ok. Il dj ha deciso. Vado.
Ho addosso il profumo di un abbraccio totalmente inopportuno.
Mi è venuta voglia di prendere a calci tutto e tutti.
Questa parte della storia la conosco. Questa subdola.
La maggior parte della gente pensa: è la mia occasione.
La maggior parte, dico.
Dovevo stare attenta a quello che avrei sognato ma non me lo ricordo, e non era nemmeno qualcosa di definito. Tutte immagini fugaci da oblio. La tenda ha fatto un tuffo nel secchio con l'acqua e non me ne sono accorta. Certe volte meglio correre con le dita piene di polvere a fare una telefonata, piuttosto che tralasciare e andare avanti.
In questa circostanza il mio dj personale è confuso e non sa quale canzone mi farebbe più male. Quando mi si fa del male, ci vedo meglio, forse è una forma di masochismo. Ma mi pare tutto più "vero". Non so come sia mai arrivata a concepire un pensiero così.
Meglio interromperlo adesso, il post, prima che prenda una curva ancora più pericolosa.
Ok. Il dj ha deciso. Vado.
Wednesday, July 02, 2008
Siamo probabilmente finiti in un'era post-bellica o post-maremoto o post-qualsiasialtracosa. Le mie frasi si arenano al soggetto, non vanno avanti ma non per colpa mia. O per colpa di chi. Il motivo è che sinceramente corrono sulla moquette tra gli armadi scorrevoli e rimangono lì a organizzare macabri sabba, poi si dissolvono quando arriva il giorno successivo, forse pure prima. Non vogliono scendere dalla moquette, non si rassegnano ad usare una sedia.
Ho provato a convincerle.
Ma il fatto è che più passa il tempo più dedicano la loro inconsistenza non più alla scia delle parole, dei movimenti, dei gesti delle persone, ma alla forma delle cose, quella che le cose lasciano nel vento, nella migliore delle ipotesi sperano di disinnescare la potenziale inconsistenza in una sagoma precisa, ma rimane un'ipotesi.
Un'ipotesi da mille maledizioni - che a volte penso, quando guardo quello che mi succede, si riversino davvero goccia a goccia tutte insieme per far traboccare un eventuale vaso - lo penso a volte. Un'ipotesi accreditata che a me sembra l'ennesima presa in giro, però è accreditata, che volete farci.
Non ho idea di come, del perché, del percome, ma le cose succedono.
Succedono come un sasso nell'acqua.
Ho provato a convincerle.
Ma il fatto è che più passa il tempo più dedicano la loro inconsistenza non più alla scia delle parole, dei movimenti, dei gesti delle persone, ma alla forma delle cose, quella che le cose lasciano nel vento, nella migliore delle ipotesi sperano di disinnescare la potenziale inconsistenza in una sagoma precisa, ma rimane un'ipotesi.
Un'ipotesi da mille maledizioni - che a volte penso, quando guardo quello che mi succede, si riversino davvero goccia a goccia tutte insieme per far traboccare un eventuale vaso - lo penso a volte. Un'ipotesi accreditata che a me sembra l'ennesima presa in giro, però è accreditata, che volete farci.
Non ho idea di come, del perché, del percome, ma le cose succedono.
Succedono come un sasso nell'acqua.
Tuesday, June 17, 2008
Monday, June 16, 2008
Tutti questi mondi diversi e c'è per di più sempre l'ottuso di turno col millimetro a spiare quelli degli altri, il *suo* millimetro.
Io ho l'opinione che le unità di misura non servono a nulla e non c'è altra scelta che affidarsi all'empirismo delle proprie percezioni, per quanto io abbia di fatto finestre chiuse, avevo finestre chiuse, ho provato ad aprirle, ci provo, e provo a sporgermi un po'.
Che forse era obiettivamente tanto tempo che non mi riusciva.
Che forse nemmeno mi è riuscito, però mi colpisce la relatività, e in maniera stridente, del tipo: la relatività della velocità di una moto. La relatività del tempo.
Ho la sensazione di aver ricostruito l'inevitabile piccolezza.
La piccolezza dei miei occhi, la piccolezza di me per non parlare della piccolezza delle persone che parlano di me in un certo modo. O di quelle che per anni periodicamente si divertono a camuffarsi la voce per telefono.
In definitiva, la piccolezza di me calpestata e rimasta così.
Una piccola piccolezza sotto il sole, vicino al mare, in un'estate-anniversario che comunque sia mi rimane addosso.
Una piccolezza tra le tante.
Mi insegnano ad ogni modo che sono le piccolezze a cambiare il mondo.
Un proverbio giapponese dice che tutti i viaggi più lunghi iniziano ad un solo passo.
Dragonflies mi aleggiano ancora sulla testa. You're right.
Non m'interessa avere ragione, quando lo so.
Io ho l'opinione che le unità di misura non servono a nulla e non c'è altra scelta che affidarsi all'empirismo delle proprie percezioni, per quanto io abbia di fatto finestre chiuse, avevo finestre chiuse, ho provato ad aprirle, ci provo, e provo a sporgermi un po'.
Che forse era obiettivamente tanto tempo che non mi riusciva.
Che forse nemmeno mi è riuscito, però mi colpisce la relatività, e in maniera stridente, del tipo: la relatività della velocità di una moto. La relatività del tempo.
Ho la sensazione di aver ricostruito l'inevitabile piccolezza.
La piccolezza dei miei occhi, la piccolezza di me per non parlare della piccolezza delle persone che parlano di me in un certo modo. O di quelle che per anni periodicamente si divertono a camuffarsi la voce per telefono.
In definitiva, la piccolezza di me calpestata e rimasta così.
Una piccola piccolezza sotto il sole, vicino al mare, in un'estate-anniversario che comunque sia mi rimane addosso.
Una piccolezza tra le tante.
Mi insegnano ad ogni modo che sono le piccolezze a cambiare il mondo.
Un proverbio giapponese dice che tutti i viaggi più lunghi iniziano ad un solo passo.
Dragonflies mi aleggiano ancora sulla testa. You're right.
Non m'interessa avere ragione, quando lo so.
Wednesday, June 11, 2008
Una giornata che vede un pizzico di follia in ciascuno.
Che finisce parlando con una persona che non vedi da molto e che ti viene voglia di abbracciarla. Scopri d'un tratto che non sei l'unica che ha un rapporto strano col tempo-
-a dirla tutta, non sei l'unica che ha fatto certi percorsi.
Per questo mi viene in mente che è un paradosso, perché fuggire da un posto in cui non ci si sentiva a proprio agio per rifugiarsi in un altro più congeniale, e poi scoprire che il primo era quello a conti fatti più "ragionevole".
Più familiare.
Mi sa che è un paradosso comune, mi sa che ne sentiremo ancora parlare.
Forse è per quel pizzico di follia di cui sopra che mi sento più normale. Fatto sta che oggi va così. Che le playlist nella mia mente si aggiornano anche con una cosa da poco.
Fatto sta che ho appena lanciato il solito inutile sasso. Che mi sto chiedendo che persona è quest'elenie degli ultimi tempi su un blog che non esiste più.
Il blog che non esiste più come piattaforma, è un'entità che io non percepisco.
Sono rimaste solo le parole a galleggiare. Ci metto sempre meno tempo a scriverle, le lascio andare via come bolle di sapone. Le parole di elenie, nell'aria.
Che finisce parlando con una persona che non vedi da molto e che ti viene voglia di abbracciarla. Scopri d'un tratto che non sei l'unica che ha un rapporto strano col tempo-
-a dirla tutta, non sei l'unica che ha fatto certi percorsi.
Per questo mi viene in mente che è un paradosso, perché fuggire da un posto in cui non ci si sentiva a proprio agio per rifugiarsi in un altro più congeniale, e poi scoprire che il primo era quello a conti fatti più "ragionevole".
Più familiare.
Mi sa che è un paradosso comune, mi sa che ne sentiremo ancora parlare.
Forse è per quel pizzico di follia di cui sopra che mi sento più normale. Fatto sta che oggi va così. Che le playlist nella mia mente si aggiornano anche con una cosa da poco.
Fatto sta che ho appena lanciato il solito inutile sasso. Che mi sto chiedendo che persona è quest'elenie degli ultimi tempi su un blog che non esiste più.
Il blog che non esiste più come piattaforma, è un'entità che io non percepisco.
Sono rimaste solo le parole a galleggiare. Ci metto sempre meno tempo a scriverle, le lascio andare via come bolle di sapone. Le parole di elenie, nell'aria.
Tuesday, June 10, 2008
Questa volta lo ammetto. Mi sento stanca. Addormentarmi tra i libri e non *su* i libri è una cosa che ho considerato per più di un momento prima di trovare l'augusta e comoda sedia in attesa della mia catalessi di qualche minuto, nella sala che ha una pressione atmosferica tutta sua, divisa dal mondo esterno. Fissare il sottoscala con nella testa i seguenti pensieri 1) quanto è bianco 2) quanti fogli di carta nell'interstizio del pianerottolo superiore. 3) allora qualche persona carina c'è in giro. E poi: 1) sorridere. 2) sentire il movimento strano delle pupille che si storcono come neanche Venere 3) nulla. Una manciata di minuti di nulla completo.
Mi sono rimessa in moto all'improvviso e adesso: sono stanca ma sveglia, come sempre, ma più che sveglia direi "svegliata", che è una cosa che mi succede ogni tanto, a intervalli forse più regolari di quel che penso. Mi rendo conto di dove sto andando, del tempo che ci impiego. Mi sale la voglia mefistofelica di lanciare un sasso sulla superficie dell'acqua, mi prude la mano e--mi trattengo ancora un po'.
Può darsi che mi riassopisca. Senza bisogno di riposarmi, nonostante sia stanca.
Mi sono rimessa in moto all'improvviso e adesso: sono stanca ma sveglia, come sempre, ma più che sveglia direi "svegliata", che è una cosa che mi succede ogni tanto, a intervalli forse più regolari di quel che penso. Mi rendo conto di dove sto andando, del tempo che ci impiego. Mi sale la voglia mefistofelica di lanciare un sasso sulla superficie dell'acqua, mi prude la mano e--mi trattengo ancora un po'.
Può darsi che mi riassopisca. Senza bisogno di riposarmi, nonostante sia stanca.
Saturday, June 07, 2008
Thursday, June 05, 2008
Scemenze da non dire.
"Mi era sembrato di sentire qualcuno in bagno" equivarrebbe a dire "sento le voci", che equivarrebbe, per l'interlocutrice in questione, a un "ecco l'ennesima matta in libertà". Non dev'essere comunque facile per chi ha una certa età e gira con una bottiglia d'acqua in una busta.
Sono io quella col cervello ancora malleabile. Non il di lei brutto muso.
Io quella che si storce come un chewing gum. Segregata in una zona dove gli scaffali scorrevoli carichi di libri si mettono in moto da soli, aprire un libro e trovarci curiosamente un segnalibro alla pagina "possessione demoniaca". Sono cose che rimangono nei secoli, come lo svegliarsi di soprassalto con nelle narici l'odore caratteristico degli ospedali. Sentirlo nei capelli, sulla pelle, come una contaminazione di cui non ci si è accorti.
Sono stressata senza saperlo, sento che lo constatano ma a me non sembra.
Lo constatano i rumori dei martelli delle pialle delle pietre che cadono che mi fanno sobbalzare, lo constatano le lenzuola bianche sul cuore.
Ma non è stress.
E' diverso, è avere in circolo le cose e non sentire il tempo, è una paura ma più che una paura è un'ansia. E' un capire. Un toccare con pelle. Un indagare.
Come quegli occhi che conosco che stavano presenti lì nel bar col barista di santo domingo.
Un non sentire il momento che arriva...
"Mi era sembrato di sentire qualcuno in bagno" equivarrebbe a dire "sento le voci", che equivarrebbe, per l'interlocutrice in questione, a un "ecco l'ennesima matta in libertà". Non dev'essere comunque facile per chi ha una certa età e gira con una bottiglia d'acqua in una busta.
Sono io quella col cervello ancora malleabile. Non il di lei brutto muso.
Io quella che si storce come un chewing gum. Segregata in una zona dove gli scaffali scorrevoli carichi di libri si mettono in moto da soli, aprire un libro e trovarci curiosamente un segnalibro alla pagina "possessione demoniaca". Sono cose che rimangono nei secoli, come lo svegliarsi di soprassalto con nelle narici l'odore caratteristico degli ospedali. Sentirlo nei capelli, sulla pelle, come una contaminazione di cui non ci si è accorti.
Sono stressata senza saperlo, sento che lo constatano ma a me non sembra.
Lo constatano i rumori dei martelli delle pialle delle pietre che cadono che mi fanno sobbalzare, lo constatano le lenzuola bianche sul cuore.
Ma non è stress.
E' diverso, è avere in circolo le cose e non sentire il tempo, è una paura ma più che una paura è un'ansia. E' un capire. Un toccare con pelle. Un indagare.
Come quegli occhi che conosco che stavano presenti lì nel bar col barista di santo domingo.
Un non sentire il momento che arriva...
Sunday, June 01, 2008
Il corpo è una marionetta, nient'altro che una marionetta.
Qualcosa da manipolare con una gran quantità di risultati, da trasformare, da utilizzare, tutto dipende dall'esperienza della mano, dalla sua mobilità-
-dalla sua crudeltà, dalla sua fermezza-
e i crolli e le bufere e i vaffa.
Lasciando stare le plastiche al cervello i piercing all'unghia la prostituzione con gli orsi bruni,
c'è molto altro.
E ora no che non è il momento per nulla.
Qualcosa da manipolare con una gran quantità di risultati, da trasformare, da utilizzare, tutto dipende dall'esperienza della mano, dalla sua mobilità-
-dalla sua crudeltà, dalla sua fermezza-
e i crolli e le bufere e i vaffa.
Lasciando stare le plastiche al cervello i piercing all'unghia la prostituzione con gli orsi bruni,
c'è molto altro.
E ora no che non è il momento per nulla.
~Le tue onde regolate in una stanza
Col permesso di trasmettere e il divieto di parlare
E ogni giorno un altro giorno da scontare
Com'è che non riesci più a volare
Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
(...)
Col tuo freddo di campagna e il divieto di sudare
E più niente per poterti vergognare
Com'è che non riesci più a volare...~
Thursday, May 29, 2008
La mia borsa non somiglia alla borsa media di una donna.
Non la metto in condizione di contenere il possibile e l'impossibile come fa la media delle donne. Nella mia, le cose, si lasciano andare come in un gorgo nel bel mezzo dell'oceano e in ogni caso non sono mai abbastanza, non sono mai presenti al momento giusto, trovano sempre il modo di defilarsi. E' una borsa troppo grande e troppo vuota.
Sarà per questo che non riesco.
Sarà per questa filosofia che.
Che mi devo sforzare. E non mi muovo. E tutto resta così.
Non la metto in condizione di contenere il possibile e l'impossibile come fa la media delle donne. Nella mia, le cose, si lasciano andare come in un gorgo nel bel mezzo dell'oceano e in ogni caso non sono mai abbastanza, non sono mai presenti al momento giusto, trovano sempre il modo di defilarsi. E' una borsa troppo grande e troppo vuota.
Sarà per questo che non riesco.
Sarà per questa filosofia che.
Che mi devo sforzare. E non mi muovo. E tutto resta così.
Tuesday, May 27, 2008
"scrivile sull'acqua le tue poesie" e squilla il telefono.
Un pranzo a base di frutta, o meglio a base di quegli aromi precostituiti che prima o poi sostituiranno sulle nostre papille gustative gli aromi quelli naturali, quelli che non esistono più e non so se è un luogo comune, comunque sembrano perduti come un milione di altre cose. Io che vorrei mangiare un'albicocca che sappia di albicocca e io le adoro le albicocche, una mela che sia una mela vera e non di cartapesta. Comunque un pranzo fresco, fresco di fabbrica e fresco restauratore.
Mi chiedo che fine abbiano fatto le parole per me,
i significati per me, gli sguardi per me,
- io ci provo a fare finta di nulla e camminare mediamente, cioè muovermi nella media senza farci troppo caso, però è vero che così sarebbe una prospettiva complessivamente dura -
quelle cascate d'acqua che mi aspettano dall'alto,
quelle cose che ci devono stare che sono fatte apposta
apposta per controbilanciare quelle giornate che ti salutano a stento che non sopportano se hai una voce roca e un po' stanca alle 13 con questo caldo, che hai una visione traballante asociale nervosa perché non senti nulla, perché non sei *come tutti*, e la confidenza è talmente illusoria che ti fa sentire sporca piuttosto che soddisfatta, quel senso di colpa che non tollero più, e tutta questa roba.
Direi: fermi tutti, tirate in fuori le tasche (fa troppo caldo per avere delle tasche, questo è vero). Mani sopra la testa e mostratemi cosa avete arraffato, sono sicura che avete della roba per me e la pretendo, perché l'estate è arrivata, o ne è arrivato un accenno bello consistente e anche in quel caso ci rimane assai poco visto come corre il calendario.
Quasi quasi mi fa più paura che sia già arrivata, già così.
Già adesso come un faro che ti strepita addosso "beccata". Non mi sento pronta quasi mai.
Mi fa più paura che piacere - il piacere di pensare a dove la voglio passare, stesa su quale prato o all'ombra di quale frasca, se a due o tre passi da casa. Però mi fa paura perché arriva prima di me, questo è certo, mentre sto ancora sistemando libri con la faccia impolverata e studiando a tempo perso oppure parlando attraverso bolle d'aria vuote, e arrivando prima di me mi sorprenderà infilandomi un cubetto di ghiaccio nella t-shirt, mi spezzerà il respiro. E quando avrò il momento di riprendere a pensare, mi sarò ripulita le corde vocali dalla polvere giornaliera e penserò ad un'eventuale Spagna,
quello è il momento,
sarà il momento in cui niente sarà più come prima.
Via.
Un pranzo a base di frutta, o meglio a base di quegli aromi precostituiti che prima o poi sostituiranno sulle nostre papille gustative gli aromi quelli naturali, quelli che non esistono più e non so se è un luogo comune, comunque sembrano perduti come un milione di altre cose. Io che vorrei mangiare un'albicocca che sappia di albicocca e io le adoro le albicocche, una mela che sia una mela vera e non di cartapesta. Comunque un pranzo fresco, fresco di fabbrica e fresco restauratore.
Mi chiedo che fine abbiano fatto le parole per me,
i significati per me, gli sguardi per me,
- io ci provo a fare finta di nulla e camminare mediamente, cioè muovermi nella media senza farci troppo caso, però è vero che così sarebbe una prospettiva complessivamente dura -
quelle cascate d'acqua che mi aspettano dall'alto,
quelle cose che ci devono stare che sono fatte apposta
apposta per controbilanciare quelle giornate che ti salutano a stento che non sopportano se hai una voce roca e un po' stanca alle 13 con questo caldo, che hai una visione traballante asociale nervosa perché non senti nulla, perché non sei *come tutti*, e la confidenza è talmente illusoria che ti fa sentire sporca piuttosto che soddisfatta, quel senso di colpa che non tollero più, e tutta questa roba.
Direi: fermi tutti, tirate in fuori le tasche (fa troppo caldo per avere delle tasche, questo è vero). Mani sopra la testa e mostratemi cosa avete arraffato, sono sicura che avete della roba per me e la pretendo, perché l'estate è arrivata, o ne è arrivato un accenno bello consistente e anche in quel caso ci rimane assai poco visto come corre il calendario.
Quasi quasi mi fa più paura che sia già arrivata, già così.
Già adesso come un faro che ti strepita addosso "beccata". Non mi sento pronta quasi mai.
Mi fa più paura che piacere - il piacere di pensare a dove la voglio passare, stesa su quale prato o all'ombra di quale frasca, se a due o tre passi da casa. Però mi fa paura perché arriva prima di me, questo è certo, mentre sto ancora sistemando libri con la faccia impolverata e studiando a tempo perso oppure parlando attraverso bolle d'aria vuote, e arrivando prima di me mi sorprenderà infilandomi un cubetto di ghiaccio nella t-shirt, mi spezzerà il respiro. E quando avrò il momento di riprendere a pensare, mi sarò ripulita le corde vocali dalla polvere giornaliera e penserò ad un'eventuale Spagna,
quello è il momento,
sarà il momento in cui niente sarà più come prima.
Via.
Monday, May 26, 2008
Difficile riuscire a spiegare questa voglia terribile di sfuggire.
Questi tempi di maggio pomeridiani che si scappava per metafora o per sogno e adesso non mi basta più né la metafora né il sogno completamente buio, non c'è un posto per noi.
E le volte come oggi dico soltanto: che sono sfrattata mi vedete tutti ma non avete una graticola adatta per me, mi spiace, mi macchio il vestito pulito e il mio bilico è che vorrei stare in qualsiasi posto che non sia nel mondo, spiacenti.
C'è chi questa cosa la confessa quasi a bassa voce quando nessuno può sentire, si sente di dare una giustificazione del perché si trova mille volte meglio così. Io dico che non ce n'è bisogno.
Dico che in un batter d'occhio trovarsi un suono di sirena d'ambulanza nelle orecchie, dico che respirare polvere di libri o polvere di mura sbriciolate è un continuum imprevedibile e quasi da barzelletta.
Dico che svegliarmi come stamattina, che De Gregori suonava quel che si era un tempo, e scandiva gli pseudo-colpi di stato che avrebbero capovolto questi patetici piccoli regimi inesistenti. Suonava quel che si era
Dico che potrei regalarmi una vacanza o stare qui a guardare.
Dico che. It's hectic and I still don't know.
Questi tempi di maggio pomeridiani che si scappava per metafora o per sogno e adesso non mi basta più né la metafora né il sogno completamente buio, non c'è un posto per noi.
E le volte come oggi dico soltanto: che sono sfrattata mi vedete tutti ma non avete una graticola adatta per me, mi spiace, mi macchio il vestito pulito e il mio bilico è che vorrei stare in qualsiasi posto che non sia nel mondo, spiacenti.
C'è chi questa cosa la confessa quasi a bassa voce quando nessuno può sentire, si sente di dare una giustificazione del perché si trova mille volte meglio così. Io dico che non ce n'è bisogno.
Dico che in un batter d'occhio trovarsi un suono di sirena d'ambulanza nelle orecchie, dico che respirare polvere di libri o polvere di mura sbriciolate è un continuum imprevedibile e quasi da barzelletta.
Dico che svegliarmi come stamattina, che De Gregori suonava quel che si era un tempo, e scandiva gli pseudo-colpi di stato che avrebbero capovolto questi patetici piccoli regimi inesistenti. Suonava quel che si era
Dico che potrei regalarmi una vacanza o stare qui a guardare.
Dico che. It's hectic and I still don't know.
Friday, May 23, 2008
Per la verità non è che avessi in mente tutta una dialettica sullo stare fuori dal mondo. Che io poi ci riesco senza stordirmi, senza dare testate, il che suppongo significhi che ho un cervello piuttosto easy, che funziona quel tanto che basta perché un interruttore si riveli efficace, uno solo, ed è a portata di dito. Oppure che ho una discreta dose di self-control, ma è una cosa che proprio ieri non avrei detto. Ieri che appena fuori visuale mi veniva un capogiro e la voglia di chiudermi lo stomaco con una colata di cemento.
Forse sembro scema e fuori di testa, ma quella volta prima di dormire il suggerimento che è arrivato da dentro l'armadio o da fuori la finestra era che di fatto una verità o almeno, come direbbero i Buddhisti, un certo grado di verità: l'essere stati fuori dal mondo in due, al contempo, e credo che abbia continuato ad essere un dato di fatto possibile o probabile. In 2 insieme, il che sembra paradossale a chi mi conosce e anche a chi non mi conosce, però ricordarmelo, voglio dire, e poi-
E poi basta, lo so che sono una delusione.
La figura genitoriale femminile porta avanti le sue battaglie e parla a un numero imprecisato di spettatori, fosse stato un film americano ci sarebbe stata una colonna sonora d'effetto e gli occhi lucidi. Ma non lo era e anzi probabilmente su una pellicola sarebbero rimaste impresse persino delle disgustose goccioline di sudore.
Era una battaglia che ancora per me presenta dei lati oscuri ma sembra sia tuttavia stata vera, reale quanto Waterloo, una Waterloo in miniatura perché l'effetto psicologico è quello, quasi quasi comincio a pensare che sia vero che in pochi riescono ad esprimersi o a combattere se non per liberarsi mani e piedi.
Che nessuno centra mai l'argomento e gira intorno e fa tutt'altro, come leggevo ieri qui, si attacca la tua fronte spaziosa e le tue orecchie a sventola e ci si sente eroi.
Eroi sulla munnezza, tanto per restare in tema.
Forse sembro scema e fuori di testa, ma quella volta prima di dormire il suggerimento che è arrivato da dentro l'armadio o da fuori la finestra era che di fatto una verità o almeno, come direbbero i Buddhisti, un certo grado di verità: l'essere stati fuori dal mondo in due, al contempo, e credo che abbia continuato ad essere un dato di fatto possibile o probabile. In 2 insieme, il che sembra paradossale a chi mi conosce e anche a chi non mi conosce, però ricordarmelo, voglio dire, e poi-
E poi basta, lo so che sono una delusione.
La figura genitoriale femminile porta avanti le sue battaglie e parla a un numero imprecisato di spettatori, fosse stato un film americano ci sarebbe stata una colonna sonora d'effetto e gli occhi lucidi. Ma non lo era e anzi probabilmente su una pellicola sarebbero rimaste impresse persino delle disgustose goccioline di sudore.
Era una battaglia che ancora per me presenta dei lati oscuri ma sembra sia tuttavia stata vera, reale quanto Waterloo, una Waterloo in miniatura perché l'effetto psicologico è quello, quasi quasi comincio a pensare che sia vero che in pochi riescono ad esprimersi o a combattere se non per liberarsi mani e piedi.
Che nessuno centra mai l'argomento e gira intorno e fa tutt'altro, come leggevo ieri qui, si attacca la tua fronte spaziosa e le tue orecchie a sventola e ci si sente eroi.
Eroi sulla munnezza, tanto per restare in tema.
Wednesday, May 21, 2008
Il ticchettio dei tasti ha un sapore differente anche solo cambiando stanza.
Così come il click di un mouse se misurato nell'acustica di un altro ambiente. Li modulo più discreti per non svegliare, ma di per sé farebbero meno rumore o si perderebbero più facilmente rimbalzando su una parete più ampia e spoglia o si mescolerebbe al suono della tv o ai tonfi di un martello, al ronzio di un trapano o qualsiasi altro aggeggio.
La metafora qui è quasi immediata e la tratterrei volentieri se potessi.
Metafora col mondo, metafora con il tempo di una vita e la ridimensione delle cose. Magari anche questo mi farà riflettere, forse, in un futuro, quando non avrò più a che fare con polvere di libri e/o di muri sgretolati e colate di cemento che filtrano giù lungo le pareti. Da tossire e tossire ancora, per adesso. Tossire senza altro d'interessante.
Ieri ho pensato che c'è modo e modo di stare fuori dal tempo.
C'è modo e modo. E io ne conosco uno, ma ne posso immaginare altri che non lo so.
Che non lo so se.
Altri che sono qualcosa di completamente diverso e neanche tanto male. Proprio no.
Così come il click di un mouse se misurato nell'acustica di un altro ambiente. Li modulo più discreti per non svegliare, ma di per sé farebbero meno rumore o si perderebbero più facilmente rimbalzando su una parete più ampia e spoglia o si mescolerebbe al suono della tv o ai tonfi di un martello, al ronzio di un trapano o qualsiasi altro aggeggio.
La metafora qui è quasi immediata e la tratterrei volentieri se potessi.
Metafora col mondo, metafora con il tempo di una vita e la ridimensione delle cose. Magari anche questo mi farà riflettere, forse, in un futuro, quando non avrò più a che fare con polvere di libri e/o di muri sgretolati e colate di cemento che filtrano giù lungo le pareti. Da tossire e tossire ancora, per adesso. Tossire senza altro d'interessante.
Ieri ho pensato che c'è modo e modo di stare fuori dal tempo.
C'è modo e modo. E io ne conosco uno, ma ne posso immaginare altri che non lo so.
Che non lo so se.
Altri che sono qualcosa di completamente diverso e neanche tanto male. Proprio no.
Saturday, May 17, 2008
Pensavo che ho dipinto e rimescolato i colori della tavolozza in un angolo di sala tutto illuminato e riparato da rumori, poi sono entrati dalla finestra dei petali leggeri e li ho visti ondeggiare fuori da me. A volte ho un piccolo paradiso ma senza nessuna pretesa mi lascia incantata e poi svanisce ed è da non credere.
E tutto il resto del tempo mi lascio preda delle temperature elevate, dei giorni numerati, delle assenze dalle stanze assegnate, delle ore adatte allo studio - perché lo studio ha delle ore programmate - che adesso sto allegramente ignorando, del fatto che non so nemmeno io cosa avevo in mente quando sono scesa con la macchina fotografica e tantomeno dopo quando mi sono imposta di non svegliarmi troppo, di vedermi bibliotecaria, di raggiungere un'idea sensata con gli indizi che ho a disposizione, soprattutto di essere pronta - di esserlo per alzare la voce nel caso il momento l'avesse richiesto per poi successivamente convincermi che non mi sarà richiesto affatto.
E tutto il resto del tempo mi lascio preda delle temperature elevate, dei giorni numerati, delle assenze dalle stanze assegnate, delle ore adatte allo studio - perché lo studio ha delle ore programmate - che adesso sto allegramente ignorando, del fatto che non so nemmeno io cosa avevo in mente quando sono scesa con la macchina fotografica e tantomeno dopo quando mi sono imposta di non svegliarmi troppo, di vedermi bibliotecaria, di raggiungere un'idea sensata con gli indizi che ho a disposizione, soprattutto di essere pronta - di esserlo per alzare la voce nel caso il momento l'avesse richiesto per poi successivamente convincermi che non mi sarà richiesto affatto.
Monday, May 12, 2008
Se fosse vero che un battito d'ali provocherebbe un terremoto dall'altra parte del mondo, allora qui per forza di cose deve aver battuto le ali forse più di una farfalla. Ma io non l'ho vista e al contrario sento quell'aria pesante e strana che si dice che preceda, di solito, un evento sismico. E' come avvertire i sintomi di una cosa che magari avviene soltanto molto lontano.
Che peraltro è un copione che già mi è in qualche modo noto.
Mi sento al centro di un ciclo strano tra alba e tramonto, una nascita e una morte. Che tra l'altro si colloca in un'età di mezzo, mezzo secolo, e non sono abbastanza idealista da pensare che cambierà il corso delle cose nella testa di qualcuno.
Ho la sensazione che di queste correnti che mi girino intorno nessuna sia mia, ma proprio nessuna, tantomeno questa rotaia sgangherata che ancora mi vede incanalata probabilmente ancora per poco.
E' un giorno che si trascina pesante, svogliato, un poco sofferente sotto le corone di fiori.
Non sono sentimentale, o almeno non esageratamente, eppure qualche volta per vedere un sorriso in più è necessario e allora ho da recuperare qualcosa.
Appena mi sarò ripresa fisicamente.
Per qualche ora ho dimenticato tutto. Ho dimenticato l'ironia delle cose che mi succedono. La terra che ci sporca imbrattata di sputo vecchio e nuovo. La solitudine. Ho dimenticato non con la baldanza di chi gioca alla cavallina. Proprio obliato come un lungo sonno.
Che tanto passerà.
Che peraltro è un copione che già mi è in qualche modo noto.
Mi sento al centro di un ciclo strano tra alba e tramonto, una nascita e una morte. Che tra l'altro si colloca in un'età di mezzo, mezzo secolo, e non sono abbastanza idealista da pensare che cambierà il corso delle cose nella testa di qualcuno.
Ho la sensazione che di queste correnti che mi girino intorno nessuna sia mia, ma proprio nessuna, tantomeno questa rotaia sgangherata che ancora mi vede incanalata probabilmente ancora per poco.
E' un giorno che si trascina pesante, svogliato, un poco sofferente sotto le corone di fiori.
Non sono sentimentale, o almeno non esageratamente, eppure qualche volta per vedere un sorriso in più è necessario e allora ho da recuperare qualcosa.
Appena mi sarò ripresa fisicamente.
Per qualche ora ho dimenticato tutto. Ho dimenticato l'ironia delle cose che mi succedono. La terra che ci sporca imbrattata di sputo vecchio e nuovo. La solitudine. Ho dimenticato non con la baldanza di chi gioca alla cavallina. Proprio obliato come un lungo sonno.
Che tanto passerà.
Thursday, May 08, 2008
Essere in grado di confondere gli oroscopi non è da poco. Confondere le persone, mi succede abbastanza spesso. C'è da dire che è un caso se c'è un punto d'incontro metropolitano, ed è ancora più raro che sia un incrocio in cui incontrare chi passa di lì e chi passa di là.
Può darsi che sia un'impalcatura fragile, una cosa stupida, a tenermi diritta come una colonna vertebrale tarocca. Può darsi che sia un altro modo d'ingannare il tempo, come diceva quella persona lì. Si diventa esperti, si parla di questo e quello e poi bruscamente si viene interrotti.
Ho una sensazione estremamente ambivalente verso i cambiamenti polverosi dentro casa, di quelli che hai bisogno di un mucchio di gente in giro che sparge una quantità di polvere equivalente al peso della tua sacra persona. Che altro dire, ambivalente è tutto.
Andare a dormire che già si preannuncia cattiva, in qualche modo amara. Significa che quando si capisce il perché di quest'amaro, quando si centra l'argomento, restarci in quel modo lì è il segnale, vero?
In un certo senso so già tutto e oggi mi sembra una conferma che lo sfiorare dei polpastrelli possa esser fine a se stesso.
A quanto pare ci sono in giro parecchie figure evanescenti, ciascuna di un'evanescenza tutta sua. Ed aggirarsi tra questi sospiri d'aria fa sì che ci si senta scomodi, con strane sensazioni tatuate da mani sconosciute tipo cerchi nel grano. Una lingua che non parli, direbbe una canzone. Ma non è esattamente così. E' solo che l'hai dimenticata in un punto più antico e inaccessibile, persino antecedente alla memoria.
Un giorno mi daranno ragione, ammetteranno che il mondo non ha capito un tubo.
Dal ponte della nave al tramonto c'è uno di quei sensi di pace impagabili come un reato. E certi reati non cadono mai in prescrizione: esiste un luogo in cui la giustizia funziona ancora.
Sì. Il biglietto c'è. Questa cosa mi piace.
Può darsi che sia un'impalcatura fragile, una cosa stupida, a tenermi diritta come una colonna vertebrale tarocca. Può darsi che sia un altro modo d'ingannare il tempo, come diceva quella persona lì. Si diventa esperti, si parla di questo e quello e poi bruscamente si viene interrotti.
Ho una sensazione estremamente ambivalente verso i cambiamenti polverosi dentro casa, di quelli che hai bisogno di un mucchio di gente in giro che sparge una quantità di polvere equivalente al peso della tua sacra persona. Che altro dire, ambivalente è tutto.
Andare a dormire che già si preannuncia cattiva, in qualche modo amara. Significa che quando si capisce il perché di quest'amaro, quando si centra l'argomento, restarci in quel modo lì è il segnale, vero?
In un certo senso so già tutto e oggi mi sembra una conferma che lo sfiorare dei polpastrelli possa esser fine a se stesso.
A quanto pare ci sono in giro parecchie figure evanescenti, ciascuna di un'evanescenza tutta sua. Ed aggirarsi tra questi sospiri d'aria fa sì che ci si senta scomodi, con strane sensazioni tatuate da mani sconosciute tipo cerchi nel grano. Una lingua che non parli, direbbe una canzone. Ma non è esattamente così. E' solo che l'hai dimenticata in un punto più antico e inaccessibile, persino antecedente alla memoria.
Un giorno mi daranno ragione, ammetteranno che il mondo non ha capito un tubo.
Dal ponte della nave al tramonto c'è uno di quei sensi di pace impagabili come un reato. E certi reati non cadono mai in prescrizione: esiste un luogo in cui la giustizia funziona ancora.
Sì. Il biglietto c'è. Questa cosa mi piace.
~The end's not near
It's here
Hallelujah
Spread the cheer
And watch the millenarians
Throw a party for a thousand years~
Sunday, May 04, 2008
Rileggevo il mio ultimo post e pensavo una cosa dal mezzo del groviglio di questi neuroni annodati, che ogni giorno vivono almeno un po' di questa domenica pomeriggio qui, inutilmente piena di luce che fa spavento come un pugno che ammacca la cassa toracica.
Spavento in verità come un sacco di altri momenti che sono dei negativi di fotografia incollati sotto le palpebre.
Ho pensato, -ticchettio inutile di orologio che sì, lo so, prima o poi mi toccherà tornare a quel che sto facendo-, dicevo, ho pensato a quel momento che
quella frenesia inspiegabilmente acuta e interna e multicolore sarà tramutata in un urlo-
che la mia decenza e il mio decoro e la mia compostezza mi devono pur concedere
-anzi, lo pretenderò-
un urlo di quelli tipo appoggiare la mano su una pietra e sgretolarla come una farina.
Risolutivo, ecco.
Una cosa risolutiva come poche.
tanto sarò muta ancora per un pezzo.
Spavento in verità come un sacco di altri momenti che sono dei negativi di fotografia incollati sotto le palpebre.
Ho pensato, -ticchettio inutile di orologio che sì, lo so, prima o poi mi toccherà tornare a quel che sto facendo-, dicevo, ho pensato a quel momento che
quella frenesia inspiegabilmente acuta e interna e multicolore sarà tramutata in un urlo-
che la mia decenza e il mio decoro e la mia compostezza mi devono pur concedere
-anzi, lo pretenderò-
un urlo di quelli tipo appoggiare la mano su una pietra e sgretolarla come una farina.
Risolutivo, ecco.
Una cosa risolutiva come poche.
tanto sarò muta ancora per un pezzo.
Thursday, May 01, 2008
Uno strano momento. Una battuta stupidissima risate a poco prezzo e gli occhi lucidi. L'aroma del caffé stava iniziando a venire fuori e intanto le risate sono diventate simili a un pianto. Ridere e piangere di sollievo, di liberazione, d'isteria. Qualcosa di simile a quella voglia di pigliare a schiaffi qualcuno oppure a quell'euforia patologica di quel giorno di ottobre -che non scordo mai-, vomitato fuori così. Senza riuscire a fermarsi.
Credo che non basterebbe una risma di fogli di carta a spiegare quel che di fatto non ha spiegazione e non credo nemmeno che sia colpa della notte passata a fare follie in compagnia dell'emicrania.
Mi guardo il concerto del primo maggio.
Credo che non basterebbe una risma di fogli di carta a spiegare quel che di fatto non ha spiegazione e non credo nemmeno che sia colpa della notte passata a fare follie in compagnia dell'emicrania.
Mi guardo il concerto del primo maggio.
Tuesday, April 29, 2008
Ho abortito diversi post qui sopra.
Il rischio di questo blog è il non riuscire e in verità il non potere distinguere il generale dal particolare.
Non mi convince(va) ciò che ho in testa, e nemmeno come ho cercato di scriverlo. Sotto certi aspetti è ancora così. Una cosa: mi devo segnare che ogni tanto avercela col mondo intero con se stessi i capelli il fiato la formulazione sonora verbale la gestualità le angolazioni geometriche, può essere salutare. Fare la bambola in un angolo della stanza. Senza parlare, che tanto non ti ascoltano lo stesso.
Le pareti. Osservare che quelle di casa sono/erano così spesse e solide, non so perché. Non riuscire a mordere nessun tipo di istante tra quelli a disposizione, e nemmeno a ignorare una virgola del rapporto di indagine che il cervello ha redatto da qualche parte.
Io non mi ci vedo a fare qualche lavoro d'ufficio o qualcosa che esuli dalla manualità. Potrei impazzire. Guardando un servizio in tv ho pensato che mi accontenterei di una cosa come: costruire monili fatti con qualunque oggetto. Pezzi improbabili scarti pietre vetro quello buono legno ossidiana. Mi piacerebbe avere qualcosa fatto d'ossidiana.
Non sprecherò granelli di tempo a spolverare chincaglierie conservate in un mobile a vetro. L'ho già detto una volta? Riporrò tutto in uno scatolone e poi forse ogni tanto guarderò qualcosa. Oppure porterò tutto a qualche mercatino delle pulci.
Per esempio, incontrare una persona, una vecchia conoscenza, il che ti fa visibilmente piacere e notare che dall'altra parte si viene notati a stento.
L'elenie è una parabola irregolare, dovrebbero studiare una funzione apposta che secondo me non esiste. Diventerebbe il paradosso del nuovo secolo, di quelli che per anni non hanno soluzione: la funzione di elenie.
"hircum pecoris ducem". I corsi e ricorsi storici. Ahahah. basta guardare la situazione politica. Tutto questo chissà perché mi fa venire in mente: chissà se qualcuno ha mai scritto una canzone in latino? Esclusi i canti gregoriani si intende.
Reminescenze di scuola.
Succedono piccoli frammenti di pietra in un frullatore che è il mio cervello.
Succede che, se continuo così, quando mi pioverà qualcosa d'altro che i piccoli frammenti di pietra di cui sopra non avrò più parole che esulino dalla banalità-
-e probabilmente sarà in quel preciso istante che smetterò di scrivere.
Succede che
soffi d'aria scambiati per echi. e basta.
--
P.S.: diecimila volte meglio bloccarsi e bestemmiare davanti a una frase in giapponese incomprensibile che davanti a una in latino. Lo ripeterò all'infinito.
Il rischio di questo blog è il non riuscire e in verità il non potere distinguere il generale dal particolare.
Non mi convince(va) ciò che ho in testa, e nemmeno come ho cercato di scriverlo. Sotto certi aspetti è ancora così. Una cosa: mi devo segnare che ogni tanto avercela col mondo intero con se stessi i capelli il fiato la formulazione sonora verbale la gestualità le angolazioni geometriche, può essere salutare. Fare la bambola in un angolo della stanza. Senza parlare, che tanto non ti ascoltano lo stesso.
Le pareti. Osservare che quelle di casa sono/erano così spesse e solide, non so perché. Non riuscire a mordere nessun tipo di istante tra quelli a disposizione, e nemmeno a ignorare una virgola del rapporto di indagine che il cervello ha redatto da qualche parte.
Io non mi ci vedo a fare qualche lavoro d'ufficio o qualcosa che esuli dalla manualità. Potrei impazzire. Guardando un servizio in tv ho pensato che mi accontenterei di una cosa come: costruire monili fatti con qualunque oggetto. Pezzi improbabili scarti pietre vetro quello buono legno ossidiana. Mi piacerebbe avere qualcosa fatto d'ossidiana.
Non sprecherò granelli di tempo a spolverare chincaglierie conservate in un mobile a vetro. L'ho già detto una volta? Riporrò tutto in uno scatolone e poi forse ogni tanto guarderò qualcosa. Oppure porterò tutto a qualche mercatino delle pulci.
Per esempio, incontrare una persona, una vecchia conoscenza, il che ti fa visibilmente piacere e notare che dall'altra parte si viene notati a stento.
L'elenie è una parabola irregolare, dovrebbero studiare una funzione apposta che secondo me non esiste. Diventerebbe il paradosso del nuovo secolo, di quelli che per anni non hanno soluzione: la funzione di elenie.
"hircum pecoris ducem". I corsi e ricorsi storici. Ahahah. basta guardare la situazione politica. Tutto questo chissà perché mi fa venire in mente: chissà se qualcuno ha mai scritto una canzone in latino? Esclusi i canti gregoriani si intende.
Reminescenze di scuola.
Succedono piccoli frammenti di pietra in un frullatore che è il mio cervello.
Succede che, se continuo così, quando mi pioverà qualcosa d'altro che i piccoli frammenti di pietra di cui sopra non avrò più parole che esulino dalla banalità-
-e probabilmente sarà in quel preciso istante che smetterò di scrivere.
Succede che
soffi d'aria scambiati per echi. e basta.
--
P.S.: diecimila volte meglio bloccarsi e bestemmiare davanti a una frase in giapponese incomprensibile che davanti a una in latino. Lo ripeterò all'infinito.
Thursday, April 24, 2008
Era tanto che qualcuno non mi chiedeva dove volessi andare, ed era altrettanto tempo che proprio non me lo domandavo. A onor del vero, no, che non me lo domandavo io era ancora più tempo. Così con un sorriso ascoltavo: chi NewYorkBostonSanFrancisco e chi Svezia e chi BrasileArgentina e io mi sono divertita a tirare fuori dal cappello quello che mi pareva, ché mi sembra tutto uguale, ma non tutto ugualmente brutto, bensì tutto ugualmente nuovo, quel profumo di cambiamento che non mi disturba. Che mi sembra probabile che si verifichi in una condizione spaziale e in una temporale - qualunque essa sia -, perché avviene in un posto che è un posto, non un nonposto (i nonposti esistono eccome).
C'è crisi dappertutto, canta Bugo.
Ho continuato a sognare frammenti della mia vita innaturalmente calmi. Tra le altre cose, Parigi in tutte le salse, soprattutto le più amare, ma riuscire o meglio sapere esattamente come gestirle: non sentire minacce, l'ambiguità dei ruoli, l'equilibrio, tutto viaggiava ad una stessa andatura per così dire safe. Senza neanche bisogno di una cintura di sicurezza. Ho rielaborato persino giorni festivi schedandoli sotto forma di date, in un elenco freddo e fatto di parole. Dato la mano a miracoli bambini senza per questo sentirmi in nessuna maniera se non la mia, in un'armonia lontana e saggia che è opera mia, e lo dico sussurrando "mia" perché è d'uopo che ci sia e nessun'altro se ne premura, nessun'altro che riesca. Poi è vero che talvolta la mattina, prima di sgroppare per le strade, il pensiero di restare a letto e continuare sembra molto più interessante e persino costruttivo; ché tanto ci si trova ugualmente dentro uno slalom obbligato tra le botole che qualcuno si premura di aprirti appena due passi avanti; prestare lo stesso la massima attenzione e allo stesso tempo, non potere fare a meno di lasciarsi influenzare, un branco di formiche all'assalto di un cestino da picnic. Ho la sensazione di fare molto più di quel che sembra - anche qui giochiamo su dimensioni parallele, su nonposti, forse sarebbe meglio dire su ultrasuoni -, ho la sensazione che certe volte il pensare sia molto più un "fare", un cambiare le cose, gli astri, un richiamo tra sbarre di prigione e scoprirle non così solide come sembrano.
...Mi rendo conto.
Di rientrare anch'io in quella cerchia strana e infida che è l'ambiguità.
Però la vita è così.
C'è crisi dappertutto, canta Bugo.
Ho continuato a sognare frammenti della mia vita innaturalmente calmi. Tra le altre cose, Parigi in tutte le salse, soprattutto le più amare, ma riuscire o meglio sapere esattamente come gestirle: non sentire minacce, l'ambiguità dei ruoli, l'equilibrio, tutto viaggiava ad una stessa andatura per così dire safe. Senza neanche bisogno di una cintura di sicurezza. Ho rielaborato persino giorni festivi schedandoli sotto forma di date, in un elenco freddo e fatto di parole. Dato la mano a miracoli bambini senza per questo sentirmi in nessuna maniera se non la mia, in un'armonia lontana e saggia che è opera mia, e lo dico sussurrando "mia" perché è d'uopo che ci sia e nessun'altro se ne premura, nessun'altro che riesca. Poi è vero che talvolta la mattina, prima di sgroppare per le strade, il pensiero di restare a letto e continuare sembra molto più interessante e persino costruttivo; ché tanto ci si trova ugualmente dentro uno slalom obbligato tra le botole che qualcuno si premura di aprirti appena due passi avanti; prestare lo stesso la massima attenzione e allo stesso tempo, non potere fare a meno di lasciarsi influenzare, un branco di formiche all'assalto di un cestino da picnic. Ho la sensazione di fare molto più di quel che sembra - anche qui giochiamo su dimensioni parallele, su nonposti, forse sarebbe meglio dire su ultrasuoni -, ho la sensazione che certe volte il pensare sia molto più un "fare", un cambiare le cose, gli astri, un richiamo tra sbarre di prigione e scoprirle non così solide come sembrano.
...Mi rendo conto.
Di rientrare anch'io in quella cerchia strana e infida che è l'ambiguità.
Però la vita è così.
Monday, April 21, 2008

La dimensione è quella dove ci stai con le scarpe e tutto. Bene inteso che sia così. Eppure certe volte le distorsioni spazio-temporali ti fanno comprendere come sia possibile allo stesso tempo starci fuori con le braccia e il tronco del corpo.
Quel tumulto incomprensibile sulle braccia tese come se qualcuno ti stesse per scaraventare con una fionda. A cavallo e forse con una pressa appena sopra la vita che ti dice: allora vai avanti o torni indietro?
La fregatura sta qui.
Sta nel non potere andare dove si vorrebbe.
Sta nell'avere improvvisamente certe illuminazioni, e nell'averle in una camera insonorizzata e totalmente asincrone.
Sta nel sentire una pelle e nel sentirla fredda come una rosa, sul più bello.
Thursday, April 17, 2008
In questo momento
vorrei sbarcare ad un aeroporto qualunque, uno che non ho mai visto, attraversata dai flussi di gente so hectic-
con una valigia stavolta rossa e non così pesante da slogarmi una spalla-
una cartina bianca bianca delle indicazioni, quale gare, station, stazione/rue, road, via, un tabellone con destinazioni che non ho mai sentito perché non esistono sulla faccia della terra e il mio naso per aria, il manico e le rotelle della valigia.
Appoggiare le orecchie a una parete e sentirci come il movimento sotterraneo di un treno che sta arrivando. Senza sapere da che parte, verso che direzione. Nemmeno come sono vestita, gli occhi bendati, solo il pallore della pelle. Bianca come questo post.
Stordimento di 1000 o forse 100 ore di fuso diverso, di corsa, per immettersi su un circuito. Qui sopra. Eccoti..
vorrei sbarcare ad un aeroporto qualunque, uno che non ho mai visto, attraversata dai flussi di gente so hectic-
con una valigia stavolta rossa e non così pesante da slogarmi una spalla-
una cartina bianca bianca delle indicazioni, quale gare, station, stazione/rue, road, via, un tabellone con destinazioni che non ho mai sentito perché non esistono sulla faccia della terra e il mio naso per aria, il manico e le rotelle della valigia.
Appoggiare le orecchie a una parete e sentirci come il movimento sotterraneo di un treno che sta arrivando. Senza sapere da che parte, verso che direzione. Nemmeno come sono vestita, gli occhi bendati, solo il pallore della pelle. Bianca come questo post.
Stordimento di 1000 o forse 100 ore di fuso diverso, di corsa, per immettersi su un circuito. Qui sopra. Eccoti..
Wednesday, April 16, 2008
"Purtroppo" siamo fatti di ragnatele di parole e ami lanciati lì, in un punto in mezzo a tutte le correnti.
E lo dico guardando la quantità di oggetti sparsi dappertutto qui intorno, sugli scaffali della libreria, tanti linguaggi mescolati. Qualche giorno fa ho visto semplicemente un batuffolo di polline, o una farfalla, per strada, e non so perché ma è stata la prima volta che ho pensato: il disordine è la chiave.
Certe volte quest'ansia di buttare giù tutto a colpi d'ascia, o solo un fiammifero per impedire tutto questo accanirsi prepotente delle cose negli spazi e negli anfratti. E lasciarle per aria, lasciarle in gioco, che richiedano l'abilità di essere afferrate prima di sbriciolarsi a terra--
--o semplicemente galleggiare, è un disordine più ordinato di quello che si pensi, passando le dita su tutto e tutti--
In realtà basta un fiammifero per molte cose, segnatamente le schede elettorali. Comunque persino per disfarsi di se stessi, di cellule, di pensieri. Pure i muratori dal canto loro col loro ritmico rumoreggiare con qualsiasi cosa si disfano di mura di una casa di un solaio, radono al suolo fischiettando il motivo de Il Padrino. L'istanza distruttiva non è fine a se stessa in questo caso, diventa giusto un intermezzo da accettare, probabilmente sano.
Non è che uno accetti, "accettarlo" è una parola grossa, è che trovandosi già in ballo, questo tempo qui usa clessidre più che orologi, qualche volta sono persino di plastica, della fisher price, che un fiammifero basta già, a ben vedere, a barare. Diventa come il sapore dell'arancia, aromatico ma buono.
E' diventato casuale trovarsi a seguire un corso, l'insegnante stordito con la faccia di shrek che blatera ad occhi chiusi. E sarà che le unghie le avevo già mangiate e ridotte alquanto, non graffiavano vetri, non in maniera particolare. Pacato letargo indotto dall'ondeggiare delle cose. Un saltellare dall'una all'altra, dimenticarsi della precedente, metterci 2 giorni per scrivere il presente post e quasi quasi cancellarlo forse no.
[Forse ma sì, deliziamo pure il web con le nuove stupidaggini eleniche]
Dicevo che siamo fatti di parole. Ultimamente spendo il tempo dei sogni riscrivendo i miei accadimenti, mi racconto storie non vere, ma senza troppa angoscia, come un menestrello da camera da letto. Ciò che mi ha detto il professor Tizio, ciò che è successo il giorno tale, roba di tutti i giorni ma senza troppo cambiare le cose, è un perfezionamento di ciò che va già bene. Concedersi del virtuosismo è un qualcosa di elitario, ma sono dell'idea che in fondo--
che verrà tutto da sé e verrà.
E lo dico guardando la quantità di oggetti sparsi dappertutto qui intorno, sugli scaffali della libreria, tanti linguaggi mescolati. Qualche giorno fa ho visto semplicemente un batuffolo di polline, o una farfalla, per strada, e non so perché ma è stata la prima volta che ho pensato: il disordine è la chiave.
Certe volte quest'ansia di buttare giù tutto a colpi d'ascia, o solo un fiammifero per impedire tutto questo accanirsi prepotente delle cose negli spazi e negli anfratti. E lasciarle per aria, lasciarle in gioco, che richiedano l'abilità di essere afferrate prima di sbriciolarsi a terra--
--o semplicemente galleggiare, è un disordine più ordinato di quello che si pensi, passando le dita su tutto e tutti--
In realtà basta un fiammifero per molte cose, segnatamente le schede elettorali. Comunque persino per disfarsi di se stessi, di cellule, di pensieri. Pure i muratori dal canto loro col loro ritmico rumoreggiare con qualsiasi cosa si disfano di mura di una casa di un solaio, radono al suolo fischiettando il motivo de Il Padrino. L'istanza distruttiva non è fine a se stessa in questo caso, diventa giusto un intermezzo da accettare, probabilmente sano.
Non è che uno accetti, "accettarlo" è una parola grossa, è che trovandosi già in ballo, questo tempo qui usa clessidre più che orologi, qualche volta sono persino di plastica, della fisher price, che un fiammifero basta già, a ben vedere, a barare. Diventa come il sapore dell'arancia, aromatico ma buono.
E' diventato casuale trovarsi a seguire un corso, l'insegnante stordito con la faccia di shrek che blatera ad occhi chiusi. E sarà che le unghie le avevo già mangiate e ridotte alquanto, non graffiavano vetri, non in maniera particolare. Pacato letargo indotto dall'ondeggiare delle cose. Un saltellare dall'una all'altra, dimenticarsi della precedente, metterci 2 giorni per scrivere il presente post e quasi quasi cancellarlo forse no.
[Forse ma sì, deliziamo pure il web con le nuove stupidaggini eleniche]
Dicevo che siamo fatti di parole. Ultimamente spendo il tempo dei sogni riscrivendo i miei accadimenti, mi racconto storie non vere, ma senza troppa angoscia, come un menestrello da camera da letto. Ciò che mi ha detto il professor Tizio, ciò che è successo il giorno tale, roba di tutti i giorni ma senza troppo cambiare le cose, è un perfezionamento di ciò che va già bene. Concedersi del virtuosismo è un qualcosa di elitario, ma sono dell'idea che in fondo--
che verrà tutto da sé e verrà.
Thursday, April 10, 2008
*segnale di fumo*
sono qui, sono qui.
Mi è andata bene, cosa che risolleva sempre almeno un po'.
Poche ore accettabili e adesso.
Adesso?
Mi sono adeguata al resto del sistema. Incaxxata pure io.
Diventerò volgare come una camionista. E smetterò di sentire quella vocina che ancora grida: defraudata. La farò smettere di lamentarsi, prima o poi. Vedrete.
sono qui, sono qui.
Mi è andata bene, cosa che risolleva sempre almeno un po'.
Poche ore accettabili e adesso.
Adesso?
Mi sono adeguata al resto del sistema. Incaxxata pure io.
Diventerò volgare come una camionista. E smetterò di sentire quella vocina che ancora grida: defraudata. La farò smettere di lamentarsi, prima o poi. Vedrete.
Monday, April 07, 2008
In questo momento dovrei stare facendo altro.
Ma, come si vede, me ne infischio alla stragrande, prometto che dopo eviterò di lamentarmi; piuttosto (mi) faccio una propostina.
Frequentare una scuola per spazzacamini.
In un servizio ho sentito che è roba seria, che la gente che abbandona è più della metà, e che dovrebbe essere pure pagato non malaccio.
Sì, c'è un che di Marypoppinsiano in questo pensiero, però--
--però dev'essere un'affascinante prospettiva. Guardare dal livello dei tetti. Non credo che sia così noioso. E' un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo. Sarebbero anni di studio buttati nel water, è vero, ma tanto ho sempre pensato che prima o poi l'avrei fatto. E poi potrebbe essere LA strada. Poteva andarmi peggio.
Ma, come si vede, me ne infischio alla stragrande, prometto che dopo eviterò di lamentarmi; piuttosto (mi) faccio una propostina.
Frequentare una scuola per spazzacamini.
In un servizio ho sentito che è roba seria, che la gente che abbandona è più della metà, e che dovrebbe essere pure pagato non malaccio.
Sì, c'è un che di Marypoppinsiano in questo pensiero, però--
--però dev'essere un'affascinante prospettiva. Guardare dal livello dei tetti. Non credo che sia così noioso. E' un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo. Sarebbero anni di studio buttati nel water, è vero, ma tanto ho sempre pensato che prima o poi l'avrei fatto. E poi potrebbe essere LA strada. Poteva andarmi peggio.
Si potrebbe studiare il modo in cui la gente si altera. La dialettica dell'incazzatura, un bel saggio, esauriente e rivelatore.
I neuroni ballano di brutto certe volte e quando succede in notturna con un gran mal di testa poi l'ultima cosa che vorresti è andartela a cercare, cominciare a dire ogni volta esattamente quello che pensi e buttarti, per così dire, nella mischia. Uscire da quella specie di foschia tutta tua e cominciare a darne di santa ragione.
Epperò a volte succede che, e non escludo che c'entrino questi fumi, hanno tutti magicamente ragione. Miracoli.
Defraudata. Se c'è una parola adatta, è, appunto: defraudata. Va bene per un anno fa, per ieri, per oggi. A questo punto, credo vada bene pure per domani. Mi è balenata nel cervello con una certa naturalezza, manco a dirlo, stando davanti a quella malefica scatola elettronica che sta in salotto, in un attimo preciso. Tipo: ti rapiscono qualcosa, e te lo fanno trovare pezzo per pezzo lungo la strada. Ti ammiccano. Ostentando. Toujours. Trovarsi sempre al posto giusto al momento giusto, poi. Lasciamo perdere.
I neuroni ballano di brutto certe volte e quando succede in notturna con un gran mal di testa poi l'ultima cosa che vorresti è andartela a cercare, cominciare a dire ogni volta esattamente quello che pensi e buttarti, per così dire, nella mischia. Uscire da quella specie di foschia tutta tua e cominciare a darne di santa ragione.
Epperò a volte succede che, e non escludo che c'entrino questi fumi, hanno tutti magicamente ragione. Miracoli.
Defraudata. Se c'è una parola adatta, è, appunto: defraudata. Va bene per un anno fa, per ieri, per oggi. A questo punto, credo vada bene pure per domani. Mi è balenata nel cervello con una certa naturalezza, manco a dirlo, stando davanti a quella malefica scatola elettronica che sta in salotto, in un attimo preciso. Tipo: ti rapiscono qualcosa, e te lo fanno trovare pezzo per pezzo lungo la strada. Ti ammiccano. Ostentando. Toujours. Trovarsi sempre al posto giusto al momento giusto, poi. Lasciamo perdere.
Wednesday, April 02, 2008
Impressionata da Google Earth. Involontariamente, perché è una sorpresa su questo pc resuscitato dalle ceneri, a rompere una superficie di banalità come succede agli specchi d'acqua d'inverno che sembrano finti, di gesso. Quella patina lì, su uno specchio d'acqua, penso che resterei a guardarlo per ore: forarsi. Non saprei fare meglio di così, non saprei essere più di così, più grande.
Sui monti lungo i fiumi e per le città, smettere di balbettare per ritrovare favella intera, superare il semplice fatto che vagare sarebbe vagare di una sola io, una meraviglia monca con un gancio esposto al vuoto. Quest'istanza crudele fa sì che quei 17 siano l'unico passo di danza che mi torna prepotente in circolo, una specie di giro di boa cullato sotto un tramonto che lascia andare a fondo. Qualche cosa che mi fa pensare alle energie che impiego comunque, quelle che vedo tagliuzzate da mano piacevole nei ciuffi di capelli sulla gamba, piccoli che sembrano vivi, e poi il minuscolo shopping inconsulto.
Mi trovo su certe strade precise che hanno visto i palazzi sprofondare e che non percorrevo da molto, avevo addosso un profumo che non usavo da un po', certe atmosfere appena accennate che preannunciano l'estate, certi colori che non ho deciso, quella traiettoria neuronale che era un circuito evacuato, tutto che avviene nello stesso giorno, all'indomani di una sera che mi erano prese certe corde.
Sarà stato Google Earth, sarà stato questo far rotolare distrattamente quel disco trasparente di protezione che di solito appongono sulla colonna di cd nelle confezioni.
E non è solo nostalgia, è un concerto collettivo.
E un foro ai lobi in più o i capelli tagliati non mi cambiano, non cambiano il fatto preciso e vero che ascolto una canzone che non so da dove ho ripescato e ora mi piace prima no. Cosa che non collego ad una elenie che piace di meno, questa elenie qui per adesso rimugina, fa roteare questo disco trasparente, trasparente come la pateticissima convinzione che in fondo ci si corre incontro.
E' che l'avevo detto, da oggi sarà tutto diverso, ed è poi spesso vero pure per una scettica come me, come è vero tutto quel mondo lì.
Quel mondo su Google Earth che mi fa formicolio in fondo al cervello, che mi provoca irritazione per come trattano certi posti e quasi quasi mi armo e ci penso da me.
E poi vedrete.
Che post idiota. Ma certe volte.
Sui monti lungo i fiumi e per le città, smettere di balbettare per ritrovare favella intera, superare il semplice fatto che vagare sarebbe vagare di una sola io, una meraviglia monca con un gancio esposto al vuoto. Quest'istanza crudele fa sì che quei 17 siano l'unico passo di danza che mi torna prepotente in circolo, una specie di giro di boa cullato sotto un tramonto che lascia andare a fondo. Qualche cosa che mi fa pensare alle energie che impiego comunque, quelle che vedo tagliuzzate da mano piacevole nei ciuffi di capelli sulla gamba, piccoli che sembrano vivi, e poi il minuscolo shopping inconsulto.
Mi trovo su certe strade precise che hanno visto i palazzi sprofondare e che non percorrevo da molto, avevo addosso un profumo che non usavo da un po', certe atmosfere appena accennate che preannunciano l'estate, certi colori che non ho deciso, quella traiettoria neuronale che era un circuito evacuato, tutto che avviene nello stesso giorno, all'indomani di una sera che mi erano prese certe corde.
Sarà stato Google Earth, sarà stato questo far rotolare distrattamente quel disco trasparente di protezione che di solito appongono sulla colonna di cd nelle confezioni.
E non è solo nostalgia, è un concerto collettivo.
E un foro ai lobi in più o i capelli tagliati non mi cambiano, non cambiano il fatto preciso e vero che ascolto una canzone che non so da dove ho ripescato e ora mi piace prima no. Cosa che non collego ad una elenie che piace di meno, questa elenie qui per adesso rimugina, fa roteare questo disco trasparente, trasparente come la pateticissima convinzione che in fondo ci si corre incontro.
E' che l'avevo detto, da oggi sarà tutto diverso, ed è poi spesso vero pure per una scettica come me, come è vero tutto quel mondo lì.
Quel mondo su Google Earth che mi fa formicolio in fondo al cervello, che mi provoca irritazione per come trattano certi posti e quasi quasi mi armo e ci penso da me.
E poi vedrete.
Che post idiota. Ma certe volte.
Monday, March 31, 2008
Scaturisce uno sguardo variabile e indeciso come un tergicristallo, negli attimi di inadeguatezza e ansia profondi come voragini soffocati sul cuscino prima di dormire, nei momenti di attenzione maniacale alle dita che pizzicano una vena al modo di contare i nervi che brillano intermittenti sotto la pelle chiara per testimoniare la loro presenza. Un senso di fastidio un senso di aggressione un senso di strafottenza un senso di vi divoro vi mangio un senso di dove diavolo sei.
Forse è venuto il momento di fare pulizia.
--
h. 16.42
Mai saputo da dove venisse la mozzarella Francia. Ora continuano a ripeterlo. Chissà perché.
Forse è venuto il momento di fare pulizia.
--
h. 16.42
Mai saputo da dove venisse la mozzarella Francia. Ora continuano a ripeterlo. Chissà perché.
Saturday, March 29, 2008
In merito a questo blog c'è da dire che negli ultimi tempi ho cercato di scrivere parecchi post per poi tirare sempre la catenella del water. Mandare a quel paese la grammatica e i suoi codici non è ciò che mi delude di loro, piuttosto finisce che non mi convince nemmeno una riga, che fondamentalmente valuto e svaluto con una certa velocità e frequenza, beh, il più delle volte svaluto. Il mio nuovo compito, identificato, per questi tempi è il distinguere la suggestione dall'istinto, ché è deleterio scambiarle l'una con l'altra.
--
L'altra sera, di tutta la confusione di coriandoli e stelle filanti e la torta a sfoglia e le chiacchiere mi è rimasto impresso qualcosa, un discorso che ha attraversato senza alcuna ragione la soglia della stanza, quasi apposta direi, e.
e per la prima volta da non so più quanto tempo mi sono sentita adatta
più ancora che adatta: compatibile in qualche maniera così com'ero, neanche c'è da pensarci al come e al perché, al se lo sono stata davvero, ma compatibile
appesa lì ad una frase penzolante
Di tutto il discorso che sembrava divertente solo quella frase stupida
sono scoppiata in una risata motivata anche dalla paradossalità della situazione, però mi ha fatto piacere la naturalezza della cosa
in altri casi avrei forse calcato la mano ma avendo dato già un calcio a Mercurio, di tacco, come quelli dei calciatori, non c'era scelta e non volevo averne.
La questione è che certe volte è sufficiente non assistere a delle crisi di rigetto provenienti da qualsiasi parte.
Poi, trattengo come ostaggio le voci altrui con le loro parole a cui dare spiegazioni, è una cosa che non cambia
***
Non mi piace scrivere post col fiato sul collo.
--
L'altra sera, di tutta la confusione di coriandoli e stelle filanti e la torta a sfoglia e le chiacchiere mi è rimasto impresso qualcosa, un discorso che ha attraversato senza alcuna ragione la soglia della stanza, quasi apposta direi, e.
e per la prima volta da non so più quanto tempo mi sono sentita adatta
più ancora che adatta: compatibile in qualche maniera così com'ero, neanche c'è da pensarci al come e al perché, al se lo sono stata davvero, ma compatibile
appesa lì ad una frase penzolante
Di tutto il discorso che sembrava divertente solo quella frase stupida
sono scoppiata in una risata motivata anche dalla paradossalità della situazione, però mi ha fatto piacere la naturalezza della cosa
in altri casi avrei forse calcato la mano ma avendo dato già un calcio a Mercurio, di tacco, come quelli dei calciatori, non c'era scelta e non volevo averne.
La questione è che certe volte è sufficiente non assistere a delle crisi di rigetto provenienti da qualsiasi parte.
Poi, trattengo come ostaggio le voci altrui con le loro parole a cui dare spiegazioni, è una cosa che non cambia
***
Non mi piace scrivere post col fiato sul collo.
Tuesday, March 25, 2008
Che fossero feste inutili un po' lo si sapeva.
Però: certe volte nulla di meglio di una città deserta. Non fosse per i temporali. O per i mancamenti... vabbè, robetta.
Oggi ho l'occhietto irrimediabilmente ottimista. Credo che il malumore venga a ondate, come uno tsunami, su tutto e tutti.
Quindi rieccoci a noi. Piuttosto che parlare a porte chiuse. Siete chiuse ma sarete aperte. Ho voglia di qualche canzone nuova.
...
Ma in fondo... che può mai fregarmene di Cecilia ex-Sarkozy??
Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
La cantautrice Sarah McLachlan ha dichiarato durante un concerto: "Mi piace cantare le canzoni deprimenti". Nel brano degli U2 A man and a woman, Bono dice: "L'unica sofferenza è non provare nulla". Questi saranno i tuoi modelli per la prossima settimana, Pesci. Spero che ti facciano sentire grato per la tua capacità di provare emozioni intense. Sei fortunato a essere così sensibile: è una benedizione avere tanta forza vitale! Perciò, sii orgoglioso di sentirti malinconico e oppresso. Fatti le congratulazioni perché sei un esperto di senso di colpa, confusione e ansia. Sei più vivo di tanti altri. Hai un'anima grande, profonda e selvaggia come il Rio delle Amazzoni.
Ahahah...
Però: certe volte nulla di meglio di una città deserta. Non fosse per i temporali. O per i mancamenti... vabbè, robetta.
Oggi ho l'occhietto irrimediabilmente ottimista. Credo che il malumore venga a ondate, come uno tsunami, su tutto e tutti.
Quindi rieccoci a noi. Piuttosto che parlare a porte chiuse. Siete chiuse ma sarete aperte. Ho voglia di qualche canzone nuova.
...
Ma in fondo... che può mai fregarmene di Cecilia ex-Sarkozy??
Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
La cantautrice Sarah McLachlan ha dichiarato durante un concerto: "Mi piace cantare le canzoni deprimenti". Nel brano degli U2 A man and a woman, Bono dice: "L'unica sofferenza è non provare nulla". Questi saranno i tuoi modelli per la prossima settimana, Pesci. Spero che ti facciano sentire grato per la tua capacità di provare emozioni intense. Sei fortunato a essere così sensibile: è una benedizione avere tanta forza vitale! Perciò, sii orgoglioso di sentirti malinconico e oppresso. Fatti le congratulazioni perché sei un esperto di senso di colpa, confusione e ansia. Sei più vivo di tanti altri. Hai un'anima grande, profonda e selvaggia come il Rio delle Amazzoni.
Ahahah...
Sunday, March 23, 2008
Mai stata molto atletica o snodata, sicuramente il paragone con un albero o un lampione calzerebbe di più, eppure mi sento come se stessi facendo la spaccata
La spaccata tra continenti, toccando con le punte delle dita dei piedi mondi diversi
diversi e tutti comunque irraggiungibili, come tutte le volte che da bambina salivo su una sedia per poter sfiorare il flusso di parole e dialoghi che avveniva intorno. (Che oggi se dovessi trovare un paragone ci vedrei bene l'urlare in un microfono da karaoke di un certo bambino)
quando si dice i corsi e i ricorsi storici.
Si chiama psw.sinowal e non se l'è beccato nessuno a parte il partition table del mio pc.
La cosa buffa è trovarsi per circostanze insolitamente sincroniche
senza qualcuno
senza connessione (comunicazione)
e successivamente, prevedo,
senza una stanza. Senza un angolo, comunque.
Non so, mi fa un po' ridere.
La spaccata tra continenti, toccando con le punte delle dita dei piedi mondi diversi
diversi e tutti comunque irraggiungibili, come tutte le volte che da bambina salivo su una sedia per poter sfiorare il flusso di parole e dialoghi che avveniva intorno. (Che oggi se dovessi trovare un paragone ci vedrei bene l'urlare in un microfono da karaoke di un certo bambino)
quando si dice i corsi e i ricorsi storici.
Si chiama psw.sinowal e non se l'è beccato nessuno a parte il partition table del mio pc.
La cosa buffa è trovarsi per circostanze insolitamente sincroniche
senza qualcuno
senza connessione (comunicazione)
e successivamente, prevedo,
senza una stanza. Senza un angolo, comunque.
Non so, mi fa un po' ridere.
Monday, March 17, 2008
Mi bastano 24 ore per dimenticare 300 giorni. E difatti a svegliarsi da una notte agitata, qualche volta sovviene il pensiero che: da oggi sarà tutto diverso. Però il tempo fa i soliti dispetti di questi giorni, proiettando disegni di nuvole in controluce col sole, geroglifici strani, sembra sghignazzare e un po' coprire col velo stile vedo-nonvedo. Certe notizie in differita sono un tatuaggio.
Preferirei non stare seduta a una tavolata dove si speculi di questo e quello divisi per clan e sventolando bandiere e a volte mi sembra una barriera insuperabile. Non mia per fortuna. Però lo stomaco non si è fatto pregare. Nemmeno per il vino. E allora.
E allora mi basta sempre un giorno per cambiare radicalmente maniera di pensare.
C'è un tempo in cui collezioni figurine
e lo fai pure per te, per crearti i momenti che vuoi
e poi passa il tempo e per certe cose non c'è stato modo o tempo.
Uno improvvisa. Salta il quadro comandi, che resta da fare?, si improvvisa.
Quando scade il tempo, li prendi tutti per i capelli all'ultimo momento che sarà sempre ultimo, così hanno un valore diverso.
C'è un'età per dirsi: perfetto, con la testa di oggi è molto meglio.
Io invece non lo so come ce l'ho la testa, ho delle sensazioni e penso che comunque sia non è la stessa cosa, e non m'importa.
Perché mi sa che questo divenire non lo smorzo mai, e tutto quello che si può sperare è un po' di pausa. Questa voglia di fuggire, questa sospensione dal respiro che non fa male. Dentro la testa. In quelunque modo e in qualunque posto.
Preferirei non stare seduta a una tavolata dove si speculi di questo e quello divisi per clan e sventolando bandiere e a volte mi sembra una barriera insuperabile. Non mia per fortuna. Però lo stomaco non si è fatto pregare. Nemmeno per il vino. E allora.
E allora mi basta sempre un giorno per cambiare radicalmente maniera di pensare.
C'è un tempo in cui collezioni figurine
e lo fai pure per te, per crearti i momenti che vuoi
e poi passa il tempo e per certe cose non c'è stato modo o tempo.
Uno improvvisa. Salta il quadro comandi, che resta da fare?, si improvvisa.
Quando scade il tempo, li prendi tutti per i capelli all'ultimo momento che sarà sempre ultimo, così hanno un valore diverso.
C'è un'età per dirsi: perfetto, con la testa di oggi è molto meglio.
Io invece non lo so come ce l'ho la testa, ho delle sensazioni e penso che comunque sia non è la stessa cosa, e non m'importa.
Perché mi sa che questo divenire non lo smorzo mai, e tutto quello che si può sperare è un po' di pausa. Questa voglia di fuggire, questa sospensione dal respiro che non fa male. Dentro la testa. In quelunque modo e in qualunque posto.
~coi musicisti diseredati
con gli ambulanti di ogni fiera
con una nave senza bandiera
per ripartire da ogni porto
e sopravvivere in mare aperto
agli invisibili temporali
delle onde radio multinazionali~
Saturday, March 15, 2008
Il tempo di sentirsi stupidi e fuori posto in qualcosa che sembra il mondo e magari è solo un palazzo con dieci idioti da incenerire. Il tempo di sentirsi cercati come pezzetti interi in un frullato misto irriconoscibile. Il tempo noioso come le spirali del cavo della cornetta di un telefono. Di fare di un compleanno occasione di uno sguardo allo specchio e nient'altro, via, indietro. Il tempo di sentirsi guardati con sospetto come alieni e da tenere a una certa. Il tempo di sentirsi bene e grandi e dentro un carosello, su una giostra su un piano che qualcuno ha scritto, su un binario. Mimose fuori tempo e campi di fiori biondi dal finestrino di un treno. Un crepuscolo che sembrava grande e trasversale e persino saggio, tre corse per una scala mobile ferma. Aver dimenticato di guardarmi e trattarmi male. Provare a nascondersi e provare. Una falena che si stiracchia. Del poco tempo che resta, farne una maratona.
...
Cose così.
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Cose così.
Thursday, March 06, 2008
Stasera mi sembra d'obbligo aggiornare le playlist, che forse non potrei fare a meno dei Blessed Child Opera piuttosto che Enzo Avitabile e dei suoi ritmi in un futuro prossimo o anteriore, quando sarò stata, quando sarò diventata, se sarò cambiata, se potrò. Stasera mi va d'orgoglio perché mi sembra di avere avuto i tamburi in testa, che quei suoni mi abbiano rivestito la calotta cranica di qualcosa di duro ma più vellutato. Stasera non voglio farmi capire e penso: peggio per voi che parlate un'altra lingua. Io mi faccio largo con l'aria stralunata.
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Poi qui riverso cavolate obsolete che non so da dove vengono, riporto le notizie della settimana scorsa, non mi curo di aggiornarmi o riordinarmi. Non è il tempo, non lo è per niente, e per questo ho paura delle grandi distanze temporali che dovrò aspettare di coprire prima di liberarmi.
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Fuggire e rifugiarsi sembra ed è un controsenso indecente ma la prendo per buona e almeno io clementemente l'accetto. Che ho il compleanno alle porte e come notizia che chissà quanto tempo dovrò starci ancora in quest'università. In questi panni qui. Queste stupide regole, queste volgarissime convenzioni. Per il secondo anno di fila il tempo fa pena in questi giorni, ma in realtà non m'importa, faccio così con tutto, meno m'importa più lo partorisco veloce con la decisione di chi è convinto, di chi ci crede e gli importa. Però il tempo fa schifo e inizia a non dispiacermi che mi dicano: sembri più giovane. Di quanto? Quelle volte lì che ne parlavamo, gli anni erano 3 o 4, adesso già entriamo nell'ordine di idee di 7 o 8 anni. Vuol dire che si rimane in fondo gli stessi.
Ecco un buon esempio di quelli da latte alle ginocchia. Credo che non m'innamorerò mai, perché per prima cosa suppongo che si debba credere nell'insensatezza di due persone che si riconoscono e combaciano. Paroloni? Miro più basso, facciamo così: Due persone che stanno bene insieme. Che costituiscano anche uno stimolo l'una per l'altra, se posso azzardarmi. Pure questo difficilmente lo immagino, è un'idea che non mi resiste 2 minuti. E poi, nella fattispecie, parliamo di me, voglio dire. Non mi torna decisamente.
Eppure lo so che ci si può effettivamente mischiare. Che in una qualsiasi normalissima giornata è possibile incontrare una stessa persona anche mille volte tutte diverse e tutte nuove, anche senza che in nessuna di queste fosse possibile una figurazione corporea concreta che si manifestasse anche solo con un ciao.
Ma rimane impossibile. Come è diventato impossibile avere un discorso logico con me.
Poi ieri mi veniva da chiedermi: qual è la media di fiducia in sé stessa che ha la gente di questo mondo?
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Comunque sia. Università, mi fai schifo ancora una volta, ma non mi arrendo. Almeno oggi non ho avuto nessun incontro-scontro. E' pur sempre qualcosa.
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Poi qui riverso cavolate obsolete che non so da dove vengono, riporto le notizie della settimana scorsa, non mi curo di aggiornarmi o riordinarmi. Non è il tempo, non lo è per niente, e per questo ho paura delle grandi distanze temporali che dovrò aspettare di coprire prima di liberarmi.
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Fuggire e rifugiarsi sembra ed è un controsenso indecente ma la prendo per buona e almeno io clementemente l'accetto. Che ho il compleanno alle porte e come notizia che chissà quanto tempo dovrò starci ancora in quest'università. In questi panni qui. Queste stupide regole, queste volgarissime convenzioni. Per il secondo anno di fila il tempo fa pena in questi giorni, ma in realtà non m'importa, faccio così con tutto, meno m'importa più lo partorisco veloce con la decisione di chi è convinto, di chi ci crede e gli importa. Però il tempo fa schifo e inizia a non dispiacermi che mi dicano: sembri più giovane. Di quanto? Quelle volte lì che ne parlavamo, gli anni erano 3 o 4, adesso già entriamo nell'ordine di idee di 7 o 8 anni. Vuol dire che si rimane in fondo gli stessi.
Ecco un buon esempio di quelli da latte alle ginocchia. Credo che non m'innamorerò mai, perché per prima cosa suppongo che si debba credere nell'insensatezza di due persone che si riconoscono e combaciano. Paroloni? Miro più basso, facciamo così: Due persone che stanno bene insieme. Che costituiscano anche uno stimolo l'una per l'altra, se posso azzardarmi. Pure questo difficilmente lo immagino, è un'idea che non mi resiste 2 minuti. E poi, nella fattispecie, parliamo di me, voglio dire. Non mi torna decisamente.
Eppure lo so che ci si può effettivamente mischiare. Che in una qualsiasi normalissima giornata è possibile incontrare una stessa persona anche mille volte tutte diverse e tutte nuove, anche senza che in nessuna di queste fosse possibile una figurazione corporea concreta che si manifestasse anche solo con un ciao.
Ma rimane impossibile. Come è diventato impossibile avere un discorso logico con me.
Poi ieri mi veniva da chiedermi: qual è la media di fiducia in sé stessa che ha la gente di questo mondo?
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Comunque sia. Università, mi fai schifo ancora una volta, ma non mi arrendo. Almeno oggi non ho avuto nessun incontro-scontro. E' pur sempre qualcosa.
Sunday, March 02, 2008
E' stato un rivolo di primavera e l'ho guardata di sottecchi compiaciuta tranquilla, da bambolina, sotto l'egida di occhi animati da una infantile fantasia. Certe volte il venerdì ho un mare che è una tavola piatta dentro, scorgo le isole lontane e anche di più, non è una scelta consapevole, è qualcun altro che sceglie di scartare gli avanzi e tenere bicchieri e tazze e forchette d'argento fino all'alba per ascoltarne il riflesso del primo sole. Un'indole in qualche modo marina, densa. E il sabato lo passo a scrutare sempre nella stessa direzione, da diverse angolazioni, ma in linea di massima così immota. Prima di ripiegare sotto il peso di tanti piccoli sogni, troppi e duri, dal colore della ruggine. Ma ieri mi è venuto da ridere all'improvviso vedendo un giocoliere scendere gradini di pietra tra le aiuole, e scendendo suppongo si divertisse e si compiacesse nel suo equilibrio precario, sfere in movimento sulle mani attente, questa poteva essere una bella cartolina misteriosa, di strade di sanguigno, di equilibrio goliardico e di solitario e selvatico. Sfuggire le mani, il senso di liberarsi le dita e i polsi ogni sera, la pelle sottile che brucia come cera inconsapevole, un perché che cinge scivolando braccia invisibili e notturne. Ballare somiglia al quadro che vedo su una parete della casa natale, è un incantesimo o assolutamente niente, come il vento della sera su una tovaglia, un qualsiasi faro clandestino, scalzi e tamburi.
La realtà è già fatta di troppe compenetrazioni di piani trasversali e spesso inopportuni, che la purezza non so dove esiste più.
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La realtà è già fatta di troppe compenetrazioni di piani trasversali e spesso inopportuni, che la purezza non so dove esiste più.
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~Little child,
Dry your crying eyes
How can I explain
The fear you feel inside
´cause you were born
Into this evil world
Where man is killing man
and no one knows just why...~