Dopo aver conquistato il record assoluto di insegnanti assenti, e questa settimanucola di proroga che ho preso come un gioco, mi sono trovata di fronte una giornata di quelle che tornano indietro, che terminano proiettando un cerchio fino alla fine, perfetto, con la tua collaborazione - certo - ma una collaborazione sentita, per niente forzata, la stessa canzone al mattino e alla sera, senza farci caso, dopo aver agganciato le ore dal terrazzo per incolonnarle in uno sgabuzzino che ha come finestrino un gabbiotto di luce - dentro la mia testa -.
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Non credo al caso, nemmeno per un terzo delle cose, di tutte queste cose qui, il caso mi sa che è una favola non troppo dissimile da cenerentola. Crescendoci insieme, credendoci, al caso, ammortizzi i colpi inferti a una curiosità che ti nasce con l'infanzia e rimane preziosa - ho letto un aforisma in proposito e prima o poi lo ripesco e lo riporto qui -, troppo per disperderla di proposito come comunemente avviene.
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Impongo la mia decisione al lettore mp3 e penso che è l'ascendente che hai su una persona a renderti detestabile a tutte le altre,
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che le situazione complicate germinano in realtà facilmente sotto le suole delle scarpe, dove non ti accorgi ma hanno luogo impollinazioni ad ogni secondo,
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che bipolari si nasce e, per dire, ce lo si porta addosso come distintivo per gli osservatori impeccabili, ovvero: perché con la felpa più stinta e i jeans più vecchi i capelli devono stare ossessivamente in ordine. E' uno stendardo da donna fiera con zero implicazioni psicologiche, né ora né all'indomani,
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un cerchietto come ciondolo. Perché perché perché. Coronare la circolarità di un giorno non è abbastanza. Qualche embrione di idea che gira in tondo nella mente, e più che girare in tondo mi suggerisce in gran segreto questa cosa. Sarebbe valsa la pena di nuovo di riprendere con una telecamera o una macchina fotografica e della musica, di nuovo un rinascere di cose, di nuovo un incazzarsi che prelude a un ritorno in salute per quanto non sia normale avere la critica in punta di lingua contro quelli che sono degli specchi. Non sono loro il punto, sono io ed è un'altra cosa circolare, probabile che anch'io alla fine faccia una veronica e torni indietr, nell'aria, sulla terra.
Pensavo: domani mi stendo sul terrazzo al sole e vedo cosa si prova a riappacificarsi con lui. Col sole. Pure questo è un pensiero rotondo? E' una strana convinzione, come una malattia, tornerà indietro e non c'è verso - o meglio, non c'è ALTRO verso -. Nonostante i soprannomi, tutti i soprannomi del mondo, tutti dicano qualcosa e tutti indichino che ci si è presi la briga di capire e in qualche modo proteggere sotto un'ala, non c'è verso che ci si capisca -- non è scontato -- e in effetti essere troppo cresciuta per un fan club, non fosse altro che le ammucchiate sono un particolare non trascurabile -- sarebbe da specificare.
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E' un momento strano. La circolarità, vista dal tramonto, è un escamotage geometrico che dovrebbe piacermi. Ma passo troppo tempo zitta, come da dentro un pozzo in cui all'interno di quel millimetro di semipenombra che arriva si agitano piccole trasformazioni cellulari impetuose. E l'indifferenza, là fuori - che non è semplicemente "là fuori" ma ha un confine molto (per ora) circoscritto - l'indifferenza ma più che altro la mancanza di comprensione pesa. Meglio: la faccio pesare, perché deve. Ci sono volte che deve. In qualsiasi senso possa.
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