Faccio confusione con piatti, bicchieri, pentole e posate. Come una bambina in un pomeriggio di agosto che credo sia effettivamente arrivato tanto tempo fa in un giardino che iniziava con delle siepi fiorite. (una bicicletta con un cesto rosa parcheggiata a due passi)
Ci sono angoli di passato seppelliti, ammutoliti come tutto il resto che non s'intende ascoltare facendo un baccano come quelli di capodanno, di fuochi d'artificio e manifestanti imbestialiti e mai troppo consapevoli.
I rivoluzionari non sanno mai fino in fondo quello che fanno.
E se lo fanno è perché ci sono sempre troppi sordi. Troppa gente che copre le loro voci con le fanfare.
Ho ripreso a leggere, che è una cosa che non facevo se non di nascosto, per non farmi scorgere da mesi come agosto, che io ingenua ritengo uno di quei mesi "vigili", che ti scrutano, e invece poi, scopri, troppo distratti da tanto altro. Momenti talmente radi che, disseminati tra i giorni, sono tutti diversi l'uno dall'altro e non ti ricordi più che vuol dire "predisposizione alla lettura": se era più "predisposta" la giornata di ieri o quella di domani.
Eppure ero una giovane lettrice promettente.
Conta qualcosa essere stati "promettenti"? Perché io mi sa che più di così non vado, lo penso da molto e adesso, al riparo dalla pioggia di uova marce e lontana dai cortei funebri sempreverdi delle lauree (una categoria alla quale vorrei che la mia non appartenesse: quel giorno fatidico sto pensando di presentarmi in pigiama, per dire), mi sembra addirittura che non possa essere altrimenti, definitivamente.
Andare al cinema da soli non mi dispiace anche se poi, "Lezione ventuno", posso dire di non averlo visto davvero. In una sala piuttosto piccola e buia accade che ci si renda conto di aver smaltito le cose ammucchiate in fretta nel cervello, tipo: beccare un'insegnante, prendere una firma, tizio che scoprono che non sta bene, caio che parla a vanvera e mica solo lui (tutti), sempronio è depresso e iochecepossofà? e anche Temistocle lo è eppure non se ne parla, e seidiventataun'asociale, i cartelli dalle scritte rosse, iniziare a guadagnare qualcosa e dare una mano adesso e non domani. Esaurire tutto, forse servendosi di un'aspirapolvere e...
beh, ero stanca.
Credo siano gli occhi.
Ho considerato anche l'idea di addormentarmi in poltrona. Il biglietto aveva pure lo sconto studenti, non sarebbe stata una gran cosa in fin dei conti.
Anche lì, c'erano cose che non voglio pensare e non riesco a pensarle, neppure volendo. (Erano pure quasi le 20, ed alle 20 mi viene fame, è scontato).
Per esempio, il concetto in sé insignificante di due canzoni casuali, connesse tra loro, che mi mettono di buonumore. Non c'è motivo, eppure mi mettono di buonumore. E, in allegato, non riesco a pensare a quell'idea
di sbarcare
(di spegnere tutti i rumori e sintonizzarsi, mettiamola così. Sintonizzarsi su di una voce, beninteso quando questa può arrivare bella e chiara, dando per scontato di poterlo fare).
Non riesco a pensarci. Un'idea che non mi riesce.
Certe cose, certe imprese... i Mille avevano più probabilità, statisticamente, di riuscire. Pure al superenalotto. Quello, almeno è andato al meridione.
E la cucina di casa è diventata inagibile. L'infinito susseguirsi di polveri e calcestruzzo. Ho scoperto che con del cacao in bocca mi sembra meno peggio di quel che è.
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