Thursday, May 29, 2008

La mia borsa non somiglia alla borsa media di una donna.
Non la metto in condizione di contenere il possibile e l'impossibile come fa la media delle donne. Nella mia, le cose, si lasciano andare come in un gorgo nel bel mezzo dell'oceano e in ogni caso non sono mai abbastanza, non sono mai presenti al momento giusto, trovano sempre il modo di defilarsi. E' una borsa troppo grande e troppo vuota.

Sarà per questo che non riesco.
Sarà per questa filosofia che.
Che mi devo sforzare. E non mi muovo. E tutto resta così.

Tuesday, May 27, 2008

"scrivile sull'acqua le tue poesie" e squilla il telefono.
Un pranzo a base di frutta, o meglio a base di quegli aromi precostituiti che prima o poi sostituiranno sulle nostre papille gustative gli aromi quelli naturali, quelli che non esistono più e non so se è un luogo comune, comunque sembrano perduti come un milione di altre cose. Io che vorrei mangiare un'albicocca che sappia di albicocca e io le adoro le albicocche, una mela che sia una mela vera e non di cartapesta. Comunque un pranzo fresco, fresco di fabbrica e fresco restauratore.

Mi chiedo che fine abbiano fatto le parole per me,
i significati per me, gli sguardi per me,
- io ci provo a fare finta di nulla e camminare mediamente, cioè muovermi nella media senza farci troppo caso, però è vero che così sarebbe una prospettiva complessivamente dura -
quelle cascate d'acqua che mi aspettano dall'alto,
quelle cose che ci devono stare che sono fatte apposta
apposta per controbilanciare quelle giornate che ti salutano a stento che non sopportano se hai una voce roca e un po' stanca alle 13 con questo caldo, che hai una visione traballante asociale nervosa perché non senti nulla, perché non sei *come tutti*, e la confidenza è talmente illusoria che ti fa sentire sporca piuttosto che soddisfatta, quel senso di colpa che non tollero più, e tutta questa roba.
Direi: fermi tutti, tirate in fuori le tasche (fa troppo caldo per avere delle tasche, questo è vero). Mani sopra la testa e mostratemi cosa avete arraffato, sono sicura che avete della roba per me e la pretendo, perché l'estate è arrivata, o ne è arrivato un accenno bello consistente e anche in quel caso ci rimane assai poco visto come corre il calendario.
Quasi quasi mi fa più paura che sia già arrivata, già così.
Già adesso come un faro che ti strepita addosso "beccata". Non mi sento pronta quasi mai.
Mi fa più paura che piacere - il piacere di pensare a dove la voglio passare, stesa su quale prato o all'ombra di quale frasca, se a due o tre passi da casa. Però mi fa paura perché arriva prima di me, questo è certo, mentre sto ancora sistemando libri con la faccia impolverata e studiando a tempo perso oppure parlando attraverso bolle d'aria vuote, e arrivando prima di me mi sorprenderà infilandomi un cubetto di ghiaccio nella t-shirt, mi spezzerà il respiro. E quando avrò il momento di riprendere a pensare, mi sarò ripulita le corde vocali dalla polvere giornaliera e penserò ad un'eventuale Spagna,
quello è il momento,
sarà il momento in cui niente sarà più come prima.
Via.

Monday, May 26, 2008

Difficile riuscire a spiegare questa voglia terribile di sfuggire.
Questi tempi di maggio pomeridiani che si scappava per metafora o per sogno e adesso non mi basta più né la metafora né il sogno completamente buio, non c'è un posto per noi.
E le volte come oggi dico soltanto: che sono sfrattata mi vedete tutti ma non avete una graticola adatta per me, mi spiace, mi macchio il vestito pulito e il mio bilico è che vorrei stare in qualsiasi posto che non sia nel mondo, spiacenti.
C'è chi questa cosa la confessa quasi a bassa voce quando nessuno può sentire, si sente di dare una giustificazione del perché si trova mille volte meglio così. Io dico che non ce n'è bisogno.

Dico che in un batter d'occhio trovarsi un suono di sirena d'ambulanza nelle orecchie, dico che respirare polvere di libri o polvere di mura sbriciolate è un continuum imprevedibile e quasi da barzelletta.
Dico che svegliarmi come stamattina, che De Gregori suonava quel che si era un tempo, e scandiva gli pseudo-colpi di stato che avrebbero capovolto questi patetici piccoli regimi inesistenti. Suonava quel che si era
Dico che potrei regalarmi una vacanza o stare qui a guardare.
Dico che. It's hectic and I still don't know.

Friday, May 23, 2008

Per la verità non è che avessi in mente tutta una dialettica sullo stare fuori dal mondo. Che io poi ci riesco senza stordirmi, senza dare testate, il che suppongo significhi che ho un cervello piuttosto easy, che funziona quel tanto che basta perché un interruttore si riveli efficace, uno solo, ed è a portata di dito. Oppure che ho una discreta dose di self-control, ma è una cosa che proprio ieri non avrei detto. Ieri che appena fuori visuale mi veniva un capogiro e la voglia di chiudermi lo stomaco con una colata di cemento.
Forse sembro scema e fuori di testa, ma quella volta prima di dormire il suggerimento che è arrivato da dentro l'armadio o da fuori la finestra era che di fatto una verità o almeno, come direbbero i Buddhisti, un certo grado di verità: l'essere stati fuori dal mondo in due, al contempo, e credo che abbia continuato ad essere un dato di fatto possibile o probabile. In 2 insieme, il che sembra paradossale a chi mi conosce e anche a chi non mi conosce, però ricordarmelo, voglio dire, e poi-
E poi basta, lo so che sono una delusione.

La figura genitoriale femminile porta avanti le sue battaglie e parla a un numero imprecisato di spettatori, fosse stato un film americano ci sarebbe stata una colonna sonora d'effetto e gli occhi lucidi. Ma non lo era e anzi probabilmente su una pellicola sarebbero rimaste impresse persino delle disgustose goccioline di sudore.
Era una battaglia che ancora per me presenta dei lati oscuri ma sembra sia tuttavia stata vera, reale quanto Waterloo, una Waterloo in miniatura perché l'effetto psicologico è quello, quasi quasi comincio a pensare che sia vero che in pochi riescono ad esprimersi o a combattere se non per liberarsi mani e piedi.
Che nessuno centra mai l'argomento e gira intorno e fa tutt'altro, come leggevo ieri qui, si attacca la tua fronte spaziosa e le tue orecchie a sventola e ci si sente eroi.
Eroi sulla munnezza, tanto per restare in tema.

Wednesday, May 21, 2008

Il ticchettio dei tasti ha un sapore differente anche solo cambiando stanza.
Così come il click di un mouse se misurato nell'acustica di un altro ambiente. Li modulo più discreti per non svegliare, ma di per sé farebbero meno rumore o si perderebbero più facilmente rimbalzando su una parete più ampia e spoglia o si mescolerebbe al suono della tv o ai tonfi di un martello, al ronzio di un trapano o qualsiasi altro aggeggio.
La metafora qui è quasi immediata e la tratterrei volentieri se potessi.
Metafora col mondo, metafora con il tempo di una vita e la ridimensione delle cose. Magari anche questo mi farà riflettere, forse, in un futuro, quando non avrò più a che fare con polvere di libri e/o di muri sgretolati e colate di cemento che filtrano giù lungo le pareti. Da tossire e tossire ancora, per adesso. Tossire senza altro d'interessante.

Ieri ho pensato che c'è modo e modo di stare fuori dal tempo.
C'è modo e modo. E io ne conosco uno, ma ne posso immaginare altri che non lo so.
Che non lo so se.
Altri che sono qualcosa di completamente diverso e neanche tanto male. Proprio no.

Saturday, May 17, 2008

Pensavo che ho dipinto e rimescolato i colori della tavolozza in un angolo di sala tutto illuminato e riparato da rumori, poi sono entrati dalla finestra dei petali leggeri e li ho visti ondeggiare fuori da me. A volte ho un piccolo paradiso ma senza nessuna pretesa mi lascia incantata e poi svanisce ed è da non credere.
E tutto il resto del tempo mi lascio preda delle temperature elevate, dei giorni numerati, delle assenze dalle stanze assegnate, delle ore adatte allo studio - perché lo studio ha delle ore programmate - che adesso sto allegramente ignorando, del fatto che non so nemmeno io cosa avevo in mente quando sono scesa con la macchina fotografica e tantomeno dopo quando mi sono imposta di non svegliarmi troppo, di vedermi bibliotecaria, di raggiungere un'idea sensata con gli indizi che ho a disposizione, soprattutto di essere pronta - di esserlo per alzare la voce nel caso il momento l'avesse richiesto per poi successivamente convincermi che non mi sarà richiesto affatto.

Monday, May 12, 2008

Se fosse vero che un battito d'ali provocherebbe un terremoto dall'altra parte del mondo, allora qui per forza di cose deve aver battuto le ali forse più di una farfalla. Ma io non l'ho vista e al contrario sento quell'aria pesante e strana che si dice che preceda, di solito, un evento sismico. E' come avvertire i sintomi di una cosa che magari avviene soltanto molto lontano.
Che peraltro è un copione che già mi è in qualche modo noto.

Mi sento al centro di un ciclo strano tra alba e tramonto, una nascita e una morte. Che tra l'altro si colloca in un'età di mezzo, mezzo secolo, e non sono abbastanza idealista da pensare che cambierà il corso delle cose nella testa di qualcuno.

Ho la sensazione che di queste correnti che mi girino intorno nessuna sia mia, ma proprio nessuna, tantomeno questa rotaia sgangherata che ancora mi vede incanalata probabilmente ancora per poco.
E' un giorno che si trascina pesante, svogliato, un poco sofferente sotto le corone di fiori.

Non sono sentimentale, o almeno non esageratamente, eppure qualche volta per vedere un sorriso in più è necessario e allora ho da recuperare qualcosa.
Appena mi sarò ripresa fisicamente.

Per qualche ora ho dimenticato tutto. Ho dimenticato l'ironia delle cose che mi succedono. La terra che ci sporca imbrattata di sputo vecchio e nuovo. La solitudine. Ho dimenticato non con la baldanza di chi gioca alla cavallina. Proprio obliato come un lungo sonno.
Che tanto passerà.

Thursday, May 08, 2008

Essere in grado di confondere gli oroscopi non è da poco. Confondere le persone, mi succede abbastanza spesso. C'è da dire che è un caso se c'è un punto d'incontro metropolitano, ed è ancora più raro che sia un incrocio in cui incontrare chi passa di lì e chi passa di là.

Può darsi che sia un'impalcatura fragile, una cosa stupida, a tenermi diritta come una colonna vertebrale tarocca. Può darsi che sia un altro modo d'ingannare il tempo, come diceva quella persona lì. Si diventa esperti, si parla di questo e quello e poi bruscamente si viene interrotti.
Ho una sensazione estremamente ambivalente verso i cambiamenti polverosi dentro casa, di quelli che hai bisogno di un mucchio di gente in giro che sparge una quantità di polvere equivalente al peso della tua sacra persona. Che altro dire, ambivalente è tutto.

Andare a dormire che già si preannuncia cattiva, in qualche modo amara. Significa che quando si capisce il perché di quest'amaro, quando si centra l'argomento, restarci in quel modo lì è il segnale, vero?
In un certo senso so già tutto e oggi mi sembra una conferma che lo sfiorare dei polpastrelli possa esser fine a se stesso.
A quanto pare ci sono in giro parecchie figure evanescenti, ciascuna di un'evanescenza tutta sua. Ed aggirarsi tra questi sospiri d'aria fa sì che ci si senta scomodi, con strane sensazioni tatuate da mani sconosciute tipo cerchi nel grano. Una lingua che non parli, direbbe una canzone. Ma non è esattamente così. E' solo che l'hai dimenticata in un punto più antico e inaccessibile, persino antecedente alla memoria.
Un giorno mi daranno ragione, ammetteranno che il mondo non ha capito un tubo.
Dal ponte della nave al tramonto c'è uno di quei sensi di pace impagabili come un reato. E certi reati non cadono mai in prescrizione: esiste un luogo in cui la giustizia funziona ancora.
Sì. Il biglietto c'è. Questa cosa mi piace.

~The end's not near
It's here
Hallelujah
Spread the cheer
And watch the millenarians
Throw a party for a thousand years~

Sunday, May 04, 2008

Rileggevo il mio ultimo post e pensavo una cosa dal mezzo del groviglio di questi neuroni annodati, che ogni giorno vivono almeno un po' di questa domenica pomeriggio qui, inutilmente piena di luce che fa spavento come un pugno che ammacca la cassa toracica.
Spavento in verità come un sacco di altri momenti che sono dei negativi di fotografia incollati sotto le palpebre.
Ho pensato, -ticchettio inutile di orologio che sì, lo so, prima o poi mi toccherà tornare a quel che sto facendo-, dicevo, ho pensato a quel momento che
quella frenesia inspiegabilmente acuta e interna e multicolore sarà tramutata in un urlo-
che la mia decenza e il mio decoro e la mia compostezza mi devono pur concedere
-anzi, lo pretenderò-
un urlo di quelli tipo appoggiare la mano su una pietra e sgretolarla come una farina.
Risolutivo, ecco.
Una cosa risolutiva come poche.

tanto sarò muta ancora per un pezzo.

Thursday, May 01, 2008

Uno strano momento. Una battuta stupidissima risate a poco prezzo e gli occhi lucidi. L'aroma del caffé stava iniziando a venire fuori e intanto le risate sono diventate simili a un pianto. Ridere e piangere di sollievo, di liberazione, d'isteria. Qualcosa di simile a quella voglia di pigliare a schiaffi qualcuno oppure a quell'euforia patologica di quel giorno di ottobre -che non scordo mai-, vomitato fuori così. Senza riuscire a fermarsi.
Credo che non basterebbe una risma di fogli di carta a spiegare quel che di fatto non ha spiegazione e non credo nemmeno che sia colpa della notte passata a fare follie in compagnia dell'emicrania.

Mi guardo il concerto del primo maggio.