Monday, October 31, 2005

.......

Questa mattina all'Elenie sprovveduta venne in testa di guardare l'orologio scoprendo con enorme sorpresa che erano solo le 11. Colei ha perso la cognizione del tempo e nell'aprire gli occhi - visto che a quanto pare s'è verificata una improvvisa riconciliazione con mr. Morfeo con cui la rottura durava da settimane - era convinta si fosse sul far della sera. Lo shock l'ha resa inabile all'uso della parola per un quarto d'ora - lasso di tempo che s'è deformato, nella sua mente, per raggiungere la durata di 2 ore e mezza: risultato, la giornata non finiva più.
Nel frattempo pochi e vaghi pensieri sballottati qua e là come in una partita di ping-pong tra due cellule neuronali - le ultime due superstiti: uno fra tutti, la notte bianca: la ricorderò sempre con immenso affetto perché è stato superlativo incastrarsi tra la gente e avere dimostrazione pratica in ogni istante (casomai l'avessi mai dimenticato) di tutta la civiltà di cui è capace l'essere umano medio.

Il resto prossimamente sui vostri teleschermi. Quando avrò raggranellato un discreto quantitativo di lucidità mentale, cioè.

Saturday, October 29, 2005

*Agonizzante in attesa della "morte" bianca (storpiatura piuttosto azzeccata della "notte") di stasera*

Sapete, l'Elenie sta diventando di una pesantezza micidiale. Forse sarebbe ora di abbatterla, o quantomeno spararle uno di quei tranquillanti che stenderebbero un elefante, in modo che se ne possa star buona per un po', in letargo.
...
No, è che le brutture che vedo mi deprimono e non ci posso fare niente.

Tutto qui.

A risentirci alla prossima alba...

Friday, October 28, 2005

Certe visite da parenti mettono puntualmente tristezza. Non lo so, dev'essere il tempo che passa e ti lascia senza un posto a sedere, la cuginetta modaiola che cerca in te i riscontri delle sue abitudini consumistiche (senza trovarli), il maschietto palpeggiatore. E un gran casino tutt'intorno.
~Come si fa sotto interrogatorio
a non cantare mai
e a fingere d’essere sordo?~

Alla tenera età di 8-9 anni si narra che l'Elenie sia stata il primo e - pare - unico amore di un suo cugino che ora sta per farsi frate: non ci è dato sapere se questa vocazione sia stata il risultato del rifiuto, ma questo fa dell'Elenie una sorta di Tragica Eroina Della Letteratura Romantica. In realtà non è certo che sia andata davvero così, potrebbero essere solo sussurri beffardi di voci misteriose. Però sembra comprovato scientificamente che quando ci s'innamora dell'Elenie, è per sempre! Ah ah. E poi all'Elenie piace raccontare questa roba. Che tipa sempliciotta.
~Pare
che coppie unite solo con l'altare
non abbian mai trovato le parole
da sole...~

Oddio, ci sono giornate che nascono in un modo e finiscono in un altro che, quando apri gli occhi al mattino, non t'immagini mai, ma con una singola costante da nulla. Quello stato contemplativo che da una finestra t'incolla gli occhi ad una strada trafficata che continua e poi si sperde verso chi sa quali mete, sotto il sole, tra i palazzi e le industrie. E poi dal balcone t'inchioda sul cielo, sul crepuscolo, sull'acquietarsi sereno della vita d'alveare, sulla voglia di volare nuova, forte, eterna. Niente di troppo nuovo, insomma.
~If you believed
they put a man on the moon, man on the moon.
If you believe
there’s nothing up my sleeve,
then nothing is cool~

Sulla terra le voci che camminano, i discorsi piacevoli con una persona particolare, le chiacchiere sconclusionate di un gruppo di persone, il gracchiare di una radio e lo strombazzare del traffico di una città. Poi un posto, nello spazio, un cantuccio riservato a chi si sa scavare un silenzio e rifugiarcisi interrompendo per un po' il tempo dentro. Uno scantinato inattaccabile e sicuro. Dicono che esista, che spalanchi la botola d'ingresso quando scende un po' di tristezza sul cuore come se fosse la carezza di quella nevicata che riesce a sfiorare la superficie del mare. Una cosa così.
~...Così la Donna Cannone,
quell'enorme mistero volò
tutta sola verso un cielo
nero nero s'incamminò...
Tutti chiusero gli occhi,
nell'attimo esatto in cui sparì,
altri giurarono e spergiurarono
che non erano mai stati lì...~

Forse è che ci vuole un po' di magia, ogni tanto.

Thursday, October 27, 2005

In memoriam

Questa mattina ho imbucato una lettera per una meta lontana. E' una piccola azione che ha in sé qualcosa di solenne e di magico. Dal preciso istante in cui lasci la missiva libera, inizi ad aspettare. E' ridicolo, ma quell'attimo è il colpo di pistola che da il via al cronometro. Così.
[E' doveroso il tributo alla posta ordinaria. Ormai l'e-mail ha soppiantato le vecchie buste con i francobolli. Eppure non è paragonabile ad una bella lettera rivestita di abiti estranei. In una giornata così, è l'unico diversivo. L'unica cosa che valga la pena raccontare. Sul serio.]
~Io
canterò
di città in città
cercando sempre i tuoi occhi...~

Tuesday, October 25, 2005

[In Pillole]

Sono
reduce da una serata di festeggiamenti. Io - la Donna dall'Irriducibile Occhio Spalancato - ho sentito di tutto e mi è rimasta fondamentalmente appiccicata addosso una sensazione di tristezza che ti fa ridere e pensare "non è possibile".
Non l'avevo mai capito davvero, ma inizio a rendermi conto concretamente grazie a una persona del fatto che la gente i propri piccoli drammi personali se li porta tranquillamente stampati in viso, chi più chi meno. Basta guardare un po' meglio. Io sono fortunata. Sono fortunata, fortunata, fortunata, fortunata.
Penso
che più ciò che vedi tutt'attorno ti mette tristezza, più finisci col guardare indietro verso qualcos'altro. Ammesso che riesca a rintracciare ancora i Ricordi. Forse sì. Un po'. Perché c'è un lato meraviglioso, semplice e naturale che contrasta con la voglia di piangere che riecheggia dal fondo (questo non lo capirà nessuno, ma è normale).
~Eh non è difficile alzare lo sguardo
staccarsi per un attimo da tutto e diventare un altro
e concedersi all'arrivo della sera
dove anche il cielo si perde
solo per capire ancora cosa cerchi veramente...~

Ho
io che abitualmente non fumo, fumato una sigaretta, e il bello è che non mi è dispiaciuto. Tiri intimi sul balcone, divisi con un'amica. E bevuto un poco. C'è chi si ubriaca per trovare se stesso, ma è solo una menzogna. Io farei volentieri a meno di tutto.
Temo
di essere diventata tanto più cinica senza accorgermene. Ebbene? Not a big deal. E' che se non lo fossi potrei sicuramente apprezzare almeno un po' una certa questione senza provare il minimo bisogno istantaneo di fuggire in preda a un attacco depressivo. E' che non lo ero e per quanto sia conveniente e possa dare soddisfazione, in fondo è una forma di agonia. E non mi piace esserlo. Fortuna che in genere non sono una persona aggressiva, ma amo stare in pace col mondo intero, e lo tengo a bada. Una volta, quando scrivevo, usavo quasi esclusivamente i puntini sospensivi: ora li ho praticamente eliminati in favore dei punti fermi, che in un certo senso sono un brusco e netto bisturi ortografico, per così dire, che ti liquida così su due piedi. Come una battuta cinica.
Trovo
sempre più bello Everwood. Lo dico ancora una volta, è una di quelle poche cose che il mio cinismo non arriva a intaccare. Uno dei pochi angoli di pace concessi. Ieri è stato sorprendente. Presto mi ritufferò nella mia folle routine linguistica. Ora sono stanca.

Monday, October 24, 2005

Tutto il resto ce lo mette il cuore

...Ecco cosa intendo.
Una mamma che uccide il proprio figlio.
Un omicidio.
E' un'azione vecchia quanto il mondo, ingiusta, tremenda, condannabile, d'accordo, ma pur sempre "vecchia". Nata con l'uomo stesso, e non è altro che una vita sopraffatta da un'altra. Sono in ballo 2 esseri viventi, di cui uno è notoriamente più debole dell'altro, e finisce col soccombere. Cos'è che rende tutto particolarmente abominevole? E' il pensiero che si trattasse di una mamma, e che il piccolo cadavere fosse sangue del proprio sangue, ad appesantire la questione: il movente, la storia, il retroscena. I legami affettivi, la questione della maternità, la cosa più preziosa e importante che una donna ha e che troppo spesso diventa un peso per alcune e un desiderio irrealizzabile per altre, che non se ne abbia rispetto, che con troppa facilità si tenda irrimediabilmente ad amputare il futuro privandolo di una vita. E il fatto che quando ci va di mezzo un bambino, ogni cosa assume una portata sempre maggiore.
Ci sono delle volte in cui lasciando che il cuore smorzi a poco a poco il sovraccarico di energia emotiva spegnendo una sofferenza, poi ci si faccia prendere la mano e capiti di risvegliarsi, un mattino, nell'inverno senza sapere più come ci si fosse entrati.
E' questo che può rendere triste un risveglio.
Quando un ricordo non genera più emozione. Quando, in certi casi, il ricordo stesso finisce col morire e scivolare giù per lo scarico come se non fosse mai esistito. Scoprire che si è trattato di un sogno. Di una menzogna. E non riconoscere più nulla . Un paesaggio che esiste in funzione di se stesso, esseri umani deboli e forti in balia della legge di natura. Nient'altro.
Posare lo sguardo su vagoni e vagoni di realtà, meravigliosi viaggi, nuove scoperte, e non riuscire ad essere mai felice perché magari in tutta la vita non c'è mai stato un singolo posto - un paesaggio - una persona - che il cuore abbia riconosciuto come casa.


[Che sia condannata a scrivere post inconcludenti per il resto dei miei giorni...?]

Friday, October 21, 2005

[Non aspettatevi niente di normale o costruttivo da questo post]

Sollevo la cornetta del telefono dubbiosa.
- ...ciao.
[Una vocina sottile, irriconoscibile, quasi roca. Ma dopo qualche istante di ricerca nei meandri degli archivi Elenistici (sto diventando pericolosamente eleniocentrica!) ho capito. Irriconoscibile sì, ma inconfondibile.]
- Dimmi che stai bene, che ti va tutto bene.
[Per qualche strana ragione le persone ti fanno i segnali di fumo quando non hai bisogno di loro, quando già ti sei messa l'anima in pace e non ti stupisce più quest'ennesimo corollario (detto "di Elenie") alla legge di Murphy per cui in pratica nella vita devi aspettarti l'ultima cosa che davvero ti aspetti avverrebbe. E' così che va. Da millenni.]
- Ho fatto un sogno su di te, l'altra notte.
[Che bello. Qualcuno mi sogna e non è il leggendario "Elenio" di cui tanto si vagheggia. Fantastico.]
- Ho sognato che mi lasciavi un messaggio in cui annunciavi il tuo suicidio. Perché eri infelice, perché non riuscivi a trovare un fidanzato decente né un amico, perché l'unica vera amica che tu avessi mai avuto ero io, e mi raccomandavi di consolare i tuoi genitori che non avrebbero capito, e... era il 24 dicembre, il giorno dopo sarebbe stato Natale e tu non saresti più stata con i tuoi a festeggiarlo...
[C'è bisogno di commentare? La parte sull'"unica amica" è eloquente. Il contesto del sogno è eloquente. Tutto parla da sé.]
- ...mi sono resa conto che tu sei stata l'unica vera amica che IO abbia mai avuto, l'unica con cui potevo stare ore e ore a telefono (spesso su mie spese e annesse imprecazioni genitoriali, n.d.E.) a parlare di tutto e niente, di cavolate e discorsi noiosi, e io ti facevo una testa così e tu mai una volta che mi avessi mandato a quel paese...
E lì ho smesso di ascoltare questo primo capitolo.
La morale è che nella vita arriva una sera in cui una persona si fa avanti dal tuo passato sventolandoti sotto gli occhi tutti i tuoi papiri della scorsa era geologica, come se non li conoscessi abbastanza, come se non sapeste entrambe tutte le verità trascorse. E in fondo avete avuto in comune solo quello strano periodo [pre]adolescenziale o giùdillì, di solito va così, e il suo gusto sadico deve stare nello sgranare poi il suo personalissimo rosario delle perfezioni che non capisci e che alla fine per te è aria fritta, roba che non ti riguarda perché il fritto, insegnano i medici, è meglio evitarlo.

Insomma per una sera si scatenano una serie di circostanze che risvegliano nell'Elenie la vena polemica tanto agognata in certi momenti e che, a suo personalissimo giudizio, di regola rimane un retaggio esclusivo dell'adolescenza, quando urli, strepiti, scleri in ogni modo possibile e nessuno ti sta a sentire se non per rilasciarti il solito verdetto del cavolo con un mezzo sorriso. Nemmeno da adulti, per inciso, la gente ti sta a sentire più di tanto, e se lo fa dopo ti liquida in ugual modo. In genere, almeno. Ma è polemica questa? Non ne sono sicura, so solo che, *anche se NON è vero*, mi prende spesso la sensazione di parlare troppo poco, e non è più un risparmiare fiato come amo pensare, ma un perdere l'occasione di regalare al mondo un po' di me.

[Ve lo dicevo, che l'Elenie non è normale.]

E non si è mai contenti.
Mi viene a parlare delle sue seghe mentali sul laurearsi in tempo "non ce la farò, lo so, noncelapossofare_ma_vorreitantofarcelaciproveròmagiàsoche..." e io me la rido un po', dentro. Mi mantengo ironica, sarcastica, cerco di sdrammatizzare e smorzare il pathos del momento. Me la rido durante tutto il tempo.
E' legittimo, che dite?, o sto diventando troppo perfida? Sento di stare perdendo dei lettori, ogni riga di più.
La sottile soddisfazione, un po' strana se vogliamo, un po' immotivata, sta nel fatto che mentre quella persona parla ti rendi conto di capire molte più cose, di scorgere verità laddove lei non giunge a vederne, "ma chi è questa persona?", pensi sorridendo tra te e te [Tra l'altro ti disturba in un momento topico di concentrazione sul riempimento di una pagina intera di quadernone di ideogrammi giapponesi tutti in fila, esercizio che richiede una forma mentis particolare e una mano non indifferente, nonché una discreta intelligenza degna di una bambina di 6 anni...] ma soprattutto, "che ti ridi?" mormori a te stessa.
D'un tratto mi si è risvegliata dentro una gran logorrea di suoni più o meno articolati, i criceti del cervello squittiscono tutti insieme come succede nel bel mezzo della notte quando l'Elenie rimane con gli occhi sbarrati più sveglia che mai, a sprecare ore e ore preziose della sua vita.
Tra le altre cose, giungono gli argomenti seri, quelli seri davvero e su cui non c'è niente da dire, e allora l'Elenie ascolta come ascolterebbe una persona normale. Che credete? Ogni tanto ancora ne ho la parvenza. E inizio a pensare a un sacco di cose, una specie di lista della spesa con una punta di nostalgia. Giusto una punta. Non mi piace davvero essere così ma credo di dover esserlo.
Ne ho il diritto? E' la domanda che mi pongo più spesso, e azzardo quasi sempre solo se la risposta è "sì".

Non bisogna troppo lasciarsi ingannare dalle bellezze come dalle brutture. Esistono entrambe. Ma la comunicazione ha il pregio di poter ridurre all'essenziale qualunque cosa. Tutto il resto ce lo mette il cuore.
Iernotte ho scoperto uno dei piaceri della vita.

Mai provato ad infilare un dito nel miele per poi leccarlo?
Io sì.

Thursday, October 20, 2005

Se la Corea del Sud dovesse dichiarare guerra all'Italia voi privilegiati lettori di Arutokoro sapreste con estrema fondatezza in anteprima di chi è la colpa. L'Elenie ha avventatamente espresso ad un esponente del sopracitato paese l'aneddoto del docente di Coreano che spifferava agli ingenui studenti - fra cui l'incauta Elenie - quanto poco Coreani (e Cinesi) sopportino i vicini Giapponesi. Nulla fu più sbagliato. C'è mancato poco che non giungesse un proclama d'indignazione dalla Corea diretto al nostro Presidente del Consiglio. Per il momento i nostri sonni possono essere tranquilli. Ma vi autorizzo a fustigarmi ugualmente, perché mi sono beccata da codesto uomo ben 3 mails abnormemente lunghe di riferimenti storico-sociologici sui rapporti Corea-Cina-Giappone.
~E con le mani, amore,
per le mani ti prenderò,
e senza dire parole,
nel mio cuore ti porterò...~

Comunque, non m'importa del fatto che la pioggia abbia atteso che io uscissi all'aperto per cominciare a venir giù (per ben 2 volte), e nemmeno che la borsa mi abbia scavato un solco sulla spalla. Noi donne siamo superiori a simili inezie che sono nulla a paragone dei dolori fisiologici mensili, per non parlare di quelli del parto. E poi, l'Elenie-uomo mi ama anche con i capelli appiccicati di pioggia e una spalla consunta.
...Sto divagando decisamente.
Dicevo, è quella sensazione un po' triste un po' amara che a un certo punto ti prende e che ti fa sentire come se la realtà deformata dalla gente che la percorre diventasse inconsistente. E tutto si svuotasse di ragione. Forse è sbagliato identificare ciò che si fa con ciò che si è, nella fattispecie parlo dello studio ma poi d'altronde oggi anche quella sensazione è leggera e sottile, perciò non m'importa tanto e nell'inconsistenza generale, so di esistere. Concretamente.
Boh, a volte uno non ci pensa.
Per la serie "Pensieri sconnessi".

Stamattina ho sgraffignato la Guida del CTS (Centro Turistico Studentesco) ed ora giace dinanzi ai miei occhi contemplanti. E' un concentrato di Mondo!
Forse a breve partirò alla volta di LONDRA.

---

~Chiudi gli occhi e non guardarti intorno,
sta gia' entrando la luce del giorno...
chiudi gli occhi e non farti trovare,
pelle bianca di luna, devi scappare...
dormi ora, stella mia,
prima che il giorno ti porti via...~

[...E poi, un po'
a dire il vero, un po'
mi manca.]

Tuesday, October 18, 2005

Se qualcuno assegnasse un premio all'incostanza, io sarei al primo posto imbattuta da almeno un ventennio. Mi sembra impossibile mantenere un tono, mi stanco in tempi sempre più da record e non sono esattamente un concentrato d'energia; vegeto in uno stato indeciso e instabile, poche idee e stimoli, poca forza e voglia di fare.

[Ma una decisione l'ho presa adesso e senza mezzi termini: un intero quadratone di cioccolato a latte in barrette mangiucchiato leggendo la posta! Son decisioni importanti, questione di vita o di morte, che ne sapete voialtri?!]

Sunday, October 16, 2005

*Zap*
Ecco la prode e solerte Elenie riapparire ancora qui, a testimonianza del fatto che i tempi sono un po' infausti ma l'erba cattiva non muore mai, mai-mai.
Stando alle ultime news una serata di follie attende la vostra intrepida eroina (nel senso di eroe-donna, eh!) che invero cova l'intenzione concreta di dire "passo" perché presenziare ad una serata gay non è tra i suoi interessi primari al momento. Essendo tra l'altro lei etero, fino a prova contraria. Ehm.
Piuttosto, secondo i beninformati, colei è in una nuova fase seriosa-impegnata-stucchevole (solo nelle giornate giuste, s'intende), per cui si reca ai corsi universitari, frequenta un sito come penpalworld, compie estenuanti studi mirati allo scopo di migliorare la propria conoscenza linguistica e mascherare il fatto di essere quasi totalmente -coff- analfabeta, infine si convince che l'anima gemella esiste: un'Elenie versione maschile nei cui sogni figura soltanto l'Elenie-donna, che sta vivendo da qualche parte un'esistenza parallela e simile a quella dell'Elenie-donna [altrettanto sfigata, diciamocelo], che pensa di continuo a lei magari nel medesimo istante, e sospira attendendo il famigerato momento dell'Incontro, e nel frattempo vivacchia.
Stucchevole? Io direi raccapricciante.
Intanto tutto il di Elenie conglomerato familiare è in procinto di recarsi a pranzo fuori in compagnia di un altro ben più allegro conglomerato familiare costituito da n°4 esseri umani, l'identità di 2 dei quali è quella di 2 gioviali pargoletti. Una parte consistente dell'Elenie si domanda con vivo disappunto cosa la spinga a presenziare a siffatto impegno. Un'altra piccola fetta ribatte che suvvia, si tratta di persone veramente gioviali e piacevoli! [in altre parole, a un pranzo pagato in un ristorante non si dice mai NO].
On air: You're all I need - Motley Crue

Friday, October 14, 2005

Sembra tanto allettante ricordare nostalgicamente un istante in cui le cose avevano avuto un ordine preciso. Derivante da una fase particolare, da una passione, da un Primo Mobile qualsiasi.
E' un sospiro di sollievo momentaneo: il deserto ti aspetta.
Punto e a capo.
Purtroppo da quell'ordine sei fuori definitivamente. Ci sarà una ragione, no? C'era qualcosa di sbagliato che andava corretto, e qualcuno avrebbe dovuto fare lo sporco lavoro.

Sto finendo il mio pacco di Macine insolitamente serali davanti al monitor.
Rammento che ho iniziato a tenere un diario vero e proprio all'età di 13 anni e, se ciò può essere considerato uno "scrivere", si potrebbe dire che io abbia cominciato anche prima, non smettendo praticamente mai.
Col tempo ho finito con lo stemperare un po' la mia prolissità ed eliminare inutili ridondanze, all'occorrenza.
All'inizio era una questione tra me e il bianco da riempire, poi, mi rendo conto, lo è diventata con la vita.
"Ogni cosa ha un posto nel tuo dopo."

scrivevo una volta, ma non ricordo perché. Non ricordo di averla sentita dire da qualche parte. Non ricordo nulla nemmeno di pochi mesi fa.
Il cervello ha accantonato km di pellicola di vita in tutta fretta.
Ma è impressionante. Da un certo momento in poi rimani stupita scoprendo che ha praticamente smesso di memorizzare, rendendo più o meno vani tutti gli sforzi che fai nel compiere studi mirati alla memorizzazione persino di informazioni miniaturizzate come vocaboli e ideogrammi.
Vecchiaia, si chiama. Ecco.
Lui ed io ultimamente abbiamo grosse difficoltà a dialogare e trovare accordi.

Mi ritrovo ancora una volta a sostenere che la mia pace sussiste in realtà esclusivamente quando mi trovo in trasferta. La accendiamo.

Portatemi via.

Wednesday, October 12, 2005

E' spettacolare il momento in cui latiti da qualche parte nel mondo e in testa non hai altro che quel momento, quella giornata, quella realtà srotolatasi sotto i tuoi occhi. Tanto che dimentichi chi sei. Completamente dimentichi l'imminenza di un esame, il dovere, le cose da fare. Mi succede, tragicamente, di non saper dire, lì per lì, nemmeno il mio nome.
Accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto, oppure anni,
e poi la vita risponde.

scriveva il signor Baricco, e ha avuto ragione. Ho concluso qualcosa, ho trovato il lucchetto con la sorella chiave che cercavo quando ero più ragazzina ed ora posso adagiare il coperchio di quello scrigno delicatamente, certa di poterlo riaprire quando mi andrà.
Sotto questo pensiero c'è un letto un po' più morbido, come succede quando recuperi un tassello di te.

Milano è come me l'avevano raccontata. In verità mi è parsa più "dormiente" in molte ore del giorno, ma è questione di occhi. Non pensavo che potessero esserci tante persone che girano in bici: i bambini appollaiati sui sediolini di dietro mi hanno lasciato un sorriso di tenerezza in viso. E il Duomo sembra un'apparizione, così imponente.

Stamattina ho qualche difficoltà a svegliarmi del tutto.

Sunday, October 09, 2005

E' strano oggi. Come partire per un viaggio lungo lungo mentre invece in men che non si dica sarà tutto un ricordo.
~i've been on the road too long
and i've been stuck inside a song...~

C'è sempre un momento che ti viene un po' da sognare così, spontaneamente, come per un residuo dell'infanzia non ancora digerito e forse indigeribile [per fortuna] e allora ti metti ingenuamente a pensare che magari è qui che ci si sente vivi.
Sognare è una di quelle cose "superate", quelle parti del corpo che uno cerca di amputarsi in fretta per non sembrare troppo idiota e chissà se se ne accorge, magari lo sa fin troppo e si sforza di convogliare le energie per quei sogni nell'arte che più gli si addice. Gli artisti sognano come bambini. E quanta gente messa alle strette dalla vita non smette di farlo. C'è da ammirare.

Alla luce di tutto questo, il pensiero di non riuscire più a sognare è angosciante.

Friday, October 07, 2005

Un raggio di sole accarezzando la pianta di un balcone mi ha rapita.
E c'era una canzone che arrivava da lontano, forse da un posto definitivamente accantonato tra i ricordi.

[Lo faccio...? Ci provo.]
Mi piace stare all'aperto. Contemplare. Respirare. Guardarmi intorno. Ascoltare. Acuire i sensi. Ed esprimerli. Dal punto di vista estetico, la leggiadria, l'accenno, l'impalpabilità, l'indefinito.
Non mi piace sentirmi tagliata fuori, la mia inerzia, a volte la mia volubilità. Sentirmi spenta e ferma, ma anche il sovraccarico di pensieri. Il mio muovere nervosamente le dita dei piedi fin da quando ero neonata, il mio bisogno di masticar qualcosa...
Mi piace sentirmi al sicuro, se non c'è alcun foro tra i miei pensieri, nessuna voce interiore. Stare al caldo. Stare da sola. Ascoltare musica in cuffia durante gli spostamenti, col mondo che corre fuori dal finestrino, o di notte prima di dormire, al buio, ovunque io sia.
Non mi piace, chiaramente, non saper stare da sola. La confusione. E dipendere da qualcuno, soprattutto interiormente. Dai sentimenti. Chiedere.
Mi piace lasciarmi crescere i capelli a lungo e selvaggiamente... liberarli al vento. Li taglio solo quando necessario, e di malavoglia.
Non mi piace vedermi diversa allo specchio: una sola volta ho cambiato il colore ai capelli pentendomene, e né io né la mia pelle biancastra andiamo granché d'accordo con l'abbronzatura. Neanche con il trucco, comunque.
Mi piace l'uomo in cucina. Che sa stare con i bambini. Se poi l'uomo suona anche il pianoforte, lo sposo. XD Chi è allergico alle etichette e aggira le convenzioni usando il cervello. Sì lo so, un po' come me.
Non mi piace essere calpestata. Detesto le pretese. Le intromissioni. In genere sono una persona pacifica e tollerante, ma solo se non percepisco minacce, in presenza delle quali divento una belva; con certe brutture umane tipo la falsità e l'ipocrisia ho stretto un patto di non belligeranza, per cui coesistiamo a grande distanza, tanto di idioti il mondo se ne cade, preferisco affidarmi al mio istinto. Ah, non mi piace chi si definisce anticonformista, a priori: è una cavolata.
Mi piace la cucina e gli odori. La famiglia. I regali fatti col cuore, mi affeziono persino ai sassi. Quei piaceri sottili come rilassarsi fino al sonno davanti al caminetto acceso, i brividi leggeri. Le macine mulino bianco inzuppate nel caffelatte, il gelato a banana, le patate. La matita e il block-notes con i fogli puliti. L'affetto incondizionato di un cane. I paesini non troppo grandi e silenziosi.

...Non mi viene più in mente niente. Dovrei chiedere agli avventori di buona volontà di ricambiare? Buttarmi nella mischia dei test? Non so, sono aperta alle proposte :)

~Meravigliosa confusione
tra i dialoghi e le pose,
e ogni peso appassionato è un soffio,
ma non la verità, che è sempre un'altra storia...~

Wednesday, October 05, 2005

Oggi ennesimo omicidio, nel centro cittadino.
La città violenta, "malata".
La ami o la odi.
Io ci vivo. Più spesso [soprav-] ma questo è un discorso un po' così. Che stasera a dire il vero ci sta pure benino.
Il fatto è che l'Elenie ha il capello nuovo di zecca perciò la testa è più leggera e sta su con una certa inusuale facilità. Logica illogica a questo punto vorrebbe only futilità in primo piano. Ebbene, tra le altre cose, confermo.
Faccio un giro sul sito de l'Espresso e leggo, fra mille altre cose, di professori stressati e di questa gioventù disinibita in rapporto a una società caotica dal reality show facile. Ah sì. Il morbo del reality show talvolta mostra alcuni dei suoi sintomi pure tra le mura domestiche, dove pare che la vostra eroina (me) sia l'unica dotata di anticorpi adeguati, protezione al 100%.
Io sono quella che, quanto alla tv, films a parte, si appassiona a qualche telefilm (un paio al massimo) e riguarderebbe "L'Era Glaciale" solo per seguire le avventure di quel buffo simil-scoiattolo saltellante e della sua ghianda nella speranza che per una volta gli vada bene.
Solo dopo un lungo periodo di Quaresima televisiva, tornando a noi, ho finito con l'appassionarmi ad Everwood. Passione indotta, comunque. Mi piace. Basta. Detto fra noi nche l' attore protagonista non è male *_* (non fate caso al delirio tardo-adolescenziale, ehm)
A ben pensarci, ciò che rende vuoto questo blog è proprio un assenza di quelle penose liste amo-odio. Magari dovrei farci un post, buttato così, che vive sul momento. Sarebbe carino. Qualcuno forse capitando qui al momento giusto correrebbe il rischio di capirci qualcosa. Eh? Ma ora scappo a vedere la puntata di Everwood videoregistrata :)

Monday, October 03, 2005


Una mattina dal sapore della notte. L'eclissi invisibile sotto strati di pioggia; musica classica in cuffia, un connubio certamente originale.
Il sapore di bagnato è speciale.
Bastano pochi elementi affinché qualche sogno riprenda a materializzarsi. Qualcuno oggi chiedeva (più a sé stesso/a) se arriverà mai il momento di stare in pace. Mi auguro esista, perché tutti in fondo cercano soltanto quello, tutta una vita. Imbattendosi in miliardi di quesiti che desiderano una risposta. Malauguratamente non esiste *la* verità, ma una verità propria che bisogna costruirsi come una roccaforte.
Sentirla crescere dentro e non leggerla dal di fuori.

Questo, l'Elenie se lo dimentica.

Anche oggi l'intrepida autrice ha donato al pubblico blogghesco un post 100% pipparum mentalium, nella migliore tradizione personale. Facciamo 99,9%. Sulle note della musica rilassante che rappresenta l'ultima novità dei suoi auricolari, Colei consegna al mondo in diretta l'incredibile nuova del suo desiderio di mettersi a scrivere (trema, mondo!), e della sua trasferta in programma in quel di MI. Ah, e ricordate, gente, che il gelato a banana rulla di brutto. Yeah.

Sunday, October 02, 2005

Un pensiero: voglio sperare che la felicità sia paragonabile ad una bilancia. E laddove le cose vadano da schifo, da qualche altra parte tutto abbia l'aspetto di una favola o di un film.
E' poco realistico, lo so bene, se si prendono, simili a campioncini da esaminare, tanti minuscoli angoli di mondo e si considerano tutte le persone, tanto diverse tra loro, talune così inclini alla lotta, talaltre così fragili, piccole, indifese, e pronte a soccombere in qualsiasi momento.
Ma visto che la natura è in realtà incapace di bilanciare ogni sua creatura con la stessa porzione di vita e forza, e tutto pende sempre da un lato piuttosto che dall'altro, non bisognerebbe mai parlare di pari opportunità, ma sempre di 2 pesi e 2 misure. Perché quelli che vincono esistono, ed esisteranno sempre in funzione di quelli che perdono; quelli che fanno la storia esistono se esistono quelli che la subiscono.
Misurare i passi su un filo infinito. In equilibrio.
Finché non ci rinunci, ti lasci cadere, e il pubblico leva un fragore.
Sentire TUTTI gli sguardi.
Qualcuno mi spiega perché in certi istanti persino una ferita che sanguina di continuo poi diventa finta, nient'altro che il frutto del trucco di scena?
~Boy, you gotta carry that weight a long time...~

Ho scavalcato una dimensione; e poi un'altra; e un'altra. Ma mi fermo a cavallo perché temo di far prorompere cose che non posso controllare.
E di ritornare sui miei passi, e tutto il resto.
~Domandarsi perche' quando cade la tristezza
in fondo al cuore
come la neve non fa rumore...~

...
Ma non è vero niente di ciò che ho scritto.
L'unico pensiero interpretabile a malapena è che "sono tutto ciò che non dovrei essere". Ed ogni cosa è invisibile.
Mi arrendo.