Qui manca il pulsante di spegnimento, ci hanno proiettato nel web 2.0 convinti che sia più giusto e utile restare sempre in contatto. Era molto meglio quando rimanevano solo foto in un album o in un portafogli a raccontare, e nessuna frase di tre righi colma di indignazione a indignare ulteriormente; le malattie si propagavano persino in maniera più *sana* e le epidemie mietevano vittime che si erano scambiate almeno una stretta di amno. Io non so più spegnere da tempo immemore perché gli imperativi morali hanno sempre avuto almeno un'eco a disposizione e tanto silenzio spettatore, e finisce che uno non matura nemmeno più nelle stagioni giuste gli elementi che gli abbisognano per potersi costruire. Imbevuti di questioni sociali, indignarsi con tre parole, tirare fuori uno stendardo da appendere al davanzale e immediatamente fotografarlo, porlo a vessillo per partecipare a un flash-mob più o meno virtuale, avrei dovuto manualmente inserire tutto questo nella lista delle volgari manifestazioni che non hanno mai smosso nulla. Invece ci pensa un social network con gli occhiali da hipster per il quale devi avere sempre qualcosa da dire e da mostrare.