Sunday, December 31, 2006

Poche piccole questioni sulla soglia di un fine anno anonimo:
1) l'istruttore-orco è riuscito a farmi accostare davanti alla fermata di un autobus;
2) (corollario della 1) mai mettere a parte la propria figura genitoriale femminile di simili accadimenti;
3) lo stomaco implora astinenza totale;
4) vago sentore di tintinnii lontani, equilibri che si rompono, una testa ostinata che non dorme (non la mia, per chi se lo chiedesse: io dormo benissimo) e quand'è così di solito, vagamente, ho ragione;
5) siamo ancora tutti in piedi.
6) City of blinding lights - U2

Buon anno a tutti.

7) Postilla: l'ultimo giorno dell'anno è il più veloce. Credo sia dimostrabile anche scientificamente. Non mi basta per prepararmi i bagagli, per scrivere "2006" sulle etichette attaccate ai manici. Non mi basta...

Friday, December 29, 2006

Ho sognato di recarmi a Roma. Credo. Non sapevo cosa ci facevo lì. Li vedevo passare quasi per caso e così capivo che aveva un senso esserci, mi avvicinavo, ci parlavo, ed era tutto abnormemente amichevole. Avere la possibilità di abbracciare col più facile dei sorrisi, perché splendeva il sole come quando è primavera e rendeva le cose così irrealmente lineari, come non lo sarebbero mai. Avere la possibilità di fermare un volo, di impedirgli di salire, tanto è un sogno, voglio dire.
Non lo so cosa significhi, ma comporta che da sveglia devo fare i soliti conti.
Kiwi a colazione, e mi sono accorta che ci sono sul groppone ancora una manciata di giorni di festa e allora mi sono tranquillizzata, posso ancora riposarmi e abbassare un po' la guardia. Festeggiare, dicono, ma chi li ha mai ascoltati. Finisce un altro anno e mi basta fare un cenno con la mano, da sotto una coperta, la televisione spenta per non attirare inutili fantasmi, e tutto quello che è finito, e tutto quello che non tornerà, e tutto quello che è da rifare, enumerato a casaccio man mano che prende forma, man mano che arriva.


PS: un desiderio per stamattina: vomitare questa immagine onirica residua. E' paragonabile al disegnare cuoricini e fiocchettini su una tomba.

Wednesday, December 27, 2006

Seduta qui mi sto vagamente rendendo conto che l'ultima cosa utile che farò, probabilmente, per quest'anno, sarà sedermi a un volante al fine di diventare in qualche modo più autonoma. E il buffo è che mentre lo scrivo non sono più tanto sicura di quanto sia utile imparare qualcosa che tutto sommato le gambe riescono a sbrigare oppure riuscirebbero, con un po' di allenamento, tenuto considerato che in tempi antichi si attraversavano paesi interi al massimo in groppa a un destriero.
Ci si può stancare di avere cose da dire, di controllare che le piccole falle non aprano pertugi negli scafi, si può anche solo cercare una sedia in un cinema vuoto.
Ed eventualmente aspettare una persona che arrivi a scivolare nell'ordine più naturale delle cose con una parola, con un gesto fluido, che ti porge un pop-corn dal suo posto, appena al di là del corridoio centrale del cinema.
Che poi mi ci vedo.
Sapere che non si deve aggiustare ciò che non è rotto davvero, in ogni caso lasciare qualche spazio creativo all'immaginazione di chi detiene la colla, appunto, che è un essere incorporeo dalle mille denominazioni, Tempo, Fato, eccetera.
Oh, no, mi ero ripromessa di evitare di scrivere la parola Fato: per non darmi più la possibilità di giustificare le parole su di una persona prima di conoscerla, i respiri di petalo e di camomilla che mi dondolano i viaggi verso casa quando è Natale, e tanti altri strafalcioni della linea su cui poggio i piedi.

L'uomo lo inventa, il Fato, quando non può più farci niente, e noi codardi gli scrocchiamo un passaggio facendo l'autostop (che è una metafora abbastanza azzeccata visto l'incipit), non mi sembra mica giusto.
~that I would be good even if I did nothing
that I would be good even if I got the thumbs down
that I would be good if I got and stayed sick
that I would be good even if I gained ten pounds

that I would be fine even if I went bankrupt
that I would be good if I lost my hair and my youth
that I would be great if I was no longer queen
that I would be grand if I was not all knowing

that I would be loved even when I numb myself
that I would be good even when I am overwhelmed
that I would be loved even when I was fuming
that I would be good even if I was clingy

that I would be good even if I lost sanity
that I would be good
whether with or without you...~

Tuesday, December 26, 2006

Ho deciso com'è la questione.


Ce n'è voluto di tempo per capire. L'Elenie a volte è dura d'orecchie, appena può: se potesse tagliarsi le orecchie in verità lo farebbe spesso.
E' che il Natale mi piace, nella maniera farneticante in cui lo aspetto, nella maniera di memmedesima si intende, con quella faccenda del chissà come sarà e bla bla bla. Poi quando arriva, durante, dopo, minuto dopo minuto, mi si precipita nella malinconia più densa. Assieme ai pesci tropicali più strani. Con un guazzabuglio di immagini compresse come vestiti in una valigia, roba che non è detto sia esistita, che non può avere la dignità di un panettone, per dire, quello lo puoi toccare, lo puoi almeno vedere; ma un'altra dimensione, parallela, simile a una custiodia di violino dopo che questo è rimasto schiacciato sotto le ruote di un tir. Una dimensione che rimane vuota, che è la faccia opposta di una moneta.

Vabbè. Tanto tra un po' non ci penserò più.

Sunday, December 24, 2006

Succede che oltre a dimenticarmi cosa postare, mi dimentico quanto è esposta la pelle. Al contatto con l'aria. Con le altre persone. Prima di dormire non è rassicurante, è disarmante. Hai l'impressione che gli ultimi anni sono cambiati con te come il giorno con la notte.

Beh, ci siamo arrivati alla fine.

Tanti auguri a tutti!

Saturday, December 23, 2006

E fu così che scese il freddo, finalmente gelavano il fiato, le mani, le unghie, la punta del naso, i capelli, e puntuale con l'entrata in scena dell'inverno, persino. E l'Elenie ci sta, col sospetto sulle labbra, appunto, nella fase del sospetto di una gigantesca presa in giro. Ci siamo arrivati come tutti gli anni, ma stavolta sembra doppia. E' dicembre ma non lo è, persino nelle strade tradizionalmente legate alle tradizioni natalizie sembra tutto ricoperto di strati di cotton-fioc. Non c'è nemmeno l'albero di Natale nel soggiorno, per il secondo anno di fila, e non c'è una misera notizia, un segnale di fumo, da alcune persone, niente.


Inoltre mancano dieci giorni all'apertura dal cellophane dei calendari nuovi e d'istinto mi viene in mente una Elenie stipata nei soliti abiti compatti, traslata di un mese, una linea continua senza alcuna increspatura, ma compatta perché ormai l'Elenie è diventata questa, ammortizzata, traboccando l'orgoglio un tantino criticato dalle figure genitoriali coabitanti: ma è orgoglio sano, cibo nutriente per l'Elenie, ribatte. Soprattutto per quella incauta che prepara dei regalini senza pensare che non sempre è un gesto semplicissimo, il consegnarli. Bisogna pure accettare che se prendi il largo poi la terraferma la guardi dal cannocchiale, voglio dire, è così che sei, sei nata col cannocchiale nel pannolino.

Però, che strana idea, questa del cannocchiale nel pannolino.
Non ho finito, tornerò presto.

Wednesday, December 20, 2006

Ultimo post dall'attuale pc. Il bello è che di concreto si tratta di poche ore di lontananza dal mondo webbesco, poi si troverà un assetto tutto nuovo, ma è come se mi stesse lasciando un amico. Hmmm. E scrivere l'"ultimo post" è come portarsi del cibo per un viaggio di 2 ore, chessò, perché hai paura di avere fame. E' patologia, forse. L'ho sempre detto che il pc è uno strano bestio. Si possono condividere parecchie cose, con un pc, se solo uno ci mette le mani quel tanto che basta.
Non c'è tanto altro se non che devono avermi imbottita di stupefacenti, e l'unica cosa che sento in concreto è l'adrenalina di poter conquistare il mondo al volante di un'autovettura. Ora, basta provare a immaginare l'Elenie col volante tra le mani, lo sguardo truce rivolto alla strada, e le fiamme che le brillano nelle pupille per capire di che parlo. Imbottigliata nel traffico, per giunta. Allucinante.
Si avanza indomiti, fieri, correndo quasi, e non temete, di rovi se ne incontrano, ci si graffia e ci si risveglia con le crosticine rosse, si mormora "ahi", ma frattanto ci sono pacchettini e idee tutte casalinghe, e esami di pomeriggio senza sole, dell'ultimo momento, e amiche che sono felicifelici, strano strano Natale, cosa mi combini?, sono allegra senza motivo, forse perché non ho reale motivo per non esserlo. No, la solitudine non lo è. Datemi pure un pugno se faccio male...

Saturday, December 16, 2006

Svegliarsi e non riuscire più a dormire. E non è stata una notte di particolari autocritiche pendenti a ghigliottina, solo qualche progetto cittadino sotto il guanciale, dell'ordine di idee di un km o due, e le scarpe per attuarlo. In fondo è lontana l'ultima volta che ho bevuto un libro pagina dopo pagina, fino a notte inoltrata. Una notte analoga, infinitesimale, dispersa. Ho gli auricolari per recuperarla, di tanto in tanto, li posso usare come scialuppa, un taxi in corsia di sorpasso sognando una battuta ad effetto del tipo "presto, insegua quella macchina!" e chissà se la raggiungerò mai.
~Vedi, caro amore mio,
come si apre le braccia
a un vento senza fiato,
all'ultima bugia,
al silenzio che accusa i colpevoli...
Come si esce dalla festa
con il trucco in faccia,
e il cuore un po' ubriaco,
e una fotografia...~

E' da troppo tempo che non mi lancio all'inseguimento, ma c'è la musica con cui si ha un rapporto preferenziale e ci si persuade persino di poterlo fare di nuovo, anche se in fin dei conti la propria velocità va più che bene per assopirsi senza fretta.
~Vedi, caro amore mio,
anche sotto la pioggia
un altro vento stende
la sua biancheria...~

La verità è che il tempo fa allergia. Mi bruciano le narici se mi dicono "tra una settimana", se devo aspettarla senza dimenticarmi che ne sarà appunto passata un'altra.
La verità è che non so più che cosa dovrei mai inseguire, e se esiste ancora, e se è mai esistito. Che è un buon modo per completare l'anno.
La verità è che ho perso il filo, e stavolta non trovo la via per venire a capo di questo post, che è una fotografia in cui tutti i soggetti sono di spalle.

Nel frattempo la notte è passata.

Wednesday, December 13, 2006

Piccola entry da 10 minuti per dire che il test di scuola guida è andato, zero errori ma nella maniera più elenica che esista ed anche più tipica di codesto luogo anomalo, e non aggiungo altro a riguardo. Posso dire che siamo in piena atmosfera natalizia e come sempre rimango indietro, poi devo mettermi a correre, e lo devo fare in mezzo alle coppiette che ballano il rondò per strada - anche quelle che nascono proprio nell'odierno dì (che mi fa piacere), così mi mischiano qualche piroetta nei passi, una piroetta speculare, ovviamente. Questione di leggerezza a metà pomeriggio, con un pacco pesante in una busta, due onomastici nel giro di una settimana e si sa come sono i genitori. Non fosse che per questa soddisfacente leggerezza, con ai lobi degli orecchini a forma di fiocco di neve a incoraggiare una nuova era glaciale. Oh, sì, ve ne prego.
In realtà sto ascoltando i REM e sbaglio, qualunque cosa faccia è sbagliata perché o mi viene fuori un risultato errato e non mi tornano i conti, o non mi viene fuori assolutamente niente, e questo è il rumore prevalente di qualsiasi cosa. Il niente con qualche ombra di fastidio, solo questo niente sotto la coperta natalizia.
Non mi resta che augurarmi per l'immediato futuro che la prossima prova vada bene.

-Dieci minuti scaduti-

Sunday, December 10, 2006

Un post da prendere con le pinze.

Deliberatamente ci è dato di scegliere di non parlare di come sono state le ultime 100 e passa ore, stanno rinchiuse in uno scrigno come ogni minuto da qui a seguire, senza spettinarsi troppo.
Sadicamente divertirsi con una matita, a disegnare orbite che si rincorrono precludendosi qualsiasi incontro. In un meccanismo siffatto, far perdere le proprie tracce può essere triste, precluderebbe al lasciarsi morire lontano.
E non saperlo mai, come sarebbe...?
Aspettare che si consumi l'ultima torcia...?
Non è da egoisti?


...
Non lo so. Il peggio è che ripudierei l'egoismo di cui forse cadrei vittima anch'io. Shhhh.

Saturday, December 09, 2006

Arrivederci centro del mondo, che "centro del mondo" non lo sei affatto eppure è così che ti chiamerei se piantassi da te le radici, se facessi da perno girevole, se mi lasciassi oltrepassare da migliaia di piedi ogni giorno, e sarebbe sempre meglio, ripeto, sempre meglio di queste strade dove ciascuna parola pronunciata sotto ciascun gallone d'aria inspirato è più finta e più teatrale del teatro stesso, che almeno quello a volte lo prendo sul serio, quando ci vado.
Arrivederci comunque, variabile e incostante centro.
Mi presento, sono l'Elenie da esposizione, con l'occhio nella macchina fotografica, che guarda e non vede, che sa e non elabora, che cammina e non marcia, che il cuore le batte ma con l'orologio a cucù dell'anestesia.
Alla prossima, quando avrò ricaricato le batterie cerebrali.

Wednesday, December 06, 2006

Un passo per volta.
Sono in tanti ad esistere solo quando mi infilo sotto le coperte. Aumentano. Diventano folla per le strade che non esistono. Sono convinta che prima o poi tutto assumerà le tinte confuse e fittizie dei sogni, compresa me.
Un passo per volta, smetteranno di ammiccarmi da lontano quando inevitabilmente prendo il largo in gondola, smetterò di esserVI presenza momentanea allorché tutto si sarà rivoltato in dentro, come un calzino.
Che poi non è che lo voglia. Non sono strade rassicuranti, è una realtà remixata, un po' più piena ma meno isterica, e anche lì somiglio sempre più a un cristallo di quelli che stanno a riposo in una scatola, rivestiti di polvere o quant'altro.
E ho sempre questo sguardo idiota, da presa in giro.

Monday, December 04, 2006

Una giornata di carta, il cielo un acquerello su carta stropicciata, e i tombini ad ogni metro disegnati a punta di inchiostro. Una Elenie che si sveglia con la mente simile a un foglio di carta bianco, e sembrava finta, più del solito, non fosse che il cuore le batteva ma la verità chi la conosce?, forse era bruciata, un fazzoletto di carta bruciato in un incendio, tanto erano lontani gli urli, lontani e profondi. Diciamo che era vera e voleva essere finta.

In quella è apparso gironzolando uno strano ragazzo con una maschera appesa alla cintura, di quelle a mezzo viso col nasone lunghissimo, bianca.
Me ne manca una foto, per disdetta.


Ed è andata via tutta quanta minuto dopo minuto, familiare nelle parole rivolte a un'altra persona, improvvisamente reale quando ti molestano dall'auto mentre aspetti ad un angolo, stanca se ti specchi nel finestrino di un autobus e ti accorgi che hai gli stessi occhi stralunati e lo sguardo un po' stolido di quando, all'asilo, eri tra i più piccoli. Di tutto, un po'. Ma, di qualcosa, niente.

Saturday, December 02, 2006

A me la febbre del sabato sera tende in genere al deprimente.
E in fin dei conti, non è vero che non so cosa dire, forse non so come dirla.
Non so come farmi capire. Non si può credere alla comprensione tra esseri umani se allo stato attuale dei fatti, su 1000 tentativi, te ne vanno in porto, a essere ottimisti, 10: non è una media matematicamente sufficiente. E' un fenomeno raro, questo della comprensione.


Allora non ci provo nemmeno, a farmi capire. La prova è questo blog, è un esperimento riuscito.


Se tutto va bene, tra una settimana andrò a sperdermi un po'.
Il resto lasciamolo così: per il futuro prossimo venturo, mi auguro una bella sorpresa. Che sia, per una volta, io. Che arrivi. Per un po'. Non lo so. Una sorpresa. Senza che nemmeno ci creda. Ok?

Friday, December 01, 2006

20' (venti minuti) piegata a portafoglio in ammollo con il viso a sfiorare poi a infrangere la superficie dell'acqua fino alle orecchie. Niente acqua nel naso. La spugna sul fondo tra le dita è un tesoro.
Per scacciare un overflow di nozioni, scaturite da percezioni sensoriali varie ed eventuali, non so se possa bastare, ma mi è sembrato di avere una fiocina, per un attimo, che si poteva schizzare tra gli sguardi scandinavi che qualcuno mi ha ripescato nella memoria e le notizie che non arrivano. Il nero di seppia non stampava lettere sui fogli di carta mentre i punti interrogativi si scioglievano e perdevano efficacia, le date sui calendari si sfocavano.
Si galleggiava.

Era un po' come volare pur con queste ali spiumate, contratte.
Credo che per oggi possa bastare.

L'ossessione:
On Air: Walk on the moon - Asobi Seksu

Wednesday, November 29, 2006

...
Il bello di avere un blog è non sapere che cosa scriverci.
In compenso, con oggi so veramente che in una data non meglio precisata mi accorgerò che ho pareti di tufo per proteggermi da praterie vuote, e inizierò a rimpiangere i tempi delle invasioni germaniche. Disgraziatamente non è una data lontana, sono una che impara in fretta. So ancora meglio che c'è una vocina a comandarmi, e a sintonizzarmi come una radio sempre sulle stesse frequenze, che in realtà mi diverte quasi giocare a fare don Chisciotte temendo mulini a vento esterni, tutti fuori, tutti lontano. Che ho voglia di spaccare il mondo, di tirare indietro i continenti trasformando oceani in pozzanghere, di scoperchiare costruzioni, di fare l'uragano Katrina, insomma, ci sono istanti minuscoli che qualcosa sul mio viso cambia e io lo so, ma so anche come andrà a finire: che farò una sosta dalla mia corsa solo per avvicinarmi ed estrarre uno pseudo-caffé da una macchinetta distributrice.
Visto quante cose so ?
...
...

On air: Sunday morning call - Oasis

Tuesday, November 28, 2006

icebergs at dawn Ebbene,

sarebbe bello vedere l'alba sui ghiacci, che poi ti dimentichi com'è la terra ferma e gli agglomerati urbani. Mentre aspetto che mi passi questo istante esasperato di intolleranza giunto malauguratamente al culmine, capito su un blog di ghiaccio e allora mi vengono in mente le suole delle mie scarpe stanche e consumate dall'asfalto tutto uguale, per non parlare degli occhi allucinati perché passo un sacco di tempo a fissare i cm proprio sotto di me, quelli appena macinati, non un passo più avanti; ma un po' di neve, di ghiaccio, cavolo, non per scivolarci, solo per cambiare colore, ché mi deve passare la voglia di alzare la testa perché è una sola grossa vertigine - eppure lo so e l'ho sempre saputo quello che la vertigine copre come una tenda o un sipario.
Mi si avvicina un altro Natale di sta m.....a e niente che vada a posto, solo le mie dita divaricate in duecento direzioni diverse, nessuna superficie lungo il buio che mi fa traballare come se giocassi a mosca cieca tutta sola, la piccola signorina Elenie, se solo stesse un po' zitta,
se solo gente sconosciuta la piantasse di telefonare da Sanremo o chissà che angoli sperduti, e 'sto traffico telefonico si desse una regolata, uno scopo, invece di far pateticamente sobbalzare, inutilmente, stupidamente, piccola signorina Elenie che ti dai una mossa a prendere il materiale in copisteria quando i finanzieri-SS le braccano incaxxati come iene, e pensi di dare il quiz a scuola guida quando ai Sommi della Motorizzazione girano i cosiddetti e le date iniziano a saltare, e lo spam per e-mail si fa beffardo.
Piccola Signorina Elenie, ti crollano questi teatrini, ti si scoprono i muscoli, le ossa, i sogni, e che fai?, il tempo degli scleri da giro di boa, pure di quelli bisbigliati, le è scaduto, per te che sei una brava signorina riserviamo solo qualche stralcio di fine settimana, niente a che vedere col martedì, quello non abbiamo potuto evitarlo, non è possibile tagliare queste scene, siamo in diretta.
Stona troppo, in diretta, il "vaffanculo" ...?

Sunday, November 26, 2006

Il sabato sera non ha freni.
Che è la regola generale, e allora può anche capitare che, sfoglia sfoglia, tra le dita scivoli fuori una cartolina che proietta in un fascio di luce un bambino. Un bambino che con le manine giunte cede alla corrente una barchetta di carta, sognandole lidi assolati e albe. Si aggrottino le sopracciglia tirando su col naso, in un finto raffreddore perché ogni tanto è una piccolezza - in altri casi, non in questo - eppure scioglie qualcosa dentro, tipo commozione ma più piccola di così, - dovrebbe esistere, in verità, una parola più piccola di "commozione", per qualcosa di frizzante dietro gli occhi, ma piccola - e, poiché il sabato è senza freni, le aggrotto completamente, le sopracciglia, e so io cosa voglio dire; viene il turno di un rosario sbrindellato di biglietti di mezzi pubblici cinemi teatri petali e vattelapesca e sarebbero lidi, ma sono bugie, se le mappe nautiche sono scritte in arabo, se la stella polare nemmeno si vede, se non ci sei, spesso sono bugie.

Friday, November 24, 2006

Cambiare antivirus può essere un po' come cambiare uomo, no, nello specifico: come cambiare marito. Perché il vecchio polpettone di Norton c'aveva i suoi difetti ma faceva un po' la sua porca figura, con trecentomila opzioni superflue a illumacare (neologismo elenico) tutto quanto. Sì, incarnava (inmegabytava?) il prototipo del marito da poltrona e pantofole che ti irrita ma non avresti mai il coraggio di sbattere fuori di casa a calci.
Eppure l'ho fatto.
...
Oddio, perché mai una metafora di coppia figura su un blog single per definizione? Non è perché si può incontrare anche chi non si vorrebbe e che abita fuori città, non è che mi sono rammollita.
Beh, veramente, forse un po' sì, ma davanti ai quiz di scuola guida. Però non c'entra niente ed è già passato, via, schiacciato sotto un mucchio di domande retoriche d'altro stampo, grigie grigie, anche quelle fanno parte della migliore tradizione Elenistica, e stimolano più che mai i commenti (se mai ce ne sarà uno) a parlare d'altro. Per esempio: quanto fa male entrare velocemente a "fare parte del passato"? Una condanna kafkiana senza via d'uscita, senza consapevolezza. O peggio: un portone senza citofono, a volte.
Lo scrivo o no che presumibilmente siamo ancora in attesa...? Non ha senso. Forse mi sto guadagnando uno spazio in paradiso tra i martiri. Lascio aperta questa supposizione, e vado a dormire, che è un buon passatempo, soprattutto per riprendersi le proprie facoltà intellettive.
Perché a volte perdo colpi come se avessi 85 anni, e io detesto perdere colpi.

Thursday, November 23, 2006

Svegliarsi a comando fuori programma, per via di un sogno troppo reale, troppo grandinoso, troppo metaforico che mi ha sdoppiato il cuore, in un certo senso, gli ha dato vita, in modo che non potessi per alcuna ragione tralasciarla. E' una maniera incredibile di continuare, avrei potuto dare una strana piega al mio strano non-romanzo, ma è indicativo il fatto che mi sia voluta svegliare, eh. Per ritrovare con sollievo un mondo in stereofonia o con almeno un briciolo di sonoro, o anche, ora che ci penso, una qualche parvenza olfattiva (dicasi parvenza causa via respiratoria intasata di Elenie), tipotipo mi viene in mente, banalmente, l'odore di castagne di ieri pomeriggio.
Ieri, mi sarei volentieri trascinata un sacco a pelo per dormire su quella terrazza, morendo stanotte o svegliandomi polmonitica, bronchitica, e chi più ne ha più ne metta, ma con le navi nel porto, avanti e indietro con loro.
E invece torno a casa e sul marciapiede leggo messaggi subliminali e meno male che solo di striscio ho pensato di averci qualcosa a che fare, solo di striscio, ma sarebbero stati rassicuranti, sarebbe stato un bene scoprire cristallizzazioni reali e invisibili a occhio profano, una specie di caccia al tesoro, ma imbevuta di tepore.


Invece continuo a svegliarmi con le stalattiti sulla testa davanti, dietro, ovunque cammini, per almeno 1 km, paura anche solo di mandare un sibilo dalle labbra, e il cuore sempre a un passo dall'assideramento, a un passo, a un passo...

Monday, November 20, 2006

Seduta qui con un déjà vu continuo nella testa, a centellinare le ore del pomeriggio in compagnia di pensieri dalla caratterizzante angoscia che aggirano bastardamente le mie isole leggendarie, solo che la vecchia tradizione di mille anni fa non aveva Nothing Else Matters a perdersi nelle distanze sottovuoto delle mie orecchie, ma altra roba, e il risultato è pressoché identico.
Quindi, chessò, significa che non mi sono mossa di un millimetro?

Tutto questo gelo sull'epidermide non dipende dalla mia mini-influenza, una robaccia da nulla che non mi ha impedito di fare un po' la massaia né di fare un inventario di abiti da dare via, né di aprire libro e provarci a far raggiungere ai concetti qualcuna delle correnti ascensionali che vanno verso la mia materia grigia. Da qualche parte fra le correnti d'aria mi risulterebbe che se riesco a studiare una 20ina di libri nei prossimi 31 e passa giorni magari l'esorcismo dopo andrà meglio.
O, nel peggiore dei casi, inizierò a sbriciolarmi in corsa, e mi farà meno male che da ferma.

Saturday, November 18, 2006

Un vantaggio di vivere da soli è che nessuno ti sentirebbe se piangi. E' anche vero che non c'è esattamente bisogno di vivere da soli, tanto meno di usare l'aspirapolvere per non accorgersi di stare effettivamente piangendo, nemmeno nei momenti limite, però certe volte sono un'eccezione. Tra un voler disperatamente prendersi questo moncone di laurea per poter vedere meglio quanto nulla c'è all'orizzonte, e il sentirsi subito dopo stanchi come se il cervello fosse ridotto a un puro campo melmoso, non è tanto costruttivo, nemmeno coi prospetti alla mano e con l'allettante sensazione di sciogliere con l'acido qualche lucchetto alla gabbia.
Ho iniziato a parlare di gabbie da un po', e l'ho fatto nel momento che era mio senza sapere quanto fosse giustosbagliato in pieno Elenie-style, e l'Elenie c'ha azzeccato col solito epico tempismo, ma si può essere tempisti fino a spaccare il secondo (come stabilire il record principiante di Prato Fiorito di Windows a 3 secondi e subito dopo far andare di traverso al pc il post che avevi al contempo iniziato a scrivere
[= tanti saluti a TUTTO])
ma non c'è verso di leccare una goccia di acqua. Siamo di nuovo qui a scansare le supposizioni tutte spiacevoli e scivolose. E' che ho lasciato una porta aperta e sto di nuovo sul ciglio a fare non so cosa a parte nostalgiare, ogni tanto penso che se mi concentro riesco a darmi una mano in cose impossibili, dunque dovrei farlo, può essere che ritorni attraverso la bufera, può essere che Tiziano Ferro (per cui nutro innata antipatia) la pianti di azzeccarci, può essere che le cose si s-complichino perché si viaggia a incontrarsi, può essere che, può essere che, può essere. Servirebbero due occhi più longevi di così, forse anche più savi.
Sarebbe diverso.
Anche scrivere qui: la pianterei di sintetizzare tutto troppo, di parlare per metafore, di fare un sacco di caxxate.

Thursday, November 16, 2006

Hmmmmm.
Mi hanno affidato una fototessera da confezionare da una foto grande. Bisognerebbe dirlo che l'ultima volta che ho avuto a che fare con le fototessere sono riuscita a sembrare una Monna Lisa sgranata con un sorrisetto ambiguo e un'aria fighetta tutta inventata, risultato che presto figuerà sui miei prossimi documenti. Si spera. Non di avere l'aria fighetta, ma di ottenerli, i documenti.
Il di oggi pittoresco giro panoramico nel tunnel burocratico universitario, ha ancora una volta messo alla prova la mia buddhità, acquisita con anni di finzioni scolastiche. Ma sta roba dei crediti formativi è sempre di più una burla colossale, una presa per i fondelli, come le magliette troppo strette che le tiri da un lato e ti scoprono la schiena: si tendono come la gomma, ma soprattutto ti tracciano un percorso che a livello culturale non ha alcun senso.
Mi fanno sentire un'invalida.


Hmmmmm. Ricasco sempre sulla stessa via, sullo stesso spuntone di roccia. Solo per rendermi conto di cos'è la distanza, e deludermi quotidianamente. Comunque, sono contraria a chiamare "zio" e "zia" qualunque sconosciuto. Sono contraria a usare nomignoli con gli sconosciuti. Diciamo che sono contraria a qualunque sconosciuto co**ione. Che poi non mi preoccupa tanto il fatto che ci siano in giro dei co**ioni, quanto il fatto che ci sia gente che gli dia credibilità.
Anche se, in certi giorni tragici, il rapporto umano più profondo che riesci ad avere è con quella decina di co**ioni che incontri di filato e che ti fanno l'apprezzamento e/o la mano morta.

Ok, si è capito che stasera va così. Vado a mangiare e a cercare di ripristinarmi le spalle.

Wednesday, November 15, 2006

Ancora brancolando, senza aver scelto direzione e soprattutto senza alcuna velleità di sapere e capire al di là - nemmeno un po' "al di là" - di questi confini. Ma perché in fondo che ne puoi sapere, tu, degli altri, di cosa combina chi. Quando me lo chiedo mi capita sempre più spesso di pensare cose strane (che, ironia della sorte, non sono mai troppo lontane dalla verità...), tipo che X starà ballando la polka su un piede solo in un locale da dragqueen, oppure, o mia Elenie disfattista, che potrebbe essere già sottoterra da parecchio, potrebbe essere in punto di morte, e tu magari non lo scoprirai mai. Anche perché la gente evita spesso accuratamente di riferire le cose più importanti mentre le cavolate le ricorda tutte a memoria parola per parola, perciò accade che i passi di danza si incrociano in maniera strana, come nei film in cui prendi senza saperlo lo stesso volo dell'Uomo Della Tua Vita, e allora rimani perplesso, magari per tutta la vita. A porti domande tipo "ma cosavràvvolutodire?!" e roba simile. Presente di cosa parlo?

Ecco, tutto ciò NON è oggi. Almeno non in primo piano, forse nel sottofondo, un po' sfumato, così. Almeno non finora. Perché, finora, tra operai che montano le insegne di NATALE (!) e all'occorrenza attaccano bottone nella strada assolata, e avvenenti giovinotti germanici in giro per la galleria, tra manicotti colorati e una manifestazione dei precari, imbottita nella mia giacca percorro il pomeriggio già buio pensando che ogni tanto questa città mi piace.

Sunday, November 12, 2006

Quando ti appassioni a "Betty la cozza" e non a Beautiful, il che è tutto dire in tempi che si suicidano con idiozie sempre uguali, che abituano le orecchie, gli occhi, tutto.

Ma poi come la mettiamo se arriva dall'alto qualcosa?, se il treno si fermasse davvero, inaspettatamente, e qualcuno ne scendesse? L'Elenie non è brava a vivere come se da un momento all'altro ti chiamassero per comparire davanti a, chessò, il presidente della Repubblica, eppoi prepararsi a volte è strano se hai per tutto il giorno un chewing gum in febbrile movimento tra le gengive, e non puoi fare a meno di masticarlo: un movimento defaticante che svilisce i secondi che scorrono febbrili da qualche parte, non rivelandosi tra l'altro sufficiente visto che il criceto nel mio cervello saltella ugualmente di continuo da una lezione a un progetto a uno studio a una fuga a--
--ormai lo so: sono sulla discesa delle montagne russe, e per adesso non mi sto ancora martellando sulle dita chiedendomi perché mai ho preso in mano un martello. Ma chiedendomi in realtà con che diritto potrei essere invasa da un momento all'altro, e fare da baluardo sfiduciato - che è un controsenso ma forse va bene così di questi tempi - o ancora, come mi giustificherebbero che trattavasi di mera fantasia, e in verità nessuno si è mai sognato di venirmi a prendere, ma poi chi mi risponderebbe mai?, e soprattutto perché ci sto pensando se so che non devo?

Cacchio, quanto siamo bravi a infilarci in situazioni infide e paludose. E mi figuro gli avventori di questo blog che non capiscono una mazza, meglio, in particolare se conoscono l'Elenie in tutta la sua farneticante persona, cosa che per quanto ne so è tutt'altro che impossibile. Pace, ognuno la vive a modo suo.
Come chi manda poesie, lette masticando spicchi di mela.

Saturday, November 11, 2006

Tutto sto casino in preparazione e poi si rimane a piedi.
Quando si aspetta, è sempre meglio fare finta di niente.
E non sottovaluterò mai più le mie capacità di adattamento. Mi ripropongo di stare più attenta, ma forse non è necessario riproporselo, forse viene naturale dopo un tratto di strada in cui poggi gli alluci sulle uova.
Oh, che pensieri inutili.
~Le mie parole son capriole,
palle di neve al sole,
razzi incandescenti
prima di scoppiare,
sono giocattoli
e zanzare,
sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire,
sono andate a dormire
sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare...~


Voglio anch'io un cane che sappia parlare.

[clic sul quadro per vedere meglio...]

Thursday, November 09, 2006

Pareti bianche e sedie pieghevoli. Spalla e piede che ad adoperarli è come se fossero appena usciti da un tritacarne, andare e fare e non sapere cosa, tantomeno perché soprattutto quando ci si trova stanchi, e stanchi senza una giustificazione che prescinda dalle ore di sonno da recuperare. E come se non bastasse l'oroscopo tedesco ti prevede la realizzazione dei sogni. Pensandoci bene, però, forse vale esclusivamente per i tedeschi, quindi sono fuori dal giro, ma alla fine quali sogni? mi sfugge, dunque mi accomodo tranquilla ad aspettare, tra folle schierate di aspiranti emigranti, tra parole in svedese e altre in un francese inventatissimo, e spero che non mi cadano troppe valigie sulle spalle, spero di no perché sto solo aspettando di infilarmi nel mio prossimo rifugio marmottesco.
~Dicono che sia capace di uccidere un uomo
non per difendersi, solo perché non è buono
dicono loro, che sono scienziati affermati,
classe di uomini scelti e di gente sicura,
ma l'unica cosa evidente,
l'unica cosa evidente è che il mostro
ha paura...~

si cantava al concerto, tra una clessidra che versa la sabbia in una tazza, e una strada che travolge un'auto come fosse un'onda, e parole scorrevoli, e un bacio dal buon profumo, e roba di moquette, così un po' dimentico che mi hanno portato una mappa di Londra che mi ha quasi convinta che metterò radici qui e ammuffirò mimetizzata negli angoli più stretti delle viuzze cittadine.

Parliamo di questa cosa stupendevole che è internet.
Di professori che hanno un indirizzo e-mail che è un buco nero in cui le e-mail finiscono e non trovano la via per tornare al mittente da risposte.
Di gente che arriva qui cercando su google "petardi nel sedere".
Del blog della CE, che a quanto pare ora è privato. Vabbè.

Sunday, November 05, 2006

Oggi abbiamo deciso di mollare noi gli ormeggi al posto tuo.
10 infiniti minuti, lo sono stati anche da lontano.
E ora l'agonia è passata. Come tutto.

Addio.

Saturday, November 04, 2006

A very mad world

Torna l'Elenie Impensabile. Torna con una nuova grafica e mentre s'innalzano tutte le capsule pixellose - o pixelliche? - della suddetta, piovono annunci nel modo più eclatante che si possa immaginare. Col megafono. Così, pare che per una volta nella vita si possa fare pace, e che persino chi se ne sta andando masticato da masse maligne possa d'improvviso alzarsi per qualche lento sorso d'acqua in punta di zampe, e decida di aspettare un po'.
Aspettare.
Per un po' è sembrato come stare in una foresta buia e fitta, quando ad un tratto si alza tutto intorno uno sciame di lucciole. Non ho mai visto le lucciole, ma è un'immagine che mi piace.
Il pc perde la data ad ogni avvio, e di conseguenza la cronologia di Internet Explorer memorizza solo la data di "Oggi". Affascinante.
Due immagini suggestive prima di arrivare al nòcciolo, l'annuncio-shock che in una manciata di apparentemente innocenti sms apre fascicoli su fascicoli di inchieste nell'Elenie-cervello che li intercetta.

[La gente affetta dal Morbo della Presunzione ti guarda dall'alto verso il basso e tenterà all'infinito di contagiare nuovi soggetti distruggendoti, screditandoti, ostacolandoti, e quando tu rappresenti invece l'unico Ritorno Ideale si mangia le mani, per lei sei IMPENSABILE, se potesse ti spezzerebbe a metà, probabilmente ho bisogno di un'altra croce per un altro caduto per mano di questo Morbo, visto che anni di silenzio ti svalutano, rendendoti un'alternativa non più produttiva. Psicosi. Psicosi. *Conati di vomito ripetuti*]

Ecco il retroscena. Ciò che nella vita devi per forza di cose ignorare. Poi c'è ciò che non PUOI ignorare. Ed è il pensiero con l'oceano di mezzo, con le sbarre tutt'intorno, che ti cerca ma non puoi accorgertene. Ruvido, difficile, tremendo, vitale. E le previsioni meteo dicono che ti pioverà in grembo. Aspettiamo e constatiamo.

Wednesday, November 01, 2006

Una malsana voglia di rituffarmi con la testa nel pozzo. E senza che vi sia una qualche pepita d'oro, nemmeno il minimo riflesso. Solo il sicuro e certo cozzare di testa dura contro pietra altrettanto dura, scommettere su cosa si romperà prima guadagnando un gruzzolo e comunque vada non andrà ma mi figuro la scena.
[Retate inutili sotto una November Rain vuota]
Non è che non lo sappia, è che 2 pugni chiusi sono qualcosa, il che vuol dire non più niente . Magari con il coraggio codardo di entrare nella stanza, o con la codardia coraggiosa, che mi sa che è la stessa cosa, ma litri e litri di tempo imbottigliato allagano il pavimento e i passi.
Come aprire gli occhi.
Succede, che si annebbi la mente fissando un punto e poi ci si riscuota e solo dopo ci si accorge.
Non so che fare, non so da che parte guardare.


...
Vado a vedere dr. House.

Tuesday, October 31, 2006

Quei piccoli momenti.

Insaccare il voto massimo ad un esame che detestavi. In fondo mi piace insistere su ciò che non mi piace, sarà una forma di masochismo, in questo caso c'è da dire che naturalmente, a livello accademico, non avrei potuto evitarlo. Pace.

Ieri sono passata davanti al lenzuolo sporco di sangue. Ho visto le suole delle scarpe.
E dicono che ci "eserciteranno" ma io non so, suppongo che davvero il linguaggio delle armi lo parlino solo le armi, o almeno che siano gli intermediari più diretti se non si fugge, poi dovrebbe sopravvenire la rieducazione, la riabilitazione, qualche pacca sulla spalla di incoraggiamento, roba così, e non sarebbe da poco, ma funzionerebbe in un tempo così straordinariamente lungo che potremmo non vederlo mai. Chi viene da fuori e fa certi discorsi teme di offendermi, intanto ieri l'ho visto bene il lenzuolo sporco di sangue, dico.

Poi. Dev'essere triste fingere una famigliola felice, un intingolo che non esiste e condirlo con piccoli accorgimenti, fosse pure su pellicola fotografica, su uno strato di pixel, con poche parole e immagini raffazzonate. Mi dite che l'Elenie è tutta da buttare via, e invece l'Elenie alla fine è quella che indovina, che fa i sogni da sopprimere e invece indovina, anche se non sono fatti suoi, lei certe le aveva già capite, le aveva sognate, le aveva sentite mentre palpitavano, mentre si graffiavano, mentre si evolvevano.
Non si sa come, ma è così.
Siete avvertiti.

Monday, October 30, 2006

Solo un piccolo appunto, un post-it minuscolo sulla porta della stanza, proprio sulla serratura.
A volte ritornano, a volte coi pezzi di puzzle, e a volte li sai mettere in ordine ad occhi chiusi.
Solo poche parole così, sono tutto ciò che ho al momento.

Sunday, October 29, 2006

Un tempo di modalità muta e casse spente in cui Musica è solo il diversivo di un atto di tutta la commedia, e per il resto le battute sono scritte male, di una prevedibilità sconvolgente, e poi sono scontata se dico che non voglio un mondo così prevedibile dove mi pare di aver già sentito tutto quello che mi dicono, riscriverei qualche scena se non fossi già finita stesa : ad esempio potrei far finta che i patetici veleggiare all'orizzonte poi si possano concludere con un ritorno ad Itaca che non sia di puro oblio, non sempre almeno, non per tutti.
Periodo di furti in case e in uffici, anche da parte di ragazzine. Perché ignorarlo? Lo trascrivo: anche le ragazzine vanno a rubare inventandosi scuse, più che un bisogno poi diventa pure un divertimento - e chiudo qui, lasciando agli altri i discorsi moralistici che, manco a dirlo, conosco sillaba per sillaba.
E tutto si svolge come se al mondo avessero infilato un petardo nel sedere. LA Elenie gli è già scesa da un pezzo dalla groppa, e mentre quello si fa pigliare dal panico, lei scivola tra gli impegni completamente trasognata, sbagliando quasi tutto fino a stancarsi fisicamente, e facendo sogni indefinibili che poi le lasciano la nausea, ma non pensando mai a niente per il rischio concreto di crisi isteriche.

Alla fine faccio tuonare le casse. Mi metto a cinguettare. Sabato sera e inizio a scrivere una lettera ed ecco linfa vitale. Scorrere la rubrica di un cellulare è come passare in rassegna i crani di un cimitero che potessero vederti ti chiederebbero una giustificazione a quello che sei. Cancellare sms finti invece è gratificante.

Via per un po'.

Tuesday, October 24, 2006

Quando ruggisce il sospetto. I sospetti li puoi pure tenere buoni per una vita, ma certe mettine si risvegliano. Ruggiscono. Graffiano. Ed è pure peggio perché ovunque posi gli occhi sei una pentola a pressione che raggiunge velocemente il punto dello scoppio.
Il vago sospetto di essersi arrampicati su un tralcio di bugie. Come se non fossero già abbastanza i rami che ti si sono spezzati sotto i piedi: può andarti peggio, puoi scoprire che è stata una messinscena favolosa, una rappresentazione di Joruri con tanto di marionette e il resto, ben congegnata forse, ma pur sempre una triste e misera recita. Che poi, anche se lo sai, neanche tu recrimineresti te stesso per averlo dimenticato.
Una triste storia.
Che non si chiude con la giustizia a spadroneggiare, no.
Comunque andava così 2 giorni or sono. Facciamo finta di niente.
Solita solfa di giorni contati per lo studio. Diventa sempre più difficile trovare qualcosa da sentire, mi sa che ci riesce solo il tempo, giusto perché fa somigliare i miei capelli a un mazzetto di spinaci. L'Elenie uomo mi amerà anche con gli spinaci in testa. Sìsì. Garantito. Le notti mi riorganizzano gli universi cerebrali e i mattini sembrano di rugiada, almeno nei primi decimi di secondo in cui riprendo coscienza. Magari fossero davvero di rugiada. L'istruttore di scuola guida che ci consiglia di non tenere in considerazione l'idea di guidare in questa città, che è una cosa del tutto diversa da come avviene altrove. Fantastico. Beh, comunque, non prendevo in considerazione l'idea neanche prima. Suppongo che presto figurerà un capitolo a parte su tutti i manuali di scuola guida. A proposito: Piretto... quando ti va, attendo il tuo racconto sulla tua disavventura campana coi mezzi pubblici. Giusto per aumentare il numero di conferme... :)

Friday, October 20, 2006

Il primo giorno di scuola guida è quello perfetto per iniziare a finire investita dai pullman, almeno a detta di un uomo sconosciuto che all'improvviso ti afferra con violenza con entrambe le braccia, tirandoti via a suon di parolacce, chissà perché, e tu che non sapendo se essere grata o inca**arti visto che tu il pullman l'avevi visto ed era praticamente fermo e non c'era assolutamente bisogno di farti venire un infarto in quel modo, scegli alla fine sempre la seconda. Quella che ha sempre la priorità, almeno nei casi in cui il mondo non somiglia alla favola di Alice nel paese delle meraviglie. Questione che non per tutti il contatto fisico è scontato come sembrerebbe, specialmente se di dubbia intenzione, per altri non lo è l'educazione. Ma ci si fa l'abitudine.

Non come quando ti vedi bionda per la prima volta, ci pensavo proprio oggi a quel momento sotto il tetto di un tot di estati fa, con le esplosioni violente come scosse di terremoto della sera prima che ancora mi avvelenavano lo stomaco. Non so perché ci pensavo proprio oggi, ai gesti impulsivi che nella mia vita devo dire si rivelano sempre di buon tempismo, fatto sta che scivolando tra i mittenti in cerca di un indirizzo e-mail di un docente, becco proprio la sporgenza e inciampo nel nome sbagliato, nessuno che mi abbia vista per fortuna, ma è l'occasione per
mettere a confronto:

il di oggi costante insopportabile sentirsi fuori posto, fuori ordine, fuori tempo, fuori tutto

e quel modo di avanzare che, seppure per niente facile, aveva un ordine naturale, perduto, implicitamente dolce come la stanchezza alla fine di una gita scolastica in quei lunghissimi minuti in cui ci si raggomitola sul sedile dell'autobus, come tornare a casa.

Requiem.

Thursday, October 19, 2006

Onestamente non è un grande affare, un giorno di iperattività quasi a ritmo col mondo (se non più veloce e psicotica rispetto a quella del mondo!), e il giorno seguente di nebbia spessa come passata di piselli dietro gli occhi e tutto intorno al cervello. Si parte svantaggiati se una giornata finisce con l'incantesimo di Stars on Ice in tv a partire dalle 23.30, cosa che ha letteralmente catturato un'incauta Elenie come notoriamente solo il pattinaggio su ghiaccio ormai riesce a fare (Elenie tapina, in una città dove il freddo non esiste quasi più. Elenie aliena, come sempre. Sembra uno scioglilingua.), finisce che in mancanza di un tempo sufficiente di permanenza nel mondo dei sogni, l'Elenie sia oggettivamente inservibile o giù di lì. In grado solo di apprendere nozioni elementari osservando tutto intorno quanto di irritantemente accademico vi fosse, in una lezione di presentazione senza un posto a sedere in cui con un po' di disgusto si infila in borsa la penna riflettendo che gli stereotipi li si vede anche dai corsi che frequentano. E poi, questa dannata forza centripeta verso il caos universitario, una storia che tristemente si ripete: Ennesimo ciclico inizio tragicamente _già_visto_ e senza diversivi di alcun genere.

Oggi sono fermamente convinta che l'unica cosa che mi rimane ora sia di costruirmi tutto ciò che non so con la mia testa, procacciandomi il materiale, le fondamenta, come un topo da biblioteca, senza alcun bisogno della conferma di un voto sul libretto. E poi è l'unico espediente che non mi fa sentire annientata in partenza.
Forza di volontà saltami addosso.

Va così, abbiate pazienza.

Tuesday, October 17, 2006

Uno di quei giorni in cui una canzone che dice
~you are the bluest light...~

può andare bene. Perché i venti cambiano rotta e io sorrido, non ci si accorge di quanto si dipenda dai vènti - e non dai vénti o ventuno che siano, meglio di no, dal tempo che non si conta in ore e giorni ma si sente, finché ci si sorpende un giorno a pensare al cambio di stagione come a una elica che cambia direzione e, come se qualcuno ci avesse versato della porporina colorata, scioglie sulle pareti dei colori nuovi, quelli autunnali che suggeriscono il sonno tiepido sotto l'inverno, perciò sorrido. Questa è una maniera trementamente giapponese di sorridere, lo sai Elenie? Consolante pensare che forse non hai poi sbagliato così tanto pianeta, forse un po' si può essere alieni e non dare nell'occhio, da qualche parte.
Prima devo riuscire a scrollarmi di dosso tutta l'inerzia e agire con tutta questa pseudo-disperazione che coi colori dell'autunno ha persino un non so che di psichedelico e fa sì che io sorrida.
No, non ho fumato niente. La verità è che sorrido anche per una paralisi ai muscoli facciali contratta a furia di mettermi in posa per una dannata fototessera. E' scientificamente provato che si può stare tutta una vita a provare e riprovare, ma carta d'identità, patente e quant'altro riescono a tirare sempre fuori le espressioni più idiote da chiunque.
Mi consola pensare che probabilmente anche Julia Roberts sembra una mentecatta sul suo documento d'identità.

Tuesday, October 10, 2006

Ecco cos'è. Il bisogno incessante di uno spazio pulito, di una zona franca, di un porto sicuro segnalato da una boa dal colore fosforescente che nessuna notte coprirebbe. Dormire con la sicurezza fanciullesca che casa tua è inespugnabile e la tua stanza è un baluardo difensivo a prova di cannonate.
Il cinismo è un veleno lento e, se non si è abbastanza attenti, inesorabile, detesto chi imbottisce di cinismo e sarcasmo ogni frase che gli esca dalle labbra, per di più sotto forma di giudizio lapidario, e allo stesso tempo trovo impossibile non essere cinici nei confronti di quello che circola tutto intorno, testate atomiche, morti di fame ed aids, sfruttamento di tragedie a scopo mediatico, e via dicendo.
Solo riesco a seguire gli sport con lo sguardo fisso sul campo e nient'altro, talvolta mi viene da immaginarmi una vita passata ad allenarsi in vista di uno scopo e mi pare una magia. Mi sa che il segreto sono appunto gli occhi e nessuno l'ha mai detto, perciò ogni tanto pensare a Germania 2006 si rivela piacevole. E divento pure smodatamente protettiva nei confronti delle cose che ritengo belle.

Per il resto succede che le email sono uno strano riassunto di come vanno i rapporti oggi, andando un po' a ritroso li puoi riavvolgere leggendo ciò che è divertente e ciò che non lo è, e il pochissimo spazio che occupano è la parte più sorprendente, [quanto quello di un pensiero di un bambino in giro da solo in una notte qualunque che ad averlo saputo le cose magari andavano diversamente, ma a ben vedere, per poter rimediare ci sarebbe stato troppo da correggere, troppo da riscrivere da capo, troppi artifici da mettere in pratica, dunque nulla di fatto neanche nell'immaginazione. Sono pensieri ancora terribilmente affascinanti, terribilmente morti, e li rinchiudo, li lascio qui].

A pensarci bene, Piretto, mi sa che negli ultimi mesi la mia abilità a mascherare le emozioni è migliorata tantissimo. Passano mesi in cui nessuno nota niente e poi a volte la gente mi legge in faccia problemi che non ho, guarda te. Uno si guarda allo specchio una volta e crede che il brufolo rimanga sempre lì; invece sparisce già il giorno dopo.

Saturday, October 07, 2006

Tutte le mattine si ripetono con lo stesso schema: tenere gli occhi chiusi per impedire al mattino di entrare, e arrendersi, alla fine, all'evidenza, portare fuori lo zerbino di benvenuto a giorni che in realtà sono un unico grande giorno ripartito in istanti tutti uguali, un pezzetto di ogni data, 1 settembre, 2 settembre, 3, 4... 30... 2, 3 ottobre: mi sa che qualcuno mi prende in giro. La costante costantissima è la scrivania-porcile, km di scontrini in ogni angolo, un torsolo di mela avvolto in un fazzoletto per due giorni, un groviglio di cavi e sotto il gomito fogli incrostati di righe fitte. E nel bel mezzo di questo nulla fittizio in cui stai continuamente a pulire, da donna indaffarata, gli ingranaggi di un macchinario a moto perpetuo di quelli con le palline che vanno su e giù, sì, ebbene sì, sei una Donna Indaffarata.
Per di più con i paraocchi perché a sorpresa cala una nebbia di pensiero che somiglia a quella sottile voglia di morire perché ad ogni movimento qualcuno blatera che non sei più la stessa persona, qualcun altro sostiene come dovresti essere, qualcun altro ancora ti rimprovera perché non sei stata lì, o qui, o dovunque, una quarta persona ti intima di smetterla di cantare, una quinta si dimentica di te, dei tuoi occhi. Momenti in cui avresti preferito esser presa a schiaffi piuttosto che avere tutto intorno orecchie insensibili alla tua voce, o che ne so. Chiudo la parentesi, accendo i tergicristalli e la nebbia va via. Depositando lacrime di polvere sul parabrezza.

Penso che si possa, dopo tanto tempo, tra una riga e l'altra, morire di nostalgia ascoltando una persona parlare, senza alcun desiderio di aggrapparsi a qualcosa, morire e basta, sulla cantilena della sua voce che racconta della sua terra. E' un diversivo, alla fine.

In questo post la parola "morire" figura ben tre volte.
Non c'è momento peggiore di un sabato pomeriggio per viversi questa città. E' una di quelle azioni moribonde.

Wednesday, October 04, 2006

Alla fine viene la pioggia come una sorpresa dietro la tenda. Pensavo che domani sarei di nuovo ripartita con quello stridio sotto il timpano, e invece la pioggia mi da un'idea diversa di come sarà domani. Che è uno di quei disgraziati giorni con più impegni seccanti ammucchiati l'uno sull'altro, nella fattispecie 2, che a fine giornata, se riesci in entrambi, vai a coricarti con la netta sensazione di meritarti il prossimo Nobel in palio.
Un altro giorno sarà finito.
Mi piace l'idea di una vita che si ramifica in mille altre e la voglia di tirarle tutte giù, a mani ingorde. In gioco ci sono due variabili, e che una di queste sia la fortuna - il caso - è vero miliardi di volte, ma magari l'altra la puoi controllare, e sta nella tua furbizia a pretendere in ogni caso il massimo e succhiarlo da quella dose di fortuna che ti è concessa, ed io più o meno lo so. L'Elenie migliore somiglia a un albero che divarica in braccia, in dita, in unghie. Un sempreverde. I sempreverdi (o si dice "i sempreverde"?) ti raccontano una sensazione frizzante di muschio perenne, infinito.
La religione orientale, l'arte. Vorrei un buon libro di sociologia, di antropologia, persino di cucina.
Ottimizzare i tempi.
Apprendere l'utile senza rimetterci troppo.

Tuesday, October 03, 2006

Il pensiero di vivere tra schiere di replicanti suddivisi in file per età o classe sociale o ancora sottogruppi idioti tipo fighetti, gli alternativi o simili stron*ate, che compiono gesti già visti dal significato già classificato, o contraggono abitudini già contratte e che hanno già un nome e una motivazione, questa febbre della categorizzazione, tutta roba da orticaria.
Se ti metti a pensare che pure tu, vista da fuori, sei già catalogata per intero come se qualcuno stesse lì con un microscopio e un block notes, ti viene voglia di inventarti una pazzia, due pazzie e mescolarle insieme, o anche tre, interromperle dove cavolo ti pare per iniziarne un'altra in modo da fare un pasticcio che ancora non ha nome e passare alla storia così. Come l'inventore di una pietanza che porta il tuo nome, come si fa con le stelle. Poi, secondo me, puoi anche morire.
Ecco cosa succede quando l'Elenie osa snocciolare quella sottile sensazione che tutto sia già stato scoperto. Bisogna farsene una ragione anche quando gli stimoli fanno drammaticamente su e giù nell'arco di una stessa ora e si annaspa, questo annaspare è insopportabile. Ho avuto modo di vedermi in un futuro che non avesse una fine e non ero come ora, camminavo sui tacchi in equilibrio sicuro al di sopra di una linea di continuità, una retta senza un punto finito, o almeno non lo si avvistava ed era un sollievo, un passo avanti, certo, ma temporaneo, perché è ancora troppo poco lo spazio tra i "su", per innamorarsi di canzoni che dicono soltanto
~This time around

you can be anyone...~


e muore subito.

Friday, September 29, 2006

Ho visto una milza di dimensioni impressionanti, servita su un vassoio metallico da un uomo esageratemente corpulento e faceva l'effetto incredibile di un pollo arrosto su un piatto da portata servito da un cuoco esageratamente corpulento. Mio piccolo cervello malato.
Ho sentito qualche borbottio di protesta e di preghiera, visto due occhi che si velavano lentamente e si chiudevano piano, con qualche resistenza, e ho avuto paura, e anche così, anche se [alla fine], sotto il respiro regolare, muovi le zampe e cerchi di risollevare la testa, con le pupille che vanno scurendosi e una ferita di 20 cm almeno stampata sulla pancia rasata, anche così, non resta più molto tempo.
[Mai prendere in casa un animale, troppe sofferenze, dicono, e una volta in più non sono d'accordo, specialmente se a dirlo è gente coniugata -argh!!- o cumunque che ha contratto la malattia della coppia - anche peggio!-, che nel migliore dei casi ti trasforma in un lupo mannaro egoista e ingordo, nel peggiore meglio NON parlarne - Non mi sposerò mai.]
Ho ascoltato dal telefono dei riecheggi che ti spremono sulla lingua un benefico senso di pulito e perciò di nostalgico come i frullati di frutta che ti imboccavano coi cucchiaini di plastica, di caotico in senso buono come quando due bambini trasformano il loro padre in un terzo bambino (e insieme consumano i due terzi della produzione dolciaria mondiale), un po' meno se l'agenzia matrimoniale non ha ancora chiuso i battenti come si sperava. Tempo sprecato. L'ho già detto che non mi sposerò mai?

Domani si muore di Morte Bianca, ma io sono ancora in fase di rottura col resto del genere umano e il suolo su cui poggio i piedi, quindi non vedo perché immolarmi anche quest'anno in qualche corsia congestionata dalla gente.

Frattanto galleggia la strana sensazione che qualcuno mi segua con lo sguardo.
Ma da lontano.

Tuesday, September 26, 2006

Mezz'ora per caricare ad hoc questa puzza di schermata su blogger e iniziare a buttar giù le solite 2 cavolate messe in fila, come questa dell'aprire dall'ultima pagina un giornale di stampa gratuita ricevuto per strada, cosa che ho trovato gratificante come stare ad annusare per ore un evidenziatore all'aroma di banana (!) - lezione 1, accontentarsi di poco -.
O come installare un programma come Skype, passarci un'ora e fuggire sommersi da fotografie e proposte ambigue - lezione 2, dimenticare TUTTO ciò che si è imparato con sudore & sofferenza in favore di un masochismo insopprimibile & cronico (lo so, devo lavorare un po' sui titoli, ma col tempo mi perfezionerò senza dubbio.)
O come attendere il momento di poter camminare con al collo la mia nuova sciarpa a fili neri e azzurro cangiante incrociati e senza più traccia di questa voglia di sbattere la testa sul cemento ad ogni passo - dulcis in fundo, lezione 3, ritrovare fiducia nel futuro.

Applausi per Elenie.

Chissà da dove mi viene questa mania di enumerare, è un po' che lo faccio. Magari è la segreta speranza di riuscire a riordinare tutto.

Sunday, September 24, 2006

Fuori dal tempo c'è sempre da aspettare, ragionevolmente - o forse no - un minuto equivale ad un'ora come ad un anno. Può darsi che duri una vita l'attesa di qualcuno che sia abbastanza coraggioso e paziente da fermare l'orologio, sedersi in silenzio sullo scalino, proprio accanto ad Elenie, ad ascoltare l'istante giusto, quello diverso da tutti gli altri, quello che si muove nel vento, l'unico adatto a rilasciare alle lancette la libertà di ripartire, in sincrono, per una volta, ed ascoltare ancora, perché lo so, io, che alla fine l'Elenie sorriderebbe.
Ma potrebbe passare un'eternità...

Thursday, September 21, 2006

La mia penna rossa addormentata sulla seconda - o la terza pagina di uno stesso libro, la lampada da scrivania eternamente accesa e tutto farebbe pensare che io sia qui, invece ogni tanto veleggio con uno squadrone di Cavalieri dell'ordine di San Giovanni. Dovrei stare ancora qui seduta, a sopportare pochissima musica tipo
Tempo perso nei bar a giocare di simpatia
confessarsi a metà morsicando qualche poesia...

e mi dimentico cosa sto facendo, la penna traccia qualche striatura sotto qualche riga stampata prima di abbandonarsi nuovamente e le uniche idee che la mia materia grigia riesce a elaborare trattenendo sono:
1 - accadono cose che non ti aspettavi affatto. Ma tanto spesso il momento è sbagliatissimo, come adesso, se mi capitasse qualcosa me ne infischierei. Ci si dovrebbe lavare via tutti i connotati e ridisegnarli e poi riparlarne e smettere di avere una veneranda età. Poi,--
2 - siccome l'uomo è mediocre, si ricorda che sta cominciando un altro autunno e in un batter d'occhio sarà Natale e allora sotto Natale le cose sembra che accadano più facilmente, e--
3 - può darsi che arrivi l'Elenie-uomo dicendo che gli si era guastato il radar e finalmente il tecnico s'era degnato di presentarsi dopo settimane di solleciti (stavo scrivendo solletici il che avrebbe reso il concetto ancora più anomalo) ma a quel punto ci ha messo tempo a procurarsi la somma per pagargli la parcella e solo dopo ha potuto riprendere a cercarmi e individuarmi col suo radar appena riparato che però fa le bizze e--
4 - alla fine non lo ascolterò nemmeno perché mi avrà già rapita e imbarcata su una nave a mezzanotte - non c'è nulla come il ponte di una nave - e da allora l'Elenie si capovolgerà e tanti saluti,--
5 - resterà incinta e avrà una casa col parquet e un giardino di 20 cm x 20 ma allora tutto sarà diventato rosa e giallo--
5 - detesto msn, una volta ero pro yahoo ma la verità è che detesto tutte le chat coi da dv dgt e mof e tutte le sigle del cavolo, a giorni alterni detesto anche le e-mails visti i kg di detestabile spam, ma può darsi che l'Elenie-uomo adesso stia disperatamente cercando il mio indirizzo e-mail, quindi forse dovrei pensare al fatto che non l'ho mai pubblicato su questo sito...

Tutto il resto scivola in un buco nero che si fa di dimensioni sempre più preoccupanti. Ma inizio a pensare che per l'umanità non sia poi un'enorme tragedia.
Vado a veleggiare con l'auto da qualche parte.
Ciao.

Tuesday, September 19, 2006

~Thought you had all the answers
to rest your heart upon
but something happens
don't see it coming, now
you can't stop yourself
now you're out there swimming
in
the
deep
...~

L'ennesima festa patronale inutile, clonata da una domenica un po' più caotica, su un cielo che diventa rosso e poi passa al viola prugna, che sembra di stare in una lampada-missile alla cera d'api, una di quelle che non ho mai avuto e che starei per ore a guardare dimenticandomi il tetto sulla testa. Come i videogames che diluiscono la mia pur rada voglia di respirare a priori.
E penso che ieri stavo per morire della morte più dolce ma l'ho impedito [ci deve essere una ragione se in un'altra città un analogo errore fa crollare un palazzo lo stesso giorno], e penso che ogni volta che torno, la pagina vuota si ripresenta e c'era una volta un tempo in cui invece non avevo modo di stare dietro ai pensieri, il bianco della pagina era un colore sconosciuto e veniva fuori il Tutto, alla fine però da Tutto, ripassato a setaccio, è rimasto un Nulla.
Ma nulla in lungo e in largo, una sorta di iconoclastia bastarda a più mani.
Una delle ragioni per cui mi è costante nella testa uno stordimento come ad alta quota, ma - bisogna immaginarselo - senza avere alcuna idea di come ci si è arrivati, di come era fatta la funivia, niente, e poi da lì ricominciare a tracciare una linea senza convinzione, senza importanza.
Mi piaceva il modo in cui l'acqua cancellava le ombre del gesso, a scuola. Devo aver pensato una cosa tipo che basta poco a far ritornare l'ardesia della lavagna del suo colore originale, non importa quanti gessetti colorati tu usi, e quando ho visto questo spettacolo per l'ultima volta, non mi sono più azzardata ad arrestare il flusso di pensieri.
Vertigine.

~Life keeps tumbling you heart in circles
till you let go
till you shed your pride and you climb to heaven
and you throw yourself off
now you're out there spinning in the deep...~

Monday, September 18, 2006

L'Elenie ha salutato con trepidante gioia questi primi giorni di tempo che non ti sibila assordantemente nelle orecchie come un grillo troppo cresciuto. La danza "esortativa" della pioggia - variante elenistica, manco a dirlo, della danza tradizionale - è stata l'occupazione più impegnativa del fine settimana - variante fruttuosa giacché l'impegno a cadere c'è, si vede da tutti gli allagamenti che vengono fuori come funghi - ehm, la mia danza non c'entra un tubo, beninteso: la gente mi AMA, stamattina ne ho avuto la prova.
Dite che il gas aperto di stamattina e le vie d'uscita di casa serrate non era una forma di ringraziamento...?

Comunque sia.
Ieri, drammatico flash di Elenie errante sconsolata per il mondo e con la vaga idea di un ritorno totalmente asciutto e desertico indietro.
Poi l'ennesimo sogno-film.
L'Elenie sta bene elenisticamente parlando.

Thursday, September 14, 2006

I
Degli incontri.
Poca distanza e non incontrarsi mai, se non in una magia, pensi a lui e lo incontri e sono passati anni, ma - alle elementari pappa e ciccia, alle superiori tutt'altra persona - ma sembra uguale a 10 anni fa nei movimenti, nel modo di parlare.
L'adolescenza è una brutta bestia e non te ne liberi mai.

II
Dei sogni in notturna.
Elenie prigioniera con alcuni familiari in cima a una collina, tra il sagrato di una chiesa sconsacrata e la sagrestia che si apre su uno scantinato sotterraneo, con pochi posti al coperto, e la vita in balia di uomini coi kalashnikov che fanno il conto alla rovescia.
Il tempo che passava lentamente, e la paura di morire.

III
Di lui che se ne sta andando.
I sensi che si indeboliscono, le forze abbandonano il corpo, i muscoli non reggono. Si sa come vanno queste cose, a una certa età. Ora non lasci quasi più il tuo giaciglio, muovi giusto qualche passo verso la ciotola con l'acqua, non hai voglia di mettere zampa fuori dalla porta. La maturità (e gli acciacchi) ti facevano desistere già da tempo dal rincorrere gli odiati felini. Lo so che stai dicendo addio a tutti.
Il tuo musetto curioso e i tuoi occhietti malinconici.

Wednesday, September 13, 2006

...

Mmmmmh.
[Rapido check-up]
Per chi se lo fosse chiesto: le membra di Elenie sono tutte al loro posto, gli scogli non serbano tracce di DNA elenistico, il tg non racconta nulla, indi è logico presumere che no, l'Elenie non ha compiuto nessun insano gesto.
Ma c'è mancato poco. E' stata la notte in bianco più bianca della mia vita. L'aria che bruciava in ogni posizione, fin dentro il cervello, che per l'occasione ha intavolato una gara di polka-samba-mazurka (o come si scrive) che neanche Milly Carlucci. E mi vantavo tanto che il sonno fosse diventato l'unico momento solenne della giornata, mi sa che era meglio se stavo zitta.
In altri momenti, dormire 7 ore a notte dava origine ad una Elenie zombesca al mattino dopo, mentre oggi, con una mezz'ora massimo un'ora di sonno sul groppone, abbiamo questa Elenie bianca come la notte (bianca, appunto, che non è "bianca", ma solo "in bianco"), taciturna e vuota di note e di parole che non siano avanzi di tastiera, e tuttavia sveglissima. Occhi gonfi che sfidano coraggiosamente la forza di gravità. L'Elenie è un fenomeno ancora da studiare. Unico particolare appena appena trascurabile, è che si dovrebbero evitare simili imprese se il giorno dopo ti aspetta un trascurabilissimo esame scritto di trascurabilissima lingua nipponica andato trascurabilissimamente a farsi benedire. Ma pazienza. Peace & Love. Ho passato la notte a fare la rassegna di tutte le persone a cui avrei volentieri dedicato un colpo di rivoltella, ma l'alba mi ha resa pacifista.
E ripensavo al Corriere dei Piccoli, col signor Bonaventura e tutti quei fumetti. E ricordavo i posti, le vacanze, me bambina e il Corriere dei Piccoli, e mi piacevano quelle musicassette che recitavano i fumetti nella mia radiolina-mangianastri nera personale, nei cui fori dell'altoparlante fa ancora capolino un bastoncino di lecca-lecca infilato dalla sottoscritta in tenera età. E ricordavo tutti i colpi nei denti e gli ormeggi mollati e i pomeriggi che vengono una volta sola e quelle fulminee 6 ore a parlare senza averne mai abbastanza. E dove mai, dove, dove è finito tutto.
Tutto bruciato, fumetti compresi, quelli temo che non servano più a nessuno.

[Stamattina la notizia Ansa. Ufficiale: l'Elenie è ripudiata anche dai sogni.]

Leggevo in the curious incident of the dog in the night-time (perché l'Elenie è internazzzzionale, che credete!) che le persone credono che i loro occhi siano finestre attraverso cui vedono il mondo, mentre invece ciò che vedono non è altro che la riproduzione su di un "monitor". E che nell'istante in cui spostiamo gli occhi siamo ciechi, mentre il cervello riproduce pixel fittizi per darci l'illusione di continuare a registrare immagini; giacché, se invece registrassimo davvero immagini in ogni minimo spostamento dello sguardo, andremmo incontro alle vertigini. Sono un computer che sta guardando un computer. Per giunta, con una pessima scheda video.
Che c'entra questo? C'entra. C'entra sempre. Mi sto chiedendo il nesso tra "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" e Kafka.
Comunque sia, tutto è invariabilmente in sospeso.

Monday, September 11, 2006

No, non voglio più una vita normale. Ne voglio una in cui sia sempre il crepuscolo, priva di cemento, con una temperatura mai superiore ai 10 gradi per preservarmi le cellule neuronali. E in cui non mi giunga alcuna voce umana.
Del resto mi frega poco. Direi "addio, non ci rivedremo mai più" a tutti e via.
A quanto pare in Canada si può vivere in una zucca su un albero. Forse dovrei davvero prendere in considerazione il Canada, si può trovare un buco isolato da qualche parte e respirare, finalmente. Se fosse mio sicuramente lo tappezzerei di post-it con tutti i nomi degli oggetti in almeno 3 lingue, magari da qualche parte c'infilerei pure la traduzione in giapponese di "legge finanziaria". Sul salvadanaio a porcellino che sicuramente avrò, ho trovato. Certo che però, a schiattarci dentro, potrebbe anche darsi che nessuno lo scoprirebbe fino al prossimo Halloween. Ahahah.
Che pensieri profondi.
Questo diventerà il blog dell'anno, lo sento.

Thursday, September 07, 2006

Cambiare [il] mondo.
Chicken Little aveva ragione. Mai sottovalutare troppo i pennuti. il cielo crolla, non frammenti a forma di piastrella ma pugni di sabbia che vanno nei denti. La desertificazione galoppa. Già che ci siamo, vorrei che [in quest'altro mondo] le stagioni ragionassero ancora e non ci si liquefacesse (ma si dice così?) solo respirando. Non è un bello spettacolo. Peggio liquefarsi anche dentro. Dentro non ho la spina del frigorifero.
Stanchezza. Di corridoi di ospedali, di equilibri su di un capello teso tra due dita, di grida come scoppi, di tremori, e di arrendevolezza da staccare a morsi, di impotenza.

Detesto questa folla oceanica di bufali selvatici e prepotenti. Ti volti un attimo e un tizio sbuca da chissà dove tirandoti qualcosa dalla mano mentre la popolazione si riversa in strada per bastonarti nei denti. Danno e beffa. Rende bene l'idea di come vanno le cose. E d'altra parte, c'è chi resta sotto sequestro 10 anni e poi riappare come un miracolo.
E finisce col parlarne in tv per la modica cifra di... quanto?

Cambiare il mondo? Cambiare mondo.

Tuesday, September 05, 2006

...Ma che cacchio ho scritto??

Mi viene voglia di buttarmi a mare, magari spiaccicandomi prima sugli scogli ben bene...

Attenzione: prudenza.

Non mi ero mai accorta di cosa cercano di fare gli sguardi della gente. Cioè, non è che non me ne fossi accorta, perché ad ogni passo c'è qualcosa da sentire, persino presentire, e se non lo si sente lo si legge sulle labbra, qualche volta sui nasi, certamente negli occhi: bisognerebbe essere vegetali per non capirlo; semplicemente non mi ci soffermavo perché in genere gli occhi, i miei, mi saltellano in un modo non umano e io pure, dopo un po', mi divento non umana, magari cambio lingua, così, attivo gli ultrasuoni, e mai nessuno che li traduca. Per una volta ho tradotto io, un po'. Che sia stato l'obiettivo della macchina fotografica a decifrarmi i sogghigni dei passanti e le espressioni enigmatiche delle automobili, una trafila di sguardi arcigni dentro e fuori che, per tutte le volte che non mi hanno mai comunicato qualcosa, ce n'è sempre una che invece è illuminante, e scoperchia le loro tenaglie: ti staccherebbero via qualcosa se solo potessero, un braccio, un dito, un'unghia, o qualcosa di più profondo che comincia con la sola tua presenza e occupazione di una certa massa nell'atmosfera e si snoda attraverso le lenti dell'obiettivo, e contamina tutto. E più ti sorridono, più è subdolo.
[Le uscite con il pulsante dell'otturatore sotto il dito sono un barcamenarsi più selvatico di passi che hanno meno senso del solito ed anche meno parole, ma più ultrasuoni. Non sarò certo l'ultima a scoprire che una piazza senza orecchie è una prigione, non sarò la prima bolla galleggiante coi colori in negativo e le urla sotto forma di ultrasuoni] in cui
[si sente in eterno, tra il perdere giorno dopo giorno (cit. Piretto), di aver già perso qualcosa di fondamentale che non si può mai rimpiazzare, ma che si replica all'infinito in un patetico teatro di quart'ordine.]
[Tante bolle che urlano in piazze con facce arcigne e senza orecchie.]
[Potessi chiedere aiuto a quei muretti che incontravano le adolescenze e sembrava un po' più facile. Se esistesse davvero ancora qualcosa di più dell'ombra portata di quel muretto - magari in una dimensione parallela a tutte le altre - e gli chiedessi aiuto potrebbe suggerirmi una direzione, la saprebbe, togliermi le scarpe e correre sul primo prato a lato della via o camminare circospetta sull'acciottolato cercando di distinguere i sassi dalle pepite?]

Una sorta di decenza borghese m'impedisce di annullare gli ultimi 1000 clic del mouse e di gettare via le bozze. Verosimilmente vivo solo i pensieri finali, perfettamente immersa nei panni di chi chiude la porta ad un ospite che non tornerà mai più, e solo in quei panni lì, in attesa dello scatto della serratura che ripristina un ordine compromesso - o almeno la compromissione della compromissione. Ogni tanto trovo qualcuno che ci azzecca, tra quelli che parlano a me e non con la sagoma di me.

Pagine viste oggi: 2. Pagine viste totali: 2222.
Magari domani cancello tutto.

Saturday, September 02, 2006

SE una donna di razza bianca Elenistica, una volta superate coraggiosamente le linee di confine verso casa, buttando un occhio qua e là, la prima cosa che scorge è Mario Merola re della sceneggiata su di un tabellone pubblicitario, E' FINITA. Non bisogna stupirsi di udire uno stridio di unghie sui vetri, voltarsi e sorprendere l'Elenie intenta a scavarsi una via d'uscita strategica attraverso i finestrini dell'autobus. Però, si dia il caso che il secondo tabellone pubblicitario raffiguri un Fabio Cannavaro raggiante, qualcosa si può ancora salvare, nel dì di partita. Questione di sensazioni, di impatti, e provate a contraddirmi se vi riesce.
Non ho fatto in tempo a (=non ho voglia di) riconsiderare il mio guardaroba (che fino a ieri comprendeva maglie a maniche lunghe inframezzate da scaldamuscoli pesanti) che già sto gioiosamente & consapevolmente ripiombando nella depressione - la chiamano post-vacanza ma ho i miei dubbi si tratti proprio di questo. Che poi, qui davanti al pc, adesso, questa strana immagine rimbalza sulla retina e nel cervello, 2 visi sarebbero anonimi se non fosse che uno dei 2 è dannatamente e disgraziatamente troppo irreale per essere un fotomontaggio pur sembrandolo, e finalmente una fitta minuscola risale pian piano. Me le cerco, questo è tutto.

Eppure, di tutto un mese passato nascosta dietro angoli vicini e inimmaginabili, a cambiare 2 pellicole, passare dal caldo al freddo e dallo sfrigolio nel cuore al vento sull'anima, ancora mi ricordo e mi scorrono cose di continuo, l'Elenieventunenne cui a volte associerebbero un elettroencefalogramma piatto, in realtà pulsa e vibra, orpo quanto vibra, sono ingiusti, non non sanno niente, non hanno capito un'emerita min***a. Non ascoltateli, mi raccomando. Con un piatto pieno di more scure, e un prato di mucche al pascolo. Sotto una funivia spenta, un'altalena monca vicino ad uno chalet vuoto. Tra i trenini coi fantasmi e i temporali silenziosi. Giorni senza mollare un attimo la macchina fotografica, perché per una volta era bello documentare pure ciò che avevo sempre visto, e cogliere altro, guardare dietro, smettere di annusare e addentare un po'. Qualcuno apprezza questo spirito da paparazzo e non da fotografo naturalista, qualcuno che ti abbraccia e che ha indossato un bel vestito d'altri tempi nelle sere di festa, per il resto sei un'intrusa spaventosa, ma il fatto è che c'eri e non lo si poteva negare. E certe fervide volontà di darsi da fare, pensi, altrove non avrebbero vita lunga, morirebbero soffocate sotto il peso dello smog, nessuno le sentirebbe più. Succede sempre, succede tutti i giorni. Non importa.

Importa che ho persino collezionato fuochi d'artificio, che i colori sono diversi da qui, e sono stata contenta di sentirmi un puntino inscritto in un puntino; il mio oroscopo lì per lì m'indovinava la smania senza bussola di passare di sogno in sogno senza sapere quale scegliere e mi prediceva i tempi giusti per l'amore, per la vita, per il futuro, per i sogni appunto. Così, camminando tra la gente e rubando sguardi di tutti i tipi, me ne sono fatto confezionare uno, ridendo sottovoce l'ho accarezzato con cura, l'ho asciugato ed ora lo tengo qui, accanto a me.
~And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I'm dying are the best I've ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles it's a very very
Mad world
Mad world...~

Friday, August 11, 2006

~Walking back to you is the hardest thing that I can do...~

Elenie spalanca la porta che non ha più spalle (l'Elenie, non la porta) e riconosce immediatamente l'istante, ripetuto come minimo 4 o 5 volte in un coro uguale negli anni, del mettere piede dentro ed aver proprio fretta, l'odore di quella fretta di sapere .
Dopo aver ingoiato, l'Elenie rimembra la sua veneranda età. Ventunanni. Contegno. Ma il dovere di un animale da circo viaggiatore ingabbiato, docile, ammaestrato, non termina in sì poco tempo.
Autisti da arrestare e coppie gentili che ridono sui lampi e offrono passaggi su un'auto-zattera, qualche ragazzina in costume da bagno alle 8 di sera parla con ansia al telefonino di un ragazzo di 25 anni di cui è già perdutamente innamorata ma non lo racconterà mai alla propria madre per paura di essere scuoiata viva, e certi vecchietti ti cercano qualcosa nella scollatura. O una ragazza che sembrava stordita e con l'aria di una che è appena giunta e già cerca di mettersi in corsa per raggiungere una meta. Campioni di strade qualsiasi e a me viene voglia di sorridere sotto l'illuminazione pubblica che fa l'effetto presepe a intermittenza, coi pullman a ritardare di quarti d'ora interi, quando poi starci in equilibrio sopra può essere più difficile che surfare sulla cresta di un'onda anomala che viene dall'oceano, e un po' come avere certe età e certi momenti.
Momenti di famiglie tedesche che sembrano uscite da una commedia americana (!) e siedono elegantemente al tavolo di un ristorante. Momenti di famiglie svedesi fatte con lo stampino, in 4 - più dolce attesa d'un nuovo stampino femmina - biondi, strambi (mamma-cowboy col pancione ancora mi doveva capitare di vederla), schiene abbronzate da cui gorgheggiano via chili e chili di risate, a tutte le ore, nelle gole svedesissime, e sembrava di stare in The Sims 2, sì. Momenti di famiglie inglesi silenti e scollate, che mi vien fuori un piccolo 13enne rotondo a cui forse l'Elenie ha donato un rimpianto da collezione - pretenziosa Elenie - ma si fa praticamente a gara, ché in meno di 7 giorni si può tranquillamente essere Lost in Translation con stile spiccatamente nordeuropeo e spiccatamente tipico [tipico-tipico-tipico] di questa Elenie che non era più abituata ad essere Lost, soprattutto in occhi siffatti e in pelle siffatta e in capelli siffatti e in tacita siffatta intesa da gabbia congelata sul tempo, riamsta senza spiegazione, e tragicamente fracassata una mattina di poche meccaniche azioni.
[Ma l'Elenie ha ventunanni e lascia correre con un sopracciglio alzato]
Mi hanno insegnato che la Nutella (da 1kg, nota bene) è una cosa ancora più impossibile se spalmata sulle Gocciole. Pensa te.
Camerieri che buttano l'orecchio ai fatti raccontati non senza imbarazzo, con questi infanti dal ciuccio in bocca tra le panche di legno, da afferrare a testa in giù per spiegazzare risate infantili, e parlano di una sorgente d'acqua salutare, e si guadagnano qualche sorriso con cordialità.
Un braccialetto "biondo" come ricordo. Come ulteriore segno, probabilmente, non lo so, lo scruto e non lo capisco, la scelta del colore è stata premeditata da un uomo magro e alto, mentre l'oggetto mi è stato posto dalla moglie, una donna gentile con occhi azzurri presso cui, avessi avuto anni in meno sul groppone, avrei piagnucolato senza ritegno per ottenere un certo qualcosa che mi avrebbe scagionata all'istante almeno un po'.
[ventunanni. Non so quanto resisterò ancora prima di cambiare progetti per il futuro prossimo, e fuggire dalle mie gabbie concentriche]
Tutto ciò per dire che 2 settimane sono poche e sono tante, a guardarsi attorno. Da una gabbia. In fotografia.
Come fa l'Elenie, che è una pessima fotografa e ci prova lo stesso.

Tanto silenzio ancora, ora, dentro e fuori, e intorno, talmente tanto che può far paura anche da dietro l'angolo, dai posti in cui vado a sedermi - se non ci avessi fatto l'abitudine, e pure tutte le foto così accumulate parlano solo di tanto in tanto, sussurrando per voce di qualche sms senz'arte né parte. Come essere perennemente sullo scalino di una piscina dall'acqua gelida che blocca il fiato. Solo, più rilassata (e non è poco).

E voi che passate di qua, che vi guadagnate quasi i miei lacrimoni di commozione - l'Elenie è un animo sensibile! - voi, che siete pazienti.
Grazie.

A risentirci presto.

On Air: The Jesus and Mary Chain - Just Like Honey

Friday, July 28, 2006


Signore e signori, si parte.
Lascio un nuovo layout, lascio la netta sensazione autoinculcatami di non essere poi così priva d'energie vitali, e mi sembra più giusto farlo con un taglio netto e meno parole del solito - non ho voglia di infiorettare un arrivederci e di spiegare qualcosa che non ha spiegazione e che sta sotto la pelle da tempo.
A proposito di roba sotto la pelle: ieri ho guardicchiato la versione americana di The Grudge e ho capito che gli horror giapponesi hanno successo perché sono fatti di silenzio, e, appunto, di ciò che sta sotto la pelle. Non follia, ma i demoni nascosti dell'uomo, incattiviti, distorti dall'eccessivo incamerarli. Come accade, poi, nell'alienante mondo giapponese, in cui la gente teme prima di tutto se stessa, e tutto ciò che stride con le regole.
Non c'entra nulla.
A chi passa di qui, arrivederci a presto.
Buon mese di agosto.

Wednesday, July 26, 2006

In fondo tutte le fughe del mondo hanno la stessa faccia, sempre notturna almeno un po', sempre in strada. Cominciano forte e coi pensieri in subbuglio, e tutte si trascinano uno zaino, e probabilmente hanno in seme già l'idea della meta, e quante di quelle volte somiglia in tutto e per tutto al luogo da cui si è partiti. Striature di umidità sulla linea d'orizzonte. Splendi gelido e folle diamante irraggiungibile prima che il giorno ti rubi la luce da un'alba solitaria, impertinente ma timida.
La partenza per le vacanze estive, da bambina, era un evento prettamente notturno. Con un cuscino sulle valigie del seggiolino posteriore dell'auto, un piede sul vetro del finestrino per sentire quanto si raffreddava, i miei occhi che inseguivano i lampioni in fuga dal finestrino posteriore, e nessuna voglia di dormire. Poi, voglio dire, quell'eterno dire "no" delle luci mi cullava e mi appesantiva le palpebre, ma la strana magia si era compiuta, questo era l'importante. Me la ricordo. Agli sbarchi e agli imbarchi nei porti, per esempio. Dagli autogrill. Assumeva le sembianze di una fuga, ma con un copione già scritto. Fingevo che non lo fosse, e mi riusciva facilmente perché qualsiasi meta è un posto misterioso e affascinante, se si è bambini; magari il segreto di ogni fuga riuscita è proprio questo, il sapere di non sapere in quale razza di paese si finirà; ma, pregustandosi il viaggio di notte.
Come bambini.
Come residui di un tempo di capanne fatte coi rami, di cavalli a dondolo e piedi scalzi.
Come in un'altra chance, però, questa volta, eterna. Senza il pericolo che vada rubata, sciupata, distrutta. Semplicemente legittima. Mi piace l'idea di interrompere il viaggio, ad un certo punto, e su una terrazza, d'estate, poter rimettere a posto i tasselli di un puzzle con qualcun'altro.
Uno dopo l'altro, tutti: e sorridere per la prima volta.
Meta.

Monday, July 24, 2006

Post scribacchiato su una schermata d'emergenza, causa boicottaggio di quella buona donna di Alice adsl. E sì perché sempre si dipende da qualcosa. Tragicamente.
I pretenziosi marchingegni tecnologici vagheggiati e poi realizzati dal cervello contorto della Figura Genitoriale Maschile non sempre funzionano perfettamente.
Giorni un po' secchi. Dove il sale brucia E sulle gengive infiammate quando è condimento per cibo, E sulle guance sotto la malsana forma di lacrime. Qualcuno mormora che sotto questo conglomerato di tagli brucianti si nasconda ancora un organismo dotato di una qualche forma di intelligenza (intelligenza?).
Giorni che un'agognata brezza vien fuori fragile, poi si spezza ricadendo su di una Elenie alle prese con la sua solita, puntuale ma docile resa annuale al giogo suo personale. Epperò voi non lo immaginate che l'Elenie ha tutte queste risorse ed è in grado di sfruttare il sopraggiungere del ricordo dei passi della gente sulla cassa toracica per darsi una spinta. Autoterapia d'urto efficace il più delle volte, con gli impulsi nervosi che riprendono la retta orbita come blocco di partenza favorevole, e viene persino da ballare sotto la pioggia col tricolore in mano perché alla fine la gabbia è senza soffitta.
[E persino reinnamorarsi del proprio blog è possibile.]
Allora pensò che per quanto la vita sia incomprensibile, probabilmente noi la attraversiamo con l'unico desiderio di ritornare all'inferno che ci ha generati, e di abitarvi al fianco di chi, una volta, da quell'inferno, ci ha salvato. [...] Solo pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi rifare per sempre. In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo. Ma d'improvviso clemente. E senza sangue. (A.B.)

L'ho quasi sognata e la riporto qui.

Avevo un po' dimenticata la vita d'ufficio. Coi corridoi severi nei pomeriggi di luglio. Ma non mi ricordo neanche come si "sta", su qualche zolla di terra in questo mondo, senza altro che l'impulso a mangiare, a respirare, a ridere. Inaspettato il pensiero nostalgico della classe primina, che, dicono, ci ha fregato un anno di gioco, di spensieratezza, e la folle idea di riprendercelo.

Ringrazio chi passa di qui, chi è affezionato, ci ci capita per caso. Grazie. Grazie.

Tuesday, July 18, 2006

Post scritto di getto

Ho tirato via una serie di scatti fortuiti e casuali lungo le strade cittadine, lì sospese come se il sole anziché tramontare si fosse semplicemente ritirato presso il proprio guardaroba in cerca del miglior abito serale da sfoggiare non senza un pizzico di civetteria. E, dicono, tutte queste nuove tecnologie digitali sono sempre più effimere e fragili, a paragone con quei frutti antesaecula costituiti da vecchie minuscole foto cartonate in bianco e nero. Ma poiché a toccare il pulsante dell'otturatore è un dito effimero di una visione fugace, mutevole, in realtà non importa che una manciata di pixel allo sbaraglio si trasformi in un colpo di forbici netto; un istante dopo, infatti, è già futuro, non più mio, non più tuo, da condividere con chi impara i primi passetti sulle moquette di nostalgia.
[Tempo che passa]
E quando ci sono solo passanti a impallarti l'inquadratura e nessuna figura che rimanga immobile in primo piano, finisce che tutti gli amori hanno l'evidenza di graffi sgradevoli sul fondo dell'obiettivo che si clonano all'infinito, trasgressivi, sempre e comunque proibiti.
A quel punto la verità sta in un unico profondo, interminabile, bisogno.
Di trovare, tra anime, una lingua comune.
Quando, con i suoni di quella lingua, nel lavorio dell'immaginazione di sagoma in sagoma, si trova quel lunghissimo istante di paradiso.

Sunday, July 16, 2006

Mi avessero detto che sarei riuscita a sentire l'ossigeno in un tale weekend di città spiaggifera, ci avrei messo su la firma senza pensarci. Come uscire dalla Jacuzzi al posto di Daniele Interrante -dico, DANIELE INTERRANTE, mica Paolino Paperino- con addosso il lavoro di una equipe di restauratori solerti. C'entra la posizione degli astri e magari anche le fasi lunari, ma persino la freccina del mouse si muove in diagonale da sola (normalmente lo fa solo in verticale o in orizzontale...). C'entrerà tutta sta roba.
E le fette di crostata all'una di notte, appoggiare l'orecchio destro sul cuscino in un profilo perfettamente simmetrico con l'idea vaga che barattare il sonno di ora è una buona idea, fare certi sogni di labbra asciutte e occhi ghacciati, e il cane del vicino - dal pelo curiosamente diventato color miele - che avvinghiato alla tettoia poi si lascia cadere nel vuoto, fino al tonfo. Sempre in sogno, per fortuna.
L'uomo è uno strano animale che talvolta offre giustificazioni a chi non ne chiede, dimentica tutti i passi di danza appresi con fatica e riparte da capo, si arrampica sulle finestre per sconfiggere il dubbio e sentirsi dire sei completamente andato sorridendo. Via. Il mondo pogga le sue radici sulle frivolezze. Su una frivola prosopopea che imbratta le cravatte.

Meno male che oggi il vento soffia bene.

Wednesday, July 12, 2006

Il ventilatore tornato ad essere propaggine indissolubile. Estate mia, oh, estate mia adorata.

Gli imperi conoscono la fondazione, la fioritura con quel pieno sviluppo da rimpiangere ogni secondo, e poi la decadenza. Così è l'Elenie. Irriducibile nel suo declino. Un paragone che risale a tempi non sospetti di lavagne e banchi.
Il guaio è che sussiste sempre la schiera d'irriducibili che, non rassegnandosi, si piazza a manifestare sollevando cori sdegnosi nel citofono. E finisce come in tutte le manifestazioni di questo mondo sfiorito:
Mazzate.
Oppure, ci sono i terroristi codardi che parlano col tritolo. E si beccano tutti i vaffan* possibili.

Che poi il motivo vero è che ho finito le tempere; che lo sguardo della prima volta è ormai morto, le diottrie incombono e velano le pupille. Ed è la parte migliore, si badi.
Il peggio è che, così, a volte le persone fanno il loro meglio e arrivano appena a sfiorare un grazie.

Rimandiamo le conclusioni.

~Viva l'Italia,
l'Italia che resiste...~

Tuesday, July 11, 2006

Giornata di panna.

E un po' di cioccolata. Di quella buona, che ti si scioglie in bocca e lascia il palato foderato di dolceamaro e la coscienza a posto col mondo intero.
Meno male che non mi sono tirata indietro. Che un voto in più sul libretto mi teneva per i capelli e le punte delle dita e non ne potevo più e ora, davvero, il cioccolato ha un sapore diverso.
[Riscoprire le piccole ovvietà.]
Vabbè che anche la città sembra si sia fatta bella per la nazionale, privandosi di certe brutte impalcature e rifoderandosi di bandiere. Che importa, tanto siamo campioni del mondo! si sente dire, e mi piace, non so perché: E' incoraggiante.
Sarà anche che in Francia rosicano [goduria, goduria, goduria] e Zidane è andato a piagnucolare da Blatter che lo accoglie e lo protegge sotto la sua ala, gli porge un gelatino e la promessa che Materazzi riceverà le tottò.
[Già, ché se la rea zuccata fosse stata opera di un italiano, noi si poteva marcire all'inferno.]
Che a metà pomeriggio c'era una certa tranquillità languida come acqua di porticciolo. Il tempo impiegato a parlare all'ombra fresca delle macchinette distributrici mi è diventato strano, e le macchinette, in sé, non mi sembravano nemmeno più tanto reali.
Come se mi avessero predisposto le orecchie all'attesa lieve che non sarà tradita perché è destino. [Come se ci fosse, un destino.]
A comprimere il tempo delle onde sugli scogli.
Ma dolcemente.
Con un sorriso:
Sei importante. Senza di te, io... sarei diverso...
~Breathe into me and make me real...~

Ma, dolcemente.
Come se lo sapessi.
Per sempre.

Monday, July 10, 2006

Thursday, July 06, 2006

Galoppavo tra le auto ed è successo che il sole s'è pian piano messo al riparo.
Ha tremato la terra in fondo alla mente, poi si è sparso un rombo come di un tuono che non arrivava ma metteva in subbuglio l'aria, precipitandomi in una tempesta concentrica tutto intorno, ad avvolgere e scuotere. Per un po' gli angoli hanno iniziato a pullulare di bambini e di anime e di corse tricolori, a sollevare le voci dei non accetti, degli esclusi, dei violentati, dei "posseduti" che son finiti al rogo, di chi ha accelerato per farsi del male. Di tutti.
Si è creata una rivoluzione dei quattro elementi che mi ha vista ballare incrementando la mia allergia alla staticità, su per le scale e poi giù, con il pensiero che forse, maturare e crescere significa entrare in tumulto, girare vorgicosamente, pigliarsi una rivincita con se stessi innanzitutto, e configurare l'entità del cambiamento poi. Per quanto le fondamenta possano essere mutilate.
Non importa.
So solo che forse è un passo di quelli a gamba lunga arrabbiati coi furti e con le spade e la fame, e col senso di vuoto attonito e decadente, inespresso, dimenticato e i secoli di inerzia.
~Do you remember, chalk hearts melting on a playground wall?
Do you remember, dawn escapes from moonwashed college halls?
Do you remember, cherry blossom in the market square?
Do you remember, I thought it was confetti in our hair?~