Sunday, December 31, 2006

Poche piccole questioni sulla soglia di un fine anno anonimo:
1) l'istruttore-orco è riuscito a farmi accostare davanti alla fermata di un autobus;
2) (corollario della 1) mai mettere a parte la propria figura genitoriale femminile di simili accadimenti;
3) lo stomaco implora astinenza totale;
4) vago sentore di tintinnii lontani, equilibri che si rompono, una testa ostinata che non dorme (non la mia, per chi se lo chiedesse: io dormo benissimo) e quand'è così di solito, vagamente, ho ragione;
5) siamo ancora tutti in piedi.
6) City of blinding lights - U2

Buon anno a tutti.

7) Postilla: l'ultimo giorno dell'anno è il più veloce. Credo sia dimostrabile anche scientificamente. Non mi basta per prepararmi i bagagli, per scrivere "2006" sulle etichette attaccate ai manici. Non mi basta...

Friday, December 29, 2006

Ho sognato di recarmi a Roma. Credo. Non sapevo cosa ci facevo lì. Li vedevo passare quasi per caso e così capivo che aveva un senso esserci, mi avvicinavo, ci parlavo, ed era tutto abnormemente amichevole. Avere la possibilità di abbracciare col più facile dei sorrisi, perché splendeva il sole come quando è primavera e rendeva le cose così irrealmente lineari, come non lo sarebbero mai. Avere la possibilità di fermare un volo, di impedirgli di salire, tanto è un sogno, voglio dire.
Non lo so cosa significhi, ma comporta che da sveglia devo fare i soliti conti.
Kiwi a colazione, e mi sono accorta che ci sono sul groppone ancora una manciata di giorni di festa e allora mi sono tranquillizzata, posso ancora riposarmi e abbassare un po' la guardia. Festeggiare, dicono, ma chi li ha mai ascoltati. Finisce un altro anno e mi basta fare un cenno con la mano, da sotto una coperta, la televisione spenta per non attirare inutili fantasmi, e tutto quello che è finito, e tutto quello che non tornerà, e tutto quello che è da rifare, enumerato a casaccio man mano che prende forma, man mano che arriva.


PS: un desiderio per stamattina: vomitare questa immagine onirica residua. E' paragonabile al disegnare cuoricini e fiocchettini su una tomba.

Wednesday, December 27, 2006

Seduta qui mi sto vagamente rendendo conto che l'ultima cosa utile che farò, probabilmente, per quest'anno, sarà sedermi a un volante al fine di diventare in qualche modo più autonoma. E il buffo è che mentre lo scrivo non sono più tanto sicura di quanto sia utile imparare qualcosa che tutto sommato le gambe riescono a sbrigare oppure riuscirebbero, con un po' di allenamento, tenuto considerato che in tempi antichi si attraversavano paesi interi al massimo in groppa a un destriero.
Ci si può stancare di avere cose da dire, di controllare che le piccole falle non aprano pertugi negli scafi, si può anche solo cercare una sedia in un cinema vuoto.
Ed eventualmente aspettare una persona che arrivi a scivolare nell'ordine più naturale delle cose con una parola, con un gesto fluido, che ti porge un pop-corn dal suo posto, appena al di là del corridoio centrale del cinema.
Che poi mi ci vedo.
Sapere che non si deve aggiustare ciò che non è rotto davvero, in ogni caso lasciare qualche spazio creativo all'immaginazione di chi detiene la colla, appunto, che è un essere incorporeo dalle mille denominazioni, Tempo, Fato, eccetera.
Oh, no, mi ero ripromessa di evitare di scrivere la parola Fato: per non darmi più la possibilità di giustificare le parole su di una persona prima di conoscerla, i respiri di petalo e di camomilla che mi dondolano i viaggi verso casa quando è Natale, e tanti altri strafalcioni della linea su cui poggio i piedi.

L'uomo lo inventa, il Fato, quando non può più farci niente, e noi codardi gli scrocchiamo un passaggio facendo l'autostop (che è una metafora abbastanza azzeccata visto l'incipit), non mi sembra mica giusto.
~that I would be good even if I did nothing
that I would be good even if I got the thumbs down
that I would be good if I got and stayed sick
that I would be good even if I gained ten pounds

that I would be fine even if I went bankrupt
that I would be good if I lost my hair and my youth
that I would be great if I was no longer queen
that I would be grand if I was not all knowing

that I would be loved even when I numb myself
that I would be good even when I am overwhelmed
that I would be loved even when I was fuming
that I would be good even if I was clingy

that I would be good even if I lost sanity
that I would be good
whether with or without you...~

Tuesday, December 26, 2006

Ho deciso com'è la questione.


Ce n'è voluto di tempo per capire. L'Elenie a volte è dura d'orecchie, appena può: se potesse tagliarsi le orecchie in verità lo farebbe spesso.
E' che il Natale mi piace, nella maniera farneticante in cui lo aspetto, nella maniera di memmedesima si intende, con quella faccenda del chissà come sarà e bla bla bla. Poi quando arriva, durante, dopo, minuto dopo minuto, mi si precipita nella malinconia più densa. Assieme ai pesci tropicali più strani. Con un guazzabuglio di immagini compresse come vestiti in una valigia, roba che non è detto sia esistita, che non può avere la dignità di un panettone, per dire, quello lo puoi toccare, lo puoi almeno vedere; ma un'altra dimensione, parallela, simile a una custiodia di violino dopo che questo è rimasto schiacciato sotto le ruote di un tir. Una dimensione che rimane vuota, che è la faccia opposta di una moneta.

Vabbè. Tanto tra un po' non ci penserò più.

Sunday, December 24, 2006

Succede che oltre a dimenticarmi cosa postare, mi dimentico quanto è esposta la pelle. Al contatto con l'aria. Con le altre persone. Prima di dormire non è rassicurante, è disarmante. Hai l'impressione che gli ultimi anni sono cambiati con te come il giorno con la notte.

Beh, ci siamo arrivati alla fine.

Tanti auguri a tutti!

Saturday, December 23, 2006

E fu così che scese il freddo, finalmente gelavano il fiato, le mani, le unghie, la punta del naso, i capelli, e puntuale con l'entrata in scena dell'inverno, persino. E l'Elenie ci sta, col sospetto sulle labbra, appunto, nella fase del sospetto di una gigantesca presa in giro. Ci siamo arrivati come tutti gli anni, ma stavolta sembra doppia. E' dicembre ma non lo è, persino nelle strade tradizionalmente legate alle tradizioni natalizie sembra tutto ricoperto di strati di cotton-fioc. Non c'è nemmeno l'albero di Natale nel soggiorno, per il secondo anno di fila, e non c'è una misera notizia, un segnale di fumo, da alcune persone, niente.


Inoltre mancano dieci giorni all'apertura dal cellophane dei calendari nuovi e d'istinto mi viene in mente una Elenie stipata nei soliti abiti compatti, traslata di un mese, una linea continua senza alcuna increspatura, ma compatta perché ormai l'Elenie è diventata questa, ammortizzata, traboccando l'orgoglio un tantino criticato dalle figure genitoriali coabitanti: ma è orgoglio sano, cibo nutriente per l'Elenie, ribatte. Soprattutto per quella incauta che prepara dei regalini senza pensare che non sempre è un gesto semplicissimo, il consegnarli. Bisogna pure accettare che se prendi il largo poi la terraferma la guardi dal cannocchiale, voglio dire, è così che sei, sei nata col cannocchiale nel pannolino.

Però, che strana idea, questa del cannocchiale nel pannolino.
Non ho finito, tornerò presto.

Wednesday, December 20, 2006

Ultimo post dall'attuale pc. Il bello è che di concreto si tratta di poche ore di lontananza dal mondo webbesco, poi si troverà un assetto tutto nuovo, ma è come se mi stesse lasciando un amico. Hmmm. E scrivere l'"ultimo post" è come portarsi del cibo per un viaggio di 2 ore, chessò, perché hai paura di avere fame. E' patologia, forse. L'ho sempre detto che il pc è uno strano bestio. Si possono condividere parecchie cose, con un pc, se solo uno ci mette le mani quel tanto che basta.
Non c'è tanto altro se non che devono avermi imbottita di stupefacenti, e l'unica cosa che sento in concreto è l'adrenalina di poter conquistare il mondo al volante di un'autovettura. Ora, basta provare a immaginare l'Elenie col volante tra le mani, lo sguardo truce rivolto alla strada, e le fiamme che le brillano nelle pupille per capire di che parlo. Imbottigliata nel traffico, per giunta. Allucinante.
Si avanza indomiti, fieri, correndo quasi, e non temete, di rovi se ne incontrano, ci si graffia e ci si risveglia con le crosticine rosse, si mormora "ahi", ma frattanto ci sono pacchettini e idee tutte casalinghe, e esami di pomeriggio senza sole, dell'ultimo momento, e amiche che sono felicifelici, strano strano Natale, cosa mi combini?, sono allegra senza motivo, forse perché non ho reale motivo per non esserlo. No, la solitudine non lo è. Datemi pure un pugno se faccio male...

Saturday, December 16, 2006

Svegliarsi e non riuscire più a dormire. E non è stata una notte di particolari autocritiche pendenti a ghigliottina, solo qualche progetto cittadino sotto il guanciale, dell'ordine di idee di un km o due, e le scarpe per attuarlo. In fondo è lontana l'ultima volta che ho bevuto un libro pagina dopo pagina, fino a notte inoltrata. Una notte analoga, infinitesimale, dispersa. Ho gli auricolari per recuperarla, di tanto in tanto, li posso usare come scialuppa, un taxi in corsia di sorpasso sognando una battuta ad effetto del tipo "presto, insegua quella macchina!" e chissà se la raggiungerò mai.
~Vedi, caro amore mio,
come si apre le braccia
a un vento senza fiato,
all'ultima bugia,
al silenzio che accusa i colpevoli...
Come si esce dalla festa
con il trucco in faccia,
e il cuore un po' ubriaco,
e una fotografia...~

E' da troppo tempo che non mi lancio all'inseguimento, ma c'è la musica con cui si ha un rapporto preferenziale e ci si persuade persino di poterlo fare di nuovo, anche se in fin dei conti la propria velocità va più che bene per assopirsi senza fretta.
~Vedi, caro amore mio,
anche sotto la pioggia
un altro vento stende
la sua biancheria...~

La verità è che il tempo fa allergia. Mi bruciano le narici se mi dicono "tra una settimana", se devo aspettarla senza dimenticarmi che ne sarà appunto passata un'altra.
La verità è che non so più che cosa dovrei mai inseguire, e se esiste ancora, e se è mai esistito. Che è un buon modo per completare l'anno.
La verità è che ho perso il filo, e stavolta non trovo la via per venire a capo di questo post, che è una fotografia in cui tutti i soggetti sono di spalle.

Nel frattempo la notte è passata.

Wednesday, December 13, 2006

Piccola entry da 10 minuti per dire che il test di scuola guida è andato, zero errori ma nella maniera più elenica che esista ed anche più tipica di codesto luogo anomalo, e non aggiungo altro a riguardo. Posso dire che siamo in piena atmosfera natalizia e come sempre rimango indietro, poi devo mettermi a correre, e lo devo fare in mezzo alle coppiette che ballano il rondò per strada - anche quelle che nascono proprio nell'odierno dì (che mi fa piacere), così mi mischiano qualche piroetta nei passi, una piroetta speculare, ovviamente. Questione di leggerezza a metà pomeriggio, con un pacco pesante in una busta, due onomastici nel giro di una settimana e si sa come sono i genitori. Non fosse che per questa soddisfacente leggerezza, con ai lobi degli orecchini a forma di fiocco di neve a incoraggiare una nuova era glaciale. Oh, sì, ve ne prego.
In realtà sto ascoltando i REM e sbaglio, qualunque cosa faccia è sbagliata perché o mi viene fuori un risultato errato e non mi tornano i conti, o non mi viene fuori assolutamente niente, e questo è il rumore prevalente di qualsiasi cosa. Il niente con qualche ombra di fastidio, solo questo niente sotto la coperta natalizia.
Non mi resta che augurarmi per l'immediato futuro che la prossima prova vada bene.

-Dieci minuti scaduti-

Sunday, December 10, 2006

Un post da prendere con le pinze.

Deliberatamente ci è dato di scegliere di non parlare di come sono state le ultime 100 e passa ore, stanno rinchiuse in uno scrigno come ogni minuto da qui a seguire, senza spettinarsi troppo.
Sadicamente divertirsi con una matita, a disegnare orbite che si rincorrono precludendosi qualsiasi incontro. In un meccanismo siffatto, far perdere le proprie tracce può essere triste, precluderebbe al lasciarsi morire lontano.
E non saperlo mai, come sarebbe...?
Aspettare che si consumi l'ultima torcia...?
Non è da egoisti?


...
Non lo so. Il peggio è che ripudierei l'egoismo di cui forse cadrei vittima anch'io. Shhhh.

Saturday, December 09, 2006

Arrivederci centro del mondo, che "centro del mondo" non lo sei affatto eppure è così che ti chiamerei se piantassi da te le radici, se facessi da perno girevole, se mi lasciassi oltrepassare da migliaia di piedi ogni giorno, e sarebbe sempre meglio, ripeto, sempre meglio di queste strade dove ciascuna parola pronunciata sotto ciascun gallone d'aria inspirato è più finta e più teatrale del teatro stesso, che almeno quello a volte lo prendo sul serio, quando ci vado.
Arrivederci comunque, variabile e incostante centro.
Mi presento, sono l'Elenie da esposizione, con l'occhio nella macchina fotografica, che guarda e non vede, che sa e non elabora, che cammina e non marcia, che il cuore le batte ma con l'orologio a cucù dell'anestesia.
Alla prossima, quando avrò ricaricato le batterie cerebrali.

Wednesday, December 06, 2006

Un passo per volta.
Sono in tanti ad esistere solo quando mi infilo sotto le coperte. Aumentano. Diventano folla per le strade che non esistono. Sono convinta che prima o poi tutto assumerà le tinte confuse e fittizie dei sogni, compresa me.
Un passo per volta, smetteranno di ammiccarmi da lontano quando inevitabilmente prendo il largo in gondola, smetterò di esserVI presenza momentanea allorché tutto si sarà rivoltato in dentro, come un calzino.
Che poi non è che lo voglia. Non sono strade rassicuranti, è una realtà remixata, un po' più piena ma meno isterica, e anche lì somiglio sempre più a un cristallo di quelli che stanno a riposo in una scatola, rivestiti di polvere o quant'altro.
E ho sempre questo sguardo idiota, da presa in giro.

Monday, December 04, 2006

Una giornata di carta, il cielo un acquerello su carta stropicciata, e i tombini ad ogni metro disegnati a punta di inchiostro. Una Elenie che si sveglia con la mente simile a un foglio di carta bianco, e sembrava finta, più del solito, non fosse che il cuore le batteva ma la verità chi la conosce?, forse era bruciata, un fazzoletto di carta bruciato in un incendio, tanto erano lontani gli urli, lontani e profondi. Diciamo che era vera e voleva essere finta.

In quella è apparso gironzolando uno strano ragazzo con una maschera appesa alla cintura, di quelle a mezzo viso col nasone lunghissimo, bianca.
Me ne manca una foto, per disdetta.


Ed è andata via tutta quanta minuto dopo minuto, familiare nelle parole rivolte a un'altra persona, improvvisamente reale quando ti molestano dall'auto mentre aspetti ad un angolo, stanca se ti specchi nel finestrino di un autobus e ti accorgi che hai gli stessi occhi stralunati e lo sguardo un po' stolido di quando, all'asilo, eri tra i più piccoli. Di tutto, un po'. Ma, di qualcosa, niente.

Saturday, December 02, 2006

A me la febbre del sabato sera tende in genere al deprimente.
E in fin dei conti, non è vero che non so cosa dire, forse non so come dirla.
Non so come farmi capire. Non si può credere alla comprensione tra esseri umani se allo stato attuale dei fatti, su 1000 tentativi, te ne vanno in porto, a essere ottimisti, 10: non è una media matematicamente sufficiente. E' un fenomeno raro, questo della comprensione.


Allora non ci provo nemmeno, a farmi capire. La prova è questo blog, è un esperimento riuscito.


Se tutto va bene, tra una settimana andrò a sperdermi un po'.
Il resto lasciamolo così: per il futuro prossimo venturo, mi auguro una bella sorpresa. Che sia, per una volta, io. Che arrivi. Per un po'. Non lo so. Una sorpresa. Senza che nemmeno ci creda. Ok?

Friday, December 01, 2006

20' (venti minuti) piegata a portafoglio in ammollo con il viso a sfiorare poi a infrangere la superficie dell'acqua fino alle orecchie. Niente acqua nel naso. La spugna sul fondo tra le dita è un tesoro.
Per scacciare un overflow di nozioni, scaturite da percezioni sensoriali varie ed eventuali, non so se possa bastare, ma mi è sembrato di avere una fiocina, per un attimo, che si poteva schizzare tra gli sguardi scandinavi che qualcuno mi ha ripescato nella memoria e le notizie che non arrivano. Il nero di seppia non stampava lettere sui fogli di carta mentre i punti interrogativi si scioglievano e perdevano efficacia, le date sui calendari si sfocavano.
Si galleggiava.

Era un po' come volare pur con queste ali spiumate, contratte.
Credo che per oggi possa bastare.

L'ossessione:
On Air: Walk on the moon - Asobi Seksu