"scrivile sull'acqua le tue poesie" e squilla il telefono.
Un pranzo a base di frutta, o meglio a base di quegli aromi precostituiti che prima o poi sostituiranno sulle nostre papille gustative gli aromi quelli naturali, quelli che non esistono più e non so se è un luogo comune, comunque sembrano perduti come un milione di altre cose. Io che vorrei mangiare un'albicocca che sappia di albicocca e io le adoro le albicocche, una mela che sia una mela vera e non di cartapesta. Comunque un pranzo fresco, fresco di fabbrica e fresco restauratore.
Mi chiedo che fine abbiano fatto le parole per me,
i significati per me, gli sguardi per me,
- io ci provo a fare finta di nulla e camminare mediamente, cioè muovermi nella media senza farci troppo caso, però è vero che così sarebbe una prospettiva complessivamente dura -
quelle cascate d'acqua che mi aspettano dall'alto,
quelle cose che ci devono stare che sono fatte apposta
apposta per controbilanciare quelle giornate che ti salutano a stento che non sopportano se hai una voce roca e un po' stanca alle 13 con questo caldo, che hai una visione traballante asociale nervosa perché non senti nulla, perché non sei *come tutti*, e la confidenza è talmente illusoria che ti fa sentire sporca piuttosto che soddisfatta, quel senso di colpa che non tollero più, e tutta questa roba.
Direi: fermi tutti, tirate in fuori le tasche (fa troppo caldo per avere delle tasche, questo è vero). Mani sopra la testa e mostratemi cosa avete arraffato, sono sicura che avete della roba per me e la pretendo, perché l'estate è arrivata, o ne è arrivato un accenno bello consistente e anche in quel caso ci rimane assai poco visto come corre il calendario.
Quasi quasi mi fa più paura che sia già arrivata, già così.
Già adesso come un faro che ti strepita addosso "beccata". Non mi sento pronta quasi mai.
Mi fa più paura che piacere - il piacere di pensare a dove la voglio passare, stesa su quale prato o all'ombra di quale frasca, se a due o tre passi da casa. Però mi fa paura perché arriva prima di me, questo è certo, mentre sto ancora sistemando libri con la faccia impolverata e studiando a tempo perso oppure parlando attraverso bolle d'aria vuote, e arrivando prima di me mi sorprenderà infilandomi un cubetto di ghiaccio nella t-shirt, mi spezzerà il respiro. E quando avrò il momento di riprendere a pensare, mi sarò ripulita le corde vocali dalla polvere giornaliera e penserò ad un'eventuale Spagna,
quello è il momento,
sarà il momento in cui niente sarà più come prima.
Via.
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