Non avrei pensato di sentire il compleanno sulla pelle, di ritrovarmi 24enne a colpi di sushi con le persone a cui voglio bene.
Non volevo che fosse un'alzata di gomito, so che è tutto e il contrario di tutto.
So che gli scatoloni fuori dalle saracineshe chiuse per la notte presi a calci amabilmente dai ragazzini non siamo noi.
Lo ben so.
--
E' arrivata la primavera col suo sole tiepido che ti solletica lo stomaco come la sabbia delle spiagge ancora non affollate, ancora vergini quest'anno. Il 2009 finora sembra carino, si è fatto dedicare pensieri nuovi, parole nuove, persone simpatiche, non ha lasciato nessuno spazio alle cose vecchie e nessun "dare del tu" avrà più luogo su questo blog almeno per un bel po'. Sono finita a rendermi conto che capodanno è stato più che un "capo" una "coda" di qualcosa di inappropriato oltre il limite, che, come per magia, mi da persino ascolto e non ritorna a stimolarmi nessun senso, nemmeno il sesto, e ora talvolta sembro davvero un'altra persona. Ho e ho avuto ancora sere di malinconia che mi concedo come sempre ma con meno rimorsi, perché c'è bisogno di un intingolo in cui sciogliere cibi condensati e decifrarne i sapori. Io e la mia voglia di scrivere, e di farlo sbagliato. Io e la mia voglia di fotografare, di farlo senza averne il tempo.
Credo che adesso sia ora di andare, di spalancare le braccia. Arrivare a 24 anni senza colpo ferire e prepararsi l'alloro per quando sarà, tra qualche settimana, e poi voler imbarcarsi letteralmente, avere una curiosità e una voglia di vedere il mondo ad un oblò senza annoiarsi un po', eheheh. Mi va da morire. E' una strada.
Come quella che percorrerò verso il binario, treni da prendere e da aspettare, qualcosa che mi illuminerà. Forse. Forse no. Forse ancora, non lo so.
--
Scrivo post lunghi settimane (mesi!) senza finirli, come d'altra parte mi sembra di leggere il nulla di questa specie di tesi che tra qualche settimana dovrò portare lì davanti e ripetere il solito teatrino del cerimoniale accademico, quello che tralasciare i capisaldi è oggetto di invettive altrui nei momenti più disparati, e poco importa quello che vuoi tu, il tailleur ci vuole, ci vogliono i parenti commossi, ci vogliono un sacco di cose che mi fanno pentire di trovarmi in quella situazione lì. Cavolo, non ho finito niente. Ho appena iniziato.
E mi sta andando via quella sensazione di soddisfazione che almeno un po' mi ha accarezzato la testa, soddisfazione verso me stessa, intendiamoci: ho voglia di strappare tutto quello che ho fatto ed aprirmi la testa in due.
--
E ci sono sere macabre macabre che tornano a soffiare via polvere e ragnatele e cercarci sotto qualcosa che luccica, che riflette il raggio di sole anche sotto il giogo di uno strato di ruggine per niente sottile. Ci sono sere che ti forzano a vedere il lato oscuro. Che forse non ci eri arrivata da te e ti andava bene, per un po', non doverci neanche fare i conti. Sì, a chi non andrebbe bene?
A tutti va bene non dover fare i conti con le cose.
Con un sacco di cose.
Lunedì è il giorno. Il mio giorno. Mi sento meno nervosa, all'idea dell'alloro, di quanto non dovrei esserlo. Sarà per l'ironia della cosa.
~Piuttosto che aspettare, avrei alcune cose da realizzare, perdonami...~