Thursday, October 29, 2009

~...e dimmi perché
in questo girotondo di anime non c'è
un posto per scrollarsi via di dosso
quello che ci è stato detto, e
quello che oramai si sa...~
Perché oramai non pensavo mi sarebbe più andata, scrivere qui, tornare qui, non c'era un motivo che fosse uno, obiettivamente, con tutto quello che è cambiato, e le tracce cancellate se guardo indietro, c'erano direttive eventualmente da ristabilire, nel caso si potesse (e di fatto so che si può e si rifarà per forza ma non adesso, adesso mancano ancora i presupposti). Di fatto l'identità di elenie è andata sfumando, come un dito passato sul pastello carico steso da un bambino che cerca di colorare il suo disegno, e sfumando con l'acqua via via è diventato sempre più complicato distinguere toni, lucentezze, saturazione.
Ma l'uomo è fatto di certezze e per quanto poche, queste ultime hanno pur sempre bisogno di un binario, e sia che il capotreno si decida ad affrontare una tratta imprevista sia che no, ci sarà pure un binario da qualche parte. La nebbia, la foschia, il clima diverso a cui abituare l'epidermide, poi i libri da studiare, si ricomincia, e poi una casetta nuova, tutto da ricostruire da capo.
E io sembro costantemente una bambina, anche se sono ben consapevole che i miei occhi di ventiquattrenne saranno sempre lì, io li accarezzo, li tengo buoni in un modo che è nuovo, adatto e funziona, nella speranza di poterli ammaestrare a non cadere in quel tedio senza nome e impalpabile contro cui dirigevo i miei pugni, so che è pericoloso perché lo sento, in un punto imprecisato del cervello lo sento tragicamente--
--e ci sarebbe tanto da dire e qualcosa da raccontare, in merito--
comunque questo post sarebbe dovuto nascere da un po' di settimane, ma ha tardato, ristagnando nella sua idea imprecisata, e poi è nato quando ho scovato un punto di vista che non conoscevo, e il pezzo di canzone è un incipit puramente casuale perché non ascolto quella canzone da un secolo e mezzo, tuttavia, per le cose che verranno avrò probabilmente voglia e bisogno di qualcosa, di ridiscutere, riprogettare, rivedere, e di qualcosa come questo blog.
Perciò, vedremo....

Tuesday, May 19, 2009

Un pomeriggio qualunque.
di questa parte di vita qui, s'intende.
caldo, tanto caldo.
un libro, quasi finito.
un mondo d'acqua, su in terrazza.
piedi bagnati, che sembra estate al mare.
sole cocente, e nessun mare.
i sandali riesumati, ancora vivi.
io qui in questa parte d'Italia, mentre qualcuno sta in quell'altra.
Così, nel silenzio, drin. (va bene, va bene: non drin, ma mzzzz, c'era la vibrazione)
Quando? Dove? 16,30? Va bene.
Ho realizzato che il tempo sta scorrendo, ho bevuto un sorso d'acqua, uno di caffé, preso una mela e mi sono detta: spicchi? per stavola pezzettini ancora più piccoli, tanto per gradire, e nemmeno aveva un gran sapore, mi sono toccata i polpacci chiarissimi e sentito il mio leggero mal di testa sudato, mi sono avvertita sempre qui e fisicamente me, e non con una percentuale minore di pensieri in testa, solo, NUOVA (e quante volte ho sognato che lo fosse?), da esplorare e vedere sotto una prospettiva sconosciuta prima, e ce ne sarebbe da dire.

Poi d'altra parte per poter acchiappare dentro tutto ciò che si è visto correre via dalla triste staccionata perimetralmente definita, bisogna e si possono aprire le mani al vento e chiudere gli occhi, senza pensare al domani, finché ce lo si può permettere.