La passione più lunga e irrisolta che sia riuscita a concepire all'alba della mia età è quella per i numeri.
E' mettere ordine al caos del mattino, piano piano e col passare delle ore. E' seguire istruzioni esatte senza perdersi nemmeno un passo, fingermi io stessa istruzione esatta seguita dall'esterno. Tutti i giorni a cercare di capirci meglio, è stato, addirittura, la forza e la voglia di fallire e riprovarci.
Morirò sempre di molteplici anime.
Questa attuale sa di solitudine, ha il gusto delle mie 6 a.m. e dei buongiorno alla mia schiena vecchiavecchia. Mi sono ripiegata su me stessa per guardare sotto il cuscino, ti cerco di fianco ma se ti trovo è già ora e non faccio che cercare da te altre parole, un altro modo di rapportarsi oltre il senso di pace che poi non so dov'è finito. Mi spengo un po' di più ogni giorno di fronte all'orologio e se non per me stessa e le mie lampadine un po' fulminate non so per cosa altro sopportarlo. Forse ho iniziato a realizzare l'incongruenza di quest'attesa, niente case, avevo visto giusto già in partenza che è tutto già qui ma mi sono lasciata portare dalla tua marea nell'idea di un posto in cui sarei stata irriconoscibile, peggio di ora che mi sembra un modo insopportabile di vivere. Insomma io non basto, non funziono, non sono il giocattolo giusto né l'arma buona, manco di una buona dose di precisione e la cosa non mi piace, i miei vestiti macerano, i miei capelli appassiscono e la mia pelle ce l'ha di nuovo con me. Per non parlare della mia colonna vertebrale. Ho l'aria di disfarmi nella mente e il mio corpo me ne sta solo dando una conferma.
Che altro voglio di più?
Thursday, September 13, 2012
Monday, September 10, 2012
Ho tanti primi giorni che sono anche secondi e terzi ma rimangono primi. Quei tempi in cui mi piacevo per tutte le mie prime volte, adorati tempi passati... Adesso sono tutti costantemente piattaforme con linee gialle e il peggio del peggio è che per rilassarmi specie al mattino presto io ripenso alle risate dei vent'anni.
Ed ho molte settedelmattino da smaltire dai ricordi, e infinitamente meno risate utili... quel diavolo di diavolo dell'adolescenza mi sogghigna impunemente seduto di fronte. Niente mi salverà.
Credo di essermi morsa la coda, credo di dover sempre fare attenzione agli spazi carrabili della mia vita in questa camera per due, trovo umilianti tante cose compreso il fatto che tutto rimane umiliante e niente mi salverà. Trovo difficile ignorare settembre. Che anche in questo settembre a vincere sia l'obiettivo di un lavoro e una "lavoressa" oggi sposi e con una casa tutta loro senza affitto e senza soffritto. Non ti perdono quest'anno, e a questo settembre non perdono la sua ripetitività: non può avere ragione dei miei mesi caldi di salvifica ribellione, niente fazzoletto bianco.
Tutte le volte che arrivo a destinazione mi dico che in realtà sono morta, ho un cartello appeso al collo con su scritto "non sono io, è la mia gemella zombie". Sono lì per un po' con quella mezza voglia di scappare, con le borse pesanti e la mia schiena a pezzi, e se qualcuno leggerà mai questo post dovrà forse sforzarsi un po' per capire quante volte in una giornata questo avvenga, quante me devo prendere a pugni e quante volte devo cercare di non dare una risposta alla domanda "ma tutto questo fa per me?". Dio se voglio tornare a ridere. Ma come si fa?
Ed ho molte settedelmattino da smaltire dai ricordi, e infinitamente meno risate utili... quel diavolo di diavolo dell'adolescenza mi sogghigna impunemente seduto di fronte. Niente mi salverà.
Credo di essermi morsa la coda, credo di dover sempre fare attenzione agli spazi carrabili della mia vita in questa camera per due, trovo umilianti tante cose compreso il fatto che tutto rimane umiliante e niente mi salverà. Trovo difficile ignorare settembre. Che anche in questo settembre a vincere sia l'obiettivo di un lavoro e una "lavoressa" oggi sposi e con una casa tutta loro senza affitto e senza soffritto. Non ti perdono quest'anno, e a questo settembre non perdono la sua ripetitività: non può avere ragione dei miei mesi caldi di salvifica ribellione, niente fazzoletto bianco.
Tutte le volte che arrivo a destinazione mi dico che in realtà sono morta, ho un cartello appeso al collo con su scritto "non sono io, è la mia gemella zombie". Sono lì per un po' con quella mezza voglia di scappare, con le borse pesanti e la mia schiena a pezzi, e se qualcuno leggerà mai questo post dovrà forse sforzarsi un po' per capire quante volte in una giornata questo avvenga, quante me devo prendere a pugni e quante volte devo cercare di non dare una risposta alla domanda "ma tutto questo fa per me?". Dio se voglio tornare a ridere. Ma come si fa?