Saturday, December 31, 2005

L'ultimo post dell'anno coi capelli bagnati e il riecheggiare di Biagio Antonacci che sembra lamentarsi dalla tv dell'altra stanza. Niente potrebbe essere più emozionante di una simile atmosfera, soprattutto col pensiero di un Capodanno diverso che mi è sfumato tra le mani e mi fa capire che certe occasioni devo crearmele io.
[Non avrei mai pensato, prima, quanto potesse essere difficile trovare una persona con cui comunicare con quell'incredibile naturalezza di due metà di una stessa radice comune, questa sensazione di completezza che condividete senza dirvelo mai; queste piccole cose che sono i tasselli di un mosaico, e tutte le altre che stanno dietro anche a un semplice saluto, a un semplice augurio di buon anno...]
Le mie frequenti scorribande sui canali radiofonici degli ultimi giorni hanno qualche rovescio di medaglia.
Speaker: E così lavori in un centro estetico, immagino quanto lavoro negli ultimi giorni...
Radioascoltatrice: Tesò, non puoi nemmeno immaginare...
S: Mi fai venire in mente che ho bisogno di una lampada, sono troppo pallido. Se domani vengo al tuo centro estetico, pensi di avere del tempo per farmela..?
R: Tesò, ti faccio tutto quello che vuoi...

E non commento.

Piuttosto, mi dileguo e lascio qui i miei auguri. Auguri ispirati.
Perché il 2006, nel bene e nel male, sia per tutti, vita.
E ognuno ci disegni quel che gli pare, con il gesso o le matite, le tempere o i pastelli a cera.
Buon Anno.

Thursday, December 29, 2005

Quattro passi nel freddo degli spartitraffico e tutto sembra nuovo, avvolto in un foglio di cellophane, e degno di essere scartato. Persino il marcio affastellato dentro. Un piede avanti, poi l'altro, le scarpe da ginnastica bianche una maglietta troppo leggera i soliti jeans la giacca la sciarpa azzurra e nient'altro, non un soldo non il cellulare, niente.
[Leggerezza]
Questi sono giorni di transizione in cui la gente non fa in tempo a riprendersi da una festa che gliene piomba addosso un'altra, frattanto per ingannare il tempo sembra che giri su se stessa come una trottola.
E' uno dei momenti migliori da passare per strada, una confusione meno confusa del solito in cui il cervello si sbrina un po'.
[Per i curiosi, sì, il mio cervello si sbrina al freddo, ha un modo tutto suo di percepire le temperature. E' il cervello di Elenie, capite].

Chissà perché crescendo certi altarini rimangono comunque nascosti se non li vai a indagare, ignori certe verità se non quando ti vengono portate all'attenzione e le cose date per scontate poi capisci che non lo sono mai state. Se guardi l'essere umano che ti trovi di fronte sotto le spoglie di quel che è, ossia solo un essere umano, poi diventa tutto più semplice e fa un po' meno paura ciò che è in grado di dire, di fare. In compenso capisci che in fondo il mondo va avanti perché qualcuno soffre e qualcun'altro infligge il dolore, non c'è alternativa, nessuno è escluso da questa piccola equazione eppure il mondo ancora non s'è fermato.
E nelle versioni immaginarie di me, con questi presupposti, io sono l'Elenie che voglio essere, imperscrutabile, sicura, attenta, che sa cosa fare, che tutt'a un tratto sa anche cosa dire. Questione di luci, forse.
Comunque la città era un po' vuota, come sotto un incantesimo, e sì che sono abituata a percepirla priva di quelle presenze con cui mi capita di aver a che fare in tempi feriali, quasi a riposo.
Ci metterei la firma.
Anche per queste piccole tappe disintossicanti che ti fanno andare a letto la sera con la voglia di sorridere al futuro anche quando stai in una bolla fatta di niente.