Mi sono appena ricordata del tempo in cui le lacrime sul viso mi lasciavano una scia che bruciava. Ma bruciava davvero, eh, sulla pelle, attorno agli occhi, e non potevo farci nulla.
Lasciavo bruciare, finché era più forte la voglia di lasciarle scorrere via.
La bronchite la sentivo mia compagna da tempo, non sapevo fosse lei, per inteso, non ne conoscevo l'identità, ma c'è una sorta di sesto senso per le presenze, per le assenze, per tutto.
Ci sono volte che vuoi riversarti, proprio, e si comincia sempre da poche gocce.
Senza badare al tipo di suolo che c'è sotto.. se c'è. A tutte le teste puramente finte e virtuali, tutti i manichini del mondo. E' una fenice che brucia a modo suo, senza perdere le parole stavolta, senza starsene in un cantuccio relegata e nascosta, come per un dovere di patria, ma anche stavolta mi passerà allo stesso modo, quello mio e soltanto mio, in cui è iniziato.
Ti ho relegato alla possibilità di una telefonata con dei rumori strani che arriva alle 3.45, se uno ci credesse, 3-4-5, una sequenza. Il fatto che in quella telefonata sia esistita, e nel tentativo di telefonata immediatamente successivo connesso, una pur pallida forma di Presenza apparentemente non burlesca è davvero tantissimo: una Quantità Indefinita e Inesprimibile di Qualcosa.
Friday, February 13, 2009
Saturday, January 31, 2009
un altro post cumulativo dei miei
chiudo me stessa, i miei occhi e quel che emanano, lo sbattere di ciglia, e tutto ciò che l'ha provocato, tra le pagine di un libro. Chiuso, per la maggior parte del tempo.
Però lo riconosco a fiuto.. apro la pagina giusta d'impatto... trovo il rigo in due secondi...
E' buffo che abbia dimenticato tutto il resto ma abbia solo questa scia...
piove dannatamente a dirotto e penso alla piantina che se ne sta piccola e sola là fuori.
Ma alla fine lei sta meglio di me.
--
Succede che ci si somiglia, con tutti i continenti di mezzo e i fiumi e le città e le vite diverse.
Succede che ci si somiglia, e ci si somiglia fisicamente, non si sa per quale strana legge.
--
Sapere dove andarti a prendere, perché in fondo è un posto vicinissimo, interno, e ci torno quando mi pare e senza bisogno di uno zerbino d'entrata.
Sapere che stai lì, sbriciolato e nascosto dietro il divano e sotto il tavolo, un po' qua e un po' là. Che ci passo accanto, come fosse una pianta da appartamento, sorrido un attimo e poi finisce lì.
--
Vado a cercare il silenzio.
E nel pensare ciò mi rendo conto che la verità sta nell'esatto opposto, in una logorrea d'occasione, la sbronza loquace per eccellenza che come tutti gli eccessi non trova banco.
Perché si è stancata di sorprendere, di quella tensione del doversi centellinare per non far traboccare il bicchiere tra una bevuta e l'altra. Di essere ma con limitazione.
--
La vita è fatta di cerchi di karaoke, e tornando tutta quanta a formare una circonferenza non fa altro che inglobare piccole circonferenze fondamentalmente uguali a sé stesse.
Ere che ritornano e io che faccio da punto di riferimento se manca chi si ricorda tutto, io con gli occhi di panda che osservano "al di là e fulmino con le parole". Io e "vi faccio conoscere, voi due, che secondo me" con un sorriso giocoso ma più interrogativo e più serio di quanto pensassi, io e "non è proprio il caso". Io e il disagio con gli occhi chiari, rimasti completamente immutati, che volano da destra a sinistra e la testa che dondola a Homer che elogia l'alcool, io e la conversazione di una sera e oggi io che percepisco molto di più di allora. Io e più che un disagio, sono disagi.
Io e un altro cerchio è scoppiato come una bolla per una canzone. Un altro cerchio e il tempo è una catena di anelli circolari, stretta e più piccola di quanto si pensi, 10 anni fa ed oggi sono seduti vicini, una catena stretta attorno alla fronte.
Io e cantare a squarciagola, perché la musica lo sai, io senza parole e tutti a parlare di niente.
Gli sconosciuti a guardare i miei occhi di panda che allo specchio sembravano quelli di un clown, di una brava ragazza bella con una faccia probabilmente mai vista ed in effetti è così.
Tutti compresa me.
Però lo riconosco a fiuto.. apro la pagina giusta d'impatto... trovo il rigo in due secondi...
E' buffo che abbia dimenticato tutto il resto ma abbia solo questa scia...
piove dannatamente a dirotto e penso alla piantina che se ne sta piccola e sola là fuori.
Ma alla fine lei sta meglio di me.
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Succede che ci si somiglia, con tutti i continenti di mezzo e i fiumi e le città e le vite diverse.
Succede che ci si somiglia, e ci si somiglia fisicamente, non si sa per quale strana legge.
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Sapere dove andarti a prendere, perché in fondo è un posto vicinissimo, interno, e ci torno quando mi pare e senza bisogno di uno zerbino d'entrata.
Sapere che stai lì, sbriciolato e nascosto dietro il divano e sotto il tavolo, un po' qua e un po' là. Che ci passo accanto, come fosse una pianta da appartamento, sorrido un attimo e poi finisce lì.
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Vado a cercare il silenzio.
E nel pensare ciò mi rendo conto che la verità sta nell'esatto opposto, in una logorrea d'occasione, la sbronza loquace per eccellenza che come tutti gli eccessi non trova banco.
Perché si è stancata di sorprendere, di quella tensione del doversi centellinare per non far traboccare il bicchiere tra una bevuta e l'altra. Di essere ma con limitazione.
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La vita è fatta di cerchi di karaoke, e tornando tutta quanta a formare una circonferenza non fa altro che inglobare piccole circonferenze fondamentalmente uguali a sé stesse.
Ere che ritornano e io che faccio da punto di riferimento se manca chi si ricorda tutto, io con gli occhi di panda che osservano "al di là e fulmino con le parole". Io e "vi faccio conoscere, voi due, che secondo me" con un sorriso giocoso ma più interrogativo e più serio di quanto pensassi, io e "non è proprio il caso". Io e il disagio con gli occhi chiari, rimasti completamente immutati, che volano da destra a sinistra e la testa che dondola a Homer che elogia l'alcool, io e la conversazione di una sera e oggi io che percepisco molto di più di allora. Io e più che un disagio, sono disagi.
Io e un altro cerchio è scoppiato come una bolla per una canzone. Un altro cerchio e il tempo è una catena di anelli circolari, stretta e più piccola di quanto si pensi, 10 anni fa ed oggi sono seduti vicini, una catena stretta attorno alla fronte.
Io e cantare a squarciagola, perché la musica lo sai, io senza parole e tutti a parlare di niente.
Gli sconosciuti a guardare i miei occhi di panda che allo specchio sembravano quelli di un clown, di una brava ragazza bella con una faccia probabilmente mai vista ed in effetti è così.
Tutti compresa me.