Thursday, April 02, 2009

Non avrei pensato di vedere la fine della pagina dei download di emule.
Non avrei pensato di sentire il compleanno sulla pelle, di ritrovarmi 24enne a colpi di sushi con le persone a cui voglio bene.
Non volevo che fosse un'alzata di gomito, so che è tutto e il contrario di tutto.
So che gli scatoloni fuori dalle saracineshe chiuse per la notte presi a calci amabilmente dai ragazzini non siamo noi.
Lo ben so.

--

E' arrivata la primavera col suo sole tiepido che ti solletica lo stomaco come la sabbia delle spiagge ancora non affollate, ancora vergini quest'anno. Il 2009 finora sembra carino, si è fatto dedicare pensieri nuovi, parole nuove, persone simpatiche, non ha lasciato nessuno spazio alle cose vecchie e nessun "dare del tu" avrà più luogo su questo blog almeno per un bel po'. Sono finita a rendermi conto che capodanno è stato più che un "capo" una "coda" di qualcosa di inappropriato oltre il limite, che, come per magia, mi da persino ascolto e non ritorna a stimolarmi nessun senso, nemmeno il sesto, e ora talvolta sembro davvero un'altra persona. Ho e ho avuto ancora sere di malinconia che mi concedo come sempre ma con meno rimorsi, perché c'è bisogno di un intingolo in cui sciogliere cibi condensati e decifrarne i sapori. Io e la mia voglia di scrivere, e di farlo sbagliato. Io e la mia voglia di fotografare, di farlo senza averne il tempo.

Credo che adesso sia ora di andare, di spalancare le braccia. Arrivare a 24 anni senza colpo ferire e prepararsi l'alloro per quando sarà, tra qualche settimana, e poi voler imbarcarsi letteralmente, avere una curiosità e una voglia di vedere il mondo ad un oblò senza annoiarsi un po', eheheh. Mi va da morire. E' una strada.
Come quella che percorrerò verso il binario, treni da prendere e da aspettare, qualcosa che mi illuminerà. Forse. Forse no. Forse ancora, non lo so.

--

Scrivo post lunghi settimane (mesi!) senza finirli, come d'altra parte mi sembra di leggere il nulla di questa specie di tesi che tra qualche settimana dovrò portare lì davanti e ripetere il solito teatrino del cerimoniale accademico, quello che tralasciare i capisaldi è oggetto di invettive altrui nei momenti più disparati, e poco importa quello che vuoi tu, il tailleur ci vuole, ci vogliono i parenti commossi, ci vogliono un sacco di cose che mi fanno pentire di trovarmi in quella situazione lì. Cavolo, non ho finito niente. Ho appena iniziato.

E mi sta andando via quella sensazione di soddisfazione che almeno un po' mi ha accarezzato la testa, soddisfazione verso me stessa, intendiamoci: ho voglia di strappare tutto quello che ho fatto ed aprirmi la testa in due.

--

E ci sono sere macabre macabre che tornano a soffiare via polvere e ragnatele e cercarci sotto qualcosa che luccica, che riflette il raggio di sole anche sotto il giogo di uno strato di ruggine per niente sottile. Ci sono sere che ti forzano a vedere il lato oscuro. Che forse non ci eri arrivata da te e ti andava bene, per un po', non doverci neanche fare i conti. Sì, a chi non andrebbe bene?

A tutti va bene non dover fare i conti con le cose.
Con un sacco di cose.

Lunedì è il giorno. Il mio giorno. Mi sento meno nervosa, all'idea dell'alloro, di quanto non dovrei esserlo. Sarà per l'ironia della cosa.

~Piuttosto che aspettare, avrei alcune cose da realizzare, perdonami...~

Tuesday, March 03, 2009

Pensavo, se potessi recuperare la mia pazzia spontanea.
E poi mi sono resa conto/ricordata che gli steli più piccoli sono tenaci, e allora ho fatto pace coi miei capelli e con tutto di me. Sono scesa di corsa, e l'ho fatto che mi andava, mi andava di correre e mi sembra un buon risultato.
Un ottimo qualcosa per me, un massaggio al cervello e via. Consumo chewing gum come sigarette. E osservo sempre, come da mia buona abitudine. E mi sento sana. Intera. Non invincibile, non invulnerabile, ma forte sì.
Faccio la scudiera nelle lunghe lunghissime giornate piene di persone da prendere a badilate. Distribuisco dolcezze. Provo ad esserci. Sembra che mi riesca. Sembra che io sia un essere umano.
Sembra che possa fare cose che siano ancora normali.
Non so se mi piace completamente questa verità. Sicuramente quel giorno lì mi è piaciuto esserci. Volevo esserci. E riuscire a dimostrare che lo volevo.
Forse ci si aspetta espressioni facciali di un certo tipo. Forse ci si aspetta qualcos'altro.

Questo in realtà è un lungo discorso, peraltro non mio (anzi, mi stupisco che ne abbia scritto) sulle aspettative del mondo, che io riduco a "la gente": alla sua lingua, al suo modo di esistere e di vivere.
---

Ho ancora voglia di scrivere a quest'ora.
La piantina era tutta giù, ma ancora viva. Si è già ripresa.
E io su questa scrivania disseminata di fogli mi dimentico pezzi organici.
Torsolo di mela. Fazzolettini sporchi. Tazzina da caffé. Parole su un monitor.
Ad un tratto è una sensazione che cala col buio e solo stasera, così irragionevolmente.
-- cioè, che--
...in fondo c'è un motivo se scrivo così poco.
Arriva il momento del commiato.
Che è già così lontano.

E forse sono stanca di sembrare così.
Stanca di dimostrare sempre meno anni, di ringiovanire e di farlo davanti agli altri, davanti a chi non mi da e non mi toglie; davanti a chi pretende di farlo e di cui avverto pretese e unghie sulla pelle che poi si tramutano in graffi, fosse anche solo nel tentativo di non farmi andare via. Di essere contaminata anche nelle piccole cose, su ogni scalino che porta al piano desiderato o nell'aria angusta di un ascensore.
Che già il fatto di usare quest'ascensore che mi porti in orbita lontano da qui con l'alloro sulla testa, già inizia a sapermi di inutile. Un classico che succede sempre quando è il momento di totalizzare 30 e si sta a 28, o 29. E che in genere, poi non sparisce.

Di strano e nuovo c'è che si percepiscono altri cosmi e galassie parallele, tutte accademiche, e ci si passa davanti incuranti cercando di vederne il fluire delle persone.
Di strano e nuovo c'è che a volte, ed è decisamente improbabile, una persona appare come una freccia. Il cielo era coperto e c'è stato un raggio di sole che in quel momento lì non ho saputo decifrare. E questa persona e i suoi occhi me li sentivo strani, presenti, vivi, sarcastici, scrutatori e in qualche misura sconvolti, ME li sentivo e non ho bene afferrato. E' assolutamente improbabile. Ma a volte succede e continui a non spiegarti quel raggio di sole lì.