Wednesday, December 14, 2011

Questo qui non era un mondo. Io questo lo posso dire per certo perché l'ho creato io e gli ho dato l'unica forma possibile, quella di un catalogo di pixel miei, e la mia mano ci riversava programmaticamente gli ingredienti al posto giusto (indipendentemente dalla mia volontà). Sono sicura che tutti i mondi abbiano bisogno qua e là di leggi di natura vere e proprie. Non era questo il caso, io sapevo sempre dove arrivavo e non mi spostavo di molto sulla mappa dell'esistenza, tutt'al più quello che facevo era scavare ancora, e ancora. Adesso invece gli elementi si sono riattivati,  e la fanno da padrone. Per tutta l'estate la natura ha taciuto ancora e i cinguettii si sono smorzati nervosamente sotto il peso di un'eclissi epocale che era solo un preludio.
Ed ora eccomi, tutte le lucine accese,le istruzioni leggerle neanche a parlarne. Gli spifferi sono tanti e te li racconto meno di quanto potrei. Ho il vento lungo la schiena, dalla nuca a scendere fino al sedere che mi ricorda che senza di te l'orchestra si perde gli spartiti e non è più in grado di suonare, Verdi è in stato confusionale sotto le luci della tua misteriosa città blu.
Siamo costretti ad ammissioni che ci inchioderanno per sempre eppure non mi sottraggo, in questo periodo cammino tanto,  ovviamente molto con la testa, ma siccome esploro le note musicali gli oggetti le strade e i colori alla ricerca di una frammentazione che il mio occhio miope non è nemmeno in grado di percepire da solo, tanto vale. Cammino perché costretta e perché mi manca il fiato e da sola non mi dispiace, tornerei pure al cinema da sola, tornerei pure alla fuga da scuola come ai vecchi tempi. Visto cosa mi viene in mente senza motivo? Roba che non ho mai provato neppure a confessare. Io non ho particolarmente voglia di rivoluzioni, so ormai che i confini si spostano da soli e le certezze scadono come i prodotti del famoso supermercato dietro casa mia, quello della banana col parassita.
[to be continued]

Friday, December 09, 2011

#3^2

[...]
La ragazza scoppiò a ridere. Quando il titolare abdicava, era dunque necessario tornare ad essere un cane di strada. Abbiamo rintracciato un anticorpo assorto nei ricordi, che se ne andò saltellando dopo il vaporetto delle 11. "Mi scuso dopo aver preso l'oggetto". Ci fu una pausa in quel medesimo giorno. Heather rabbrividì, sogghignò, finì il bicchiere. Non aveva idea di chi l'altro giorno gli aveva sussurrato "Ritornate ai vostri studi. Te lo dico per l'ultima volta".
Succede che non lo dico, ma mi monta su la rabbia in una maniera simile alla disperazione, si ferma dietro la fronte come se guardasse il mondo attraverso un vetro.
Mi impedisco.