Tuesday, February 28, 2012

Quando senti troppi rumori non riesci a concentrarti.
La mia concentrazione è un fuoco d'artificio, un bello spettacolo colorato che fa il solletico alla mia scatola cranica invece che al cielo e io sotto sotto me ne compiaccio. Le scaglie luminose lasciano una scia di malinconia e di attesa quasi mendica di quello successivo. Torno in terra con ancora rimasugli negli occhi, la realtà è ricoperta di una patina traslucida, io sono un po' più cieca.
Lo penso da un po' ormai, a proposito dei miei occhi, che il mio sguardo non ha più fulgore, sono occhi statici che vengono impressi nelle foto, opachi, e a farne, di foto, in questo frangente, l'inquadratura rimane lì a seccare come un fiore di campo colto in fretta. Quando è così qualcosa non va. La vista, la mia vista da macchina fotografica è in agonia, mi rimane l'udito già malridotto misteriosamente. La tizia in Gothica sembra me che vaneggio dicendo che sento il sangue pulsare, forse il sangue no ma i muscoli li sento uno per uno formicolare. La schiena mi fa male e mi trascina in uno stato contemplativo dal quale dopo un po' riemergo con nella testa il tatuaggio del mio sistema linfatico. Scompaiono le lentiggini e tutto, il mio strabismo psicotico, mi rimane tutto pesante, ingabbiato e incappucciato, un palloncino  legato a uno spago. Mi convinco che quello sia il formicolare del mio sangue tra vene e arterie, per me è semplicemente la differenza tra i -20° e i +20° di temperatura che c'è all'esterno.
Alle volte ho la sensazione che tutto di me sia obbligato a restare fermo, come se mi avessero ingessata interamente. Poi un massaggio mi restituisce un po' di vitalità. Anche solo provando a massaggiarmi i polsi. Riesco a godere del verde di un giardino, del canneto che cinge un viale, delle battute, delle persone, mi resta un vago senso di scomodità che sparisce solo quando cammino, forse perché così la circolazione ha la meglio. Riesco a godere della tua presenza.
Le mie ultime animosità muoiono da sole e senza aiuti di alcun genere, gli sfoghi appartengono già oggi a un'altra era. Dopo due giorni scopro che avevo torto, come nei miei compiti scritti dove la convinzione è la stessa che potrei avere asserendo che gli asini volano. D'altra parte non saprei in che lingua chiedere aiuto, gli ultimi avvenimenti mi dimostrano che sbaglio costantemente la selezione del registro linguistico più appropriato, faccio soffrire, star male e non ho che la mera percezione del tentativo di sfondare la barriera di nylon che mi circonda da parte delle altre persone - quelle che ci provano almeno. Un solletico che mi fa davvero sorridere. Cerco nella mia memoria un record che possa definire un disturbo linguistico lontanamente paragonabile: afasia?
Inizio a parlare lingue che non devo più parlare, che non ho più la necessità d'imparare, nozioni che non ricordavo quando dovevo.
Ho un registro linguistico eterogeneo che mi confonde e mi porta alla mente particolari che avevo dimenticato, questioni che non mi sono mai posta persino, persone in sogno sottoposte a evidente lobotomia, nessun messaggio da comunicarmi, un luogo da raggiungere che è kafkianamente inaccessibile.
Oggi ho fatto un singolo pensiero per più di un istante...lo ammetto.
ho appoggiato la testa alle braccia - troppo sottili - e sul tavolo - troppo duro - e sono rimasta così per un bel po' di tempo.

Thursday, February 16, 2012

 Ho abdicato.
Lasciato il passo al tempo quando era importante che fossi io a passare per prima, per quella forza misteriosa che ha la vita in crescita, e credo sia stato il mio primo errore grosso. Niente anni di galera ma un sentirsi completamente aliena che mi ripaga dello squallore intorno, dei problemi legati allo spread, del default di Damocle, e che nn mi riesce a dar tregua.
Tutti i giorni.
Più di un cioccolatino lasciato qui per caso è una foto tagliata tra le lacrime. Lei pure ha imparato a giocarsi bene le sue carte, è diventata diplomatica, ma tutt'a un tratto ha smesso di importarmi. La mezzanotte ha deciso di accelerare sui titoli di coda.