Piccola tappa momentanea.
Non così tremendo l'impatto come avevo pensato, a parte per la cappa deprimente che ingrigisce persino l'aria.
Intanto tutto è rimasto stagnante, stagnante per chi rimane, per chi segue linee rette e non per chi decolla e rinasce. S'intende.
Dopo un anno ancora così, dopo un anno sempre qui, mentre gli altri ti scaricano addosso le loro sorprese.
E può essere pesante in certi casi.
Sono stata via 2 settimane, 13 giorni scarsi per comprendere le solite verità.
Con tutt'intorno i bagnini che portano in secca i pedalò e sistemano gli ombrelloni, i bambini che giocano a rincorrersi a piedi nudi nella sabbia, le barche all'orizzonte e il sospiro del mare che contempla le persone.
Le mie trasferte sono fatte di sguardi tutt'intorno. Di persone che incontri una volta sola e poi mai più, che segui col pensiero, di cui immagini cose.
Di fantasmi che poi, in una sera, non programmati rivivono in altre essenze, d'un tratto si riuniscono anime che non conoscevi, in una danza che vedi soltanto tu.
Che ti eri immaginata tante volte. Sono fantasmi di quelli di cui avresti paura ma non ne hai perché li controlli, sono tuoi, sono parte di una pellicola che sai come va a finire, hai il lusso di poterne approfondire la psicologia lasciando emergerne le caratteristiche con tutta la naturalezza perché le conosci.
Sono proprio fantasmi e tu stai lì, come sempre in cerca prima della possibilità, poi del coraggio, di bussare.
Se mai ci fosse un'entrata.
Come sempre. Come sempre.
Credo giunga impellente la necessità di prendere una decisione drastica.
[Ritornare è stato come abituarsi all'acqua di mare dopo che la prima onda ha lambito i piedi. Ma i flutti sono un'altra cosa.
Ne ho una fo**uta paura, lo giuro, ma non posso più guardare altrove.
Starò ancora via.]
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