Monday, January 07, 2008

Il weekend si è ingoiato da sé in un sol boccone, nemmeno ho notato che c'era. Noto solo che è lunedì e devo riaprire questo mattone di righe stampate, e nel frattempo sono ancora prigioniera di due massimo tre canzoni, il nuovo anno però mi ha portato tante parole in più, un dialogo assai più intenso con me, con te, con tutti gli individui che mi gravitano intorno.
E' stato anche merito di Parigi, ovviamente. Dell'esprimersi in franglese per sordomuti.
Per lei, Parigi, però non ho ancora tante parole. I francesi sono simpatici e amichevoli, pretendono un francese perfetto e se la cavano maluccio in inglese per quel loro orgoglio nazionalistico suppongo, e quando gli parli in inglese a volte si ostinano a risponderti in francese, se fingono di non capire non lo so, se ti prendono in giro o no direi che probabilmente è così, si fanno beffe pure delle regole, e in questo c'era da sentirsi un po' a casa. Pure perché sono fondamentalmente disorganizzati e, aggiungerei, fondamentalmente incapaci, al di fuori delle loro ormai proverbiali code organizzatissime, da me catalogate accuratamente: a doppia croce uncinata per la torre eiffel, a serpente strabico per i vari musei, all'indiana per il centre Pompidou e per il Louvre. La parte meravigliosa è l'integrazione degli extracomunitari, con cui avere a che fare è stato, secondo le mie statistiche, mille volte più facile e piacevole che con un cosiddetto francese doc. Per esempio, il tizio dei controlli al museo d'Orsay era un omone di colore simpatico e con la risata pronta che in spagnolo ci ha fatto capire che potevamo passare pure se il metal detector suonava. Uno sguardo nella borsa e via. C'hanno la mania dello sguardo nella borsa, se non gliel'apri sotto il naso non sono contenti. E hanno la mania della combinazione. Delle toilettes a combinazione, quelle dei bar o dei locali, nella fattispecie, per paura che tu possa usufruirne facendoti beffe della consumazione. Ti piazzano un codice in fondo allo scontrino, quando te lo rilasciano, ovviamente, con cui aprire la famigerata porta blindata del gabinetto. Che poi tanto è bastato osservare un po' di gente digitare il codice per poterci entrare.
Parigi te la vendono, come probabilmente mille altre metropoli del mondo. Sudi denaro e fatica alle code persino per prenderti un caffé sciacquo. Non me ne sono perdutamente innamorata, è stata accattivante e piacevole per certi versi, non per molti altri. Ma probabilmente lo sapevo in partenza che io e i francesi non ci si prende, e dovevo respirarla in maniera diversa, visto come sono fatta, vivendo meglio posti che ho solo sfiorato o che ho ignorato concentrandomi sullo schifo che ti vendono - appunto - e da cui mi sono sentita un tantino intossicata. Ma non l'ho confessato. Probabilmente avrei voluto rimanere e svolazzare nel buio di Notre Dame.
Però comunque è andata. Fare un po' da mamma, un po' da guida, un po' di questo e di quello come avviene con l'elenie, che va a finire che diventa di tutto un po'.
E ora sono qui e cavolo se ho cose da dire a qualcuno. E da fare, probabilmente, ma non ora.
C'è una miniera inesauribile, in fondo, che non so da dove viene, e non so chi l'ha creata, e rinasce sotto un certo sole, ed è così che le vene si ripuliscono ogni tanto. Una foce per sgorgare via l'inverno, quando serve, quando ci si riesce, ora no a dire il vero, ma. Ma da dove la trovo la fiducia non lo so.
E non so cosa succederà domani, tra un mese, tra due, quando avrò compiuto i miei 23. Nella mia testa c'era l'idea che un viaggio era da fare, certo, ma senza intossicazioni di quel tipo, con le stelle sopra a ridere e la nuda terra sotto i piedi, una cosa così, però è strano come le cose confluiscano nella direzione sbagliata, già decisa. Mi pare di vivere di spalle, o di dare le spalle a qualcosa, di avere due facce, una avanti e una indietro, e di essere una sola, e a volte riuscire a guardare da tutti e 4 gli occhi, altre volte no. Cos'è che è troppo "filmico"? I film prendono spunto dalla realtà. Il primo premio della lotteria italia finisce per la seconda volta di seguito tra i rifiuti e i sit-in. Un film a riguardo sarebbe stato poco credibile. Spero che siano finiti in buone mani.

2 comments :

Anonymous said...

bel resoconto.
i miei genitori mi raccontarono poco e male....

Anonymous said...

certo, il tuo resoconto sarà solo parziale, immaginavo, un assaggio. è impossibile buttare giù a parole tutto quello che si vive. certo. però il tuo è stato un buon antipasto.
i miei non mi raccontarono molto. la torre me l'hanno fatta immaginare come un ammasso di ferro enorme con un ristorante di lusso sopra, le strade piene di persone che cercano di spillarti soldi nei modi più incredibili (i miei comprarono i loro profili di carta ritagliata, tra le altre cose realizzati in maniera manco così fantastica....non so se hai capito cosa può essere un profilo di carta ritagliata, lo pagarono non so quanto....così come il ritratto di mia madre, realizzato da uno che "diceva di dipingere alla modigliani"...mia mamma è una di quelle che su un quadro di modigliani ci sputerebbe su), qualche centro commerciale di lusso (mi viene in mente lafayette, non so se c'entri...), la coda immensa per vedere la gioconda (non so manco se loro l'hanno fatta la fila o no), le baguette....i gelati nella piazza dove sta la torre, poi che altro? che la juventus giocava contro il paris saint germain in quel periodo ma mio babbo o non lo sapeva o non mi ricordo perchè non c'era andato, ristoranti cari, qualcosa che c'entrava con il moulin rouge, o forse no, profumi. poi non mi ricordo cos'altro. ah si, portarono indietro una specie di medusa ricoperta di perline che in teoria andava messa come copricapo, in teoria a parigi era di gran moda. il destinatario del regalo non apprezzò più di tanto. poi non raccontarono molto altro. i giardini di non so chi. la senna.
certo, che cazzo mi aspettavo? che si prendessero un trip e andassero a fare risse con i magrebini?
no certo. però gli occhi ce li hanno anche loro.
ma è anche vero che non dipende mica dal posto, come mi ripeto sempre, ma dalla tua capoccia.
.........
e comunque i miei genitori non hanno fatto nulla per farmi venire voglia di andare a parigi, che nel mio immaginario rimarrà agli ultimi posti. anche se molto probabilmente oramai è diventata una cagata mi sento più attratto da berlino, che da parigi. non so perchè. stereotipi forse. parigi è agli ultimi posti. seguita solamente da bologna. eheheh. e per me non è poco.

un periodo ci stavo anche quasi per andare, in francia. c'avevo zaino e panini pronti. me la sono fatta in mano 4 ore prima della partenza. tutt'ora, se non l'unico, uno dei pochi rimpianti che mi porto dietro.
e ora vado. sarei dovuto già essere morto da 5 minuti ormai.
il commento è anche poco chiaro e ingarbugliato.
peggio per lui che ha voluto vedere la luce quando il titolare della licenza è in queste condizioni