Saturday, December 26, 2009

Assisto impotente allo svolgersi degli eventi.
Delle bottiglie di vino svuotate nel lavandino con sprezzo, e non è neanche questo il problema: i nervi sono già arrostiti con meticolosa precisione, conciati per le feste, come si suol dire.
La voce non gli sta dietro, ridursi a contemplare, poi nemmeno più quello.
Poi mi chiudo la porta dietro.

Non avrei mai pensato che il mio ombrello avrebbe finito la sua folle corsa di vita in un cassetto di una città come Torino. Che stupido particolare, però ci leggo le regole di una sfida, una bella sfida, e i colpi sono le sveglie alle 7 del mattino, il male agli occhi, la stanchezza da non riuscire a mettere a fuoco. La lontananza e l'allontanamento. Il potere decisionale dell'individuo è subordinato al reticolo delle strade, un reticolo più o meno perfetto, s'intende. Ma io continuo a dire che un giorno mi sveglierò e andrò via senza sapere neanche io dove ed esattamente il perché, come dico che non ci voglio stare qui ma non so bene perché. Se c'entra che da queste parti si portino via gli alberi di natale pubblici dalle gallerie e le decorazioni-mongolfiere (?) dalle piazze, oppure no. Fatto sta che suscito reazioni, alcune delle quali forse da studiare, ma che non voglio studiare.

Il patto di non cambiare lo mantengo, in fondo.

2009, non penso tu possa volermene per qualche ragione. e neanche io a te. Sono sempre perfettamente consapevole dei margini di miglioramento, ma anche di quelli di peggioramento.

Sensibile, mi scopro sensibile a ogni discorso con te, di tutte quelle volte che non lo controllo più e mi dimentico dove volevo arrivare, o probabilmente me lo fai dimenticare tu.
Le mie contraddizioni ti suonano incomprensibili e io perdo l'orientamento, fino a non sapere più chi dei due aveva cominciato. Persa. Poi mi ritrovo da qualche parte, dimenticata, ancora sensibile di fronte a un cartone animato. Non mi so più interpretare.

Che velocità nell'arrivare, questo Natale. I treni separano eternità. L'unità di misura dell'eternità mi si è allungata nel cervello, è cresciuta e si da delle arie per un po', sbeffeggiando le mie ore e i miei giorni sulle rive blu. Che tanto finiranno.

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