Monday, August 09, 2010

Luglio ha arrancato su accenni di inquietudine, sulle gambe tremolanti in una strada vuota da testimone impotente di un "qualcosa", senza fissa dimora e provvisoriamente accampata nei cassetti e negli armadi altrui con gli oggetti più disparati - peluche, caffettiera, creme, sono proprio una studente -- ancora. Il settimo mese, perdinci, ha disdetto le prenotazioni fatte per quei sette giorni che ragionevolmente vengono concessi, lasciandomi crescere nervosismo, impotenza e tante altre cose. Complici i bagagli troppo pesanti lungo quei 900 km, mi è sembrato di ripercorrere quest'ultimo anno in una sola lunghissima giornata. Da capire che la solitudine forse raggiunge il più alto grado di verità solo se hai un ostacolo, come un bagaglio pesante, e sei, ovviamente, da sola.
Agosto è tutt'altra storia, agosto stucchevole, nervoso, cominciato da dieci anonimi giorni e che decide al posto mio qualunque cosa, persino la biancheria pulita da tirare fuori dal cassetto ognuno di questi giorno. Suona come una sconfitta senza condizioni, squattrinata da risparmiare persino sulla proverbiale bandiera bianca che in questi casi sventolerebbe dalla cima della torre.
Di torri e mura è il mio silenzio, e piccole sono le formiche del timore, dell'impotenza, che si arrampicano lungo la parete del mio stomaco. Il caldo, che è così poco, non sembra fornire spiegazioni plausibili a una rabbia che ogni tanto voglio riversarmi addosso.

Adesso mancano pochi giorni e devo inventarmi scuse per gli altri, per i convenevoli di rigore, irrinunciabili, per giustificare che sono qui [ma piuttosto il fatto che qui rimarrò, senza spaziare troppo con la mente e con il corpo], lontano da te e da quel bandolo di indipendenza che avrei seguito coi denti nonostante tutto. Non piu' studente(ssa), non piu' forma-indefinita-in-continuo-fieri (dalla definizione moderna), non piu' nulla.
Meglio aspettare di prendere il treno...

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