Friday, July 08, 2011

La versione attuale di me è un ibrido nato da uno tsunami che ha modificato la conformazione della mia terra-matrice. E' dura essere un ibrido, anche se è un malriuscito 70%+30% oppure, perdinci!, 52%+8%+40% più un 2% di troppo, evanescente, taciturno. La voglia di mettermi ad analizzare campioni di terriccio dubbio latita. Switcho dai ragionamenti più scientifici a quelli più umanistici, libri aperti, una riga di qua e una di là, vado avanti giorni e giorni, e poi succede una cosa.
Che mi coglie il sonno.
Che me ne dimentico e mi dimentico.
Scrubs mi ha fatto pensare che se altri decidono un giorno - inaspettatamente - di andarsene al mare mentre io sono così lontana e da sola, - e non mi pesa affatto nemmeno la perplessitudine che ne deriva - la colpa sta nel fatto che le coppie sono inintellegibili a occhio esterno; ma a me piacerebbe davvero che il problema fossesro solo quelle dinamiche da telefilm. Per una che non ha fiducia nella psichiatria come me è più che rassegnazione - è peggio che rassegnazione.
Mentre questa coppia qui, [noi] che è fatta di pazienza enorme e che si scherza, si gioca tanto, che tutto è sempre stato un gioco perché da sempre, per gioco, l'embrione si è sviluppato con trucco da clown ammiccante, e pieno di cicatrici funziona e funge e va avanti fedele alla sua natura, più fiduciosa di quanto io possa mai immaginare, carezze leggere su ore sottili e tempo che passa tra le dita. Carezze che mi lasciano andare.
Eppure mi obnubilo. Sono ubiqua. E' difficile essere disposti e disponibili. Alla mia veneranda età suona sinistramente adolescenziale non tollerare di non essere più trattata né con rispetto né con considerazione - e chiedersi se è poi una cosa nuova chemmaiavreisospettatopropriomai. La presa di coscienza è un'arma a doppio taglio, è un salire in superficie e tirare una boccata d'aria, ma ti hanno mai spiegato che il mondo è rotondo e puoi scegliere in quale emisfero emergere? Pensi di lavorarti i fianchi ma i fianchi te li hanno lavorati, ecco, e va avanti per secoli di mattoni e cemento, che dovrebbero darti già la pensione, che colpa ne hai se l'impresa di demolizione ha pensato di buttare tutto giu? Fanno un sacco di cose a tua insaputa oggigiorno.


Comunque.
Comunque io dovrei già essere mooooooolto oltre e lo sono, davvero, ma ho sempre tenuto in massima considerazione che prima o poi i conti si fanno.
Lontana dai miei rifiuti, mi sembra di non averli mai vissuti tanto appieno come da quando la vittima delle mie fughe anche solo mentali non è sempre e solo la città. Sono riuscita a ritrovarmi sulle pareti della coscienza un amore per la sua brulicante superficie senza nemmeno bisogno di andarmene così lontano e per così tanto tempo, sono una privilegiata che ha capito di volerci essere ma l'unico piccolo particolare è che più passa il tempo meno si capisce come, dove, e perché. Non riesco ad esserci, a posizionarmi troppo a lungo su una sola sedia, cambio pareti e soffitti che presto mi pesano sulla fronte, e neanche i miei semi possono più di tanto: arriva quella rada brezzolina estiva e non ve n'è più traccia. Nel deserto senza radici con molteplici finali a sorpresa, nelle mischie da pochi soldi e senza una sola regola che valga, nei mal di mare, nelle stoffe che non voglio addosso nei vestiti che smetto nelle pelli che muoiono negli incontri, nelle coincidenze, nei saluti, nei passi sempre troppo brevi, nelle candele che lasciano andare le ultime gocce di cera, nell'indifferenza generale.

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