Tuesday, December 04, 2007
E' ridicolo pure da postare su un blog. Me ne vado in giro senza capire che è dicembre e questi alberi di natale occupano spazio per una ragione, mi sembra un altro privilegio ingiusto, ancora non realizzo quest'autorità che il tempo si prende su di noi, vorrei che nemmeno lui ne avesse. Mi oppongo. Trovarsi all'improvviso in una sala dove manca l'aria per il riscaldamento e seduta ad ascoltare qualcuno che impartisce informazioni e uno stupido foglio per definirsi, che per un po' ho fatto fatica a raggrumare le frasi per dar loro un senso e nemmeno il mio nome riuscivo a scrivere. E le scale che profumano di detersivo mi sono sembrate una magia, quando qui sotto è diventato uno scavo archeologico tanto gli operai al primo piano si stanno divertendo con polveri e mobilio. Trovo ridicolo, dicevo, scriverlo in una trappola come questo blog, ma è una sorta di strana disabitudine alla civiltà e poi certe volte le circostanze si mettono tutte insieme d'impegno per imbottirti la scatola cranica di cotone idrofilo e nastro isolante attorno. Però mi sta bene, l'elenie lascia andare, scende qualche gradino, gli occhi chiusi con la sensazione che l'aria stia per smuoverle una frustata incontro, la quiete prima della tempesta. Una deriva priva di empatia, no, niente empatia. Solo deriva.
Saturday, December 01, 2007
Dei ragazzini erano saliti in piedi sul vano motore di una sfortunata auto. Qualcuno pure sul tettuccio. Avevano in mano dei mandarini e ne staccavano pezzetti di bucce da tirare addosso alla gente. Così, per ridere, per quei loro carnevali fuori programma. Mille volte meglio questo. Non per l'auto che ne è uscita un po' ammaccata, certo, ma vabbè. In quella è passato un ragazzo sul cui giubbino si è posato un pezzo di buccia scaraventato da uno dei mocciosi. Si è voltato di lato per individuarlo, e il gesto netto della mano con cui se l'è scrollato di dosso mi è rimasto da qualche parte sulla retina degli occhi, non so precisamente dove, fatto sta che sono rimasta immobile ad osservare la sua andatura, quell'aria persa, un po' così, solo dopo un po' ho notato con la coda dell'occhio che i mocciosi intanto già avevano altro da fare, cercando di introdursi in qualche palazzo con una scusa, i soliti giochetti, ma non so in quell'intervallo di tempo cosa ho pensato.
Probabilmente all'impressione che ho di una persona quando me la trovo di fronte, a cosa penserei, e la certezza che in certi casi è netta e decisa e non lascia adito a dubbi, potrei darle il nome di un colore, mi sono sorpresa e meravigliata nel ricordarmi che ho questa capacità di scorgere i colori interni. Ogni volta lo riscopro da capo, come dopo un secolo.
Come quando ti rendi conto che una frattura si è rimarginata e hai di nuovo un arto integro.
Osservare una famigliola percorrere la strada, lui con la fisarmonica, la bimba col carrellino con l'altoparlante a mo' di carrozzina, e la donna alle prese con gli spiccioli, e non lo so, quei sorrisi sono stati un qualcosa di diverso nella giornata. Non lo so cosa. Sembravano un piccolo universo pulito.
Dovrei trovare una morale a tutto questo. E invece so soltanto che pure questa è una pausa dal porsi domande, un'altra fase dell'iter. Un altro oggi che se n'è andato non so nemmeno io come, tra le dita, mentre la musica riprende a dirmi qualcosa, sto a guardare.
Probabilmente all'impressione che ho di una persona quando me la trovo di fronte, a cosa penserei, e la certezza che in certi casi è netta e decisa e non lascia adito a dubbi, potrei darle il nome di un colore, mi sono sorpresa e meravigliata nel ricordarmi che ho questa capacità di scorgere i colori interni. Ogni volta lo riscopro da capo, come dopo un secolo.
Come quando ti rendi conto che una frattura si è rimarginata e hai di nuovo un arto integro.
Osservare una famigliola percorrere la strada, lui con la fisarmonica, la bimba col carrellino con l'altoparlante a mo' di carrozzina, e la donna alle prese con gli spiccioli, e non lo so, quei sorrisi sono stati un qualcosa di diverso nella giornata. Non lo so cosa. Sembravano un piccolo universo pulito.
Dovrei trovare una morale a tutto questo. E invece so soltanto che pure questa è una pausa dal porsi domande, un'altra fase dell'iter. Un altro oggi che se n'è andato non so nemmeno io come, tra le dita, mentre la musica riprende a dirmi qualcosa, sto a guardare.