Quando non ci penserò più, il giorno che il cemento mi avrà immobilizzato le caviglie intenzionate a correre, mille miglia lontana dal mio mare, con parole nella mente in una lingua non mia, e la pelle rugosa in 4K, e con pianti in grembo e manine e gioie, e candele--
Quando non ci penserò più e tutto cercherà di accadermi addosso tirandomi giù, quando il panico proverà a infiltrarsi tra la ghiaia del viale di casa, quando mi sarò spogliata di lentiggini e sarò andata fino in fondo senza bombola a ossigeno, quando i risvegli all'alba non saranno quasi più fatti di ricordi, quando lo zaino sarà tornato a riempirsi di borraccia e ricambi non generazionali, quando la bocca sarà baciata e la luna riprenderà ad essere luna, e sotto di essa tutti avranno una storia altra tragicomica e farsesca, quando non saprò più che pesci prendere--
Quando i kanji avranno ripreso a scorrermi nelle vene come se nel sangue non avessi avuto altro, e insieme alle righe di codice tutti i record del mio database saranno andati a posto, e più che innalzare casette di lego sfacciate non potrò ormai più, mostrando bicipiti e lividi e graffi, e con il sorriso misto a lacrime mi sarò accorta di essere giunta alla fine del mondo--
--mi tornerà in mente il tuo esempio, i tuoi occhi buoni, la tua voce dolce, e tutto rischiarerà, tutto sarà luminoso, partirà da dietro di me, mi cingerà con tepore, e saprò che quello che sono lo devo anche a te.
Lo devo anche a voi.
Sunday, January 22, 2017
Friday, March 18, 2016
Tutt'a un tratto ti sei messa a pensare, e se questo fosse l'ultimo giorno della tua vita?
Se stessi andando incontro alla morte sotto forma di pullman che frena male per mano di un ciclista irrispettoso degli spazi destinati agli autoveicoli?
Iniziano così questi pensieri, giorni e giorni di silenzio forzato, di concentrazione, di attenzione per le piccole cose, poca fisicità, poco slancio verso gli altri, ma nell'immergersi nello sguardo di chi ha un entusiasmo fuori dal comune, tutt'a un tratto riesci persino a vedere la sua terra, la sua provenienza.
E dal finestrino irraggiungibile, quella brezza, sa persino di mare lontano, il suo o il tuo.
Tutt'a un trattole parole si sono trasformate in onde, e il tempo in marea. Le strade grigie hanno preso nella mente la vividezza e il sole dei lungomari di un sogno. E nonna persa lì su un isolotto per sempre, al largo.
L'irrequietezza è il tuo marchio di fabbrica, Elenie, e non conti realmente più tutte le volte che hai avuto la tentazione di andare via - e le volte che ti sei allontanata con la mente. Ci sono pressioni che non riusciresti mai a sopportare - hai un brutto rapporto con i tacchi alti e i tailleur ti paiono alla stregua di maschere di Carnevale, lo sappiamo. Pensavamo tutte e due di aver archiviato tutto a una fase della vita circoscrivibile, invece questo genere di insofferenza si rigenera e fermenta sotto l'azione degli enzimi che albergano sulla tua pelle, sotto i vestiti.
Prova tu a spiegarti che ti devi addomesticare, se ci riesci.
Se stessi andando incontro alla morte sotto forma di pullman che frena male per mano di un ciclista irrispettoso degli spazi destinati agli autoveicoli?
Iniziano così questi pensieri, giorni e giorni di silenzio forzato, di concentrazione, di attenzione per le piccole cose, poca fisicità, poco slancio verso gli altri, ma nell'immergersi nello sguardo di chi ha un entusiasmo fuori dal comune, tutt'a un tratto riesci persino a vedere la sua terra, la sua provenienza.
E dal finestrino irraggiungibile, quella brezza, sa persino di mare lontano, il suo o il tuo.
Tutt'a un trattole parole si sono trasformate in onde, e il tempo in marea. Le strade grigie hanno preso nella mente la vividezza e il sole dei lungomari di un sogno. E nonna persa lì su un isolotto per sempre, al largo.
L'irrequietezza è il tuo marchio di fabbrica, Elenie, e non conti realmente più tutte le volte che hai avuto la tentazione di andare via - e le volte che ti sei allontanata con la mente. Ci sono pressioni che non riusciresti mai a sopportare - hai un brutto rapporto con i tacchi alti e i tailleur ti paiono alla stregua di maschere di Carnevale, lo sappiamo. Pensavamo tutte e due di aver archiviato tutto a una fase della vita circoscrivibile, invece questo genere di insofferenza si rigenera e fermenta sotto l'azione degli enzimi che albergano sulla tua pelle, sotto i vestiti.
Prova tu a spiegarti che ti devi addomesticare, se ci riesci.