GUGLIELMO: (questo nome pronunziato quasi con disprezzo, che gli arriva in un momento di tanta amarezza, invece di ingrossare ancor di più il suo rancore per quella gente, lo calma; il solo nome di Bonaria gli attraversa le vene come olio d'oliva su una ferita ancora sanguinante; il suo volto si distende, diventa luminoso, gli occhi gli risplendono di fierezza, diventano teneri; dopo lunga pausa) Grazie.
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GUGLIELMO: Sopra ai Miracoli, in un quartiere popolare come quello, da chi avrebbe potuto apprendere, B-o-n-a-r-i-a, la gentilezza d'animo, il gusto del vestire, la purezza dei sentimenti, l'orgoglio, la saggezza... da chi? Un miracolo sopra ai Miracoli... Troppo tardi, ho conosciuto la "profumiera". Se per miracolo, da studente, me ne fossi andato ad abitare sopra ai Miracoli, e se miracolosamente la "profumiera" fosse venuta al mondo in tempo debito per incontrarsi con me, da coetanea, là sopra, voi oggi invece di essere due figli nati da un gioco come quello delle parole incrociate, sareste stati due miracoli. (Fissando lo sguardo davanti a sé, nel vuoto) Grazie, figlia di guardaporta, profumiera B-o-n-a-r-i-a... sei ancora tu che mi vieni in soccorso.
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