Ci si può stancare di avere cose da dire, di controllare che le piccole falle non aprano pertugi negli scafi, si può anche solo cercare una sedia in un cinema vuoto.
Ed eventualmente aspettare una persona che arrivi a scivolare nell'ordine più naturale delle cose con una parola, con un gesto fluido, che ti porge un pop-corn dal suo posto, appena al di là del corridoio centrale del cinema.
Che poi mi ci vedo.
Sapere che non si deve aggiustare ciò che non è rotto davvero, in ogni caso lasciare qualche spazio creativo all'immaginazione di chi detiene la colla, appunto, che è un essere incorporeo dalle mille denominazioni, Tempo, Fato, eccetera.
Oh, no, mi ero ripromessa di evitare di scrivere la parola Fato: per non darmi più la possibilità di giustificare le parole su di una persona prima di conoscerla, i respiri di petalo e di camomilla che mi dondolano i viaggi verso casa quando è Natale, e tanti altri strafalcioni della linea su cui poggio i piedi.
L'uomo lo inventa, il Fato, quando non può più farci niente, e noi codardi gli scrocchiamo un passaggio facendo l'autostop (che è una metafora abbastanza azzeccata visto l'incipit), non mi sembra mica giusto.
~that I would be good even if I did nothing
that I would be good even if I got the thumbs down
that I would be good if I got and stayed sick
that I would be good even if I gained ten pounds
that I would be fine even if I went bankrupt
that I would be good if I lost my hair and my youth
that I would be great if I was no longer queen
that I would be grand if I was not all knowing
that I would be loved even when I numb myself
that I would be good even when I am overwhelmed
that I would be loved even when I was fuming
that I would be good even if I was clingy
that I would be good even if I lost sanity
that I would be good
whether with or without you...~
1 comment :
il fato non lo faccio salire in macchina, perchè se lo faccio poi si mette a parlare di cose tipo dio, redenzione, e proprio quando sta per scendere mi dice che sono stato cattivo ed è per questo che mi merito tutto questo.
preferisco osservare in penombra la vita che si contorce, si dimena, si sbatte a terra fratturandosi e frantumandosi come in preda alle convulsioni. quello che non devo fare è cercrne un senso, trovare la diagnosi per capire percè la vita fa così. fa così e basta.
nei momenti di sconforto gioco a ping pong con l'eterno ritorno, questo si me lo concedo, per ricordarmi, mai abbastanza, che non c'è quasi più nulla in prima visione ma che si tratta semplicemente dell'ennesima replica di quel vecchio sceneggiato.
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