Friday, March 02, 2007

Il taglio annuale dei capelli ha la valenza di un incubo nella memoria, e si traduce in tragica realtà, come si è detto, una volta all'anno, quando le coincidenze astrali lo favoriscono, anche se di solito il caso vuole che si sia nel periodo meno adatto (salvo colpi di testa - di capelli, va bene, non facciamo i pignoli! - di un secondo prima, quelli del tipo guardatemiguardatemi che poi significano sì,sonoincaxxataedovetesaperlotutti!, casi più unici che rari nella storia di elenie, che proprio non ha bisogno che lo si sappia, quando le girano.). Il taglio, comunque, è sempre lo stesso, ormai lo si potrebbe ribattezzare "all'elenie", e ha come unico scopo quello di controllare l'inarrestabile, cioè l'allungamento incontrollato e il moltiplicarsi del capello elenistico, in una proporzione che la crescita demografica cinese a confronto è paragonabile a quella del villaggio dei puffi. E dicevo che pure quest'anno è andata, un po' più tragicamente del solito, pettegolezzo a parte - che, voglio dire, è congenito almeno come il tifo allo stadio -, tra parrucchiere che inciampano nei tuoi piedi e ti guardano male, e shampiste che ti fanno gocciolare l'acqua nel colletto della camicia,--
["Donne..." sprezzante figura genitoriale maschile, incauta di fronte ad una elenie che osserva chetamente la tisana balsamica chiedendosi in realtà se non sarebbe divertente provare a versarla nelle narici della suddetta inutile figura]
--sta di fatto che sgusciare col resto dei soldi sbagliato rientra nel materiale che ci è concesso a questo giro, per questo preciso moncone di vita, e sul quale lavorare senza pensarci sopra mezza volta, accatastare pietre su pietre casualmente, senza braccia, senza mani, solo due occhi che visti allo specchio mi viene da definirli impossibili. Dietro c'è un buco nero che assorbe tutto, persino la perfetta e sottile ipnosi del ghiaccio di quella pista, e di buono c'è che basta stendersi perché Morfeo arrivi a prelevarmi in pochissimi secondi, con puntualità mai sperimentata alle ferrovie dello stato. Dormo che è una meraviglia, quasi a comando. Mi sveglio, sono vigile, macino km indolenziti senza capirne neanche uno. Ripeto, è che a questo giro ci concedono tali privilegi e altrettante spranghe di ferro sulle spalle.
E' all'improvviso che viene giù polvere fosforescente nevicandomi negli occhi e all'improvviso bruciano, bruciano in uno scintillio di luci al passato remoto come pugni, negli occhi, a tirarti indietro.

E' difficile arrivare alla fine di questo post.

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