Galleggiamo su titoli di carta stampata di quotidiani vecchi, di grandezza macroscopica e severa, ci si galleggia sopra e si abbassa la testa perché gli archi dei giorni non sono abbastanza alti per passarci sotto.
Voglio dire, il resto dei rumori stanno lì per essere uditi come titoli di giornali sulle pareti di un chiosco dei giornali, compatibili anche alle tue orecchie, ma si dice troppo poco perché ti arrivi una sillaba, che pure rimane strozzata e confusa, e si parla a te ma non con te. Di cucina di gamberetti di ragazzi proprio carini di cartucce di stampanti di cani che arrancano sul tetto scatenando tumulti dalla popolazione della via come di vialetti di cemento armato come di pronto, buonasera. Non rispondo nemmeno al telefono quando irrompe nella superficie del mio silenzio.
Sono qui, forse più in là, e mi mancano un po' i tuoi occhietti da cane nero brizzolato. Plausibile anche questo.
Rileggo l'ultimo libro che mi ha fatto sussultare, e so io quanto, prima che le copertine smettessero di parlarmi. O io di sentirle, come è capitato in fondo con tutto quanto. Si deve pure avere un punto di riferimento per ritrovare il filo di un'emozione, e poi sbiadirlo col pensiero, finché tutto riprenderà la consueta calma, e anche lui, il libro, la pianterà persino di farmi sussultare. Lui la smetterà e io l'avrò scavalcato, e se tutto va bene, allungandomi raggiungerò un altro scaffale. Se no, pazienza.
In scala maggiore non cambia nulla. Sono 3 o 4 o forse 5 o 6, le categorie di eventi gravi che ci si trova statisticamente sotto mano in tutta una vita: lavorarci sopra, sull'istante di incidenza relativo ad ognuna di esse, per renderlo potenzialmente innocuo quando sarà il momento, e saper sbrigliare il nodo dei giorni a venire, di qualunque colore saranno, tutti diversi. Come con il libro. E quando nell'immaginazione non fa più male, è in un certo modo soddisfacente.
Sì.
Come volete.
Un retaggio altrui.
Conoscete qualcosa che non sia retaggio di qualcun altro?, un ingranaggio che sia del tutto naturalmente incastrato e che girando ieri, oggi non provochi crisi di rigetto domani, o tra un anno?
Ieri sera ho visto per caso Cuore Sacro di Ozpetek. Tutti quei silenzi a tonnellate e quel camminare distanti sono stati un peso, indigeribili almeno quanto alcune scene troppo francescane e fastidiosamente religiosizzanti, con quella musica esplosa sopra e seminata via via. Ma il film in sé non era male, con quella bambina venuta dal nulla e le pareti di una stanza ricoperte di geroglifici sul rosso cupo. Non male, solo un po' troppo calcato.
1 comment :
quando non percepirò più eventi gravi sarò finalmente morto. il giusto sarebbe riuscire a limitarli nel numero, sti eventi. fare un po' di pulizia, un angolo pulito almeno. ma non un angolo virtuale che sparisce appena staccano la corrente. non un nagolo chimico che svanisce come la sostanza cala. qualcosa di genuino, come un biscotto fatto in casa. non sono gli eventi gravi che mi spaventano, è la quasi mancanza di eventi d'altro tipo il problema. la disparità di trattamento. una dieta incentrata esclusivamente sulla merda. che quando è troppo è troppo. vado a farmi un'altra flebo, rimbalzo fino a domani, fino a domani rimbalzo.
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