Monday, September 03, 2007

Non mi ricordavo più com'era affollato il mio desktop. Eccomi qui. L'angolo comodo da cui praticamente subito riannegherò di nuovo nei testi universitari, ma con una nausea isterica, sovrabbondanza di conati che è una roba abominevolmente abnorme (sovrabbondanza di b), digerendo sintomi di nostalgia che sono già Passato.
Ho sempre pensato che io ci sto, qui, per vivere gli ultimi giorni. Poco prima che scada qualsiasi conto alla rovescia gli attimi più nitidi ed eccitati. Proprio "eccitati". Solo iermattina salutavo la valle scattando una foto e ridendo, ridendo come faccio quando qualcuno riesce a percepirmi essere respirante e sorridente. Va da sé che le cose belle debbano sempre avere un inizio improvviso e abbozzato e una fine tratteggiata brevemente con una penna stilografica che non macchi. In mezzo c'è un pullman sovraffollato e bagagli pesanti con manici che si rompono e poi il mio finestrino, che la campagna mi scorreva via, mi sono messa a pensare, a tossire fuori frammenti di catene. A trasfigurarmi incorporea e tangibile, sfumata e mescolata allo stesso tempo. Come ero un tempo, come sono stata quando non avevo voglia di urlare. Ed ecco che Oceano di gomma ci sta bene. Ma non è finita lì così. Credo di aver realizzato allora quale fosse il "quid" insolito da queste parti, qualcosa tipo danzare tutto agosto senza muraglia attorno al corpo - e senza musica, tipo una pazza, sì, ma in una maniera un po' più maligna, con un'energia di diverso colore, catalizzata e filtrata in maniera nuova. E di aver perso anche questa nuova abitudine per strada, e io che nel sogno di un po' di notti fa sventolavo la mano perché mi vedessi e c'era questo viavai di ombre come di passanti senza faccia. Mi sono svegliata senza nulla di fatto, solo vagamente confusa. Come spesso capita.
Eppure ho gli occhi intelligenti.
Eppure a volte sono stupidamente cocciuta.
Eppure tirerò qualche coniglio dal cappello, a modo mio però.
Sono diventata inconciliabile nei confronti di questa città e di tutte le sue cose, belle e brutte. Non mi basta l'estate di lontananza, nemmeno so dove starei ma di certo non qui. Eppure. Ecco. Ecco.

2 comments :

Anonymous said...

inconciliable. aggettivo declinabile purtroppo a mumerosissi casi e soggetti. me ne vado a nanna. a domani o a quando sarà.
ciao.

Anonymous said...

Eppure il tempo che aspetti ti riporta a casa.Ora hai il tempo di ingoiare l'odore materno per l'ultima volta prima della partenza,si spera,quella definitiva.
Eppure è solo questo che dovresti sentire,ecco..:)
Kida