Thursday, October 18, 2007

Disquisizioni arbitrarie ma non troppo

Va da sé, anzi no, non va affatto da sé, che non voglio cadere nel qualunquismo - ma probabilmente ci cadrò almeno un tantino - né sprecarci sopra troppe parole ma ognuno stempera come gli pare.
Mi sto facendo l'idea che i trentenni di oggi, e non me ne voglia chi passi di qui e rientri nella categoria dei trentaggiàccompiuti - ovviamente niente di personale -, si trascinino una certa problematica suppongo legata alle frustrazioni di aver raggiunto gli -enta, al sentirsi vecchi in dovere di impartire sacrosante - a loro parere - omelie e lezioni di vita inutili, bloccati su opinioni imprescindibili, e pur tuttavia paradossalmente ancora precari, e aggiungiamoci un po' di invidia per i giovani, camaleontici, flessibili, e poi perché no, gli anni 80, dicono che non se ne esca vivi, c'è una canzone e un comico di zelig a sostegno di questa tesi.
La buttiamo sul ridere ma gli esemplari che incontro sono preoccupanti.
Come è preoccupante che mi debba difendere da due insegnanti di storia troppo abituati a dare dell'ignorante a destra e a manca, tra disquisizioni su presunte origini del di elenie cognome (tutte errate per quanto ne sappia), sull'Isola dei famosi, il libro Gomorra, sulla capitale della Croazia, sulla situazione della scuola italiana, e sulla presunta mancanza di cultura generale - non recuperabile in pochi mesi!-, il tutto per avere due idiotissime indicazioni sui testi, comunque per farla breve mi sono seduta su una sedia che quella specie di essere mi guardava con curiosità o forse era la voglia matta di sezionarmi che gli usciva dalle orecchie, e quando mi mi sono alzata ho avuto la sensazione che - volendo ottimisticamente escludere una sua propensione a sbavare sulle studentesse - una certa dose di, come dire, rispetto, appannasse quegli occhiali insopportabili.
Sono uscita dalla stanza del gatto e la volpe con un'aria pressoché soddisfatta pure se il meglio deve e dovrà ancora venire. Un'aria maledettamente umida sulle mie 4 ore di sonno e di lì a poco incontro gente, un professore di colore gentilegentile e un altro che con aria melodrammatica dice che non sa nulla, non è nessuno, è evanescente, incorporeo, e di qui a poco non sa nemmeno dove sarà. O una cosa del genere.
E' un periodo surreale, capite. Si sfiora il patologico.
Periodo di segni, segnali, ritorni e attese e mica mi stupirei se ci precipitasse in testa un asteroide o chessò.
Comunque, tanto perché poi non si dica che l'elenie è incorporea, che è anomala, un fantasma, un'ameba: mi sono regalata un paio orecchini e una collanina da pochi soldi per tirarmi un po' su. Sono un essere umano.
Devo ricordarmi di non litigare prima di andare a dormire, sennò col cavolo che piglio sonno dopo.

E avevo in mente un post che è stato spazzato via da tutto questo, come tutto il resto. Ne valeva la pena? E chi lo sa. Ma tanto tornerà sui vostri teleschermi. Abbiate fiducia in elenie.

2 comments :

Anonymous said...

per fortuna conosco ANCHE altri trentenni OLTRE quelli che ben descrivi tu...eheheh...
il brutto non sono tanto i 30enni che parlano da quarantenni...quanto i ventenni che pensano al fondo pensione e al mutuo a tasso variabile.....eheh
sarà solo una questione di generazioni a confronto?
boh...non so se sia così ma parlando con chiunque ti dirà che la sua generazione, ah si quelli si che erano altri tempi e io lavoro mica mi gratto come te
oppure
ma che sei già vecchio ma guardati e bla bla bla
c'è uno che dice che questo continuo dialogo fra generazioni è l'unica cosa che fa andare avanti il mondo.
ecco, sappiamo come si spegne il macchinario..eheh
sempre che ci interessi spegnerlo.

Anonymous said...

Cara Elenie, sui trentenni la penso esattamente come te, anzi ci andrei giù anche più pesante, ma probabilmente è per via delle mie esperienze personali, che io poi di anni ne ho venticinque ma sento forte lo scarto di generazione. Poi non bisogna generalizzare, certo, io aspetto ancora di conoscere qualcuno che mi smentisca, però.

E fai bene ogni tanto a regalarti qualcosa, perché se ne ha bisogno e perché a volte sono queste cose a regalarci un sorriso quando ne avremmo più bisogno.

Un abbraccio

Vale