Ci sono voluti anni, anni di elucubrazioni e sfiancamenti economici per riuscire a vedere gli altri.
Tutti.
Quello che realmente tutti fanno, cioè gridare "al mostro!" fantomatico tutti in coro, prima di cercare di correre via, ma facendo attenzione che il capo non si accorga (ché sono finite le ferie, sai, non vorrei mai).
Ora che ho realizzato poi che dietro c'è un grado di sfortuna tanto maggiore quanto più in fretta - in gioventù - si è compreso tutto quanto, la faccenda dei mostri e tutto, è arrivato il momento di battezzare anche questo enorme mostro pericoloso. Con nomi che però non capirà mai nessuno.
"Sverdegrigio".
"Sfuggitappa".
"Skoalacerchio".
Whatever.
Sulla carta, sto scappando via dal rumore di cantieri che fioccano e che con le finestre aperte muovono i fianchi in maniera provocatoria. Sto anche scappando via dal tempo con me. E questa non è una novità. Dal tempo con me nella sua sezione grigia influenzata da questo cielo. Questo sì. Mentre lo scrivo mi riprendo persino dal mio analfabetismo di ritorno che mi ha reso facile comunicare tramite le smart-trappole con emoticon senza senso, ma mi ha intrappolato in discussioni e mi ha atrofizzato la possibilità di litigare di senso compiuto. Ho deciso che quest'altro mostro si chiama "Straccavallo", per oggi, e lo cavalco solo io. Lo aggiungo alla mia stalla di mostri.
Ti lascio le mie rose a seccare, ma soltanto perché devi capire che i miei bagagli pesano esponenzialmente di più, alla luce di tutto quanto; una volta mi vedevo col caratteristico zainetto in spalla, ma ora non ho più la stessa testa, e se grazie a te riesco a portarmi dietro tutti i libri che voglio senza che le vertebre scricchiolino, forse posso realizzare fughe che hanno nomi sublimi (davvero?).
Devo capire se sono in grado di produrre anche sinfonie.
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