Thursday, October 01, 2015

Mia cara Elenie,

penso di aver smesso di scriverti per caso e senza accorgermene quando la ruota, mettendosi a girare, mi aveva regalato l'illusione ottica del movimento. So poco e niente dell'origine della "settima arte", ma la dimostrazione del fatto che io sia "al di qua" di tutto è che già da un po' quando guardo un fantastico film pieno di effetti speciali, se appena appena l'umore è altalenante non riesco a non immaginarmi manichini e controfigure su sfondi verdi che maneggiano artefatti grossolani: l'entusiasmo scema poco a poco e alla fine della discesa mi convinco di stare guardando effettivamente degli abili mimi.

Non che abbia nulla contro la mimica, comunque.
Rimane una nobile arte, finché non la trasli nella vita di tutti i giorni.


Ho pensato a lungo che il mio silenzio nei tuoi confronti fosse una naturale conseguenza delle scarpe nuove, del taglio di capelli inedito, della persona che entra a far parte della tua vita, ma la verità è che con l'ultima crisi di quasi-panico ho capito definitivamente che avevo chiuso un canale importante e che i miei occhi si erano definitivamente chiusi su di te e su di me.
Ho attraversato momenti di fervore di tutti i tipi e le intensità, ma prima di rendermi conto che tra le dita scivolano facilmente nastri di parole e di emozioni come seta, ho lasciato che srotolasse da sé, col risultato di sfiorare la pazzia e gettarmi a terra nella vana speranza di poter riavvolgere tutto.
Ti scrivo perché non è rimasto niente, e qualcosa voglio che rimanga.
Perché ogni tanto, malgrado il cammino fatto e soprattutto senza accorgermene, mi rapporto a tutti i giorni nuovi ancora mimando le azioni e sbagliandole tutte, versandomi acqua bollente addosso e, conseguentemente, con una sfiancante attenzione ai minimi gesti, nello sforzo costante di assorbire ogni sbavatura in quella che diventa una vera e propria recita.
Perché l'acqua bollente ustiona.
E le persone non sono fantocci o mimi.
Nemmeno io.

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