Saturday, October 07, 2006

Tutte le mattine si ripetono con lo stesso schema: tenere gli occhi chiusi per impedire al mattino di entrare, e arrendersi, alla fine, all'evidenza, portare fuori lo zerbino di benvenuto a giorni che in realtà sono un unico grande giorno ripartito in istanti tutti uguali, un pezzetto di ogni data, 1 settembre, 2 settembre, 3, 4... 30... 2, 3 ottobre: mi sa che qualcuno mi prende in giro. La costante costantissima è la scrivania-porcile, km di scontrini in ogni angolo, un torsolo di mela avvolto in un fazzoletto per due giorni, un groviglio di cavi e sotto il gomito fogli incrostati di righe fitte. E nel bel mezzo di questo nulla fittizio in cui stai continuamente a pulire, da donna indaffarata, gli ingranaggi di un macchinario a moto perpetuo di quelli con le palline che vanno su e giù, sì, ebbene sì, sei una Donna Indaffarata.
Per di più con i paraocchi perché a sorpresa cala una nebbia di pensiero che somiglia a quella sottile voglia di morire perché ad ogni movimento qualcuno blatera che non sei più la stessa persona, qualcun altro sostiene come dovresti essere, qualcun altro ancora ti rimprovera perché non sei stata lì, o qui, o dovunque, una quarta persona ti intima di smetterla di cantare, una quinta si dimentica di te, dei tuoi occhi. Momenti in cui avresti preferito esser presa a schiaffi piuttosto che avere tutto intorno orecchie insensibili alla tua voce, o che ne so. Chiudo la parentesi, accendo i tergicristalli e la nebbia va via. Depositando lacrime di polvere sul parabrezza.

Penso che si possa, dopo tanto tempo, tra una riga e l'altra, morire di nostalgia ascoltando una persona parlare, senza alcun desiderio di aggrapparsi a qualcosa, morire e basta, sulla cantilena della sua voce che racconta della sua terra. E' un diversivo, alla fine.

In questo post la parola "morire" figura ben tre volte.
Non c'è momento peggiore di un sabato pomeriggio per viversi questa città. E' una di quelle azioni moribonde.

3 comments :

Anonymous said...

anche i miei risvegli sono simili, e se da una parte mi fa piacere avere una cosa in comune con altre persone dall'altra mi rende triste che sia proprio una cosa così schifosa ad essere condivisa. anche i miei risvegli sono esattamente come li descrivi tu, arriva una gru, mi pianta una maniglia al centro del cranio e mi solleva se no con il cazzo che lo farei, avrei smesso di farlo da una ventina d'anni circa, poi mi posiziono nella mia postazione di lavoro che sarà sicuramente la mia tomba. la mia scrivania è un ammasso di libri spiegazzati e sottolineati, pile di cd, una tazza piena di penne rotte che non userò mai, una foto, un quadernetto con i numeri di telefono e la confusione che goccia dopo goccia allaga la stanza....e le pareti sono sempre più bianche, di un bianco che ti fa esplodere le pupille.

ma in tutto questo sono fortunato a non potermi permettere di stare sentire le storie degli altri. non ne ho voglia, non mi va, non mi interessa, preferisco fare altro.
l'unica cosa, ( avrei dovuto scriverlo di la da me ma mi è venuta e mo la scrivo qua ) è che sono troppo leggibile, gli altri leggono le mie emozioni sul mio viso troppo facilmente, e questo non mi piace, non quando non riesco a controllarlo, bisognerebbe fare come si fa a certi cani, che si taglia la coda così da non avere grossi punti deboli nell'eventuale lotta. ecco, io vorrei riuscire a settare le mie emozioni e mantenerle nascoste in quei momenti, per non svelare a tutti l'oceano di fragilità che cerco di seccare con colate di cemento armato. cazzo però, è difficile fare finta di niente quando senti un rasoio che ti squarcia il ventre..........manco il più bravo degli attori ci riuscirebbe.

Anonymous said...

... :_( non voleva esserlo...

Elenie said...

Piretto: non è vero che è l'unica cosa che abbiamo in comune, un'altra potrebbe essere, per esempio, la voglia di avere un cane. :) per non parlare di tutte le altre volte che mi sembrava parlassi di me. Ecco, pure questa cosa del sentirsi la testa di vetro...

Nicky: lo so, stai tranquilla, era solo il testo di una canzone, e il senso non era quello :)

elenie