Facciamo conto che sia tutto una partita a carte, che tocchi ad una elenie qualsiasi scoprire il punto - che non ha, è la mano più sfigata del secolo -, che gli avversari la guardino negli occhi, spaventati dalle fiches azzardate nel piattino delle loro puntate. Che hai le pupille rassicuranti. Per meglio dire, facciamo che il gioco proprio non fa per te.
La fine dell'aneddoto è intuibile, quindi non vado oltre. Perché è ancora un peso, quell'impalcatura che ti hanno montata addosso, su misura per un fantoccio sproporzionato, può essere ancora un peso.
Se le lettere in fin dei conti ti lasciano a terra, se la poesia non è il tuo genere se non quando le poesie arrivano sulle loro gambe, e poi si aprono durante le eclissi, gli squarci circolari, in onde che lambiscono gli scogli più duri. O le pareti più distanti, più impervie, i presenti più immobili, popolati da immagini in qualche modo pietrificate, già vecchie.
Pietrificate, è la parola.
Perché mai avere un blog? Perché scriverci sopra tutte ste cavolate? Perché ho le pupille rassicuranti. Perché magari nessuno capisce una mazza, ma almeno è scritto qui.
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