Sollevo la cornetta del telefono dubbiosa.
- ...ciao.
[Una vocina sottile, irriconoscibile, quasi roca. Ma dopo qualche istante di ricerca nei meandri degli archivi Elenistici (sto diventando pericolosamente eleniocentrica!) ho capito. Irriconoscibile sì, ma inconfondibile.]
- Dimmi che stai bene, che ti va tutto bene.
[Per qualche strana ragione le persone ti fanno i segnali di fumo quando non hai bisogno di loro, quando già ti sei messa l'anima in pace e non ti stupisce più quest'ennesimo corollario (detto "di Elenie") alla legge di Murphy per cui in pratica nella vita devi aspettarti l'ultima cosa che davvero ti aspetti avverrebbe. E' così che va. Da millenni.]
- Ho fatto un sogno su di te, l'altra notte.
[Che bello. Qualcuno mi sogna e non è il leggendario "Elenio" di cui tanto si vagheggia. Fantastico.]
- Ho sognato che mi lasciavi un messaggio in cui annunciavi il tuo suicidio. Perché eri infelice, perché non riuscivi a trovare un fidanzato decente né un amico, perché l'unica vera amica che tu avessi mai avuto ero io, e mi raccomandavi di consolare i tuoi genitori che non avrebbero capito, e... era il 24 dicembre, il giorno dopo sarebbe stato Natale e tu non saresti più stata con i tuoi a festeggiarlo...
[C'è bisogno di commentare? La parte sull'"unica amica" è eloquente. Il contesto del sogno è eloquente. Tutto parla da sé.]
- ...mi sono resa conto che tu sei stata l'unica vera amica che IO abbia mai avuto, l'unica con cui potevo stare ore e ore a telefono (spesso su mie spese e annesse imprecazioni genitoriali, n.d.E.) a parlare di tutto e niente, di cavolate e discorsi noiosi, e io ti facevo una testa così e tu mai una volta che mi avessi mandato a quel paese...
E lì ho smesso di ascoltare questo primo capitolo.
La morale è che nella vita arriva una sera in cui una persona si fa avanti dal tuo passato sventolandoti sotto gli occhi tutti i tuoi papiri della scorsa era geologica, come se non li conoscessi abbastanza, come se non sapeste entrambe tutte le verità trascorse. E in fondo avete avuto in comune solo quello strano periodo [pre]adolescenziale o giùdillì, di solito va così, e il suo gusto sadico deve stare nello sgranare poi il suo personalissimo rosario delle perfezioni che non capisci e che alla fine per te è aria fritta, roba che non ti riguarda perché il fritto, insegnano i medici, è meglio evitarlo.
Insomma per una sera si scatenano una serie di circostanze che risvegliano nell'Elenie la vena polemica tanto agognata in certi momenti e che, a suo personalissimo giudizio, di regola rimane un retaggio esclusivo dell'adolescenza, quando urli, strepiti, scleri in ogni modo possibile e nessuno ti sta a sentire se non per rilasciarti il solito verdetto del cavolo con un mezzo sorriso. Nemmeno da adulti, per inciso, la gente ti sta a sentire più di tanto, e se lo fa dopo ti liquida in ugual modo. In genere, almeno. Ma è polemica questa? Non ne sono sicura, so solo che, *anche se NON è vero*, mi prende spesso la sensazione di parlare troppo poco, e non è più un risparmiare fiato come amo pensare, ma un perdere l'occasione di regalare al mondo un po' di me.
[Ve lo dicevo, che l'Elenie non è normale.]
E non si è mai contenti.
Mi viene a parlare delle sue seghe mentali sul laurearsi in tempo "non ce la farò, lo so, noncelapossofare_ma_vorreitantofarcelaciproveròmagiàsoche..." e io me la rido un po', dentro. Mi mantengo ironica, sarcastica, cerco di sdrammatizzare e smorzare il pathos del momento. Me la rido durante tutto il tempo.
E' legittimo, che dite?, o sto diventando troppo perfida? Sento di stare perdendo dei lettori, ogni riga di più.
La sottile soddisfazione, un po' strana se vogliamo, un po' immotivata, sta nel fatto che mentre quella persona parla ti rendi conto di capire molte più cose, di scorgere verità laddove lei non giunge a vederne, "ma chi è questa persona?", pensi sorridendo tra te e te [Tra l'altro ti disturba in un momento topico di concentrazione sul riempimento di una pagina intera di quadernone di ideogrammi giapponesi tutti in fila, esercizio che richiede una forma mentis particolare e una mano non indifferente, nonché una discreta intelligenza degna di una bambina di 6 anni...] ma soprattutto, "che ti ridi?" mormori a te stessa.
D'un tratto mi si è risvegliata dentro una gran logorrea di suoni più o meno articolati, i criceti del cervello squittiscono tutti insieme come succede nel bel mezzo della notte quando l'Elenie rimane con gli occhi sbarrati più sveglia che mai, a sprecare ore e ore preziose della sua vita.
Tra le altre cose, giungono gli argomenti seri, quelli seri davvero e su cui non c'è niente da dire, e allora l'Elenie ascolta come ascolterebbe una persona normale. Che credete? Ogni tanto ancora ne ho la parvenza. E inizio a pensare a un sacco di cose, una specie di lista della spesa con una punta di nostalgia. Giusto una punta. Non mi piace davvero essere così ma credo di dover esserlo.
Ne ho il diritto? E' la domanda che mi pongo più spesso, e azzardo quasi sempre solo se la risposta è "sì".
Non bisogna troppo lasciarsi ingannare dalle bellezze come dalle brutture. Esistono entrambe. Ma la comunicazione ha il pregio di poter ridurre all'essenziale qualunque cosa. Tutto il resto ce lo mette il cuore.
1 comment :
Buona domenica
Post a Comment